Slovenska Vojska di Giuliano Da Frè – RID Rivista Italiana Difesa n. 6/2011

Posted on October 26, 2012


 

Le nuove Forze Armate della Slovenia

Nascita, missioni e organizzazione

Può sembrare un paradosso. Ma il maggior impegno militare “fuori area” delle Forze Amate slovene (FAS, o Slovenska Vojska), nel 2010, è concentrato in Kosovo con quasi 400 effettivi. Ventanni fa, proprio il rifiuto di mandare i propri soldati di leva a reprimere i disordini scoppiati nel 1989 nell’allora provincia kosovara della Federazione Jugoslava era stata una delle micce per la guerra d’indipendenza slovena. Il conflitto, scoppiato all’indomani della proclamazione della secessione di Lubiana dalla Federazione (25 giugno 1991, in contemporanea con l’analogo annuncio fatto dalla Croazia), e durato appena dieci giorni (1), rappresenta anche l’atto di nascita delle Forze Armate nazionali. Create sulla base della Difesa Territoriale della Repubblica Slovena (Teritorialna Obramba Republike Slovenije-TÒRS; parte di quell’apparato militare parallelo voluto da Tito nel 1968 dopo l’attacco sovietico alla Cecoslovacchia e ispirato all’esperienza partigiana jugoslava della Seconda Guerra Mondiale), hanno sostenuto un battesimo del fuoco di tutto rispetto, piegando i tre Corpi d’Armata federali dislocati in Slovenia e ottenendo sul campo l’indipendenza. All’inizio del XXI secolo l’apparato militare sloveno è drasticamente cambiato, dopo l’abolizione della coscrizione nel 2003 e con l’adesione a NATO e Unione Europea nel 2004. Agli ordini del Capo di Stato Maggiore della Difesa (dal maggio 2009 il Maggior Generale Alojz Steiner, 53 anni, già ufficiale della Difesa Territoriale dal 1979 al 1994) ci sono oggi appena 7.600 effettivi, cui si aggiungono 1.700 riservisti di pronto impiego (con un contratto che li obbliga a servire per 30 giorni l’anno), contro i 55.000 uomini in servizio a metà anni ’90. Da qui la necessità di puntare su un apparato estremamente snello ed efficiente, fortemente caratterizzato da un’organizzazione interforze, con tre componenti (terrestre, navale ed aerea) che fanno capo ad un’unica struttura di comando integrata. Se lo Stato Maggiore Generale (Generalstab Slovenske Vojske) si trova a Lubiana, assieme all’Ispettorato Generale (o Verification Center of SAF, responsabile della pianificazione a vari livelli, e della cooperazione internazionale, integrato con una sezione dell’OCSE), a Vhrnika – l’antica Nauporto romana, 20 km ad ovest della capitale – si trova il Comando operativo (Poveljstvo sii Slovenske Vojske), da cui dipendono le pedine “combat” e di supporto delle Forze Armate slovene. Queste sono inquadrate in quattro comandi a livello di brigata, cui si aggiunge una serie di reparti autonomi dipendenti direttamente dal Comando operativo. Nella capitale Lubiana ha sede la 1a Brigata, formata nel 1998, su tre battaglioni di fanteria motorizzata/meccanizzata (il 10S, acquartierato nella capitale, il 20S a