Le forze armate croate nel XXI secolo – RID Rivista Italiana Difesa ottobre 2010

Posted on October 27, 2012


di Giuliano Da Fre’

Dalla dissolusione jugoslava all’alleanza atlantica.

L’adesione di Zagabria alla NATO, avvenuta il 1 aprile 2009, ha rappresentato da un lato l’arrivo nelle fila dell’Alleanza di un Esercito giovane, concentrato su riforme e professionalizzazione, ma con alle spalle una recente esperienza di combattimento su vasta scala e tradizioni military antiche e profonde; dall’altro, una spinta in più per il rinnovamento delle Oruzane Snage Republike Hrvatske, le Forze Armate della Repubblica Croata, nate nel 1991.

In poco meno di 20 anni, l’apparato militare croato ha comunque fatto passi da gigante, da quando s’era formato, tra il 1990 e il 1991, nel pieno della guerra d’indipendenza scatenata da Zagabria, decisa a staccarsi dalla Federazione Jugoslava, e poi proseguita sino al 1995 contro l’enclave serba delle Krajine.

I numeri qualcosa già ci possono dire: 15 anni fa la Croazia, con poco più di 4 milioni d’abitanti, manteneva alle armi 110.000 uomini, oltre a 40.000 poliziotti paramilitari e 180.000 riservisti.

L’Esercito (con 105.000 effettivi) assorbiva buona parte del bilancio militare.

Oggi, su un totale di 770.000 uomini e donne in età militare, indossano l’uniforme 20.000 volontari, cui si aggiungono 12.000 riservisti, per la meta’ mobilitabili in 24 ore.

Il servizio militare obbligatorio è stato sospeso dal 1e gennaio 2008, sostituito dal volontariato che, in un Paese dalle forti pulsioni nazionaliste (e nonostante il rapido assorbimento della cultura e dello stile di vita occidentali), non crea problemi nell’alimentare un apparato militare di dimensioni contenute, guidato da quadri formatisi alla dura scuola della guerra guerreggiata.

La professionalizzazìone delle Forze Armatecroate è solo una delle tante riforme aviate nell’ultimo decennio con l’obiettivo di prepararsi all’entrata nella NATO: Zagabria ha infatti curato in questi anni un costante ammodernamento degli equipaggiamenti, riorganizzato e snellito l’apparato militare, rivisto dottrine d’impiego e impegni strategici, non tirandosi indietro dall’invio di truppe in missioni internazionali, anche in situazioni di conflitto, come in Afghanistan (mentre un “no” deciso da parte dell’opinione pubblica ha bloccato nel 2003 l’intervento in Iraq).

Il budget militare è stato ovviamente ridotto rispetto al periodo della guerra di secession (1991-1995), quando aveva raggiunto il 12% di un PIL dissestato dagli eventi bellici.

Negli ultimi anni, grazie anche ad una costante – seppur fragile – crescita economica, Zagabria ha fissato il bilancio per la Difesa poco al di sotto del 2 per cento del PIL, con alcuni investimenti particolari finanziati attraverso altri canali. Si è così passati da una spesa dell’1,67% del 2006 (pari a 4,2 miliardi di Kuna), all’1,85% del 2009 (per 5,7 miliardi di kuna), al fine di coprire i crescenti costi di modernizzazione legati al Piano di Ammodernamento Pluriennale 2007-2015, che richiede investimenti per 4 miliardi di dollari.

I piani di riforma e la razionalizzazione delle risorse prevedono anche che entro il 2010 vadano a regime i “numeri” relativi al personale militare e civile appartenente alla Difesa: 24.300 effettivi, più

2.000 impiegati civili. Questo comporta ulteriori forti tagli per Esercito (da 16.000 a 12.500

uomini, con una riduzione del 21,87%) e l’Aeronautica da 2.700 a 2.000 effettivi: meno 26%), mentre la Marina manterrà i suoi numeri attuali (1.850 effettivi), con la prospettiva di aumentarli leggermente. Drastico il taglio dei riservisti di pronto impiego, passati da 32.000 a 12.000, anche se le potenziali riserve (comunque da riaddestrare ed equipaggiabili con material leggero obsoleto rimasto nei depositi) ammontano, in caso di emergenza, ad almeno 150.000 unità.

