18 AGOSTO 1946: LA MEMORIA RIVIVE ALLA CAMERA DEI DEPUTATI CON LA COMMEMORAZIONE DELLA STRAGE DI VERGAROLLA

Posted on June 13, 2014


Strage_Vergarolla_Camera

 

ROMA\ aise\ – “Il 18 agosto 1946 è una domenica. Fa caldo, è una bella giornata estiva. A Pola sulla spiaggia di Vergarolla tutto è pronto. Ci sono le gare di nuoto e di vela della polisportiva Pietas Julia. È un evento molto attesa dalla città. Ad assistere sono arrivate intere famiglie. Genitori e figli, adulti, bambini, in centinaia riuniti in una giornata serena, finalmente normale. […]

Alle 14.10 un grido: “Scampè, scampè che sciopa tutto!”. D’istinto molti scattano in piedi. Nello stesso istante si scatena l’inferno. Un boato. La città trema. Sulla spiaggia si fa buio, sembra notte. Un’eclissi? No, ci sono detriti ovunque. Subito penso: “i bombardamenti!”. Ma come? È il 1946, la guerra è finita, in città ci sono gli inglesi. Quando riapro gli occhi rimango pietrificata. […] un mattatoio! C’è sangue ovunque, poltiglia rossa, resti umani anche sugli alberi. I corpi dilaniati gli arti staccati xcome tessere di un puzzle sparse sull’arenile. Una donna accasciata a terra piange senza sosta e grida aiuto per i due figli. Uno è immobile”.

