Trivellazioni in Adriatico, Italia chiama Croazia

Posted on March 30, 2015


Ci sono alcuni importanti risvolti sulla vicenda delle ispezioni nell’Adriatico sulla costa prospiciente la provincia di Bari, compreso il territorio giovinazzese.

Il ministero dell’Ambiente ha chiesto e ottenuto dal governo croato l’avvio di consultazioni transfrontaliere sul piano di trivellazioni lanciato da Zagabria nel mare Adriatico.

«L’Italia – spiega il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti – ha una legislazione molto rigorosa sul tema delle trivellazioni, orientata prima di tutto alla massima sicurezza ambientale. Essere pienamente a conoscenza di quel che si verifica a poca distanza dalle nostre coste, a maggior ragione perché che si tratta di interventi energetici con un potenziale impatto ambientale, era per noi un passaggio irrinunciabile. Ed è anche un modo per rispondere a chi in questi mesi aveva temuto che l’Italia fosse semplice spettatrice di ciò che accade nell’Adriatico»

La Direzione generale per le valutazioni ambientali del ministero ha manifestato in due occasioni ufficiali l’interesse a partecipare alla procedura di Valutazione Ambientale Strategica (VAS) del “Piano e Programma Quadro di ricerca e produzione degli idrocarburi nell’Adriatico” del governo croato, come previsto dalla Direttiva 2001/42/CE e dal Protocollo VAS alla Convenzione di Espoo sottoscritto nel 2003 a Kiev.

Subito dopo l’ok di Zagabria, il ministero ha informato dell’avvio della consultazione le Regioni interessate (Friuli Venezia Giulia, Veneto, Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Molise e Puglia), invitandole a trasmettere entro il 20 aprile le osservazioni sul Piano, che verranno poi acquisite e inoltrate il 4 maggio, assieme a quelle del ministero, all’autorità competente croata.

Tutta la documentazione è disponibile e consultabile sul portale delle valutazioni ambientali http://www.va.minambiente.it

Resta sempre alta l’attenzione dei comitati “No Triv” che avevano già inviato al Ministero le proprie osservazioni, denunciando uno scarso impegno da parte degli enti locali a farle proprie: «Ci saremmo aspettati ben altra risposta ed attenzione – spiegano – Fare proprie le osservazioni che abbiamo inviato al Ministero con un atto politico nei rispettivi consigli comunali ed in consiglio regionale, possibilmente, integrandole, rappresenterebbe un punto di partenza per recuperare il tempo perduto ed un minimo di dignità politica.»

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