La nuova organizzazione dei vertici della Difesa  risente della democratizzazione della società e della vita politica nazionale, avviata dopo gli anni della guerra e del regime del Generale Franjo Tudjman, morto nel 1999. Comandante in Capo delle Forze Armate resta il Presidente della Repubblica, ma con un maggiore controllo da parte di Governo e Parlamento.

Particolare enfasi è stata data – visti i “numeri” ridotti con i quali si è costretti a lavorare – all’integrazione interforze, con uno Stato Maggiore Generale da cui dipendono in modo organico le tre F.A. e le forze di riserva e paramilitari.

Dal 2003 a capo dello staff militare croato c’è il Generale Josip Lucie, classe 1957, comandante della 1a Brigata Guardie durante la guerra.

Il Capo di Stato Maggiore Generale ha un ruolo- chiave, poiché da lui dipendono alcuni reparti specialistici non appartenenti alle tre F.A., anche se operativamente sono integrati nell’Esercito e inquadrati nel Comando Forze Speciali.

Si tratta innanzitutto del Battaglio Forze Speciali (Bojna za Specijalna Djelovanja), creato nel settembre del 2000 dopo lo scioglimento della 1a Brigata Guardie, unità d’elite nata nel 1991. Il reparto conta oggi solo 300 effettivi (uniti da un ironico motto: Svi su pozvani, rijetki su odabrani, che significa “Molti sono i chiamati, pochi gli eletti…”) ma, forte di una notevole esperienza di combattimento (cui si è aggiunta quella recentemente maturata in Afghanistan) e di un’accurato addestramento e riequipaggiamento, viene considerato tra le migliori formazioni speciali della NATO.

L’unità, dislocata a Delnice, presso il confine sloveno, inquadra cinque compagnie d’assalto (la 1a di paracommandos, la 2a specializzata in operazioni di alta montagna e in ambiente innevato, la 3a di incursori anfibi, la 4a addestrata al combattimento urbano e all’antiterrorismo, la 5a per il supporto di fuoco, con tiratori scelti e mortai leggeri), più la compagnia conando, comunicazioni e logistica.

Il Battaglione Forze Speciali ha funzioni strategiche (ed è attualmente impegnato in Afghanistan con 2 squadre di 16-20 effettivi ciascuna), i così come il 350e Battaglione Intelligence Militare (Vojno_obavjestajna Bojna), formato da circa 250 specialisti.

Infine, terza pedina del Comando interforze è la Guardia d’Onore (Pocasno Zastitna Bojna), reparto ad un tempo di rappresentanza istituzionale e di sicurezza per le autorità nazionali forte di 300 uomini acquartierati a Pantovcak, presso Zagabria.

Come accennato, le nuove Forze Armate della Croazia che fino a non molti anni fa ospitava truppe dell’ONU per sorvegliare il mantenimento della pace siglata nel 1995, sono oggi impregnate in diverse missioni internazionali. Per lo piu’ si tratta di piccoli gruppi di osservatori e specialisti che, dopo aver partecipato a missioni a Timor Est, Geòrgia, Sierra Leone e Corno d’Africa, risultano ora inseriti nei contingenti che operano al confine indo-pakistano, in Ciad, nel Sahara Occidentale, e poi Liberia, Costa d’Avorio, Haiti, Cipro e sul Golan (con circa 100 effettivi), nonché nel vicino Kosovo.

Più impegnativa la missione in Afghanistan, con 550 effettivi dispiegati (dal 2009 supportati da aerei da trasporto), che comprendono reparti d’elite, con l’incarico anche di testare sul campo alcuni dei nuovi sistemi d’arma che Zagabria intende acquistare. Nel settembre 2009 si sarebbero registrati alcuni episodi di disobbedienza, nel battaglione acquartierato a Mazarl- Sharif, proprio a causa di problemi con il material distribuito.

