RASSEGNA STAMPA MAILING LIST HISTRIA N° 887 – 14 SETTEMBRE 2013

Posted on September 15, 2013


N. 887 – 14 Settembre 2013

                                   

Sommario

 

423 – Mailing List Histria Notizie 11/09/13 Risposta di Franco Luxardo al “Corriere della Sera” (Franco Luxardo)

424 – Zadarski list 10/09/13 “Pinokio” ha aperto i battenti per venticinque bambini. (Ante Rogic)

425 – La Voce del Popolo 11/09/13 Rovigno: Festa di Santa Eufemia da venerdì a domenica (Sandro Petruz)

426 – Il Piccolo 11/09/13 Tv Capodistria cambia satellite visibilità a rischio (f.b.)

427 – La Voce del Popolo 10/09/13 Rovigno – Fermaglia, la prima visita è al CRS c’è la volontà di colmare le lacune  (Sandro Petruz)

428 – Il Piccolo 09/09/13 La polemica: «Strage di Vergarolla, confutiamo la tesi di Serracchiani» (Ugo Salvini)

429 – Il Piccolo 11/09/2013  L’Intervento – La strage di Vergarolla e le prove dell’attentato (Paolo Radivo)

430 – Il Piccolo 12/09/13 Lettere – Storia : Negazionismo da ignorare (Gianclaudio de Angelini) (a.b.)

431 – Il Piccolo 12/09/13 Lettere – Storia : La verità di Vergarolla (Renzo de’ Vidovich)

432 – Il Piccolo 11/09/13 Ediz.Gorizia – L’Intervento – A Gorizia c’è poco da celebrare l’8 Settembre nel ricordo di Tito (Rodolfo Ziberna)

433 – CDM Arcipelago Adriatico  09/09/13 Giuliani e Dalmati nella guerra di Liberazione, 9-10 Settembre 1943 – 70° Anniversario della Difesa di Roma (Lucio Toth)

434 – La Voce del Popolo 09/09/13 Tutti a casa. E le conseguenze? (Kristjan Knez)

435 – Il Piccolo 13/09/13 L’istriano Remigio Cramerstetter, da Trieste al Canada costruendo un impero di alberi, fiori e piante (Giovanni Tomasin)

436 – La Voce del Popolo 09/09/13 Capodistria – Una serata tra amici parlando di basket (Gianni Katonar)

 

Rassegna Stampa della ML Histria anche in internet ai seguenti siti  :

http://www.arcipelagoadriatico.it/

https://10febbraiodetroit.wordpress.com/

http://www.arenadipola.it/

 

 

423 – Mailing List Histria Notizie 11/09/13 Risposta di Franco Luxardo al “Corriere della Sera”

Risposta di Franco Luxardo al “Corriere della Sera”

Egregio dr. Romano,

in riferimento a quanto ha scritto (Corsera 4.9) le posso assicurare che tra i dalmati non esiste alcuna nostalgia con “componente revanscista”. Forse le sue impressioni sono un po’datate, ma almeno dal 1991 quel filone è scomparso e noi collaboriamo apertamente con la minoranza italiana (Unione Italiana, Centro Ricerche Storiche Rovigno,ecc.) in una serie di attività
culturali e sociali.

E le nostre pubblicazioni (Rivista Dalmatica, Atti delle due Società di Storia Patria) includono da decenni lavori di studiosi croati e sloveni.


Se mi permette, in Dalmazia (a differenza dell’ Istria dove alla minoranza italiana è riconosciuta una dignità, oltre che i diritti politici) la situazione è molto differente e il pregiudizio anti-italiano ancora esiste.-

Gli annuali raduni degli esuli polesani da un paio d’anni si svolgono a Pola, quelli dei fiumani a Fiume, ma a Zara non è possibile, siamo stati “vivamente sconsigliati”.


Le faccio un esempio recentissimo: oggi si è aperto a Zara un asilo, la prima scuola italiana in Dalmazia dal 1953. Il progetto risale a dieci anni fa, ma è stato più volte bloccato da beghe politiche o amministrative. In sostanza, almeno una parte della classe politica locale non voleva che andasse a buon fine: in Istria e a Fiume è vero il contrario, li richiedono.  E ci sono voluti l’intervento delle nostre autorità e le capacità diplomatiche del’Unione Italiana per portarlo a compimento.


Al momento lo spirito di Kaliningrad si ferma al Quarnaro. Ma io la settimana prossima andrò all’inaugurazione ufficiale di quell’asilo, perché credo fermamente che solo attraverso i giovani si potrà ricostruire – nel rispetto reciproco –  quel filo rosso che per secoli ha raccordato le due sponde dell’Adriatico.


Mi scusi lo sfogo e molti cordiali auguri di buon lavoro,


Franco Luxardo

presidente Assoc. dei dalmati Italiani nel mondo

 

 

 

424 – Zadarski list 10/09/13 “Pinokio” ha aperto i battenti per  venticinque bambini.

 

DOPO LUNGA ATTESA. Ieri  ha cominciato la sua attività  l’asilo italiano di Zara.

 

 “Pinokio” ha aperto i battenti per  venticinque bambini.

 

Dopo dieci anni di attesa, “Pinokio” ha aperto i battenti. Posso solo dire che siamo  più che contenti, l’ambiente è tale quale ce lo siamo immaginato e desiderato – ha detto Rina Villani, presidentessa della Comunità degli Italiani di Zara, fondatrice dell’asilo “Pinocchio”.

Dopo tanti annunci e lunghe attese, ieri ha cominciato a funzionare ufficialmente l’asilo italiano. Nella porta d’ingresso è apposta una tabella con la scritta “ Asilo Pinokio” e,  nella stupenda villa-asilo,  25 bambini vi si recheranno ogni giorno.

Ecco, dopo un’attesa di dieci anni,  “Pinokio” ha aperto i battenti. Posso solo affermare che siamo arcicontenti, l’ambiente è tale quale lo avevamo immaginato e desiderato –  ha affermato Rina Villani, presidentessa della Comunità degli Italiani di Zara,  ente fondatore dell’asilo italiano “Pinokio”.

Pur trattandosi di asilo italiano, il Ministero ha preteso, nel  concedere l’autorizzazione, che figurasse nella denominazione la “k“;  e tuttavia, fra non molto, dovrebbe addivenirsi alla variazione della denominazione, ovvero essa dovrebbe recare la grafia originale italiana “Pinocchio”.  Vero è che in Croazia sussiste già un asilo con la denominazione “Pinokio” e, conseguentemente, a quello zaratino dovrà essere mutata la denominazione.

 

Va detto che si tratta della sola ed unica svista. Da ieri, i piccoli frequentatori avranno l’opportunità, attraverso il gioco, di imparare la lingua italiana. In altre parole, a differenza di altri asili, nei quali si discorre in croato, la lingua con la quale si comunicherà in questo è quella italiana, che i bambini apprenderanno attraverso il gioco.

Perché non sembri che i bambini debbano già sapere l’italiano quando vi metteranno piede, è importante sottolineare che non vi saranno costrizioni di sorta. Tutt’altro, il tutto si articolerà attraverso il gioco e gradualmente. I genitori ed i bambini hanno preso conoscenza con l’asilo gradatamente e la giornata di ieri è trascorsa in un’atmosfera rilassata. L’interesse per l’iscrizione c’è stato e varie ne sono le motivazioni.

 

Vi ho iscritto mio figlio perché vi si istruisca, perché già da bambino impari l’italiano. Mi piace l’ambiente, è molto comodo. Voglio dire, parecchi asili non posseggono spazi esteriori, mentre qui è esteso lo spazio interiore e grande  è quello esterno. D’altra parte, abitiamo nelle vicinanze, aspetto quindi vantaggioso – ci ha detto Tatjana Korolija, il cui figlio da ieri frequenta l’asilo. Per il personale dell’asilo ha parole unicamente d’encomio.

 

Due maestre d’asilo.

Tengo assai al benessere dei bambini, negli asili il rapporto con essi sa essere abbastanza freddoi, ma non è il caso di questa struttura – rimarca Tatjana.

Intorno a 25 bambini brigheranno due maestre d’asilo, Ana Blatnjak e Maja Tolic e, tra poco, a loro si assocerà, in veste di volontaria, Nina Skific.

In questo momento, dunque,  abbiamo un gruppo con due maestre d’asilo che si sovrappongono fra le 11.00 e le 12.00. Fra poco arriverà la maestra volontaria, che lavorerà perlopiù la mattina, allorché verranno esaltati i problemi didattici – ha dichiarato la Direttrice dell’asilo italiano, Snjezana Susa –  aggiungendo che  soccorrerà , prestando il suo contributo , anche la pedagoga  Ana Nikpalj. Il prezzo per la frequentazione dell’asilo è pari a Kune 700, come altrove, e dal gennaio 2014 la Città di Zara finanzierà la spesa di due maestre d’asilo. E’ nelle previsioni che ,dal prossimo anno scolastico siano istituiti due gruppi di bambini, con quattro maestre d’asilo.

