Discorso pronunciato da rappresentanza Dalmata alla inaugurazione #asilozara

Posted on October 15, 2013


ZARA  12 ottobre 2013

 

 

Siamo qui oggi a celebrare un importante atto di civiltà. Nella casa costruita da un grande sportivo, dove i bambini di un tempo raccoglievano le more, oggi altri bambini giocheranno, impareranno a leggere e a stare insieme parlando l’italiano e il croato.

Atto storico, di grande significato, perché questa, consentitemi, “nostra” città, ha fatto un passo avanti sulla strada della democrazia e della libertà. La democrazia è uguaglianza. La libertà è anche il diritto di esprimersi nella propria lingua, scegliere la propria appartenenza o semplicemente voler conoscere gli orizzonti che un’altra lingua può aprire.

Per secoli a Zara persone e famiglie di origine diversa hanno scelto se essere italiani o croati. La scelta della nazionalità è un diritto inalienabile della persona in tutte le costituzioni del mondo e nel diritto internazionale. Per questo non ho paura di parlare di una “nostra Zara”, come altri hanno diritto di chiamarla “Zadar naš”.  La città è la stessa, sorta da quasi 3000 anni su una piccola penisola dell’Adriatico, una delle città più antiche d’Europa.

Liburnica, romana, bizantina, poi latina e slava insieme, infine veneta e italiana fino al 1947 ed oggi croata. Ma è la stessa città. Nessuno può impedire agli italiani esuli da Zara di amare questa città e di sentirci “a casa nostra”, come ci disse il Presidente Ivo Josipović a Pola il 3 settembre 2011 e questo asilo ne è prova tangibile.

Gli “zaratini” di sessant’anni fa capiscono i sentimenti di orgoglio e di fierezza dei croati di oggi che hanno conquistato l’indipendenza della loro patria nella guerra patriottica del 1991-1996 a prezzo di tante giovani vite. Uguale rispetto chiediamo per l’orgoglio e la fierezza di noi dalmati italiani, minoranza sì, ma di un popolo che per generazioni ha animato calli e campielli ed amato la sua patria, l’Italia, fino all’estremo sacrificio, con la vita e l’abbandono della città natale.

Centinaia i dalmati caduti nelle guerre italiane. Zara è stata la provincia italiana col maggior numero di decorati al valore; nel 1943-44 oltre 2000 gli zaratini morti sotto i bombardamenti anglo americani  e ancora manca una lastra di pietra dalmata che li ricordi.

La fierezza è il tratto comune dei dalmati per l’amore appassionato per la Patria – anche se diversa – e la fedeltà agli ideali. Le guerre e le ideologie ci hanno diviso: nazionalismi e sciovinismi contrapposti hanno lacerato le nostre famiglie e le nostre città. Ma qui siamo in mezzo a bambini, non trasmetteremo loro sentimenti di rivalsa e di frustrazione, ma fiducia nell’avvenire di un’Europa più giusta e civile.

Ecco perché oggi qui si celebra un grande atto di civiltà del quale ringraziamo le rappresentanze diplomatiche italiane e gli zaratini croati di oggi che, combattendo per la libertà delle proprie opinioni, hanno aiutato a realizzare questo asilo.

Gastone Coen, amico di noi tutti, è qui accanto idealmente con gli occhi umidi di pianto.

Non so se gli alberi di questo giardino sentiranno le filastrocche della nostra infanzia, certo questi bambini impareranno ad usare tablet e ipad in italiano e in croato e ad amare le poesie e i racconti più belli della letteratura italiana, i versi migliori dei poeti di tutto il mondo ed anche la musica di un altro italiano che lasciò la sua Pola, l’istriano Sergio Endrigo, che cantò “Per fare un albero ci vuole un fiore…”.

     Questo è il fiore che oggi noi piantiamo insieme e, ne siamo certi, negli anni futuri diverrà un bell’albero.

 

 

Zara, 12 ottobre 2013

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