L’Esercito

Non c’e’ dubbio che simbolo ed oggetto della radicale riorganizzazione delle Forze Armate croate sia l’Esercito, lo Hrvatska Vojska, passato

in un decennio da uno schieramento comprendente 105.000 soldati, 40.000 paramilitari e 180.000 riservisti, ad una forza incentrata su 12.500 professionisti e 8.000 riservisti selezionati.

Una robusta cura dimagrante che però – arricchita dall’esperienza maturata sul campo tra il 1991 e il 1995 dalla maggior parte dei quadri

con un’età superiore ai 35 anni – ha consentito a Zagabria di voltare pagina e di dotarsi di equipaggiamenti moderni, o portati allo standard chiesto dall’Alleanza Atlantica, rendendo disponibili le truppe per l’impiego in missioni multinazionali, anche ad alto rischio come in Afghanistan.

Naturalmente, la struttura organica dell’Esercito Croato ha risentito della rapida e radicale trasformazione messa in atto.

Dal 2005 agli ordini di un giovane Tenente Generale, Mladen Kruljac (nato nel 1967, è stato comandante di Brigata a 28 anni, distinguendosi

operazioni FLASH e STORM), si trovano 12.500 effettivi, compresi 2.000 volontari a ferma breve, oltre a 8.000 riservisti di pronto impiego, che vengono richiamati per 30 giorni all’anno, tutti inquadrati in pochi reparti (comprese due brigate)  caratterizzati da elevate mobilità, versatilità e capacità tecnologica, secondo la dottrina NATO.

Dal Quartìer Generale dell’Esercito di Karlovac dipendono:

– Brigata Corazzata Guardie di Vinkovci, che comprende il Battaglione Carri KUNE (a Gasinci), il Battaglione Corazzato di Gasinci, il 1S Battaglione Meccanizzato SOKOLOVI (Vinkovci), e il 2- Battaglione Meccanizzato PUME (Gasinci), oltre al Battaglione misto d’artiglieria, a quello contraereo (Gasinci), al Battaglione Genio di Vinkovci, allo Squadrone Esplorante di Vinkovci. In questa cittadina trovano anche sede la Compagnia Comando e i reparti comunicazioni e logistici. – Brigata Motorizzata Guardie di Knin, che inquadra i battaglioni meccanizzati 15 TIGROVI e 2e GROMOVI (entrambi di stanza a Petrinja, ed riequipaggiati con i nuovi AMV PATRIA), e I battaglioni motorizzati 12 VUKOVI e 2S PAUCI.

A Ubdina si trova il Battaglione misto d’artiglieria; a Knin genio, comunicazioni, logistica, mentre a Benkovac è acquartierato il Battaglione Antiaereo. Un terzo reparto a livello di brigata e’ il  Comando Addestramento e Dottrina FRAN KRSTO FRANKOPAN di Zagabria, da cui possono essere tratte varie pedine operative in caso di bisogno e che dispone di un reggimento di fanterìa a Petrinja, un reggimento d’artiglieria a Bjelovar, uno contraereo a Zara, mentre a Karlovac e a Benkovac si trovano rispettivamente i reggimenti genio e logistica. Le unità più prettamente addestrative sono il Centro Addestramento Basico di Jastrbarsko, il Centro Addestramento Tattico per l’artiglieria di

Slunj, il Centro Addestramento e Simulazione Operativa e il Centro Addestramento Operazioni Militari Internazionali, aperti di recente in due moderne infrastrutture entrambe presso Zagabria, a Lucko e a Rakitje.

Direttamente dal Comando in Capo dipendono invece il Reggimento Polizia Militare (suddiviso tra Ogulin e Karlovac), il Reggimento Comunicazioni di Karlovac, la sezione intelligence (con sistemi ELINT e UAV) di Lucko, e il Battaglione Difesa NBC.

