Fiume 1943, profughi

Posted on March 17, 2016


Fiume 1943, profughi

Da questa testimonianza si sente un grande senso di smarrimento e della patria perduta. I protagonisti della vicenda sono profughi da Fiume tra il 1943 e il 1947. Per il presente racconto ho potuto utilizzare le lettere dell’esodo giuliano dalmata. È un filone di ricerca assai affascinante quello della letteratura dell’esodo, perché dai messaggi scritti tra gli esuli si possono cogliere talune originali espressioni dialettali ed altro.

Testimone dell’esperienza è il professore Daniele D’Arrigo di Udine, classe 1951. «Mio padre, che si chiamava Giuseppe D’Arrigo – inizia così il racconto – era nato a Messina il 1 marzo 1920 e morì a Udine nel 1987».

Domanda: Cosa c’entra con Fiume?

Risposta: «Mio nonno paterno Mariano D’Arrigo (classe 1882) era siciliano di Messina e come macchinista delle Ferrovie di Stato si distinse nei soccorsi ai terremotati della sua città, nel 1908 – risponde il professore. Successivamente, con la nonna Anna Martino e i loro figli, si trasferì a Trieste, dove il figlio Domenico iniziò a gestire un negozio di agrumi. In seguito tutta la famiglia, dal 1937, si trasferì a Fiume, dove nonno Mariano morì durante la guerra nel 1943».

Targa del negozio di frutta D'Arrigo di Trieste

Targa del negozio di frutta D’Arrigo di Trieste, verso gli anni 1920-1930

D.: Certo era un buon mercato. La vitamina delle rosse arance di Sicilia poteva ben sostenere le malattie del tempo diffuse sulla costa triestina e istriana, come la tisi, loskrilievo (una forma di sifilide) e il tifo. Tuo padre si sentiva profugo di Fiume?

R.: «Sì, lo diceva, anche se parlava poco di questi  fatti – risponde – si sentiva ed era stato dichiarato dalle istituzioni di Udine come profugo di Fiume nel maggio 1951, dopo aver fatto la domanda d’opzione nel 1948, come pure la nonna Anna Martino. Anche mia madre, Maria Narduzzi (1916-2000), insieme a mio fratello Elio, fu acquisita come profuga. Nel 1956 vivevamo a Udine in un appartamento dell’Opera per l’Assistenza ai Profughi Giuliani e Dalmati».

D.: Era in una delle case del Villaggio Giuliano, sorto in Via Casarsa angolo Via Cormòr Alto nel 1951-1952?

R.: «No, abitavamo in Via Fruch al numero 55 – è la risposta di D’Arrigo – ma mio padre prima di essere profugo di Fiume aveva lavorato ai Cantieri Navali del Quarnaro. Era disegnatore dal 1937, quando fu chiamato alle armi nel 1940 ed inviato in Francia. Successivamente fu trasferito in Russia, da dove tornò nel 1943 ammalato ed iniziò la convalescenza per ospedali. Dopo il giorno 8 settembre i miei nonni Mariano D’Arrigo e Anna Martino pensarono di venir via da Fiume per giungere a Udine. Trovarono casa in Via Bertaldia al civico numero 79, ma nel 1944 col bombardamento USA persero tutto, poi andarono a vivere in una vecchia casa in Via Gemona e, infine, in Via Fruch nelle case assegnate ai profughi».

Udine, Via Fruch angolo Via Pola, case del Secondo Villaggio Giuliano

Udine, Via Fruch angolo Via Pola, case del Secondo Villaggio Giuliano

Udine, Via Fruch - 9.12.1956, inaugurazione del Secondo Villaggio Giuliano

Udine, Via Fruch – 9.12.1956, invito per l’inaugurazione del Secondo Villaggio Giuliano

Letteratura dell’esodo da Fiume

 La lettera seguente è stata scritta da Mariano D’Arrigo al figlio Giuseppe D’Arrigo, chiamato familiarmente “Pippo”, in forma sicula. Al di là di alcuni errori di grammatica, il messaggio trasmette la grande tensione psicologica vissuta dagli italiani in quel frangente. Dal manoscritto traspare la paura per i “ribelli”, ossia i partigiani di Tito. Si legge della presenza dei tedeschi, anzi i “titische”, come li appellava nonna Anna Martino (1884-1969), così ricorda Daniele D’Arrigo.

Non c’è alcuna consapevolezza sulla perdita di quei territori per l’Italia. Persi a favore della Jugoslavia, come accadde nel 1947, oppure a favore della Germania che con la “Operazions Zone Adriatische Küstenland” del 1943. Hitler aveva, in pratica, annesso entro i propri confini le province di Fiume, Pola Trieste, Gorizia, Udine, Lubiana, assieme a Belluno, Trento e Bolzano con operazione militare analoga, la “Alpenvorland”.

Colpisce la paura di restare soli a Fiume, vedendo che scappano le famiglie vicine di casa, come i Colombo e i Crovatto. Colpisce pure il verbo usato per descrivere ciò che fanno i nazisti o i partigiani nei confronti della popolazione: qui siamo tutti bloccati!

 

«Fiume, 12. 9. 1943

Carissimo Figlio pippo / noi siamo ancora / a Fiume e non so quale / decisione debo prendere / qui siamo tutti i blocati / dei tetesch [cancellato, prevale la pronuncia sicula] titische e i / ribelli pero tutti rimanca / no qui perche dicono che non / sara nulla

            bacioni i tuoi

            Genitori Mariano

[recto del foglio]

 

Colombo e crovatto non / ci sono piu sono partiti / siamo soli».

[verso del foglio]

Lettera da Fiume 17 settembre 19

Lettera da Fiume 17 settembre 1943

Il secondo scritto ha la forma di un memoriale. Redatto dopo il mese di maggio 1947 a Udine, mostra tutta la disillusione del fiumano Giuseppe D’Arrigo, disegnatore ai Cantieri Navali di Fiume dal 1937 e mobilitato dal fascismo per le guerre contro la Francia e contro la Russia. Il disegnatore si ritrova nel dopo guerra senza patria, perché ceduta agli slavi. Lo stato cui si rivolge per avere aiuto, anche per la famiglia, gli dà ben poca soddisfazione.

Lettera da Fiume 1943: "sono partiti siamo soli"

Lettera da Fiume 1943: “Colombo e crovatto non si sono più sono partiti siamo soli”

Tale atteggiamento rientra nel comportamento generale di rassegnazione vissuto dagli esuli d’Istria, di Fiume e della Dalmazia. Si pubblica uno stralcio di questo memoriale, scritto a matita, con varie abbreviazioni e cancellature; è quasi una minuta di testi da proporre alle sedi istituzionali. Sono molto interessanti e significative le cancellature: non posso rientrare, sostituito con non voglio ritornare

 

«Dopo tre mesi [si riferisce all’anno 1940] fui mob.[ilitato] ed inviato allo scacchiere Occidentale. Rientrato fui inviato per oltre un anno in Russia. Ora mi trovo ancora alle armi trattenuto perché non posso rientrare [due parole cancellate, n.d.r.] voglio ritornare a Fiume essendo italiano (…) [poiché territorio ceduto alla Jugoslavia, n.d.r.]».

 

Ringraziamenti

Desidero ringraziare il professor Daniele D’Arrigo di Udine, che mi ha messo a disposizione, con grande generosità, documenti esclusivi, oltre a svariate informazioni della sua famiglia. Ho potuto intervistarlo il 23 dicembre 2015, oltre a certi contatti telefonici e per e-mail.

Le immagini qui riprodotte fanno parte dell’Archivio Daniele D’Arrigo di Udine.

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