Celje, il 742 a Maribor), più il 670S Battaglione logistico di Bistrica. La 72a Brigata di Maribor inquadra invece le forze pesanti e specializzate: il 45e Battaglione  corazzato di Pivka, il 132e di fanteria da montagna (a Bohinjska Bela), il 460S Battaglione d’artiglieria di Postumia-Postojina, il 148 Battaglione del Genio e il 18S per la difesa NBC, di base rispettivamente a Novo Mesto e Kranj. La Brigata d’Aviazione e Difesa Aerea (erede della 1a Forza Aerea/Comando Difesa Aerea), che inquadra i velivoli ad ala fissa e rotante delle Forze Armate slovene, è invece quasi completamente concentrata sulla base aerea di Cerklje ob Krki, vicino Brezice, con altre due aerostazioni distaccate presso lo scalo internazionale di Lubiana-Brnik (che ospita anche la componente di volo della Polizia slovena, solo su elicotteri) e a Lesce, dove si trova un eliporto destinato a supportare le operazioni di soccorso in montagna, mentre il centro di controllo radar nazionale è a Brnik. La brigata aerea comprende: – 95 Battaglione di Difesa Aerea (9-BZO), su un centro di comando (POVLOGBAT) e quattro batterie: 1a e 2a dotate di sistemi missilistici a corto raggio (LPRBTZO), e la 3a Batteria ROLAND, sugli omonimi missili a corto/medio raggio (RBTZO), mentre la 4a comprende i vecchi semoventi antiaerei ZSU-57, attualmente in riserva (LSTBTZO); – 15S Battaglione elicotteri (15-HEB/BTRA, erede della 15a Brigata aerea sciolta P8 novembre 2004), su una sezione ad ala fissa (LETRAO, con aerei da collegamento/trasporto) e tre squadroni ad ala rotante: 1S e 2- con i Bell 412, il 3e su COUGAR; – 16S Battaglione Controllo Aereo (16-BNZP, a Brnik), con due stazioni radar fisse e due mobili (rispettivamente su apparati AN/TPS-70 e GROUND MASTER 400, acquisiti nel 1993 e nel 2008) e un centro di comando e sorveglianza; – 107a Sezione Aerea (107-LEBA), che inquadra servizi logistici, reparti di sicurezza e unità amministrative; – Scuola di Volo (LETS), con tre sezioni per l’addestramento basico (1a e 2a su aerei, la 3a su elicotteri) e tre per quello avanzato, con capacitàdi fornire appoggio tattico. La quarta pedina a livello di brigata delle FASè il Comando Supporti, con QG a Kranj, da cui dipendono il 157a Battaglione logistico di Vhrnika, l’unità medica campale (di stanza nella capitale), e sei comandi di compagnia territoriali. Direttamente dal Comando operativo dipendono invece cinque reparti autonomi e interforze: – il 5- Battaglione ricognizione e intelligence, con sede a Vhrnika, equipaggiato con moderni sistemi di guerra elettronica ed ELI NT/ SIGINT; -1’112 Battaglione comunicazioni (sempre a Vhrnika), su 5 compagnie specialistiche; – il 17S Battaglione di Polizia Militare di Lubiana, su 4 compagnie e due plotoni. A questi tre reparti si aggiungono poi la 430a Divisione Navale (o Unità di Difesa Costiera, creata nel gennaio 1993, sciolta nel 1995, ma riattivata già nel 1996), e l’Unità Operazioni Speciali (ESD) di Kocevska Reka.