Contemporaneamente alla propria riorganizzazione ordinativa, operativa e dottrinale, l’Esercito croato ha avviato un vasto programma di ammodernamento, che dovrebbe concludersi nel giro di pochi anni, nell’ambito del Piano 2007-2015.

Dismessi o messi in deposito per eventuali emergenze i sistemi d’arma più obsoleti ereditati dalla dissoluzione della Jugoslavia, Zagabria ha seguito due strade per aggiornare le forze di terra. Innanzitutto, recuperando e sottoponendo a radicali programmi dì ammodernamento gli equipaggiamenti più validi tra quelli in dotazione (si pensi alla linea di carri da combattimento, ad esempio), portandoli a standard compatibili con quelli degli alleati della NATO.

In secondo luogo, ha acquistato sul mercato internazionale (in alcuni casi riproducendoli su licenza) sistemi d’arma di nuova generazione. Partiamo dall’alto.

La linea di carri (che equipaggiano due battaglioni più le riserve) si va incentrando su version aggiornate dell’M-84, tank costruito in Jugoslavia a partire dal 1984, derivato dal T- 72. Già caratterizzato da un certo numero di modifiche rispetto al “cugino” sovietico, l’M-84 croato è stato completamente rivisitato, sia aggiornando i carri ereditati dalla Federazione, sia modificando i vari lotti in produzione presso l’industria nazionale. I carri croati (80 esemplari), ribattezzati M-84A4 SNAJPER, sono stati portati allo standard M- 84D (1), rimotorizzati, equipaggiati con corazze aggiuntive, e montano il Remote Controlied Weapon Station SAMSON di Rafael, il computer balistico digitale OMEGA (della slovena Fotona), nuovi sistemi di difesa NBC, camera termica per la visione diurna/notturna, sistema di comunicazioni Racal.

L’industria croata ha poi avviato la realizzazione di un nuovo carro, l’M-95 DEGMAN, sviluppato sulla base dell’M-84D, ma con profonde modifiche. Attualmente cinque M-84 vengono trasformati in DEGMAN prototipici, due dei quali risultano consegnati. Zagabria ha ordinato 29 nuovi M-95 di serie (anche qui con possibili sviluppi nell’export, dato che Kuwait e Libia sono interessati al nuovo carro), mentre a più lungo termine alcune innovazioni introdotte potrebbero essere retrofittate sugli M-84D, portandoli al nuovo standard.

L’M-95 appare meglio protetto, impiega equipaggiamenti anti-NBC più sofisticati (la suite SZ-2000 di CBRN), ed è pensato per sostituire il cannone da 125 mm ereditato dalla vecchia versione con un 120 mm ad anima liscia, concepito per impiegare il munizionamento standard NATO, in fase di sviluppo presso la RUAG svizzera, che potrebbe impiegare anche il missile LAHAT israeliano.

Entro il 2015 la Croazia dovrebbe quindi schierare 104 carri, tra nuovi e aggiornati, dagli standard qualitativi paragonabili a quelli dei coevi tank occidentali di ultima generazione. In riserva, o impiegati a scopi addestrativi (ma anche come bersagli), restano circa 200 vecchi  carri T-55A degli anni ’60. I reparti meccanizzati possono contare anch’essi su un mix di nuovo e di “aggiornato”. Iveicoli corazzati da combattimento sono i BVP M-80A, entrati in servizio con l’alierà Esercito Federale Jugoslavo nel 1982; i mezzi, ancora in produzione nel 1991, sono ispirati al BMP-2 sovietico e all’AMX-10P francese, sono ancora validi, anche se non molto protetti. Mobilità ed armamento sono tra i loro punti di forza: l’Esercito Croato ne possiede 128, per i quali è stato awiato un programma di ammodernamento, ridimensionato però dall’acquisizione di  nuovi veicoli blindati ruotati. Nel 2007 Zagabria ha acquistato infatti dalla Finlandia (assieme ad alcune unità navali di seconda mano) 126 Patria AMV, un VBC 8×8 da 26 tonnellate – il doppio degli M-80 – sviluppato alla fine degli anni ’90, e già ampiamente esportato. I PATRIA AMV sono stati tutti consegnati nel 2007-2009, ma entro il 2012 potrebbero venirne ordinati altri 120-150 per sostituire i blindati più vecchi ancora in servizio. Questi ultimi, ormai radiati i vecchi BRDM, BTR- 60 e M-53/59 PRAGA (qualcuno viene conservato per scopi museali o come bersaglio da esercitazione), sono gli altrettanto datati APC cingolati BTR-50PK degli anni ’60, mantenuti in linea in 26 esemplari – ammodernati dopo il 1991 – più che altro per le loro capacità anfibie, e per i quali è comunque prevista la radiazione entro quest’anno.

