Ulderico Bernardi, Pola e gli opitergini – dal numero di maggio de “L’Arena di Pola”

Posted on May 14, 2015

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Mons. Antonio Angeli da Pola a Oderzo

Il sociologo e scrittore veneto Ulderico Bernardi è riuscito a parlare dell’Istria anche nel suo ultimo libro: Una terra antica. Storia, cultura e tradizioni dell’Opitergino (Edizioni Santi Quaranta, 2014, 380 pagine, € 17,00). Lo ha fatto nel paragrafo Le tragedie della Venezia Giulia del sesto capitolo, dove riassume le vicende giuliano-dalmate del dopoguerra e ricorda l’insediamento di un gruppo di esuli in case private a Oderzo, in Villa Revedin a Gorgo al Monticano, in Villa Galvagna a Colfrancui e a Palazzo Foscolo. Tra questi c’era mons. Antonio Angeli, nato a Pirano nel 1894 e divenuto fra le due guerre parroco di Pola. «Un uomo – lo definisce Bernardi – di grande cultura, con la sensibilità di un poeta e la tensione mistica d’un vero religioso. Un intellettuale, che aveva compiuto i suoi studi e conseguito le lauree in Filosofia e in Scienze sociali». A Oderzo insegnerà a lungo nel Collegio maschile “Brandolini” dei Padri Giuseppini del Murialdo e nel Collegio femminile delle Suore di Santa Dorotea. «Anche all’aspetto – scrive l’autore, come già aveva fatto nel suo libro La città sul fiume – si riconosceva lo svagato uomo di cultura. Sempre dietro ai suoi pensieri, e noncurante delle vanità. La lunga veste nera non aveva ricercatezza, anzi, era lisa sul bordo delle tasche e lustra sulle spalle. Aveva capelli pepe e sale, folti, che spuntavano dal tricorno col batuffolo serico sul colmo. Ma più spesso era a capo scoperto. Come gli facesse piacere che il vento giocasse a scompigliargli la riga, restituendogli l’aria da ragazzo. Sul volto scarno, un’ombra permanente di malinconia. La domenica faceva bellissime prediche alla messa grande delle undici, in Duomo. Venivano anche da fuori per il sentimento che metteva nel commentare le Sacre scritture. C’era chi ne aveva fatto il suo padre spirituale, tanto era paziente e caritatevole nell’accogliere le confessioni. Gli piaceva parlare coi suoi studenti, e raccontare di Pola, città romana come questa dove era venuto a stare. Solo che la sua si raccoglieva attorno a un’arena di pietra d’Istria grande come quella di Verona». «Quando – aggiunge Bernardi – poteva avere un gruppo di ragazzi attorno era contento. Maestro per vocazione, fabulatore e poeta, discorreva di filosofia e di letteratura ma altrettanto volentieri di fatti quotidiani. Aveva una forza nel narrare, che rendeva la scena colorita e sapida di umori. Fino a far percepire sapori, fragranze e personaggi come vivi. Raccontava del bosco Siana, dove Pola respirava il verde, ma anche del mare dello stesso colore, dei pescatori che sbarcavano le loro casse e magari cucivano direttamente sul molo un braciere di sardelle da accompagnare col vino rosso. Diceva cose di infinita tristezza, perché un cristiano, un religioso poi, non può odiare nessuno. Si schermiva se qualcuno aveva parole di ammirazione per la sua scienza e la sua capacità di perdono. Citava un brano della prima Lettera dell’apostolo Paolo ai Corinzi: Se anche parlassi le lingue degli uomini ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cimbalo che tintinna. La carità, diceva, è l’essenza stessa di Dio. Praticandola si dà adempimento alla sua Legge. Tutt’intera. Ch’è il summum bonum, il bene supremo. Un’altra citazione gli era cara e frequente nei suoi ammaestramenti. Sempre da Paolo, nella Lettera ai Romani: Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto». «Monsignor Antonio Angeli – scrive Bernardi nel paragrafo successivo – passò a miglior vita, con Pola e i suoi paesi sempre nel cuore, in una stanza dell’ospedale di Oderzo nel 1971. Gli teneva la mano in quell’ultimo sospiro il vecchio compagno di studi in seminario Antonio Santin, arcivescovo di Trieste, che lo aveva raggiunto e salutato nella sua cara lingua nativa: Tonìn, xé rivà quel momento tanto bel!». Il prof. Bernardi ha presentato il suo libro in varie località, tra cui Trieste, dove ha fatto tappa venerdì 10 aprile alla Libreria Lovat su invito di Marino Vocci

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