“Pinokio” è aperto a tutti, talché possono frequentarlo tanto i bambini croati quanto quegli  italiani . La famiglia Spatola s’è trasferita a Zara due anni e mezzo fa.

A Zara ci troviamo bene, abbiamo istituito una ditta e ci viviamo da circa due anni e mezzo. Per consentire a nostra figli Laura di socializzare il più possibile, per permetterle di associarsi ad altri bambini, l’abbiamo iscritta al “Pinokio”. Sul conto dell’asilo possiamo spendere solo parole di lode, a cominciare dall’ambiente meraviglioso, per finire alle sollecite  maestre, alla Direttrice – ci ha dichiarato Salvatore Spatola. L’ex residenza di Stipe Sarlija è stata acquisita dall’Unione Italiana, con le risorse finanziarie approntate dal Ministero degli Affari Esteri d’Italia, mentre il fondatore dell’asilo risulta essere la Comunità degli Italiani di Zara, che briga per la sua attività. 

 

Ante Rogic

 

 

425 – La Voce del Popolo 11/09/13 Rovigno: Festa di Santa Eufemia da venerdì a domenica

Festa di Santa Eufemia da venerdì a domenica

 

ROVIGNO – Il vicesindaco Marino Budicin e la responsabile del Settore per l’autogoverno locale e la collaborazione internazionale Maria Črnac Rocco hanno presentato il programma ufficiale della festa di Santa Eufemia e della giornata della Città. Il vicesindaco ha sottolineato che la celebrazione di quest’anno sarà resa ancora più importante dall’entrata della Croazia nell’Unione europea e dal fatto che Rovigno ha ottenuto per il quarto anno consecutivo il titolo di leader del Paese per numero di pernottamenti.

Il programma inizierà già venerdì sera con la “Serata in famiglia”, tradizionale manifestazione della Comunità degli Italiani di Rovigno, che vedrà la partecipazione degli esuli rovignesi che fanno parte dell’associazione “Famia Ruvignisa”. Budicin ha ricordato che sono già diversi anni che gli esuli rovignesi si ritrovano alla CI per celebrare il loro raduno annuale in occasione delle festività di Santa Eufemia, patrona della città. L’evento inizierà alle 19 nell’Estivo di Palazzo Milossa, sede del sodalizio. Sabato sera, sempre presso la CI, è prevista la presentazione dell’opera “Rovigno d’Istria – Guida storica artistica e culturale” di Gabriele Bosazzi, vicepresidente della “Famia Ruvignisa”.

 

Sport e musica

 

Venerdì inizierà anche il ricco programma di avvenimenti sportivi, che si svolgeranno durante tutto il fine settimana in piazza Tito e in numerosi altri punti della città. S’inizierà con il torneo internazionale di pallacanestro per veterani ai campi sportivi Monvi, mentre la piscina all’aperto “Delfino” ospiterà l’incontro di pallanuoto in memoria del professor “Nikša Kalačić”. Nella mattinata di sabato avrà luogo la gara di triathlon, che partirà dal villaggio turistico “Villas Rubin”, mentre nella palestra comunale Valbruna si svolgerà un torneo di pallavolo con le migliori squadre del campionato croato. Nel porto si potrà seguire la regata organizzata dal club di vela Maestral. Sabato in piazza Tito è previsto il concerto “Santa Eufemia Brass band” a cura della banda d’ottoni di Rovigno, alle 20 inizierà un concerto dedicato ai giovani gruppi emergenti “Shock treatment”, “Feeedback”, “No limits” e “Big Wawe”, mentre nella chiesa di Santa Eufemia si terrà il 13.simo incontro dei cori organizzato dal Coro da camera “Rubino” di Rovigno.

 

Da punta a punta – via mare e via terra

 

Nella giornata di domenica partirà la manifestazione sportiva “Da punta a punta – via mare e via terra”, che non ha carattere competitivo, bensì si propone di far conoscere agli ospiti la costa e i promontori rovignesi attraverso un percorso di 8,5 chilometri via mare e 16 chilometri via terra. Tutti i partecipanti arriveranno assieme al traguardo posto su punta San Nicolò, dove si trova il Centro multimediale e dove alle 17 è prevista la seduta solenne del Consiglio cittadino.

Alla maratona, assieme agli alunni delle Scuole elementari e medie locali, parteciperanno anche gli sportivi Gordan Ukić, Longino Sošić e Marijan Matužović (nuoto), Sandi Mužina (corsa campestre), Boban Memedović (bicicletta).

 

Dopo la seduta solenne, sul Molo piccolo di Rovigno sarà inaugurata una mostra dei vini istriani accompagnata da un ricco programma musicale con il gruppo folk “Batana”, il trio “Biba Vlado e Ligio”, il duo “Online”, i midicantanti e i solisti di Biba della CI e il gruppo “Party Band”.

 

Fiera tradizionale

 

Lunedì, nella giornata di Santa Eufemia, si terrà la tradizionale fiera nel parcheggio di Valdibora e alle 8 inizierà la prima delle quattro messe solenni che si svolgeranno nella chiesa consacrata alla patrona. Quella in lingua italiana verrà celebrata alle ore 9 da don Lino Ninchele. Durante tutta la giornata saranno organizzate diverse manifestazioni in piazza Tito, con il concerto serale del gruppo “Master Band” e del gruppo “Opća opasnost”. Maria Črnac Rocco ha inoltre annunciato che presso la sede della Croce Rossa di Rovigno è iniziata la tradizionale distribuzione di 400 pacchi dono per

 

Sandro Petruz

 

 

 

426 – Il Piccolo 11/09/13 Tv Capodistria cambia satellite visibilità a rischio

Tv Capodistria cambia satellite visibilità a rischio

 

CAPODISTRIA Visibilità a rischio, per i programmi italiani di Tv Capodistria. A partire dal 1mo settembre, i programmi di Tv e Radio Capodistria sono stati trasferiti sul satellite Eutelsat 16 gradi Est, e dal 1mo ottobre – dopo un mese di trasmissione in parallelo – cesseranno definitivamente di essere trasmessi dal satellite Hotbird 13 gradi Est, sul quale Tv Capodistria era finora presente insieme alle principali emittenti italiane Rai e Mediaset, e che ne permetteva la ricezione anche attraverso la piattaforma italiana Tivusat. Preoccupati per questa novità, i giornalisti della Redazione italiana di Tv Capodistria hanno pubblicato ieri un «Appello in difesa della visibilità di Tv Capodistria», nel quale rilevano che lo spostamento del segnale al nuovo satellite rappresenta «un grave danno per la nostra emtittente che si troverà improvvisamente priva del grande bacino di telespettatori che sinora, in Italia e, soprattutto, in Istria, Quarnero e Dalmazia, seguivano le nostre trasmissioni attraverso il segnale satellitare più diffuso, quello visibile con Hotbird».

 

Il passaggio al nuovo satellite – attraverso il quale vengono trasmessi i programmi dell’Europa centro-orientale e meridionale – è stato deciso dalla direzione di Rtv Slovenia per ridurre i costi, ma per gli italiani dell’Istria che vorranno continuare a seguire Tv Capodistria questo significa essere costretti a spostare la parabola di alcuni gradi – e di perdere di coseguenza la visibilità delle reti Rai e Mediaset presenti sul satellite Hotbird – oppure dotarsi di un nuovo, doppio illuminatore, con spese aggiuntive per l’impianto e per l’antennista.

 

È probabile pertanto che la visibilità di Tv Capodistria si riduca in modo significativo, cosa che per la redazione dei programmi significherebbe «cancellare la nostra presenza sul territorio, vanificando così il nostro ruolo a sostegno della diffusione, della lingua, della cultura e della presenza della Comunità nazionale italiana, ma anche la nostra funzione di valorizzazione dei rapporti di collaborazione transfrontalieri e transazionali». La redazione ha lanciato pertanto un appello alle strutture di Rtv Slovenia, alle istituzioni della minoranza, a Slovenia, Croazia e Italia, affinchè trovino delle soluzioni per garantire e migliorare la visibilità e la diffusione dei programmi italiani di Radio e Tv Capodistria. (f.b.)

 

 

 

 

427 – La Voce del Popolo 10/09/13 Rovigno – Fermaglia, la prima visita è al CRS c’è la volontà di colmare le lacune

Fermaglia, la prima visita è al CRS c’è la volontà di colmare le lacune

 

ROVIGNO Nella mattinata di ieri il rettore dell’Università degli studi di Trieste, prof. Maurizio Fermaglia, ha visitato il Centro di ricerche storiche di Rovigno, dove è stato accolto dal direttore del CRS, prof.

Giovanni Radossi, dal presidente della Giunta Esecutiva dell’Unione Italiana, Maurizio Tremul, dal responsabile del Settore Università e Ricerca scientifica della Giunta Esecutiva dell’Unione Italiana, prof. Daniele Suman, dalla vicepresidente della Regione Istriana, prof.ssa Giuseppina Rajko, e dal presidente e vicepresidente dell’Università popolare di Trieste, rispettivamente Silvio Delbello e Fabrizio Somma.