Più variegato il parco di blindati medio-leggeri I più anziani sono i BOV (Borbeno Oklopno Vozilo), blindati 4×4 realizzati in Jugoslavia negli anni ’60-’80, impiegati anche con le forze di polizia e paramilitari. La Croazia ne schiera ancora un’ottantina, per metà nella versione semovente antiaereo (con un impianto trinato M55A4B1 da 20 mm), largamente impiegati anche nel ruolo terrestre durante la guerra di secessione, e per l’altra metà nella più recente versione APC M-83 POLO, armata con missili controcarro e impiegata nelle missioni di peacekeeping. Di costruzione locale e rustica, risalente agli anni del conflitto, è il LOV-1, un blindato leggero realizzato nel 1993 (sulla base dell’autocarro militare HV 4×4 TK-130 T-7) configurato in diverse versioni, armate anche con lanciarazzi controcarro e campali da 128 mm, mitragliere AA, sistemi di guerra elettronica o NBC. Ne restano in servizio meno di 50, anche questi destinati ad essere rimpiazzati dagli AMV Paia, per passare probabilmente in carico alle forze di sicurezza.

A sostituire i LOV saranno anche i LINCE di

Iveco, ordinati in 94 esemplari (sei in versione ambulanza), 10 dei quali consegnati nel 2009 per le esigenze del fronte afghano: altri 100 150 veicoli potrebbero essere ordinati entro il 2010. Restano in servizio i 42 HUMVEE donati dallo US Army alla Croazia per la missione in Afghanistan. Ancora più variegata la situazione dell’artiglieria campale e antiaerea. L’Esercito Croato dispone infatti dei seguenti sistemi d’arma: – lanciarazzi campali: quattro M-87 ORKAN da 262 mm, 8 M-91 VULKAN e due M-96 TAJFUN, su veicoli 6×6 e 8×8, entrambi da 122 mm (tutti costruiti in Croazia tra gli anni ’80 e ’90); circa 200 M-63/94 PLAMEN da 128 mm, ex jugoslavi degli anni ’60-70 (in parte di riserva); 68 RAK-12 e 36 BM-21 GRAD da 122 mm, di costruzione russa e rumena, in riserva; – artiglieria campale: una decina di semoventi 2S1 da 122 mm ex sovietici anni 70; 16 cannoni autocarrati M-84 NORA da 152 mm e 18 obici argentini M-1H1 L-33 da 155 mm, tutti degli anni ’80; in riserva o nelle scuole ci sono poi circa 200 pezzi d’artiglieria, tra M-56 da 105 mm, D-30 da 122, M-46 da 130 mm, LONGTOMedM-114da155eM-115da203 mm, tutto materiale ex US Army o ex sovietico; – mortai: una cinquantina di armi da 120 mm tipo SP e M-75 (più altri 280 in deposito), circa 340 M-96 da 82 mm e altrettanti pezzi da 60 mm; – artiglieria contraerea: oltre ai citati semoventi BOV-3, i Croati dispongono di circa 150 tra sistemi ex jugoslavi A4 20/3 da 20 mm, M-55 da 20 mm e cannoni Bofors L-70 da 40/70, parte in servizio, parte in riserva. Per il rinnovamento dell’artiglieria, il programma

più importante in corso è quello relativo all’Advanced

Artillery System, che prevede di

acquisire entro il 2015 un lotto di 18 semoventi

pesanti da 155 mm: in lizza l’ARCHER della

quest’ultimo dato per favorito, essendo in servizio

con diversi Paesi NATO.