68 vittime ed un centinaio di feriti. Dimenticati. Ne parla Simone Cristicchi nel suo spettacolo “Magazzino 18” – 51 repliche e 54mila spettatori in Italia e in Istra e Dalmazia e a settembre sbarcherà anche in Usa e in Canada -, ma la maggior parte degli italiani nemmeno conosce la tragica vicenda che vissero gli italiani di Pola, ancora in guerra in tempo di pace.
Oggi per iniziativa dell’on. Laura Garavini (PD) per la prima volta la strage di Vergarolla è stata commemorata alla Camera dei Deputati, con una cerimonia alla quale sono intervenuti, insieme a storici e studiosi, rappresentanti delle associazioni degli esuli e del Ministero degli Affari Esteri, anche il vice presidente di Montecitorio, Marina Sereni (PD), ed Ettore Rosato dell’ufficio di presidenza del Gruppo Pd, che hanno rispettivamente aperto e chiuso l’incontro in Sala Aldo Moro.
“Recuperare la memoria nazionale”, cercando la “verità” e ricostruire attraverso la “convivenza” un “futuro più saldo” per il nostro Paese. Questo lo scopo dell’incontro odierno nelle parole di Sereni, per la quale è “dovere istituzionale ricordare”, come pure “ostenere in ogni modo il lavoro di quanti stanno, con serietà, ricercando e testimoniando la verità di quella strage”.
A livello parlamentare lo ha fatto anche Laura Garavini, che già nel 2013 presentò una interrogazione parlamentare sulla vicenda grazie alla quale furono poi aperti e resi pubblici gli archivi contenenti i documenti utili agli storici e agli studiosi impegnati a “scrivere la storia di questa strage”. Scriverla. Da zero. Perché quella di Vergarolla non è una strage da dimenticare, bensì da conoscere. Ed oggi alla Camera, “nel cuore delle Istituzioni”, ha detto Garavini, è partito questo processo di rappropriazione di “una vicenda troppo a lungo dimenticata e troppo poco conosciuta”, cui si intende “restituire dignità” storica e morale. All’incontro di questa mattina, ha assicurato la parlamentare del PD, ne seguiranno certamente degli altri per proseguire in un dibattito che sia inclusivo e partecipe e che non “aizzi odi e faziosità”.
Oggi intanto hanno preso la parola, per portare la loro testimonianza, Fabrizio Somma, presidente dell’Università Popolare di Trieste, il già citato Simone Cristicchi, lo storico Gaetano Dato, i due superstiti dell’eccidio Lino Vivoda e Livio Dorigo e Roberto Spazzali, professore dell’Istituto Storico per il Movimento di Liberazione del FVG. Somma ha parlato della strage di Vergarolla come di “un efferato atto criminoso”, “uno degli episodi più gravi” della storia italiana durante e dopo la seconda guerra mondiale che “rafforzò la convinzione che l’esodo fosse l’unica soluzione che garantisse la sopravvivenza ed il mantenimento della propria identità, quella italiana”. E così, dopo la guerra, il 90 per cento degli abitanti di Pola scelsero la via dell’esodo e in città rimasero solo un migliaio di connazionali. L’Italia ha un “debito morale” verso di loro, oltre che verso le vittime della strage, ha proseguito Somma, per il quale occorre “far conoscere e far emergere la verità” su ciò che è accaduto nelle terre di Istria, Fiume e Dalmazia “per conoscere un pezzo di storia italiana”.
Ci ha provato anche Gaetano Dato, che oggi ha presentato il volume di cui è autore “Vergarolla. 18.08.1946. Gli enigmi di una strage tra conflitto mondiale e Guerra Fredda”, nel quale rileva che la documentazione esistente non consente di avallare la tesi sulle responsabilità jugoslave della strage, evidenziando altresì indizi di altre possibili responsabilità, italiane o angloamericane.
Non è d’accordo Lino Vivoda per il quale Vergarolla è stata una “strage titoista”. Esule da Pola per molti anni nel comitato nazionale dell’ANVGD, della quale è stato anche vice presidente, nonché co-fondatore e per alcuni anni sindaco del Libero Comune di Pola in Esilio, Vivoda ha scritto diversi libri, tra cui “In Istria prima dell’esodo” nel quale svela importanti dettagli sulla vicenda frutto di tanti anni di ricerche personali e giunge a rivelare il nome di uno dei “sabotatori” che avrebbero innescato le mine sulla spiaggia di Vergarolla per poi scomparire.
Più cauto Livio Dorigo, presidente del Circolo “Istria” di Trieste, che ha invitato a non “strumentalizzazione” la strage e a ricercare una “verità storica” di certo assai complessa recuperando una “memoria spesso distorta”. Ad ogni modo, ha aggiunto, “con Vergarolla si è rotta l’anima della città di Pola, ma non la volontà di mantenere viva la nostra identità istro-veneta”.
È d’accordo lo studioso Roberto Spazzali, per il quale è necessario “innescare un processo concreto di ricerca” storica senza dimenticare la memoria di chi in quei luoghi ha vissuto per poi doverli abbandonare. “Ma occorre partire da un principio”, ha precisato Spazzali: “è stato comodo stendere il silenzio su questo ed altri fatti, dimenticare e far dimenticare”, ma la verità è che “la guerra in quelle terre non era finita” e lo Stato italiano uscito sconfitto “era debolissimo” poichè subiva la tensione internazionale e viveva una condizione sociale drammatica; “non era in grado di difendersi” ed in questo contesto il Friuli Venezia Giulia è stato “stritolato”. Per lo studioso dopo 70 anni sarà difficile trovare mandanti ed esecutori della strage, ma “l’indagien storica deve continuare” e gli archivi italiani ed internazionali “ancora occultati” devono essere resi accessibili.
“La strage di Vergarolla fu provocata da chi voleva mandare via gli italiani”. Ettore Rosato, triestino e da sempre attento nel suo lavoro parlamentare alle vicende di Istria, Fiume e Dalmazia, ne è certo. “Abbiamo scoperchiato una vicenda di cui nessuno parlava”, ha esordito, invitando tutti – studiosi e non – ad “andare oltre i luoghi comuni” per “ridare memoria alla più grande tragedia” – quella dell’esodo, delle stragi e delle foibe sul Confine Orientale – “che l’Italia abbia vissuto durante la seconda guerra mondiale”. Ora “continua il nostro impegno”, ha assicurato. Quello della ricerca e del ricordo, ha concluso, è un “lavoro su cui investire con coraggio”. (raffaella aronica\aise)

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