«Italiani d’oltre confine», il convegno a Cittanova

Posted on April 30, 2014


Il 5 ed il 6 aprile scorsi si è tenuta la due giorni di conferenze a Cittanova d’Istria da titolo:”Italiani d’oltre confine”. Il 5 aprile esuli e rimasti tornano a testimoniare il senso di identità italiana: lo fanno al tavolo messo a disposizione dalla comunità degli italiani di Cittanova d’Istria in un ambiente di studio che prevede la relazione orale di più testimonianze, da quelle intellettuali come il prof. G. Parlato (Unint), E. Merlino (Comitato 10 Febbraio), P.A. Rovatti (Units), a quelle autorevoli come A. Ballarin (ANVGD), F. Somma (UPT) e M. Tremul (U.I.). C’è spazio pure per le storie di vita vissuta da Lino Vivoda a Franco Biloslavo, nonché per l’attivismo di Martelli (ProPatria). Nel mezzo dell’organizzazione tra chi assiste attento come R. Codarin (FederEsuli) e chi indica nuove prospettive di lavoro transculturali, si trova l’associazione Cristian Pertan, promotrice del convegno che, tra l’altro ha colto l’occasione per donare materiale didattico alla comunità di Cittanova, come in uso da otto anni per altre Comunità italiane presenti in Istria.
Gli interventi hanno seguito due aree tematiche: la prima riguarda il significato di identità italiana e come questa possa essere declinata al di fuori dei confini amministrativi nazionali. La seconda si inserisce in una prospettiva europea in cui esuli e rimasti non si concentrino più sulle ‘baruffe chiozzotte’ che li hanno resi tanto impotenti e provinciali, ma incomincino ad ascoltarsi prima ancora di lavorare assieme.
Ma in che cosa, esuli e rimasti, dovrebbero sentirsi accomunati?
Viviamo in un periodo di incalzante difficoltà economica in cui l’innegabile disagio sociale si ipostatizza con buona ignoranza in forme di indipendentismo che poggiano le loro basi concettuali ed antistoriche sull’economia: una pressione fiscale eccessiva – opera di uno Stato assistenzialista modello anni’60 il quale non riesce a redistribuire le risorse in maniera meritocratica – diviene motivo, per una certa fetta di benpensanti, per vergognarsi della propria italianità.
Ma chi ha visto l’appartenenza ad una cultura attaccata e demolita da 50 anni di comunismo e 20 anni di nazionalismo croato, come è stata vissuta dai rimasti, direbbe lo stesso? E chi invece, come l’esule, ha mantenuto sparso per il mondo un significato sano di italianità per non sentirsi sopraffatto dalle mura di una casa che non era la sua, direbbe altrettanto?
Quando la barca affonda i topi sono i primi a scappare; nessuno qui vuol fare l’eroe o il capitano improvvisato, ma abbiamo bisogno di ritrovarci assieme in una visione sociale e politica che mitighi la nostalgia di ciò che fu e non c’è più, di ciò che abbiamo perso e mai riconquistato.
Mentre in Italia si assistono a derive che ipotizzano la Sardegna Svizzera od il Veneto Indipendente, qui ad Est istriani esuli e rimasti riscoprono quanto l’amore per la Terra rossa sia fondamentale come punto di partenza.
Il 5 aprile sembrava quasi non ci fossero mai stati motivi di scontro, che fosse sempre andato tutto liscio; sarebbe deleterio ora dire come non sia sempre stato così, ma, essendo figli della stessa cultura, è stato più che chiarito che combattere contro vecchi fantasmi non rende giustizia proprio a nessuno e, in più, non offra alcuna prospettiva futura. In sintesi, un nuovo clima ed una nuova aria si comincia a respirare nella terra d’Istria, oggi, grazie anche a Simone Cristicchi ed a Giovanni Cernogoraz, ai quali dobbiamo omaggiare un sentito ringraziamento sia per l’identità che hanno evocato nella nostra gente e che hanno saputo fare emergere sia per la passione umana che riescono a fare evocare in ciascuno.
È presto parlare di riconciliazione ma guai a coloro che interrompano questo processo con la solita faziosa politica e i suoi scheletri nell’armadio, pronti a venir esibiti quando il tempo delle elezioni si avvicina. Il fatto di avere a disposizione l’appello ai diritti che l’Europa garantisce ai suoi cittadini, vincola la Croazia ad una maggior attenzione verso la minoranza italiana, ma altresì vincola noi a confrontarci con uomini e istituzioni che meritano lo stesso rispetto che noi richiediamo.
L’identità non è questione genetica, ma di educazione.
Educazione: non vi è dubbio alcuno. Non parliamo e non si è parlato al convegno di bandiera, nazione o popolo. Un linguaggio moderno ci aiuta a relazionare con un grande problema: la globalizzazione. Essa asfalta, in nome del mercato, delle splendide diversità culturali in categorie di consumo consenzienti. L’identità del consumatore è così maledettamente simile negli atteggiamenti, da dimenticare ogni appartenenza sotto quella viscida aria perbenista che in fondo non siamo poi così diversi. Allo stesso modo esuli e rimasti non devono essere ridotti all’essenzialismo, ma mantenere quelle differenze peculiari che li rendono unici.
Ci sono grandi battaglie dinnanzi a noi: dalla lotta al negazionismo ed al riduzionismo, alla manualistica accademica e scolastica che deve essere aggiornata, passando per la questione dei beni abbandonati. Saranno necessari molti altri convegni ed assemblee, dibattiti e riunioni per poter tracciare una linea comune di movimento. Tutto questo è iniziato a Cittanova il 5 aprile 2014.
Ne siamo certi, questo entusiasmo condiviso in tutti gli attori sociali coinvolti in quel convegno, non è solamente una grande stella destinata a bruciare in fretta, ma l’inizio di una nuova storia tutta italiana.

Andrea Altin

Trieste, aprile 2014

 

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