Se su quest’ultimo reparto le informazioni sono scarse (ma si tratta comunque di una forza a livello di compagnia rinforzata, capace di operare in vari scenari, dall’antiterrorismo alle operazioni di infiltrazione e ricognizione avanzata, con personale addestrato in varie tecniche e integrato con gli analoghi reparti NATO. la forza navale – con poco più di 100 effettivi – inquadra tutto il naviglio militare sloveno, in assenza di una Marina o di una Guarda Costiera ad hoc, Con base ad Ancarano (detta anche Ankaran). presso Capodistria (consociuta anche come Coper o Koper), unico sbocco al mare della Slovenia, è incentrata su tre distaccamenti: sommozzatori, unità navali, supporto logistico. Il piccolo, ma efficiente, apparato militare sloveno è inserito ormai strettamente in ambito internazionale, soprattutto dopo l’adesione alla NATO (29 marzo 2004) e all’Unione Europea, avvenuta un mese dopo (il 1S maggio 2004). D’altra parte, la partecipazione ad esercitazioni internazionali (anche nell’ambito della “Partenership for Peace” dell’Alleanza Atlantica) e a missioni oltremare data ormai dal 1997. Inquadrati nella missione a guida OCSE, i militari sloveni parteciparono infatti alla missione ALBA in Albania del 1997. per poi essere inseriti anche nel contingente ONU a Cipro (UNRCYP. 1997-2001″. Attualmente la Slovenia prende parte ad una mezza dozzina di missioni internazionali, con oltre 500 effettivi: 395 solamente in Kosovo – la misisone più impegnativa – cui se ne aggiungono una trentina in Bosnia nella missione ALTHEA , ma senza dimenticare i 90 elementi impegnati usl fronte ” caldo” dell’Afghanistan con il 14 Slovenian Contingent; non pochi, su un totale dì 7.600. Il che offre diversi spunti dì riflessione, soprattutto tenendo conto che le Forze Armate slovene devono comunque adempiere ai più tradizionali compiti di difesa nazionale (aiutate però dalla NATO, che ne copre lo spazio aereo con i suoi caccia), come la sorveglianza dei confini e il concorso nel fronteggiare eventuali emergenze. E se negli anni ’90 Lubiana era pur sempre ai margini dell’incendio balcanico, dal 1991 diverse controversie territoriali oppongono ancora la Slovenia alla Croazia, e non sono mancati gli incidenti di frontiera. Quattro i contenziosi ancora irrisolti con Zagabria, anche se nell’ultimo anno i due Paesi hanno aperto un tavolo di confronto, che nel giugno 2010 ha portato gli Sloveni a votare “sì” (seppur di misura) ad un referendum con il quale si chiede di fare ricorso ad arbitraggi internazionali. Il nodo più importante da sciogliere è quello legato alla spartizione della baia di Pirano; in ballo ci sono anche due gruppi di villaggi nell’area del valico di Plovamija (l’entroterra di Pirano) e – verso il confine con l’Ungheria – nella zona di Medimurje, mentre lungo la catena montuosa frontaliera di Zumberak (per i Croati) e di Gorjanci (versione slovena) ad essere contesto è il picco di Sveta Gera (2), dove si trovano installazioni militari ex jugoslave ed un grande ripetitore della TV slovena. Quanto costa questo impegno militare alla Slovenia? Relativamente poco, almeno sino ad oggi: il budget militare per il 2010 ha sfiorato i 508 milioni di euro, pari all’1,30 per cento del PIL. Tuttavia  l’economia slovena,vivace (è la più ricca tra le nazioni dell’Europa Centrale, e con il PIL prò-capite più alto), ma fragile, è stata duramente colpita dalla recessione internazionale. Una situazione che potrebbe influire su alcuni dei programmi più ambiziosi di Lubiana. come la volontà di dotarsi dal 2015 di propri caccia multiruolo a reazione, o di raffore la componente proiettabile delle forze di terra  anche con aerei da trasporto tattico e nuovi blindati.

