Il Centro Profughi istriani di Udine in un libro

Posted on March 17, 2016


Il Centro Profughi istriani di Udine in un libro

Annalisa Vucusa, scrittrice originaria di Zara, ha presentato il libro sui profughi istriani «Ospiti di gente varia». Organizzato dal Comitato di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), l’incontro si è svolto il 31 marzo 2015 nella sala parrocchiale di Vicolo Sillio a Udine.

Udine – Vucusa, Cattalini e Varutti il 31 marzo 2015

Il volume, che ha per sottotitolo «Cosacchi, esuli giuliano dalmati e il Centro di Smistamento Profughi di Udine 1943-1960», è stato scritto da Roberto Bruno, Giancarlo Martina, Elisabetta Marioni e Elio Varutti. Questi ultimi due autori erano presenti all’evento. Editore della pubblicazione è l’Istituto Statale d’Istruzione Superiore «Bonaldo Stringher» di Udine.

“È un libro sintetico, ma approfondito e documentato – ha detto la professoressa Vucusa – e potrebbe essere utilizzato a scopo didattico per la storia del territorio”. Già il titolo del libro ed il sottotitolo ci danno l’idea che “ci stiamo addentrando in anni e problematiche di grande importanza e complessità storica – ha aggiunto Vucusa – gli autori sono docenti dell’Istituto Stringher che da anni portano avanti il Laboratorio di Storia, coinvolgendo ragazzi e ragazze della scuola in un prezioso lavoro di ricerca storica sull’esodo giuliano”.

Le testimonianze degli esuli sono intercalate da frasi “anche in dialetto, come per Roberto Paolini, da Zara – ha precisato –, poi veniamo a conoscere le varie sistemazioni a Udine di cui pochi sono a conoscenza e la testimonianza diretta di Miranda Brussich vedova Conighi, esule da Fiume, nel suo peregrinare continuo. Molto denso, a pag. 80, il capitolo “Il silenzio dei profughi”, corredato anche da indicazioni bibliografiche letterarie che troviamo, nella loro interezza, alla fine del volume. Vi leggo alcuni casi: “… ne parliamo poco, c’è tanta dignità e silenzio, preferiamo il duro lavoro e stare zitti” dice Anna Maria L., istriana da Pola. Molti hanno preferito il silenzio e hanno anche scelto di non tornare mai più a rivedere le terre perdute”.

“Mi si permetta un riferimento personale – ha proseguito Vucusa – mio zio Severino non rimise più piede a Zara e non penso neppure Gisella, la mamma del nostro Silvio Cattalini; mio padre invece (Riccardo Vucusa) volle tornare nella sua città, appena possibile, nel 1960 (avevo 11 anni). Allora ricordo intensamente la pesantezza e la paura nel passare il confine della “cortina di ferro”: i “graniciari” (guardie confinarie iugoslave) consultarono un libro (papà diceva il libro nero) per vedere se mio padre era compromesso in qualche modo. Quando arrivammo a Zara, dopo aver percorso la strada costiera in un lungo viaggio di 6-7 ore, vidi mio padre piangere: Zara non era più lei!”

“E mi ritrovo anche nelle parole di Michele Piva – ha concluso Vucusa – a pag. 81, quando diceva: “Come faccio a sentirmi un profugo se la mia famiglia mi portò via che ero bambino e non ho alcun ricordo di Fiume”.   “Il suo, forse, fu un esodo vissuto di riflesso” scrive Varutti e mi ritrovo pienamente in queste parole: sicuramente un riflesso è il senso di sradicamento che mi porto dentro. Scusate i riferimenti personali che sono stati suscitati dalle tante testimonianze orali lette nel libro”.

Silvio Cattalini al microfono (Fotografie di Giorgio Gorlato, esule da Dignano d’Istria)

I lavori della serata sono stati aperti dall’ingegnere Silvio Cattalini, presidente del Comitato di Udine dell’ANVGD. “Non sono molte le scuole di Udine che svolgono certe attività così intense sul Giorno del Ricordo e sull’esodo giuliano – ha detto Cattalini – per questo ringrazio Anna Maria Zilli, dirigente scolastico dello Stringher e i professori del Laboratorio di Storia, coordinato da Giancarlo Martina, per il lavoro svolto con i loro studenti”.

È intervenuto, infine, Varutti per illustrare con alcune diapositive in Power Point i punti salienti del volume che rientra nei prodotti del progetto Il Secolo Breve in Friuli Venezia Giulia, sostenuto dalla Fondazione CRUP.   Hanno concesso il patrocinio al progetto citato i seguenti enti e/o istituzioni: la Provincia di Udine, Il Comune di Udine, il Club UNESCO di Udine, la Associazione nazionale ex deportati nei campi nazisti, Sezione provinciale di Udine (ANED), la Società Filologica Friulana, il Comitato Provinciale dell’ANVGD di Udine e il Comune di Martignacco, nel cui ambito territoriale ha sede Villa Italia, residenza di re Vittorio Emanuele III, dal 1915 al 1917.

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