 

Il rettore è stato accompagnato nella sua visita rovignese dai suoi collaboratori, la prof.ssa Cristina Benussi ed il prof. Franco Crevatin. Il direttore Giovanni Radossi ha iniziato l’incontro sottolineando che si tratta della prima visita ufficiale che il CRS riceve da un rettore dell’Università degli studi di Trieste dalla sua fondazione nel lontano

1969: questo rappresenta un segnale importante di riavvicinamento e di collaborazione con una delle sedi universitarie più prestigiose e importanti del territorio. Il rettore ha esordito dichiarando che la scienza non ha confini e ha spiegato che l’incontro al CRS è il suo primo impegno ufficiale da quando è stato nominato alla guida dell’Ateneo triestino.

 

Una scelta non casuale

 

“La scelta di iniziare il mio mandato con la visita al CRS di Rovigno non è casuale, ma conferma proprio la volontà di colmare una lacuna che si è perpetrata per troppo tempo”, ha evidenziato Fermaglia, aggiungendo che questo è il primo passo di una delle prerogative del suo mandato, che si baserà sullo sviluppo della collaborazione internazionale con Croazia e Slovenia, dove il CRS e la CNI avranno un ruolo molto importante.

 

Origini istriane

 

Il rettore, che ha ricordato di avere origini istriane, ha spiegato di aver iniziato il suo mandato con la nomina di tre delegati che si occuperanno dei campi della ricerca delle scienze pure, delle scienze umane e delle scienze della vita, che sono i tre settori di ricerca europei.

 

Sinergie d’eccellenza

 

L’obiettivo è di creare una mappa delle competenze degli atenei e delle istituzioni del territorio per trovare quelle sinergie d’eccellenza che serviranno a candidare i progetti ai fondi europei per la ricerca.

 

Progetti internazionali

 

Grazie all’entrata della Croazia nell’Unione Europea sarà possibile anche candidare i programmi di collaborazione internazionali ai fondi strutturali per il progetto Europa 2020, che nei prossimi sei anni metteranno a disposizione circa 85 miliardi di euro per le ricerche scientifiche che hanno come finalità la riduzione delle emissioni di gas serra del 20 per cento rispetto al 1990, l’aumento del 20 per cento del fabbisogno di energia ricavato da fonti rinnovabili, e l’incremento del 20 per cento dell’efficienza energetica. Inoltre, il progetto include anche le problematiche dell’occupazione, dell’innovazione, dell’istruzione e dell’integrazione sociale. Per affrontare questo tipo di problematiche è necessario un approccio multidisciplinare in cui i ricercatori dei vari dipartimenti, delle varie istituzioni e degli atenei devono collaborare tutti assieme come un unico popolo europeo, superando le barriere e i confini nazionali. Nella sua tabella di marcia, il rettore ha annunciato che nei prossimi mesi incontrerà i colleghi degli Atenei di Zagabria e di Lubiana e successivamente degli Atenei locali per creare questa rete di competenze che servirà a dare vita ai nuovi progetti di ricerca scientifica europea.

 

Salvaguardare l’identità della CNI

 

Il presidente della Giunta esecutiva dell’UI, Maurizio Tremul, ha ribadito che ci sarà la massima disponibilità da parte dell’Unione Italiana a collaborare con l’Università degli studi di Trieste per continuare a salvaguardare quelli che sono gli obiettivi principali della Comunità Nazionale Italiana, cioè il mantenimento dell’identità, della cultura e della lingua italiana in questi territori, con la volontà di essere pure presenti per dare il proprio apporto nei progetti di sviluppo economico, sociale e scientifico che stanno nascendo con l’entrata della Croazia nell’Unione Europea.

 

L’Istria pronta per le nuove sfide

 

Anche la Regione Istriana – come ha spiegato la vicepresidente Giuseppina Rajko – ha colto l’importanza della visita del rettore e le grandi possibilità che questa collaborazione offre, ricordando che l’Istria è ormai pronta da tempo per affrontare le nuove sfide dello sviluppo, nel campo della ricerca e dell’innovazione che l’Europa ha definito come priorità assolute. La visita si è conclusa con uno scambio di doni. Il direttore del CRS ha omaggiato il rettore con una copia del manuale di storia “Istria nel tempo” e del relativo cd e dei volumi “La Comunità Nazionale Italiana” di Ezio e Luciano Giuricin..

 

Sandro Petruz

 

 

 

 

428 – Il Piccolo 09/09/13 La polemica: «Strage di Vergarolla, confutiamo la tesi di Serracchiani»

LA POLEMICA

 

«Strage di Vergarolla, confutiamo la tesi di Serracchiani»

 

 Una bacchettata alla presidente della giunta regionale, Debora Serracchiani e un invito, rivolto a tutti, di «essere rigorosi nel trattare temi legati all’immediato dopoguerra in queste terre e alla strage di Vergarolla in particolare». La studiosa Claudia Cernigoi, in rappresentanza della testata “10 Febbraio” e la storica Alessandra Kersevan, esponente del gruppo “Resistenza storica”, sono state protagoniste, sabato, di un intervento che ha avuto il duplice scopo di criticare una recente dichiarazione di Serracchiani e di esprimere «il comune impegno nell’approfondire una vicenda storica sulla quale ancora non si è fatta chiarezza». In relazione alla strage di Vergarolla, nella quale morirono, il 18 agosto del ’46, a causa dell’esplosione di un ordigno, 87 persone, intervenute a una festa popolare, Serracchiani ha recentemente definito il grave fatto «un chiaro messaggio dei servizi segreti di Tito agli italiani di Pola e dell’Istria, accertato come tale attraverso la consultazione delle carte dei National Archives di Kew Gardens, vicino a Londra. Le affermazioni di Serracchiani – ha rilevato Kersevan – sono poco meditate e inappropriate, soprattutto in conseguenza del suo ruolo. «Come ricercatrice – ha proseguito – posso confermare che gli archivi britannici devono essere sottoposti ad attento vaglio. In base ad altre fonti, abbiamo saputo che esiste ulteriore documentazione che smentisce quanto affermato da Serracchiani. Le sue dichiarazioni – ha insistito – sono perciò forzate. Si vuole mettere in una certa luce il movimento partigiano. Guai a non ribattere alle dichiarazioni di Serracchiani – ha concluso Kersevan – che altrimenti potrebbe trasformarsi in una verità rivelata, cosa che non è». Cernigoi è partita dalla definizione di Maria Pasquinelli: «una terrorista – ha detto – e gli jugoslavi non avrebbero avuto interesse a terrorizzare la popolazione italiana affinché se ne andasse, quando già la stragrande maggioranza aveva deciso in tal senso. Ciò che e’ successo in Istria – ha concluso – va spiegato all’interno della logica di spartizione fra Stati di quel preciso momento storico».

 

Ugo Salvini

 

 

 

 

 

429 – Il Piccolo 11/09/2013  L’Intervento – La strage di Vergarolla e le prove dell’attentato

L’INTERVENTO DI PAOLO RADIVO *

La strage di Vergarolla e le prove dell’attentato

Leggiamo con dispiacere le critiche rivolte alla Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani per il bel messaggio da lei trasmessoci in vista delle cerimonie polesi a ricordo delle vittime della strage di Vergarolla, e le riconfermiamo gratitudine per la sua attenzione e apprezzamento per le sue significative parole. La Commissione d’inchiesta alleata accertò che le 28 mine di profondità non sarebbero potute esplodere accidentalmente poiché private del detonatore, che qualcuno reinserì. Pertanto fu una strage premeditata, non una tragedia fortuita. Fabio Amodeo e Mario Cereghino scoprirono fra i documenti degli archivi inglesi il nome di uno dei probabili attentatori, un agente dei servizi segreti jugoslavi, e lo citarono in “Trieste e il confine orientale tra guerra e dopoguerra”. Volume 3. 1946-1951 (Trieste, 2008).

 Ulteriori particolari vennero forniti da Pietro Spirito su “Il Piccolo” del 9 marzo 2008: «dal 9 settembre 1946, sono attive a Trieste e in tutta la Venezia Giulia 6 squadre di sabotatori dell’Ozna, con l’obiettivo di “promuovere atti terroristici”»; «in ottobre, un gruppo di ex soldati tedeschi (una trentina) è stato incaricato dai titini di organizzare una serie di attentati dinamitardi contro le forze angloamericane di stanza a Trieste».

 Ulteriori documenti inglesi richiamati su “L’Arena di Pola” del luglio 2006 riferiscono che, prima di Vergarolla, da parte filo-jugoslava era stata espressa la volontà di boicottare qualsiasi manifestazione filo-italiana. Non a caso una bomba fu rinvenuta a Trieste sotto la tribuna della giuria di una gara internazionale di canottaggio. E le gare natatorie previste per la mattina del 18 agosto 1946 davanti alla sede della società “Pietas Julia” avevano una chiara connotazione patriottica. Vi accorsero centinaia di famiglia italiane italofile, ragion per cui le vittime si contarono solo fra queste. Testimonianze oculari riportate su “L’Arena di Pola” del luglio 2013 affermano di aver sentito una detonazione subito prima dello scoppio e di aver visto in mattinata un uomo ben vestito stendere un “filo” lungo la pineta, tagliarlo con un coltello e aggiuntarlo in più punti: era un congegno elettrico a distanza. Un altro sconosciuto fu visto arrivare su una barchetta di idrovolante alla banchina del vicino cantiere navale “Lonzar”; disse di venire da Brioni, che era sotto occupazione jugoslava.