 

La componente di terra

Come accennato è la componente terrestre il noccciolo principale delle Forze Armate slovene, anche dopo la drastica cura dimagrante nell’ultimo decennio. La riorganizzazione ha comportato anche la possibilità di concentrarsi sull’ammodernamento di mezzi, equipaggiamenti e sistemi d’arma, che negli anni ’90 – con un apparato ancora pletorico, con decine di migliaia di coscritti, riservisti e paramilitari – rappresentava un incubo manutentivo, con materiale dismesso dall’Armata Jugoslava dopo la creazione della Difesa Territoriale nel 1968, e moderni sistemi acquisiti (anche da Israele e Singapore) all’epoca della crisi della Federazione, nel 1990-1991, ma poi sottoposti ad embargo sino al 1996. La prima ristrutturazione fu avviata nel 1993 con l’obiettivo di eliminare (o passare ai depositi della riserva) gli equipaggiamenti più obsoleti. Nell’ultimo decennio, quindi, con la riduzione degli effettivi e la loro professionalizzazione (e l’adeguamento agli standard NATO), ‘a Stovenia ha investito molto nell’ammodernamento.  Oggi i reparti di fanteria dispongono, quale principale arma individuale standard, di un moderno fucile d’assalto bullpup, l’FN-2000 della belga Herstal, acquisito in un primo lotto di 6.500 esemplari con un contratto firmato nel giugno 2006. Il fucile è nella versione-base F-2000 TACTICAL, equipaggiato con lanciagranate da 40 mm tipo LG1. Le consegne sono state completate a fine 2007. Entro il 2012 la Slovenia potrebbe decidere l’acquisizione di una seconda tranche (nella versione FS-2000 STANDARD), arrivando ad un totale di 14.000 pezzi, per equipaggiare anche  la riserva che dispone per ora solo dei vecchi – seppur affidabili – Zastava M-70, versione Jugoslava del Kalashnikov, oltre ad alcune centinaia di moderni Heckler & Koch G-36 (acquistati 10 anni fa per i reparti inviati in Kosovo, con lanciagranate da 40 mm GMG), e ai SAR- 80 acquistati da Singapore alla vigilia della guerra di indipendenza. La pistola standard è invece l’italiana Beretta M-92FS, acquisita sin dal 1991, anche per la Polizia; i tiratori scelti possono contare sui franco- belgi (con mirini ottici tedeschi Schmid! & Bender e notturni della norvegese Simrad) FNPGM da 7,62 mm ULTIMA RATIO COMMANDO, oltre all’8,6 mm MINI NEGATE II e allo NEGATE da 12,7 mm. Le Forze Speciali dispongono poi anche di pistole Sig Sauer P-226 e pistole mitragliatrici UZI ed Heckler & Koch MP-5. Le armi di squadra sono state interessate da un analogo ammodernamento, con la completa sostituzione del materiale ex iugoslavo. Per quanto riguarda le mitragliatrici, sono in linea la FN MINIMI PARA da 5,56 mm e la più datata FN MAG da 7,62 mm, mentre per il supporto in postazione fissa o su veicolo sono impiegate dal 2005 le mitragliatrici da 12,7 mm M-2HB, nella versione prodotta su licenza dalla Herstal. Per completare il quadro, non va poi dimenticata l’acquisizione di apparati hi-tech, come sistemi individuali dotati di rilevatore GPS, o laptop ultraleggeri tipo Itronix GOBOOK MR-1, assegnati agli osservatori d’artiglieria, alle forze speciali, ai comandanti di reparto. Moderno anche l’armamento di squadra controcarro, particolarmente curato dagli Sloveni dopo le lezioni (più inflitte che apprese) della guerra del 1991. Oggi il settore (che comprendeva lanciamissili controcarro iugoslavi e russi) è stato completamente aggiornato, con lanciarazzi portatili da 90 mm RGW sviluppati da un consorzio israelo- singaporese assieme alla tedesca Dynamit Nobel Defence, conosciuti anche come MATADOR e acquistati nel 2008. Sempre firmati da Israele (dalla sola Rafael ADS, anche se vengono realizzati su licenza in Germania dal consorzio Eurospike) sono i sistemi missilistici SPIKE MR/LR, in consegna  dal 2009 in un primo lotto di 75 esemplari per i nuovi blindati Patria. La Slovenia nell’ultimo decennio ha infatti anche avviato l’ammodernamento del suo parco mezzi, per il momento affiancato al materiale realizzato localmente, o ereditato dall’Armata Popolare. Ad alimentare il 45S Reggimento