Per quanto riguarda poi i sistemi missilistici,

quelli AAW sono rappresentati da circa 200

MANPADS tra IGLA e STRELA M2, in corso di

modernizzazione, gli altri in fase di radiazione;

la Croazia ha anche realizzato 10 semoventi

antiaerei S-10CRO, basati sulla versione russa

9K35 STRELA-10, prodotta dal 1979 su

chassis BRDM.

Resta controversa la sorte di alcuni sistemi per

la difesa aerea a lungo raggio S-300 acquistati

dall’Ucraina nel 1994-1995. Passati in riserva

nel 1998, secondo alcune fonti sarebbero stati

ceduti a Israele e Stati Uniti, desiderosi di valutarli

a fondo, mentre altri sarebbero in deposito

in Croazia.

Ricca la dotazione di sistemi controcarro da

fanteria. Nell’ambito dei lanciarazzi spalleggiabili

sono presenti un migliaio di M-80 ZOLJA

ereditati dall’ex Jugoslavia nel 1991, e circa

1.500 M-95, versione croata tuttora in produzione

produzione

di un sistema (RL-90) sviluppato negli

anni 70 dalla Federazione, mentre sono in

valutazione i PANZERFAUST 3 tedeschi.

Di fabbricazione russa (o ex sovietica) sono i

circa 500 missili controcarro SAGGER (360,

ormai impiegati per addestramento o in riserva,

in parte non più operativi) e SPIGOT, risalenti

agli anni 70-’80. Più recenti i 23 lanciatori

per i METIS-M (AT-13 SAXHORN), sempre

acquistati dalla Russia negli anni ’90, e dimostratisi

piuttosto efficaci nelle mani degli Hezbollah

durante la guerra in Libano del 2006.

Tuttavia, per modernizzare la linea controcarro,

Zagabria ha deciso di rivolgersi proprio ad

Israele, acquistando un primo lotto di 40 SPIKEER

da installare sugli AMV. Ulteriori ordinativi

sono fermi a causa di problemi finanziari, mentre

Mosca, a saldo dei debiti con la Croazia, ha

offerto i suoi nuovi KOMET-E (AT-14 SPRIGGAN),

che in Iraq nel 2003 e in Libano nel 2006

sono riusciti ad aver ragione di carri ABRAMS

e MERKAVA.

Anche per le dotazioni individuali e di squadra

lungo tre linee: dotare i reparti operativi dei

migliori sistemi che il mercato offre, ammodernando

laddove possibile l’esistente, conservare

in deposito surplus di materiali ancora validi

in buona quantità, dismettendo il resto.

Riprendiamo ad illustrare l’inventario dell’Esercito

Croato, ma partendo ora dal basso (2).

L’equipaggiamento individuale della fanteria

comprende innanzitutto diversi modelli di fucile

d’assalto in calibro NATO 5,56 mm: il più

moderno è il TAR-21 TAVOR israeliano, acquisito

nel 2007 per equipaggiare il battaglione

impegnato in Afghanistan. Affianca l’FN SCARL

belga, anche questo in valutazione per eventuali

nuovi ordinativi; altrettanto recente il G-

36 Heckler & Koch, acquistato in 850 esemplari

per reparti di élite, anche della Polizia (aggiungendosi

ad un quantitativo imprecisato di

M-4 ceduti dagli Stati Uniti), mentre i 100 FN

F-2000 acquisiti nel 2008 per la 1

a Compagnia

del Battaglione Forze Speciali non sono stati

particolarmente apprezzati.

Il grosso dei fucilieri croati resta tuttavia armato

con lo Zastava M-70 ereditato dall’Armata

Jugoslava; un buon fucile d’assalto progettato

nel 1968 sulla base del Kalashnikov russo, di

cui restano ai Croati 120.000 esemplari. Le

truppe di linea stanno però ricevendo il VHS

(Visenamjenska Hrvatska Strojnica), fucile tipo

bull-pup da 5,56×45 mm disegnato nel 2005

da Marko Vukovic per la HS Produkt croata.

