La piccola Istria d’America dove emigravano i friulani

Posted on July 30, 2015


Klinger è stato ucciso nel quartiere di New York che ospitò gli immigrati. In questo angolo di metropoli abitavano soprattutto greci e italianidi Federica Barella

NEW YORK. La neve sabato scorso era già sporca di sale e di smog a New York, malgrado la nuova spruzzata di venerdì mattina. Ad Astoria, piccolo sobborgo incastrato tra i Queens e Manhattan, era lo stesso. Ma in quel parco a ridosso dell’East River la scena era diversa, tutto era ancora in buona parte bianco.

Forse è stato questo a convincere William Klinger, studioso di Gradisca, esperto di ex Jugoslavia ad andare proprio in questo parco dove poi è stato tragicamente ucciso con un colpo di pistola alla testa.

Sicuramente sono stati quegli sprazzi di neve bianca e il sole ritrovato, malgrado le temperature ampiamente sottozero, a spingere quella mamma a portare i suoi due figlioletti a giocare con la slitta lì, nel parco, a ridosso della grande piscina aperta solo d’estate. É stata lei a vedere Klinger ferito, steso a terra. É stata lei a dare l’allarme. Una scena assurda, irreale, in una zona considerata a rischio solo di notte.

La “Piccola Istria”. Così molti a New York chiamano Astoria, zona a ridosso della metropoli. New York, ma non New York, affacciata sull’Upper East Side di Manhattan, ma dall’altra parte dell’East River, con il ponte Kennedy a tenerla legata alla Big Apple, attraverso la Randalls Island.

Ma anche distante anni luce dagli scintillii della Big City. E ora sempre più distante anche dall’Astoria dello scorso secolo, periodo in cui si era appunto conquistata il nome di “Piccola Istria”. Le casette rosse a mattoncini non più alte di due piani sono tutte lì in fila, una dietro l’altra.

Ma persino le squadre locali di calcio, una volta orgoglio della locale comunità istriana hanno ora sì e no un discendente di Rovigno e vicinanze. Assieme agli istriani, una volta, in questo angolo di New York a ridosso dei Queens abitavano soprattutto greci e italiani.

Ora Astoria è la capitale del melting pot a Stelle e Strisce: asiatici, arabi e pakistani hanno preso il sopravvento. Qualche circolo istriano ha persino chiuso, mentre resistono alcuni i ristoranti tipici.

Anche se molti, come la famiglia Bastianich, che proprio da qui ha mosso i primi passi, ha trasferito altrove molti dei suoi business.

Ma l’odore forte dei cevapcici e il profumo dei gnocchi all’istriana, pur mescolandosi oggi con i gusti agrodolci della cucina asiatica, sono ancora il principale motivo per cui molti istriani ormai emigrati negli States da generazioni si muovono magari durante il week end per approdare in qualche locale dell’Astoria Boulevard.

E l’Istria Sport Club, con tanto di capre bianche dalle lunghe corna disegnate ovunque, non è soltanto la casa della storica squadra di calcio, fondata nel 1959, ma anche un ristorante e un ritrovo dove incontrarsi un pomeriggio per una classica partita a carte o una gara di bocce.

Il tutto in una atmosfera rimasta immutata negli anni, tanto da potersi dimenticare quasi del tutto di essere a portata d’occhio dai grattacieli della Grande Mela. Come anche il Rudar Club, club più di tutti i croati e solo istriano.

Fuori dai ristoranti dove si respira lo stesso clima dell’Istria, pulsa un’altra realtà. Un intreccio di strade perpendicolari, il ponte che porta verso Manhattan, la strada che spinge fino ai Queens. Ecco cosa è Astoria. Edifici scuri e datati, ma non troppo, al massino tre-quattro piani, tante scale anti-incendio a vista anche sulla strada principale.

Sugli edifici molte insegne hanno nomi tipicamente istriani. I figli dei figli dei primi emigranti dello scorso secolo se ne sono andati, ma i nomi dipinti sulle facciate sono rimasti. Ristoratori come si è detto, ma non solo. Anche negozianti. E molti, moltissimi inseriti nel business degli affari immobiliari.

Tutto intorno, un intreccio di vie che paiono tutte uguali. E poi quel grande parco, adagiato sulle sponde dell’East River, all’ombra del ponte Kennedy e di fronte al Ward Park. L’enorme piscina, vicino alla quale è stato trovato William Klinger, d’estate è il cuore della vita sociale del quartiere.

Ma quel parco è un luogo frequentato anche d’inverno. La colonnina di mercurio sabato scorso era scesa anche fino a meno 18. Ma c’era sole pieno. E nel parco la neve era ancora candida. La scenografia ideale per fare due passi.

Se ne deve essere convinto anche Klinger. Ma è rimasta solo una pozza rossa, su quella neve a tratti così bianca.

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