carri/72a Brigata per ora bastano i 54 carri da combattimento M-84D realizzati negli anni ’80, tra l’altro anche nelle fabbriche slovene, come la Iskra Fotona di Lubiana (puntatori laser e sistemi elettronici), mentre le corazze venivano prodotte a Ravne. I carri sono stati ammodernati e portati allo standard A4 SNIPER ma la Slovenia punta a sostituirli, con un occhio a quanto sta facendo la Croazia, con la versione M-95 DEGMAN (vedi RIO 10/10). Nel frattempo restano in riserva anche 30 vecchi carri T-55, aggiornati allo standard M-55S entro il 1999, con corazze reattive e nuova elettronica fornite dall’israeliana Elbit ed un motore diesel tedesco da 600 HP (3). Più complesso l’intervento relativo alla linea dei VCC e dei blindati trasporto truppe. Per quanto iguarda i veicoli corazzati da combattimento, ‘Esercito Sloveno mantiene in linea 52 VISO, n valido mezzo in produzione per l’Armata yugoslava tra il 1982 e il 1991, capace di trasportare 10 uomini (7 fanti e 3 di equipaggio) a 65 km/h, e con buone capacità anfibie. Tuttavia, con una struttura incentrata sempre più su forze medio-leggere, i generali sloveni puntano sulla componente ruotata con l’obiettivo di mandare in pensione i VCC, sottoposti solamente ad alcuni limitati interventi di upgrade. Dal 1998 sono stati così ordinati 85 blindati 6×6 VALUK, versione realizzata su licenza dei PANDUR II dell’austriaca Steyr, e denominati LKOV (Lahko Kolesno Oklepno Vozilo: ossia veicoli blindati leggeri), mezzi moderni e veloci, da 13,5 tonnellate e 100 km/h di velocità massima. Sono stati acquisiti (dal 1999 al 2007) in quattro versioni: portatruppe (6 fucilieri più i tre uomini di equipaggio, mitragliatrici da 12,7 e 7,62 mm, e lanciagranate da 40 mm), esploranti (armati con una mitragliera M-242 BUSHMASTER da 30 mm, su affusto elevabile OWS- 25 di Rafael), porta mortai (con un pezzo Soltam da 120 mm CARDOM ) e ambulanza. Nel 2006 Lubiana ha poi firmato un primo contratto con la finlandese Patria per acquistare 135 veicoli blindati AMV 8×8, comprendenti un gruppo di 24 mezzi armati con un mortaio da 120 mm tipo NEMO (versione canna singola dell’AMOS). I blindati sono stati ribattezzati SKOV (Srednje Kolesno Oklepno Vozilo, ossia veicolo blindato medio) XC-400 SVARUM, e sono in grado di trasportare 11 uomini; il contratto, che prevede la fornitura dei mezzi tra 2009 e 2013, ha tuttavia subito alcuni intoppi: prima a causa di uno scandalo che ha coinvolto i governi sloveno e finnico (sulla stampa si è addirittura parlato di un nuovo “caso Lockheed” legato alle politiche di esportazione molto “aggressiva” della Patria (4)); poi per gli effetti della crisi economica, ed è così a rischio il lotto – non quantificato – di blindati da armare con una mitragliera da 30 mm su affusto elevabile della Elbit a controllo remoto (gli altri 8×8 dovrebbero essere equipaggiati con una mitragliatrice da 12.7 mm in torretta PROTECTOR della Kongsberg). Dall’ottobre 2010. nell’ambito dei rafforzamento del 14r Slovenian Contìngent schierato in Afghanistan (inquadrato nel Regional Command West-ISAF di Herat) sono stati inviati in teatro anche 4 SVARUM. Sono inoltre state acquistate dalla Turchia 10 blindo leggere LAV COBRA (consegnate dalla Otokar nel 2009) in versione NBC-Recon, con la possibilità di acquisirne altre in futuro, mentre per i contingenti impegnati fuori area erano già stati ceduti dagli Stati Uniti nel 1999 42 HUMVEE (30 nella versione M-1114 e 12 modello M-1151, con blindatura incrementata). Sono in riserva, o sono stati ceduti alla Polizia, una quarantina di rustici blindati leggeri 4×4 tipo BOV-M o -VP realizzati localmente per la Difesa Territoriale negli anni 70-’80. Modernizzate infine anche le componenti logistiche, con la dismissione del vecchio materiale da ponte (come il TVLB Eurobridge MLC-70 tedesco, da 40 metri, in servizio dal 2004), autocarri MAN da 10 t ed IVECO – questi ultimi consegnati nel 2005 – escavatori E.195EL della New Holland ( 1997) e poi equipaggiamenti per il Genio, la guerra NBC e di mine.