Dopo l’esplosione il professor Giuseppe Nider e un maggiore britannico trovarono in una vicina cava tracce di apparati per l’innesco remoto uguali a quelli usati nelle miniere dell’Arsa. L’esule polesano Lino Vivoda avrebbe inoltre scoperto un altro degli attentatori: un agente dell’Ozna-Udba membro del gruppo operante tra Fasana e Peroi. È vero che già nel luglio 1946 ben 28.058 cittadini presenti a Pola avevano preannunciato l’intenzione di esodare nel caso la città fosse passata alla Jugoslavia. Ma la Conferenza della pace doveva ancora decidere e il 15 agosto all’Arena circa 20mila filo-italiani erano accorsi alla manifestazione indetta dalla Lega Nazionale unendosi ai cori nel cantare inni patriottici. L’eccidio di Vergarolla rafforzò anche nei più titubanti la convinzione che l’esodo fosse ormai l’unica garanzia di sopravvivenza, oltre che di libertà e di mantenimento della cittadinanza italiana.

* Direttore de “L’Arena di Pola” segretario del Libero Comune di Pola in Esilio

 

 

430 – Il Piccolo 12/09/13 Lettere – Storia : Negazionismo da ignorare

storia / 1 Negazionismo da ignorare

 

Certo ci vuole un bel coraggio a dare spazio al famigerato duo negazionista Kersevan-Cernigoi… Del resto non è la prima volta che il giornale offre le sue pagine per ospitare tesi astruse come quella degli “esuli piagnoni” dell’Ursini o la delirante lettera del soldato inglese che a Pola era dedito più ad amoreggiare che a capire la reale situazione della cittadina istriana in quegli anni. Avevo cliccato “mi piace” a questa pagina perché stranamente noi esuli siamo legati a Trieste ma, a quanto pare, questo amore, almeno da Il Piccolo, non sembra proprio ricambiato. Gianclaudio de Angelini (esule da Rovigno)

 

Risposta del Piccolo

Ognuno ha il diritto di esprimere la propria opinione, lei così come le persone da lei criticate. Noi pubblichiamo sia le sue tesi sia quelle altrui, basta che siano espresse in maniera civile. Sono le regole fondamentali della democrazia. Le sembrano così strane? (a.b.)

 

 

 

 

431 – Il Piccolo 12/09/13 Lettere – Storia : La verità di Vergarolla

storia / 2 La verità di Vergarolla

L’articolo di Ugo Salvini pubblicato su Il Piccolo del 9 settembre scorso, riporta acriticamente le tesi di due note sostenitrici della propaganda titina, Alessandra Kersevan e Claudia Cernigoi, sulla strage di Vergarolla, dimostra sola la caparbietà con la quale si cerca di mettere in dubbio documenti e prove ormai consegnate alla storia.

Ne “Il Dalmata” n. 54 del marzo 2008 davamo notizia, in prima pagina, del documento del Controspionaggio dei Carabinieri e degli archivi dell’intellingence degli inglesi del ’46 con questo breve pezzo che riporto integralmente: “Apprendiamo solo ora dal libro Top Secret di Mario Cereghino e Fabia Amodeo che furono i Servizi segreti italiani (battaglione 808 dei Carabinieri per il controspionaggio, noto come C.S. dipendente dal Sim) a informare minuziosamente dell’avvenimento i colleghi inglesi, individuando anche gli agenti dell’Ozna che avevano provocato la strage, dall’esecutore materiale Giuseppe Covacich, un ex membro della Marina militare italiana a quattro sabotatori dell’Ozna di Trieste Oreste Parovel, Marco Lipez, Silvano Picorich e Guido Fiorino che vennero trovati in possesso di esplosivo al tritolo”.

Vero è che il governo italiano del 1946 (che precede la strappo Tito-Stalin del ’48) dove erano presenti ministri comunisti non ritenne allora, pur minuziosamente informato dal CS di giocare questa carta in sede di trattative per la stipula del Trattato di Pace del ’47 che avrebbe potuto cambiare il destino di Pola e forse anche di altre città della costa istriana. Ai comunisti italiani di allora continuano a fare riferimento le attiviste filo titine, senza rendersi conto che ormai Tito è condannato dalla storia per aver ucciso oltre un milione di jugoslavi anticomunisti, che si cerca ancora oggi ad addebitare alle forze armate italiane.

Renzo de’ Vidovich (presidente Associazione dalmati italiani nel mondo delegazione di Trieste)

 

 

 

432 – Il Piccolo 11/09/13 Ediz.Gorizia – L’Intervento – A Gorizia c’è poco da celebrare l’8 Settembre nel ricordo di Tito

A Gorizia c’è poco da celebrare l’8 Settembre nel ricordo di Tito

 

 Ho preferito lasciare che l’8 settembre venisse celebrato anche con la consueta manifestazione promossa dall’Anpi nel piazzale della stazione ferroviaria di Gorizia, ricordando la cosiddetta “battaglia di Gorizia”. Con il grande rispetto e gratitudine che nutro per i partigiani che in tutto il paese hanno combattuto per liberare l’Italia dal regime fascista e dall’occupazione nazista, per amore di verità va operato un profondo distinguo tra questi partigiani e quelli che, invece, combatterono sul nostro territorio non già per liberare l’Italia da un regime, bensì per asservirla ad un altro, che ha mietuto in tutto il mondo decine di milioni di vittime ed ha condotto non certo alla pace, libertà e benessere: il regime comunista dell’allora maresciallo Tito, il quale voleva occupare la nostra regione sino a tutta la cosiddetta “Slavia veneta”, ovvero sino al Tagliamento.

 

La scritta “vogliamo la Jugoslavia di Tito” firmata falce e martello e stella rossa, che ha campeggiato per anni sui muri di una casa di Selz ed è stata cancellata qualche anno fa, sintetizzava compiutamente le loro aspirazioni e volontà.

 

I partigiani italiani della Osoppo furono trucidati da quelli comunisti a favore di Tito, proprio perché si opponevano alla annessione di queste terre alla Jugoslavia. Gorizia ancora piange le sue oltre 650 vittime, strappate dalle loro famiglie con la sola colpa di rappresentare un pericolo per le velleità annessionistiche di Tito.

 

I partigiani comunisti giuliani continuarono la loro lotta, fortunatamente non più armata ma con manifesti, archi di fronde e scritte sui muri, nell’intento di convincere gli alleati ad accettare le loro tesi annessionistiche fino al trattato di pace di Parigi nei primi mesi del 1947. Se così fosse successo, avremmo goduto anche noi delle gioie comuniste per 45 anni, cioè come è successo alla nostra vicina Slovenia.

 

Ecco perché, nel rispetto della lotta partigiana condotta per liberare l’Italia e non già per asservirla ad un altro regime, ritengo che la verità vada sempre salvaguardata e resa nota, proprio perché certi fatti non debbano più accadere su entrambi i fronti. I nostri giovani giustamente ora devono proiettarsi avanti, ma non nell’ignoranza di quanto accaduto, bensì nella consapevolezza che la storia sia sempre grande maestra di vita capace di farci superare tutto, guardando al futuro con ottimismo, fiducia, voglia di crescere insieme agli altri, nella pace e nella tolleranza reciproca.

 

Rodolfo Ziberna consigliere regionale Pdl

 

 

 

433 – CDM Arcipelago Adriatico  09/09/13 Giuliani e Dalmati nella guerra di Liberazione, 9-10 Settembre 1943 – 70° Anniversario della Difesa di Roma

Giuliani e Dalmati nella guerra di Liberazione

9-10 Settembre 1943 – 70° Anniversario della Difesa di Roma

 

Il 9 e il 10 settembre 1943 reparti dell’esercito italiano e gruppi di civili si opposero all’occupazione di Roma da parte delle truppe tedesche dopo l’armistizio del giorno prima. Altrettanto accadde in varie parti d’Italia (Ascoli Piceno, Tarvisio, Sassuolo, Gorizia, Trieste, in Sardegna) e altrove (Corsica, Spalato, Cefalonia, Rodi).

Fu l’inizio della guerra di Liberazione.

 

A Roma i combattimenti più duri avvennero a Forte Ostiense, alla Montagnola e a Porta San Paolo, ove erano attestati reparti della Divisione Granatieri di Sardegna, cui erano appartenuti e appartenevano tanti giuliani e dalmati, per antica tradizione (Scipio Slataper, Carlo e Giani Stuparich, Luigi Missoni, Antonio Vukassina…)Tanti giuliani e dalmati caddero così in quel settembre, da Roma a Cefalonia, per difendere la dignità della nazione.

