LEGGE SUI TORTI: L’ANVGD ILLUSTRA LE DISPOSIZIONI DI LUBIANA PER LE PRATICHE DEI DECEDUTI

Posted on December 16, 2015


TRIESTE\ aise\ – Il Comitato Provinciale di Trieste dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia illustra oggi le nuove disposizioni enunciate dal tribunale di Lubiana, in seguito allerichieste sul risarcimento dei torti, inerenti alle pratiche delle persone decedute.
In questo la documentazione richiesta dal tribunale ai cittadini italiani in versione bilingue è: Estratto per riassunto di morte, in lingua italiana e slovena, per tutte le persone decedute dichiarate nella domanda; Estratto per riassunto di nascita con paternità e maternità, in lingua italiana e slovena, per i richiedenti, nati nei territori Italiani.
Questi i documenti necessari da allegare alle domande per le persone in vita:
fotocopia della carta d’identità; fotocopia del codice fiscale; estratto del certificato di nascita – bilingue,(solo se la persona è nata fuori dall’ attuale territorio sloveno); certificato delle vicende domiciliari o residenze storiche (costo doc.€ 16,52), dall’anno in cui la persona è arrivata in Italia,da richiedere in un Centro civico del Comune di residenza; fotocopia in carta semplice della qualifica di profugo (se smarrita, da richiedere alla Prefettura; per chi non possiede tale qualifica occorrono due testimoni con la fotocopia del loro documento d’identità e del codice fiscale, più la loro dichiarazione di essere a conoscenza dei fatti narrati dal richiedente); fotocopia del libretto di lavoro.
Chi non fosse in possesso del libretto del lavoro, deve richiedere all’Inps la certificazione contributiva firmata e timbrata dal funzionario addetto!
Documenti da richiedere per le persone decedute:
certificato dell’estratto per riassunto di morte – bilingue; certificato delle vicende domiciliari – dalla data di arrivo in Italia all’ultima dimora della persona; certificato di cittadinanza (con la data di acquisizione della cittadinanza italiana); fotocopia del libretto di lavoro.
Infine, l’ANVGD precisa che le persone che dimoravano nei campi profughi, silos etc, e che lavoravano in quel periodo di permanenza percependo uno stipendio e dei contributi, non hanno il diritto di usufruire per quel periodo del contributo dei 146 euro, in quanto non vengono considerati prigionieri politici. (aise) 

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