Esproprio culturale: l’Agenzia ANSA definisce Boscovich ‘scienziato croato’

Posted on March 21, 2016


All’attenzione di:
Giulio Enrico Anselmi e Giuseppe Cerbone
Presidente ed Amministratore Delegato- Direttore Generale
Agenzia ANSA

Egregio Presidente ed Egregio Amministratore Delegato

In data 18 marzo è apparso sul vostro sito la seguente notizia: “A Milano statua dedicata a scienziato croato Boscovich”.

La notizia può essere letta al seguente indirizzo Web:
http://www.ansamed.info/ansamed/it/notizie/rubriche/scienza/2016/03/15/a-milano-statua-dedicata-a-scienziato-croato-boscovich_f46d4e39-ddec-4410-ad3a-a8fb20df66de.html

Con la presente Vi chiediamo, cortesemente, di rettificare l’informazione pubblicata dall’Agenzia da Voi guidata, poiché l’indicazione della non corretta nazionalità dello scienziato Ruggero Giuseppe Boscovich arreca offesa all’identità del popolo di lingua italiana della Venezia Giulia, dell’Istria, di Fiume, del Quarnaro e della Dalmazia.

Boscovich nacque nel 1711 nell’allora Repubblica di Ragusa, ritenuta la quinta repubblica marinara italiana. Ragusa di Dalmazia rientrava in pieno in quella nazione dalmata che nel corso dell’Ottocento Niccolò Tommaseo, autore del primo dizionario dei sinonimi e dei contrari della lingua italiana e corrispondente epistolare di Alessandro Manzonisulle questioni della lingua italiana, tratteggiò come capace di uniformare i vari gruppi etnici presenti sul litorale orientale dell’Adriatico aventi peraltro l’italiano come lingua franca. Essendo l’illustre letterato nato a Sebenico, ancora in Dalmazia, vogliamo considerare anch’egli croato? Prima delle catastrofi scatenate dagli opposti nazionalismi nel tardo Ottocento e giunte a tragico compimento al termine della Seconda Guerra Mondiale, l’Adriatico era un mare che non separava, bensì univa nel segno della Serenissima Repubblica di Venezia due sponde altrettanto italiane per storia, cultura e tradizioni.

Se già la popolare enciclopedia online Wikipedia ricorda che Boscovich scrisse gran parte delle sue opere in italiano, citiamo ben più autorevoli fonti che testimoniano l’italianità dell’illustre scienziato: è presente nel tomo XIII del Dizionario biografico degli italiani e nel volume “Il contributo italiano alla storia del Pensiero delle Scienze”, entrambi editi dall’Istituto dell’Enciclopedia Italiana.

Spiace constatare che la storia ed i personaggi illustri dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia continuino a venire snobbati e non considerati facenti parte del patrimonio culturale italiano: prima che le foibe inghiottissero centinaia di nostri connazionali ed il 90% degli italiani ivi residenti e radicati da secoli fossero costretti all’esodo per fuggire al regime totalitario di Tito, l’Adriatico orientale è stato terra in cui il ‘sì’ suonava forte e chiaro e faceva parte integrante di quell’ecumene italofono che travagliate motivazioni politiche avevano impedito che assurgesse al rango di Stato unitario.

Andre Jutrovic insigne storico della letteratura croata nel 1969 esprimeva che: “Gli scrittori della Dalmazia che nel passato scrissero le loro opere in lingua italiana devono essere inseriti nella nostra letteratura e nella nostra storia nazionale” poiché essi sono “scrittori croati di lingua italiana”. E con tale metodo si è dato luogo ad un esproprio culturale ancora oggi in uso in certa storiografia guidata dal nazionalismo, tant’è che nomi come: Marco Polo,Giorgio Orsini, Andrea Meldola, Francesco Patrizi e tanti altri si sono trasformati in: Marko Polo, Juraj Dalmatinac, Andrija Medulic, Frane Petric, e cosi via.

Il metodo segnato da Jutrovic era semplice: una volta croatizzati nome e cognome di uno scrittore, di un pittore, di un musicista e di qualsiasi altro personaggio ed accertato che nacque o visse sul territorio che oggi fa parte della Croazia, la sua opera diventa automaticamente croata.
Sarebbe, dunque, giusto affermare che Italo Calvino, che nacque a l’Avana, debba essere considerato un insigne scrittore cubano di lingua italiana?

Il concetto di Memoria per la quale le Istituzioni repubblicane riservano particolare attenzione nella nostra società civile al fine di evitare catastrofi già avvenute in passato, è qualcosa di concreto, non vago ed etereo. Talmente concreto che è possibile farne esperienza nei testi scritti, nelle sculture realizzate, nelle opere d’arte compiute, tutte derivanti da un’identità, quella italica, ben riconoscibile.

Chiediamo a Voi, uomini della cultura, Presidente ed Amministratore Delegato dell’Agenzia Ansa, di celebrare con atti semplici ma altrettanto degni ‘questo’ concetto di Memoria, evitando in tal modo di far morire una seconda volta la storia e l’identità di una parte di Nazione, rappresentata dagli italiani di Istria, Fiume e Dalmazia, ancora una volta e dopo settant’anni alla ricerca di una degna accoglienza in Patria.

Roma, 18 marzo 2016

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