Ne sono stati ordinati 2.000, in consegna (dopo

una prima apparizione all’annuale salone IKA

di Karlovac nel 2007) dal 2009; entro il 2012 si

prevede ne siano ordinati in tutto 60.000.

Va sottolineato come anche l’Esercito Croato

sia coinvolto nel dibattito sul revival del calibro

7,62 mm e abbia in disponibilità 2.000 FN FAL,

acquistati di seconda mano.

Se le armi leggere sono in servizio con pochi

modelli (pistola HS-2000 da 9 mm di costruzione

nazionale, in produzione dal 1999 e acquistata

in 20.000 esemplari (3), fucili a pompa

Remington 870 e SPAS-12 dell’italiana Franchi),

la dotazione di fucili di precisione è – in

zone di guerra che hanno avuto tristemente

protagoniste le azioni dei cecchini – estremamente

ricca. Si va così dal veterano M-40 da

7,62 mm (esordì con i Marines in Vietnam nel

1966) al GEPARD anticarro da 14,5/114 mm,

pesante 17 chili e mezzo e realizzato in Ungheria

dal 1990, passando per il modernissimo

SAKO TRG-42 finnico (in uso anche con le

squadre tiratori della Polizia), il maturo Accuracy

International AW inglese, il pesante Bai-”

rett M-82 da 12,7 mm americano, che si è affiancato,

nello stesso calibro, al MACS M-3

nazionale (acquistato nel 1991 in 240 esemplari).

Sempre in Croazia sono stati prodotti gli

80 “cannoni portatili” anti-materiale da 20 mm

RT-20, del 1994, mentre la Polizia dispone

anche dell’M-24 SWS da 7,62 mm prodotto

dalla Remington dal 1988.

Quanto a mitra e pistole mitragliatrici, si va dalla

variante iugoslava costruita negli anni ’80

su

licenza della SKORPION cecoslovacca (ribattezzata

M-84), a MP-5 e UMP tedesche della

Heckler & Koch, cui si è aggiunto un piccolo

quantitativo di MP-7, testate in Afghanistan;

2.500 sono invece le ERO e MiniERO, copia

locale dell’UZI israeliano, acquistate negli anni

’90.

Per le armi di squadra, sono in servizio diversi

tipi di lanciagranate da 40 mm (M-203, Mk-19,

HK-69A1, AG-36 e gli RBG-6 MGL costruiti localmente),

e sette modelli di mitragliatrice: M-

240 e M-249 leggere belghe (da 7,62 e 5,56

mm), la veterana M-60 americana da 7,62, l’intramontabile

Browning M-2HB da 12,7 mm (circa

550 pezzi), l’FN MAG belga da 7,62 mm

(400 esemplari), oltre ad un centinaio di ULTIMAX-

100 da 5,56 mm acquistate da Singaporenel

1990 dall’allora Guardia Nazionale Croata.

Il grosso resta tuttavia formato da circa 1.400

M-84 ex jugoslave da 7,62, costruite dalla Zastava

partendo dalla PK russa degli anni ’60.

Nell’ambito dei piani di ammodernamento dell’Esercito

(che prevede investimenti complessivi

per 1,5 miliardi di dollari entro il 2015), infine,

una parte importante riguarda il parco motorizzato.

Per quanto riguarda i veicoli tattici leggeri (non

blindati, quindi escludendo i già citati LINCE),

sono in servizio o in acquisizione circa 550 fuoristrada

tra Mercedes-Benz G-Class, Land Roi/

er WOLF, oltre ad alcune decine di LAND

CRUISER Toyota e Nissan NAVARA più vecchie.

In fase di sostituzione, tra il 2012 e il 2015,

anche gli autocarri TAM e FAP ereditati dalla

Federazione in 1.200 esemplari: è prevista l’acquisizione

di 1.050 veicoli, con portata compresa

tra le 5 e le 7,5 tonnellate, con un primo

gruppo di ordinativi firmati per Mercedes-Benz,

I Iveco e MAN.