 

La mancanza di ordini precisi portò al collasso dell’esercito italiano in tutta l’Europa. Le province orientali del territorio nazionale furono così abbandonate alla vendetta nazista e alla sete di annessione e di rivalsa sia dei partigiani iugoslavi di Tito che degli ustascia croati di Pavelić.

 

Come tutti gli italiani anche i giuliani e i dalmati fecero la loro scelta drammatica seguendo la loro coscienza e il loro sentimento dell’onore.    

 

Migliaia di italiani della Venezia Giulia e della Dalmazia combatterono nel Corpo Italiano di Liberazione e nelle formazioni partigiane italiane nel Centro e Nord-Italia e nella stessa Iugoslavia all’insegna del nostro tricolore.

 

Lungo è l’elenco dei decorati e dei caduti, da Montelungo nel dicembre 1943, dalla Linea Gotica nel 1944, al fiume Senio nel 1945.

 

Sono nomi di graduati, di ufficiali o di semplici soldati, marinai, aviatori, che si erano battuti con onore contro inglesi e americani fino agli ultimi capisaldi della Sicilia nell’agosto 1943 e poi si trovarono a combattere contro i tedeschi a Montelungo; sommergibilisti che avevano operato in Atlantico contro i convogli alleati e poi hanno compiuto azioni di commando ed esfiltrazione di resistenti sulle coste liguri o toscane; comandanti di battaglioni eritrei, diventati poi capi di unità partigiane nel Nord-Italia; reduci dall’Africa e dalla Grecia torturati e fucilati dai tedeschi in qualche città del Piemonte o del Veneto o morti nel lager per onorare il giuramento.

 

Combattevano anche per conservare all’Italia le loro terre natali. Anche questi nomi fanno parte della nostra memoria di esuli giuliano-dalmati e di italiani dell’Adriatico orientale, tutelata dalla legge n. 92 del 2004 istitutiva del “Giorno del Ricordo” delle Foibe e dell’Esodo. Perché molti di questi combattenti finiranno anch’essi nelle foibe e nel gulag iugoslavo a guerra finita, solo perché volevano restare italiani. I sopravvissuti condivideranno con le famiglie l’umiliazione dei campi-profughi.

 

Siano di monito a tutti l’amore e la fedeltà dei giuliani e dei dalmati all’Italia e alla sua libertà.

 

Lucio Toth  

 

DECORATI  AL VALORE  GIULIANI  E  DALMATI DI  NAZIONALITA’  ITALIANA  PROVENIENTI  DAL TERRITORIO EX-ITALIANO DELLA VENEZIA  GIULIA  E  DALLA  DALMAZIA NELLA GUERRA  DI  LIBERAZIONE

 

(Esclusi triestini e goriziani)

 

Livio Andretti (Pola) Croce alla memoria – Trieste 30 aprile 1945

Antonio Antonazzi (Grisignana – Pola) Med. di bronzo – Montoso (Cuneo) dicembre 1944

Francesco Barisich (Zara) Med. di bronzo – S.I.M. settembre 1943-giugno 1944

Attilio Bartole (Pola) Med. di bronzo – Zona di Modena settembre 1943-aprile 1945

Antonio Biloslavo (Grisignana – Pola) Med. di bronzo – Toscana-Lazio aprile-maggio 1944

Giorgio Bohm (Lussinpiccolo)  Med.d’argento – Cinque Rivi (Tarvisio) 1° dicembre 1943

Luigi Buranello (Pola) Med. di bronzo – Sarengrad (Iugoslavia) 12 aprile 1945

Nicolò Chersini (Cherso – Pola) – Grecia settembre 1943-novembre1944

Pietro Cini (Buie d’Istria) Croce V.M. – Bocche di Cattaro, 14-15 settembre 1943

Giuseppe Comici (Lussimpiccolo) Croce alla memoria – Cefalonia, 8-20 settembre 1943

Mario Copetti (Pisino) Med. di bronzo alla memoria – Fiume Tagliamento 25-26aprile 1945

Guido Cosulich (Lussimpiccolo) Regia Marina Med.d’argento – Disperso in missione speciale –Tirreno dicembre 1943-marzo 1944

Alberto Criscuolo (Pola) Granatieri di Sardegna  Croce V.M. – Roma, 8 settembre 1943

Aurelio Cuzzi (Parenzo) Rgt. Legnano Med.di bronzo – Casa Carrara di Valle Idice 18 aprile 1945

Antonio Danieli (Pago – Dalmazia) Partigiano Med. d’oro alla memoria – Vascon di Carbonera 16 novembre 1944

Antonio Dapas (Rovigno d’Istria) Bersaglieri Croce V.M. – Valli del Musone e del Misa, 17 e 27 luglio 1944

Liberato Del Bello (Pirano – Pola) Partigiano Med.di bronzo alla memoria – Slovenia,aprile 1945

Enrico De Mori (Pola) Div. Granatieri di Sardegna Croce V.M. – Roma, 8-10 settembre 1943

Onorato Dezzoni (Castelline – Pola) Partigiano Croce alla memoria Fosso Marzio (Toscana) 14 luglio 1944

Gino Diumich (Fiume) Regio Esercito Croce V.M. – Bocche di Cattaro 14-15 settembre 1943

Umberto Felluga (Isola d’Istria) Partigiano Med.d’argento alla memoria – Dachau 20aprile 1945 

Lorenzo Fonda (Pirano-Pola) Regia Marina Med. di bronzo Operazioni navali settembre 1943-aprile 1945

Ermenegildo Fragiacomo (Pirano) Regia Marina, Servizio Informazioni Croce V.M. Alta Italia, 5 febbraio- 25 aprile 1945

Enzo Freschi (Laurana- Fiume) Regia Aeronautica Med. di bronzo – Missioni speciali, aprile-novembre 1944

Servio Galzigna (Ragusa di Dalmazia) Regia Marina Med.di bronzo – Acque della Gorgona, 9 settembre 1943

Mario Giurini (Pola) Partigiano Med. di bronzo alla memoria – Bologna, 23 settembre 1944

Roberto Grisillo (Fiume) Rgt. Paracadutisti Nembo Med. di bronzo – Bologna 19-20 aprile 1945

Mario Guirini (Pola) Regia Marina, Partigiano    Med. di bronzo alla memoria – Bologna, 23 settembre 1944

Adriano Host (Fiume) Regio Esercito Div. Bergamo  Med.di bronzo – Dalmazia-Bosnia ottobre 1943 – gennaio 1945Oscar Kiss (Sussak – Fiume) Alpini  Med. di bronzo – Albania, 8 settembre 1943 -11 giugno 1944

Armando Lauri (Sebenico) R. Carabinieri – Venezia Giulia, settembre 1944 – 25 aprile 1945

Furio Lauri (Zara)  Regia Aeronautica   Med. d’oro – Cielo dell’Italia occupata, 8 settembre 1943 – 17 aprile 1945 

Ludovico Luraschi (Pola) Bersaglieri Med. d’argento alla memoria – Cassino, dicembre 1943

Giovanni Makaus (Arbe – Dalmazia) Regia Marina Med. d’argento – Missioni speciali, 9 settembre 1943 – 15 maggio 1945

Giuseppe Maras (Selve – Dalmazia) Bersaglieri  Med. d’oro – Zara- Zagabria 9 settembre 1943-11 maggio 1945

Nicodemo Mattossi (Pola) R. Esercito Med. di bronzo – Albania, settembre 1943-gennaio 1944

Antonio Miletich (Lussinpiccolo) Regio Esercito  Med. di bronzo – Sammarzano sul Sarno (Salerno), 8-24 settembre 1943

Ermanno Miletti (Pola) Regio Esercito 84 Rgt. Fanteria 2^ Brigata Garibaldi, Croce V.M. – Montenegro, 8 settembre ed oltre

Luigi Missoni (Gravosa – Dalmazia) Granatieri di Sardegna  Med.d’oro sul fronte albanese nel 1940 – Resistente, catturato dai tedeschi moriva in prigionia – Castelfranco Emilia 1944

Antonio Musizza (Parenzo) 21° Rgt. Fanteria Cremona Med. di bronzo – Riano Ferrarese-

Ariano Polesine, 23-25aprile 1945

Matteo Nardon (Lussinpiccolo) R. Marina Med. di bronzo – Mar Nero, settembre-novembre 1943

Daniele Paoletti (Parenzo) 74° Rgt. Fanteria Div. Lombardia Med. d’argento alla memoria –

Lager della Germania settentrionale, settembre 1943- 6 luglio 1945

Giovanni Paron (Capodistria) Partigiano Croce V.M. – Veneto, settembre 1943 – aprile 1945

Carlo Pesel (Laurana – Fiume) Regia Marina Reparti d’assalto Med. d’argento nel 1942 per operazione nel porto di Algeri, Croce V.M. – Acque di Genova, 19 aprile 1945

Ruggero Polo (Portole – Pola) Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale  Med. d’argento alla memoria – Biguglia (Corsica), 13 settembre 1943

