LA VOCE DEL POPOLO (CROAZIA)/ MINORANZE, DIRITTI E VULNERABILITÀ – di Christiana Babic

Posted on September 24, 2014


ZAGABRIA\ aise\ – “Lo standard di vita è inferiore alla media nazionale, la popolazione è più anziana, i servizi sanitari e sociali non sono accessibili, i collegamenti stradali non sono assicurati e non lo è neanche l’approvvigionamento con la corrente elettrica e l’acqua. È questo lo stato dell’arte nelle Regioni sotto particolare tutela dello Stato che è stato descritto ieri nel corso della tavola rotonda intitolata “Problemi di nessuno o di tutti?”, organizzata ieri al Sabor dall’associazione B.a.B.e. in collaborazione con la ZvoniMir di Knin e la Delfin di Pakrac, e con il sostegno del Comitato parlamentare per i diritti dell’Uomo e delle minoranze nazionali, presieduto da Furio Radin”.

A scriverne è Christiana Babic su “La voce del popolo”, quotidiano diretto a Fiume da Errol Superina.

“Il deputato della CNI e presidente dell’Unione Italiana, ha introdotto i lavori, ma soprattutto, come sottolineato dagli organizzatori dell’evento, è stato uno dei soli tre parlamentari che hanno aderito all’iniziativa. Gli altri due erano Melita Mulic (SDP) e Milorad Pupovac (SDSS). “A differenza dello Stato noi non rinunciamo a questi territori”, ha detto Sanja Sarnavka dell’associazione B.a.b.e, che opera nelle aree sotto particolare tutela già da dieci anni e che ha ribadito la disparità di condizioni che si trovano ad affrontare gli abitanti di queste regioni. “Rispetto a Zagabria e alle altre grandi città – ha detto –, le differenze si toccano con mano”.
RAPPORTI ISTITUZIONALI E VITA QUOTIDIANA
Un problema riconosciuto e condiviso anche da Radin, che nella sua relazione introduttiva alla tavola rotonda ha ricordato “la prassi pluriennale del Comitato parlamentare tesa a instaurare rapporti di collaborazione con le associazioni della società civile, i rappresentanti della quale partecipano attivamente al lavoro presentando proposte e pareri inerenti alla tutela e alla promozione dei diritti umani”. “Spesso il Comitato ha fatto proprie queste proposte e pareri e le ha inviate al Sabor o al governo come un contributo all’individuazione di soluzioni a questioni di particolare interesse per le comunità più vulnerabili”, ha detto Radin, ricordando che i rappresentanti della società civile vengono interpellati dal Comitato anche in sede di valutazione dei Rapporti sull’attuazione delle leggi che regolano materie contemplate anche nella Legge costituzionale sui diritti umani e delle minoranze.
COMUNITÀ PICCOLE E VULNERABILI
“Noi consideriamo il concetto di minoranza nel senso più lato del termine – ha sottolineato Furio Radin –. Non lo consideriamo limitato nel suo significato di minoranza nazionale, ma vi comprendiamo tutte le categorie sociali vulnerabili, perché nella prassi i diritti delle comunità minoritarie sono purtroppo spesso a rischio e in quanto tali richiedono una sensibilità sociale e una tutela maggiori”. Proprio in questo contesto, così ancora Radin, “le esperienze maturate lavorando con la gente e confrontandosi con i problemi reali che essa affronta nella vita quotidiana sono per noi preziose, spesso ci danno una fotografia più veritiera di quanto non possono fare i rapporti ufficiali, o perlomeno completano questi ultimi arricchendoli dell’esperienza diretta”.
Elogiando il progetto realizzato dalle associazioni nelle Regioni sotto particolare tutela dello Stato, Radin ha ricordato: “La molteplicità dei problemi presenti in fase di attuazione della Legge sulle aree sotto particolare tutela dello Stato pongono in forse l’attuazione di alcuni diritti civili garantiti dalla Costituzione, ad esempio l’inviolabilità della proprietà privata, il diritto all’abitazione, al rispetto della vita privata e familiare… Basti pensare che alcuni processi civili durano anche più di 10 anni e che il numero di ricorsi e di appelli alle istituzioni competenti in materia di diritti umani, incluso il Comitato parlamentare, è cresciuto costantemente. Non pochi si sono rivolti anche alla Corte europea di Strasburgo”. Ora che la legge è cambiata bisognerà comunque seguirne l’attuazione, e qui – ha concluso Radin –“per quanto attiene alla “vigilanza” e all’aiuto ai cittadini rimane molto importante il ruolo della società civile””.(aise)

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