Tra i programmi (relativamente) minori varati

da Zagabria per l’Esercito, ricordiamo infine

quelli che riguardano: sistemi di visione notturna

(per equipaggiare almeno un battaglione),

materiale NBC e per comunicazioni, veicoli speciali

(ambulanze, movimento terra, anfibi), radar

mobili per l’artiglieria – almeno 3 o 4 – e la

difesa aerea (da 8 a 12), un ospedale da campo

modulare, 16 automezzi pesanti per il trasporto

dei carri armati e materiale da ponte.

L’Aeronautica.

Arma ad alto contenuto tecnologico e professionale, l’Aeronautica croata – o Hrtvaska Zracna Znage – mira ad essere la punta di lancia

hi-tech dell’apparato

militare nazionale.

I suoi compiti sono per

la verità molto “tradizionali”

(mancando per

ora i mezzi per una vocazione

di “proiezione”

in missioni internazionali),

a partire dal controllo

dello spazio aereo

nazionale e alla sua

difesa contro attacchi

dall’aria, dal mare e da terra, in cooperazione

con Esercito e Marina. Fondamentale anche il

concorso alle operazioni di ricerca e salvataggio,

all’intervento in caso di disastro (con un

occhio particolare al servizio antincendio), e al

supporto alle attività civili

L’esperienza e’ di corto respiro, essendosi la moderna forza aerea croata formata ufficialmente il 12 dicembre 1991, nel pieno della guerra di indipendenza, ma divenuta una realtà operativa solo qualche anno più tardi. Tuttavia, i suoi quadri si sono formati nell’ottima Ae

ronautica Jugoslava e hanno avuto il battesimo

del fuoco durante la guerra di secessione

degli anni ’90, mentre non va dimenticato che,

durante la Seconda Guerra Mondiale, i Croati

alleati della Germania misero in piedi una legione

aerea (Kroatische Luftwafìen Legion) che

si battè validamente sul fronte orientale, mentre

sul territorio nazionale nasceva la Zrakoplovstvo

Nezavisne Drsave Hrvatske (ZNDH),

la prima Aeronautica nazionale croata. Una realtà

formata da 300 velivoli (per lo più ex jugoslavi,

ma anche italiani, tedeschi e francesi, e

qualcuno inglese di preda bellica), con assi

quali il leggendario capitano Mato Dukovac

(1918-1990), 44 vittorie, prima cacciatore della

Legione Croata, poi passato ai Sovietici,

quindi istruttore della rinata Aeronautica Jugoslava

e pilota per la Siria durante la guerra con

Israele del 1948-1949 (4). Con appena 2.000

effettivi e un centinaio di aeromobili, l’Aeronautica

– dal 2006 al comando del Maggiore Generale

Vlado Bagaric, classe 1961, già pilota

iugoslavo dal 1983 al 1991 – presenta un’organizzazione

molto snella, incentrata su quattro

comandi territoriali.

A Zagabria si trovano il Quartier Generale e,

presso l’aeroporto militare di Pleso, la 91

a

Zrakoplovna Baza (Base Aerea), che inquadra,

oltre ad un battaglione logistico e ai reparti di

comando e servizi, tre squadriglie:

– 21

a Eskadrila Borbenih Aviona (EBA: squadrone

da combattimento), su MiG-21bis ammodernati;

– 27

a Eskadrila Transportnih Aviona (ETÀ:

squadrone aerei da trasporto), con An-32 e

Piper da collegamento;

– 28

a Eskadrila Transportnih Helikoptera(ETH:

squadrone elicotteri da trasporto), formatasi

presso il contiguo eliporto di Lucko (sede della

94

a Zrakoplovna Baza, in posizione-quadro

da quando sono stati ritirati dal servizio gli

HIND d’attacco del 29

a Squadrone elicotteri

(ARTICOLO IN CORSO DI COMPLETAMENTO)

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