Giovanni Polonio (Pola) Rgt. Paracadutisti Nembo Med. di bronzo – Grizzana, 10 aprile 1945

Antonio Pozzecco (Umago d’Istria) Regio Esercito 20° Rgt. Salmerie Croce V.M. – Isola di Montese, 5 marzo 1945

Antonio Prencis (Valle d’Istria) R. Esercito 35° Rgt. Artiglieria Croce V.M. – Briguglia (Corsica) 13 settembre 1943

Ernesto Provantini (Fiume) R. Esercito 88° Rgt. Fanteria  Med. di bronzo alla memoria – Costa (Corsica), 14-25 settembre 1943 

Ernesto Sabalich (Pago- Dalmazia) R. Esercito Div. Garibaldi  Med. di bronzo – Montenegro – Sangiaccato, 8 settembre 1943-febbraio 1944

Mario Sardos Albertini (Capodistria) Regio Esercito Artiglieria – Guerra di Liberazione, dicembre 1943 – agosto 1944

Cesare Savini (Abbazia – Fiume) R. Esercito 87° Rgt. Fanteria, Gruppo di combattimento Friuli  Med. di bronzo – Valle del Genio, 17 febbraio 1945

Andrea Scarangella (Pola) Partigiano  Med. di bronzo – Zona del Monte Grappa, maggio 1944-aprile 1945

Francesco Sciolis (Pola) Milizia Vol. Sicurezza Nazionale Med. di bronzo – S. Andrea Biguglia (Corsica), 13 settembre 1943

Umberto Spina (Pola) R. Esercito 88° Rgt. Fanteria Med. di bronzo – Valle del Senio, 16 marzo 1945

Luigi Stercal (Zara) Regio Esercito 7° Raggruppamento Artiglieria Med. di bronzo – Bastia (Corsica), 12 settembre 1943

Alfredo Tomasi (Pola) Regio Esercito Fanteria   Croce V.M. – Rodi, 10 settembre 1943Simone Tonci (Pisino – Pola) R. Esercito Rgt. Paracadutisti Nembo Croce V.M. – Imola, 12-13 aprile 1945

Enrico Tumino (Pola) R.E. Allievo Ufficiale Cavalleria, Partigiano  Med. d’argento alla memoria – Brusasco (Torino), 16 novembre 1944

Marcello Tumino (Pola) R.E. Allievo Ufficiale, Partigiano  Med. di bronzo – Valcasotto, (Cuneo), 14 marzo 1944

Antonio Usmiani (Pola) Stato Maggiore R. Esercito, Ufficiale di collegamento tra la Resistenza in territorio occupato e i comandi alleati, dicembre 1943- maggio 1945

Umberto Valenta (Parenzo) 35° Btg.Bersaglieri Corpo Italiano di Liberazione Croce V.M. – Monte Mare, 18 aprile 1944

Sisto Valente (Strugnano d’Istria) Partigiano Croce V.M. – Mrascevo (Slovenia), 31 marzo 1945

Antonio Valle (Barbana d’Istria) R. Esercito 11° Rgt. Artiglieria Legnano, Corpo Italiano di liberazione  Croce V.M. alla memoria – Valle Zena, 20 aprile 1945

Nicolò Vidali (Pirano) Partigiano  Med. di bronzo alla memoria – Trieste, aprile-maggio 1945

Giuseppe Zadro (Cherso – Pola) 21° Rgt.Fanteria Cremona, Corpo Italiano di Liberazione Med. di bronzo – Alfonsine, gennaio- 26-27 aprile 1945

Mario Ziza (Parenzo) R. Esercito 67° Rgt. Fanteria  Med.di bronzo – Montelungo, 3 dicembre 1943

Mario Zusich (Villa Sbandati – Pola) 35° Rgt. Artiglieria Div. Friuli Med. di bronzo – Casamozza (Corsica), 12 settembre 1943.(dalla pubblicazione dell’Istituto del Nastro Azzurro di Trieste, 1997)   

 

 

 

 

434 – La Voce del Popolo 09/09/13 Tutti a casa. E le conseguenze?

«Tutti a casa». E le conseguenze?

 

Nella tarda estate del 1943 l’uscita dell’Italia dal conflitto, che avrebbe reciso l’alleanza con il Terzo Reich, era ormai solo questione di tempo. Se dopo il 25 luglio il nuovo capo del Governo, Pietro Badoglio, aveva assicurato il proseguimento della guerra e quindi l’osservanza degli obblighi che legava la Nazione al Patto d’Acciaio, con l’8 settembre si giunse all’annullamento di tutti i vincoli. Per i tedeschi si trattava di un vile voltafaccia, che meritava una condanna inflessibile.

 

Nelle prime ore del mattino del 9 settembre 1943, il maresciallo Badoglio con il suo governo, gli Stati Maggiori, nonché la casa reale abbandonarono la capitale per evitare la quasi sicura cattura da parte delle forze tedesche. Arrivati ad Ortona, non lontano da Pescara, s’imbarcarono sulla corvetta “Baionetta” e nel primo pomeriggio del 10 giunsero a Brindisi. Nella città pugliese tentarono di imbastire uno Stato, o almeno una sua parvenza, ma era un tentativo arduo, anche perché non aveva alcuna consistenza politica.

 

I tedeschi: «Ritirate il raccolto!»

 

Il crollo istituzionale non risparmiò le forze militari. Rimasti senza direttive, con i comandi ormai inesistenti e un Paese al collasso, i soldati furono sopraffatti e catturati dai reparti della Wehrmacht, le cui divisioni erano affluite numerose dal 26 luglio in poi. Immediatamente dopo l’annuncio dell’armistizio fu diramato il messaggio in codice “Ernte einbringen!” (Ritirate il raccolto!), relativo all’operazione di disarmo delle forze militari italiane, 1.700.000 uomini circa, disseminati nella penisola e nei territori occupati. I reparti germanici erano bene armati, motivati e ricevettero precisi ordini di lavare l’onta del voltafaccia dell’alleato di un tempo. Trovarono un esercito in sostanza inoffensivo, che, salvo alcune eccezioni, come nel caso della battaglia di Porta San Paolo a Roma, era smarrito, scoraggiato e desideroso di abbandonare le armi.

 

Con la capitolazione, si riteneva che la guerra fosse in verità terminata e che tutti potessero ritornare alle proprie case. La regia Marina, invece, ebbe una sorte migliore, le sue unità lasciarono La Spezia per raggiungere Malta, come era stato stabilito dall’armistizio corto. Tra gli episodi più noti ricordiamo l’affondamento, avvenuto il 9 settembre, della corazzata “Roma”, costruita nei Cantieri Riuniti dell’Adriatico, a Trieste e Monfalcone, e consegnata solo quindici mesi prima. Intercettata dalla Luftwaffe all’altezza dell’isola della Maddalena, la nave ammiraglia della flotta fu colpita da due bombe radio-guidate; persero la vita 1352 uomini, compreso l’ammiraglio Carlo Bergamini. Da Taranto, inoltre, salparono cinque grosse navi al comando dell’ammiraglio Alberto Da Zara, sulle quali vi erano anche gli equipaggi provenienti da Pola. L’aeronautica riuscì a spostare circa 250 velivoli nel sud Italia, ma non tutti si trovavano in condizione di combattere.

 

Istria: per Roma un’appendice, per il centro Europa una finestra

 

Fin dal crollo del fascismo, i tedeschi avevano radunato mezzi e truppe ai confini con il Regno. L’occupazione delle posizioni strategiche fu immediata, pertanto la notizia appresa la sera dell’8 settembre non colse affatto impreparati i comandi militari della Wehrmacht. E per le terre che entrarono nello Stato italiano al termine della Prima guerra mondiale, con il crollo dell’Austria-Ungheria, si schiusero scenari nuovi.

La Venezia Giulia e il Trentino Alto Adige furono staccati da quel nesso statuale e annessi direttamente al Terzo Reich. Furono istituite le “zone di operazioni” del Litorale Adriatico e delle Prealpi. Era la conseguenza del Nuovo ordine europeo e della sistemazione geopolitica prevista da Berlino. Per altri versi era il coronamento dei propositi pangermanisti, a lungo avversati sia dai liberalnazionali italiani sia dalle forze politiche slovene, soprattutto, e croate attive tra Otto e primo Novecento. Non a caso la giurisdizione delle due zone ricordate fu affidata ad altrettanti gauleiter,

rispettivamente Friedrich Rainer e Franz Hofer, che sostenevano con convinzione quell’orientamento.

In una pubblicazione in lingua tedesca uscita nel 1943 si legge che: “L’Istria e Trieste sono per una potenza italiana soltanto un’appendice, ma per l’Europa centrale sono la finestra sull’Adriatico”. L’intento che si desiderava raggiungere in quelle che un tempo erano state le province meridionali dell’impero asburgico era la creazione di una posizione difensiva dell’Europa centrale germanica, che allo stesso tempo svolgeva un ruolo di congiunzione tra il fronte italiano e quello balcanico. In più avrebbe dovuto bloccare un eventuale sbarco alleato, caldeggiato soprattutto dal primo ministro britannico Winston Churchill, un’operazione militare che avrebbe proiettato quelle armate in direzione dello scacchiere danubiano, bloccando di conseguenza l’avanzata dell’Armata rossa e del comunismo.

