UN ALTRO NATALE ALLE PORTE DOPO UN 2015 INTENSO – DI TULLIO CANEVARI

Posted on November 30, 2015


UN ALTRO NATALE ALLE PORTE DOPO UN 2015 INTENSO – di Tullio Canevari

 

TRIESTE\ aise\ – “Un altro Natale è alle porte, un altro anno se n’è andato, forse troppo velocemente, anche se ha lasciato il segno”. A tracciare il bilancio di questo 2015 è Tullio Canevarinell’articolo in prima pagina che apre il numero di dicembre de “L’Arena di Pola“, mensile di attualità, storia e cultura giuliano-dalmata diretto da Paolo Radivo.
“Il nostro piccolo mondo ha vissuto questo periodo intensamente, poiché molte iniziative hanno preso avvio o si sono concluse. Di molte è stata data notizia su “L’Arena”, di altre c’è stato un intenso scambio di informazioni e di proposte fra i componenti del Consiglio, che lavorano, spesso in silenzio, ma sempre con efficacia e competenza.
Molte sono state le occasioni di incontro e di rapporti con la realtà attuale della nostra città: il Raduno che ci riunisce e ci fa ritrovare; la presenza all’inaugurazione di una mostra, L’Istria, l’aquila e il leone, che ha fatto rivivere secoli di intensa vita cittadina; la commemorazione della strage di Vergarola; il concerto dell’Orchestra Italiana di Renzo Arbore, in un’Arena piena di seimila coraggiosi a sfidare la pioggia; il commosso omaggio ai nostri morti in occasione del giorno dedicato ai defunti.
Occasioni, alcune festose, altre istituzionali e importanti, altre ancora cariche di una rabbia che sale dal cuore, che siamo riusciti a contenere ma che non abbiamo potuto fare a meno di rendere pubblica: non solo il cippo che dovrebbe ricordare le vittime di Vergarola non è stato ancora completato, ma addirittura anche quest’anno, in occasione dell’anniversario della strage, è stata sfregiata la targa che ricorda l’eroica figura del dottor Geppino Micheletti, di cui è stata distrutta la fotografia. Avrei voluto che, il 18 agosto, la cerimonia si svolgesse davanti alla targa sfregiata, mentre invece era già stata ricollocata, a cura della Comunità degli Italiani di Pola, una nuova fotografia. Avrei voluto che lo sfregio risultasse evidente agli occhi di tutti e soprattutto delle autorità presenti, ma forse, oltre alla pietas, si è aggiunta anche la preoccupazione di cancellare e di nascondere un atto di stupida barbarie che non torna ad onore della città.
Perciò è continuata la caparba, testarda azione per raggiungere gli obiettivi che abbiamo giurato di conseguire e che, anche se non riusciremo a farlo, ci vedranno lottare fino all’ultimo giorno del mio mandato. Ho chiesto pertanto la collaborazione del Console onorario, avvocato Tiziano Sošic, e soprattutto del Console generale d’Italia, dottor Paolo Palminteri, con cui avrò prossimamente un incontro a Fiume affinché, con l’autorevolezza che gli viene dalla sua carica, imponga all’Amministrazione comunale di Pola di non rimangiarsi le parole con cui il Sindaco Boris Miletic ha ricevuto l’onorificenza di Ufficiale dell’Ordine della Stella d’Italia, conferitagli dal Presidente della Repubblica: “un posto particolare spetta alla comunità nazionale autoctona italiana, minoritaria per numero ma non per ruolo e importanza, una comunità che ha lasciato un solco profondo nella storia di Pola e che anche oggi dà un contributo fondamentale nella vita sociale e culturale della città. […] Pola […] è una città che nella sua plurimillenaria storia si è più volte forzatamente svuotata e nuovamente ripopolata da nuove genti, costumi e culture; ma è anche una città che ha mantenuto la memoria storica, preservato usi e costumi e valorizzato le autentiche culture e identità locali”.
Il prossimo anno facciamo in modo che il nostro ritrovarci, in occasione del Raduno per il quale la macchina organizzativa è già in moto, con i contatti per la sistemazione alberghiera, le premesse per la visita ad una località densa di storia, questa volta recente, gli accordi con le Istituzioni per un altro momento di arricchimento culturale, sia confortata dalla presenza di nuove, giovani, frotte di figli e di nipoti: a Daila piacciono i dondoli, a Giulio i mussoli. È una buona premessa!
Buon Natale! Buon Natale cristiano, gridato in faccia alla stupidità delle maestre che tolgono il Crocifisso dalle aule, all’ipocrisia degli emergensysti che incolpano la nostra civiltà per poter assolvere gli assassini, alla pusillanimità dei codardi che vogliono il dialogo, senza spiegare in cosa potrebbe consistere e come potrebbe svolgersi, con le donne della delegazione occidentale costrette ad indossare il chador.
Le stragi di Parigi ci coinvolgono più di altri, poiché lo strazio di genitori costretti a riconoscere i corpi dilaniati dei loro figli, cercando un indumento o una catenina, ci rimanda con il pensiero al dottor Micheletti, al suo strazio nel riconoscere in una scarpetta quello che restava di suo figlio. Buon Natale!”. (aise) 

Posted in: Uncategorized