 

Si muove l’irredentismo slavo

 

Nella Venezia Giulia, nonostante la rapida estensione del controllo da parte dei nazisti, inizialmente solo sui centri maggiori, si assistette ad una vigorosa reazione da parte della resistenza slovena e croata, che proprio con il crollo militare italiano, intravide la fine di una dominazione avversata da tempo. Il fascismo, che si identificava nello Stato italiano, attraverso la sua politica fortemente discriminatoria nei confronti delle popolazioni slave incluse entro i confini stabiliti a Rapallo (mise in atto un genocidio linguistico, culturale e nazionale) non fece altro che inimicarsele.

E alla prima occasione propizia, con le armi in mano queste s’impegnarono a staccare quelle terre per includerle nelle rispettive matrici nazionali e accorparle allo Stato voluto da Tito. Si trattava di una regione contesa già nel corso del XIX secolo e l’annessione al Regno sabaudo non fu mai accettata. Fu giudicata una pagina nera, poiché aveva reciso gli sloveni ed i croati dallo Stato degli slavi meridionali sorto sulle ceneri della monarchia danubiana, aggravata ulteriormente dalla condotta del regime del littorio.

Essa divenne di conseguenza un teatro di aspri scontri, di rivendicazioni, di rese di conti, ma anche di nuovi soprusi, perpetrati con il fine di decapitare l’apparato statale italiano e chi lo rappresentava. In breve tempo, infatti, delle autoproclamazioni accolte dai due movimenti di liberazione avrebbero stabilito arbitrariamente la loro unione rispettivamente alla Slovenia e alla Croazia nell’ambito della nuova Jugoslavia. Vi era, dunque, un’aspirazione irredentista.

 

 

Infoibamenti partigiani, non furono jacquerie

 

L’obiettivo principale era la creazione di una nuova statualità e quindi il capovolgimento dell’ordine nazionale e sociale. Per gli sloveni, in particolare, si trattava di acquisire dei territori sia ad occidente sia a settentrione che, dal loro punto di vista, erano stati perduti nel primo dopoguerra a causa degli iniqui trattati di pace, ai quali includevano la Slavia Veneta, sottratta dall’Italia all’impero danubiano nel 1866. Con l’unione di quelle regioni si sarebbe compiuta l’auspicata “Slovenia unita”, il cui programma politico-nazionale risaliva al 1848, ma che non poté attuarsi per il deciso e prolungato ostacolo della politica asburgica. Inoltre, se è vero che quei territori divennero lo sbocco adriatico del Terzo Reich, per un mese circa quell’area fu una sorta di “terra di nessuno”, il cui controllo fu assunto in buona parte dal movimento partigiano, che non fu esente da eccessi, come lo testimoniano le eliminazioni e gli infoibamenti.

Quegli episodi non furono solo una jacquerie, ossia una rivolta spontanea contro l’oppressore, ma rientravano in una strategia delineata in concomitanza con la crisi del fascismo e il successivo sentore di una defezione italiana dal conflitto. Specie nell’area istriana vi fu una pulizia classista e politica, che si sovrapponeva a quella di ordine nazionale, che non rappresentava il movente unico. Per altri aspetti si assistette a una ripresa del risorgimento nazionale slavo, soffocato nel primo dopoguerra, condotta con metodi violenti, discostandosi quindi dalla cornice legalitaria d’età asburgica, per degenerare in una sequela di atti terroristici e sanguinari. Diego de Castro nella prefazione al volume “Il paese del faro” di Mario Maurel rammenta di aver lasciato Salvore alla fine del settembre 1943, “non appena giunte dall’Istria meridionale le notizie che i partigiani di Tito buttavano nelle foibe gli italiani, fascisti o non fascisti che fossero, ed anche quelli, tra gli slavi, che non sarebbero stati certamente disposti alla diffusione del vigente comunismo staliniano”.

 

L’inizio di un lungo, lacerante esodo

 

Nella Venezia Giulia si consumarono le dinamiche del movimento di liberazione jugoslavo, già collaudate nello spazio balcanico, che prevedevano la liquidazione di quanti erano genericamente definiti “nemici del popolo”, avversi cioè alla rivoluzione. Tale quadro della situazione emerge anche dalle valutazioni coeve di fonte avversaria. In un rapporto inviato dalla prefettura di Trieste al capo della polizia a Roma, del 30 gennaio 1944, ad esempio, si riporta che dopo l’armistizio e lo sbandamento delle forze militari italiane “gli episodi di violenze, le rapine, gli attentati, le imboscate cruente, i prelevamenti di persone a scopo di vendetta politica e di arruolamento forzato dei giovani tra le file dei ribelli si sono moltiplicati (…)”.

Era anche l’inizio di quel lungo fenomeno che oggi definiamo esodo, che avrebbe portato al quasi annullamento dell’italianità autoctona lungo l’Adriatico orientale. Nella relazione settimanale della prefettura di Pola al Ministero dell’Interno (26 dicembre 1943) si legge che le popolazioni dell’interno “rivelano uno stato di allarme tale, da cagionare un continuo esodo delle famiglie italiane e di alcune altre allogene che, terrorizzate dai recenti massacri, hanno motivo di temere atti di nuove rappresaglie da parte dei ribelli”.

Il suolo italico era divenuto teatro di aspre battaglie. I profluvi di parole di Mussolini che decantavano la riemersa potenza mediterranea di un popolo che faceva riferimento all’Urbe, erano svaniti con la scia di morte e di distruzione. Era stata infranta anche l’unità del Bel Paese, che sembrava ormai precipitato in una condizione d’antico regime, con una penisola divisa da potenze straniere e occupata da eserciti che si affrontavano, mentre il popolo italiano, schierato su posizioni contrapposte, era piombato in una cruenta guerra fratricida.

 

Kristjan Knez

 

 

 

 

435 – Il Piccolo 13/09/13 L’istriano Remigio Cramerstetter, da Trieste al Canada costruendo un impero di alberi, fiori e piante

Da Trieste al Canada costruendo un impero di alberi, fiori e piante

Remigio Cramerstetter partì nel 1957 con 35 dollari in tasca Oggi ha una grande azienda con sedi in Quebec e negli Usa

LE ORIGINI ISTRIANE

 di Giovanni Tomasin

«Se faccio un bilancio della mia vita, ho avuto più gioie che dolori. Sì, rifarei tutto da capo». Remigio Cramerstetter aveva ventidue anni quando, con la moglie e un bambino nato da venti giorni, salì sulla nave che da Trieste l’avrebbe portato in Canada. In tasca aveva soltanto 35 dollari. Dietro di sé lasciava le colline dell’Istria e anni di vita a Trieste. Oggi questo 77enne con le energie di un ragazzino è a capo della Cramer Nursery Inc, un’azienda con sedi in Quebec e negli Stati Uniti che rifornisce di alberi e fiori i parchi di tutto il Nordamerica, e non solo. Divide la sua vita fra la famiglia, il lavoro, le case in Canada e negli Usa. Il suo sogno è poter fare qualcosa per l’Istria e Trieste, le terre che non ha mai smesso di sentire sue. Signor Cramerstetter, dove inizia la sua storia? Sono nato a Castelvenere, Istria naturalmente, nel 1936. All’inizio del 1956 sono venuto a Trieste, al campo profughi di Padriciano. Sono rimasto là tre o quattro mesi. Ricordo che una volta la temperatura scese a 16 gradi sotto zero: un principio di congelamento mi gonfiò il volto, dovettero ricoverarmi. Ricordo anche tanta fame. Il cibo era poco nutriente e si poteva passare cinque volte a farsi riempire il piatto alla mensa senza riuscire a liberarsi del buco nello stomaco. Poi cosa è successo? Dopo il campo mi sono trasferito in città, all’inizio in via Manzoni, in seguito a Opicina. Ho trovato un lavoro alle Noghere. Ma la mia vita è cambiata per davvero l’8 marzo del 1957, quando con mia moglie e mio figlio appena nato siamo salpati per il Canada. Partivamo per un Paese di cui non sapevamo niente, di cui non parlavamo le lingue. Abbiamo avuto coraggio: ma a quei tempi eravamo giovani, non si prendeva in considerazione la possibilità che le cose potessero andar male. Com’è stato l’arrivo in Canada? Dopo un lungo viaggio ci siamo ritrovati a Montreal, in Quebec. La sera stessa del nostro arrivo, sul treno, ho incontrato della gente che cercava lavoratori disponibili a fare il giardiniere. Non conoscevo affatto quel mestiere, eppure mi offrii. Inizia così la sua lunga storia d’amore con la botanica. Trascorsi tre anni e mezzo a lavorare con loro. Imparai molte cose sui fiori, sulle piante, sui giardini. I miei colleghi erano olandesi, tedeschi: tutti buoni giardinieri. Poi decisi di mettermi in proprio: nel 1962 aprii il primo centro di giardinaggio a Montreal. Iniziai ad acquistare terra: prima dieci ettari, poi cento, poi trecento… E avanti così. Nel 1967 ebbi l’occasione di coprire le forniture dell’Expo, nel 1976 quelle dei Giochi Olimpici, inoltre per quattro anni ho lavorato alle piante della capitale di Ottawa. In seguito, nel 1980, ho comprato delle proprietà su un’isola del Sud Carolina, negli Usa. Gli affari andavano bene, tanto che alla fine degli anni ’80 ho comprato una casa a Miami, in Florida. Oggi il suo lavoro in cosa consiste? Oggi la nostra attività d’affari consiste per l’80% in ingrosso. Coltiviamo oltre 500 ettari di terra e forniamo piante per giardini, parchi, vie. Vendiamo fiori, alberi, cespugli: di tutto. I nostri principali clienti sono in Quebec, ma operiamo anche in Ontario e nelle province marittime del Canada. Vendo molto anche negli Stati Uniti, un po’ dappertutto. Il lavoro mi porta a stare via da casa per quattro mesi all’anno. Per fortuna ora due dei miei tre figli stanno iniziando a prendere le redini dell’impresa. Quante persone lavorano nella Cramer? All’incirca centoventi persone. È un gruppo molto cosmopolita. Tutti i giorni si parlano come minimo quattro lingue: francese e inglese, che sono le lingue del Canada, ma anche spagnolo e, ovviamente, italiano. Torna spesso da queste parti? Visito Trieste e l’Istria una volta ogni due, tre anni. Come sono cambiati questi luoghi nel corso dei decenni? Da qualche anno Trieste continua a migliorare. Le Rive oggi sono molto belle, ricche di fiori e aiuole. Certo la città ha un’aria molto migliore rispetto ai tempi in cui ci vivevo, negli anni Cinquanta. Lei i parchi li conosce bene. È stato a Miramare di recente? L’ultima volta cinque anni fa. Oggidì mi dicono che sia piuttosto abbandonato: è un grande peccato. Il castello di Miramare è una cartolina impareggiabile per Trieste. Una risorsa che non si dovrebbe abbandonare al degrado. Il Porto vecchio. Uno spazio simile resterebbe inutilizzato anche in Canada? Sì, potrebbe succedere anche lì. Ma non a lungo: è uno spazio con un valore troppo alto per essere dimenticato. Ci si potrebbero fare residenze, hotel, valorizzare gli edifici storici. Penso che un problema, un po’ come dappertutto, sia l’eccesso di burocrazia. La libertà è un ingrediente fondamentale del benessere. Ha mai pensato di investire a Trieste? Sarebbe bello, questa città è parte di me. Non conosco abbastanza le possibilità di qui, ma sì: mi piacerebbe. Cosa pensa invece dell’Istria? Che dire? Quando me ne sono andato l’Istria era quel che era. Poi è anche peggiorata. Ora inizia di nuovo a migliorare. Si sente ancora istriano? Le radici non vanno mai perse. Io vivo in Canada da più di cinquant’anni, eppure mi sento ancora parte dell’Istria. Pensa di tornare a viverci, un domani? Mi piacerebbe molto. Forse vorrei anche morire là. In passato avevo pensato di acquistare un vivaio a Salvore: avrei saputo come farlo fruttare. Purtroppo le leggi croate non mi consentivano di comprarlo. A differenza della Slovenia, mi pare che in Croazia esista ancora una forma di chiusura. Spero che una volta che saranno entrati per davvero nel mercato comune potranno integrarsi a pieno titolo. Trieste avrà un compito importante in questa apertura: le fratture del passato vanno superate. Insomma, il bilancio della sua vita è positivo. Oh sì. Rifarei tutto da capo.

«Quelle due bandiere a Chatham, Ontario»

«Il nostro dialetto, la nostra cultura, la nostra  cucina. L’anima dell’Istria va preservata». Remigio Cramerstetter non ha mai smesso di amare la penisola in cui è nato. «Ho sempre fatto parte delle associazioni istriane – dice -. A Montreal siamo un piccolo gruppo: venticinque anni fa eravamo in trecento, ora siamo circa una sessantina». Ma in Canada, spiega l’imprenditore, gli istriani sono dappertutto. «La città di Chatham, nell’Ontario, sul municipio esibisce la bandiera istriana sotto a quella canadese – racconta -. Peccato che i figli della prima generazione di esuli non si interessino tanto alla nostra cultura, alla nostra identità». E uno dei baluardi di questa identità, dice Cramerstetter, è il dialetto: «Io continuo a parlarlo dopo tanti decenni perché anche mia moglie è istriana, sicché a casa non s’è mai smesso di parlare in istriano. Ora che tanti vecchi stanno scomparendo, spero che questo tesoro linguistico non venga perduto». (g.tom.)

 

 

 

436 – La Voce del Popolo 09/09/13 Capodistria – Una serata tra amici parlando di basket

Una serata tra amici parlando di basket

 

CAPODISTRIA | Tra gli avvenimenti collaterali dell’Eurobasket 2013 a Capodistria, ha suscitato senza dubbio grande interesse tra gli appassionati la serata di venerdì all’Università del Litorale, intitolata “ Basket nel cuore”. Promossa dal Forum italo-sloveno, ha messo a confronto i ricordi di Peter Vilfan e Dino Meneghin, leggende della pallacanestro slovena e italiana, nonché dei noti commentatori sportivi Dan Peterson e Sergio Tavčar. All’evento hanno presenziato l’ambasciatore d’Italia in Slovenia, Rossella Franchini Sheriffs, la Console generale d’Italia a Capodistria, Maria Cristina Antonelli, il Ministro per gli sloveni nel mondo, Tina Komel, il presidente della Giunta Esecutiva dell’Unione Italiana, Maurizio Tremul, i presidenti delle CAN comunale e costiera, Fulvio Richter e Alberto Scheriani, che in qualità di vicesindaco rappresentava anche il comune capodistriano.

 

Con Tavčar a fare da moderatore, sono stati ripercorsi decenni di storia sotto i canestri, ricordati grandi giocatori e allenatori, sono stati presentati con ironia curiosi aneddoti che hanno accompagnato le pagine più gloriose di questo sport in Europa. A introdurre i dibattiti sono stati i filmati d’archivio, che hanno fatto rivivere le gesta di Meneghin con la maglia di Varese e Milano, nonché quelle di Vilfan con Jugoplastika e Partizan. Incrociando le carriere dei due cestisti è stato possibile rivivere l’eterno confronto tra le nazionali di Italia e Jugoslavia nei vari tornei. Particolare interesse ha suscitato la ricostruzione della rissa italo-jugoslava agli Europei di Francia, nel 1983, dove sono volati pugni e calci da entrambe le parti. Il furioso litigio è stato ricomposto la sera stessa davanti alla tv. Vilfan non ha nascosto l’invidia delle sue squadre per gli avversari italiani, sempre vestiti elegantemente, ben attrezzati e pagati. Da qui la rivalità in campo e la voglia di batterli con più punti di scarto possibile. Meneghin, da parte sua, ha ricordato l’ammirazione che aveva per i pivot jugoslavi. Commovente il suo ricordo dell’eterno rivale, il compianto Krešimir Čosič.

Il personaggio ricordato da tutti con gioia e dovizia di particolari, compresi esilaranti aneddoti, è stato l’allenatore serbo Aca Aleksander Nikolić. Meneghin è stato ai suoi ordini ai tempi della grande Ignis Varese, Vilfan ha fatto parte della nazionale jugoslava, campione del mondo nel 1980, di cui Nikolić era tecnico, mentre Peterson lo ha conosciuto a Bologna, quando allenava la Fortitudo e Nikolić era il coach della Virtus, i grandi rivali cittadini. Dai loro interventi è emersa la grande preparazione del tecnico serbo, la sua precisione nel stilare i piani per allenamenti e partite, che gli valsero l’appellativo di “professore”.

Tavčar ha cercato ancora un paragone tra il basket di ieri e di oggi. Meneghin e Vilfan sono stati concordi nell’affermare che lo sport ha avuto un’evoluzione, i giocatori sono più forti, più veloci e meglio dotati tecnicamente. Sono meno attaccati alla maglia dei loro club e non hanno tempo di maturare: i presidenti e i tifosi vogliono risultati di rilievo immediatamente. C’è stato spazio ancora per ripercorrere le carriere giornalistiche di Tavčar e Peterson, che nel 1988 si sono incrociate per un anno a Tv Capodistria.

 

Gianni Katonar

 

Si ringraziano per la collaborazione della Rassegna Stampa: L’Università Popolare di Trieste e l’Assoc. Nazion.Venezia Giulia e Dalmazia – ANVGD di Gorizia

Vi invitiamo conoscere maggiori dettagli della storia, cultura, tradizioni e immagini delle nostre terre, visitando i siti :

http://www.mlhistria.it
http://www.adriaticounisce.it/

http://www.arupinum.it

Posted in: 10 febbraio