 Per quanto riguarda l’artiglieria, Lubiana ha preferito un mix tra usato sicuro e materiale nuovo, dopo aver mandato in soffitta l’eterogeneo armamentario ereditato nel 1991. Le batterie campali sono così riequipaggiate nel 1996- 1997 con 18 cannoni da 155/45 mm TN-90, ossia Soltam M-71 ex israeliani di seconda mano, e con 56 più moderni mortai M-120 da 120 mm, anch’essi della Soltam. La difesa antiaerea è invece assicurata da sistemi missilistici portatili tipo IGLA-1 (SA-16 GIMLET) russi e 6 lanciateri mobili ROLAND-2 acquisiti di seconda mano dalla Germania nel 2001 (con 120 missili), mentre in deposito ci sono ancora i cannoni antiaerei ZSU-57.

 

I reparti aerei e navali

Come abbiamo visto, i maggiori sforzi della Slovenia per modernizzare il proprio strumento militare sono stati indirizzati verso la componente terrestre. Tuttavia, molto è stato fatto anche per le forze aeree e navali e soprattutto sulla prima si concentrano le maggiori ambizioni di Lubiana, che entro il 2015 vorrebbe dare inizio all’acquisizione di un gruppo di caccia multimelo. Non va però dimenticato che questo progetto richiederà anche un notevole sforzo logistico (con l’adeguamento della base aerea di Cerklje ob Krki, utilizzata a suo tempo dai jet federali) e addestrativo, visto che anche quando dopo il 1969 la Difesa Territoriale Slovena fu dotata di una componente aerea, questa era incentrata su 12 piccoli aerei da appoggio tattico monomotore Soko J-20 KRAGUJ (5). Anche oggi gli unici aerei su cui volano i piloti sloveni sono velivoli con motore a pistoni o turboelica. A partire dai Pilatus PC-9 HUDOURNIK, acquistati in due lotti: tre in versione “A” nel 1995 per l’addestramento (uno è andato perduto nel 2004), e altri 9 PC-9M SWIFT nel 1998-1999, con capacità di appoggio tattico, potendo in stallare pod di lanciarazzi, mitragliatrici da 12,7 mm o bombe, oltre a sistemi di contromisure. Gli apparecchi sono in fase di ammodernamento da parte dell’israeliana RADOM Aviation. La componente addestrativa è poi completata da due Zlin Z.143 e 8 Zlin Z.242L, acquistati nel 1994-1996. Gli UTVA-75 ereditati dalla ex Jugoslavia (14 in tutto) sono stati invece ceduti agli aeroclub locali – assieme ad alcuni aerei leggeri già “militarizzati” nel 1991 – anche se potrebbero essere richiamati in servizio in caso di necessità. Per il trasporto e il collegamento sono poi in servizio dal 1998 due Pilatus PC-6 PORTER ed un biturbina Let L-410 TURBOLET di costruzione ceca (acquisito di seconda mano nel 1996), più l’unico aviogetto della componente aerea slovena, ossia un Dassault FALCON 2000EX, per il servizio governativo VIP. Altrettanto valida la componente ad ala rotante che, dopo il passaggio alla Polizia nel 1996 di un paio di Agusta A-109 in servizio all’epoca dell’indipendenza (e il ritiro dal servizio di mezzi ex jugoslavi o ceduti dall’Italia di seconda mano a metà anni ’90), si compone di 16 elicotteri multimelo: 8 Bell 412 acquisiti nel 1991 – 1992, quattro Bell 206B-3 JET RANGER III (arrivati in due lotti tra 1994 e 2008) e altrettanti Eurocopter AS.532AL COUGAR, ordinati nel 2001 e consegnati nel 2003-2004. Come accennato, la grande ambizione di Lubiana è quella di dotarsi di una squadriglia basata su aerei da combattimento multimelo, per farsi carico della difesa del proprio spazio aereo, oggi demandata ai TYPHOON italiani. Non ci sono ancora progetti concreti, anche se la data fissata per la scelta (il 2015) non è lontanissima. Diverse le opzioni sul tavolo, dall’acquisizione di un addestratore avanzato/caccia leggero (sul tipo del T-50 o dello M-346), alla ricerca, magari sul mercato dell’usato, di velivoli più potenti, ma sempre “semplici”, come l’F- 16, che interesserebbe anche la Croazia. Da sottolineare che nel 1996 alcune voci, poi rivelatesi infondate, avevano parlato della possibile acquisizione di un gruppo di KFIR israeliani. Più concreta (ma comunque ferma) la questione relativa all’acquisizione di un aereo da trasporto tattico. Nel 2007, dopo aver testato il C- 27J SPARTAN di Alenia e il CASA C-295, Lubiana aveva scelto il biturboelica spagnolo di EADS, per due esemplari (più un terzo in opzione) da consegnare nel 2009-2010. Il contratto era stato siglato nel gennaio 2008: ma pochi giorni dopo, il catastrofico incidente occorso a un C-295 polacco nuovo di pacca ha rimesso tutto in discussione; la successiva crisi economica ha fatto il resto e ogni decisione è stata rinviata al 2012 (il che potrebbe riaprire i giochi per il C-27J). Ci sarebbe poi anche un  interesse sloveno per gli aerei antincendio: nel 1995 i 4 vecchi Canadair CL-215 ereditati dalla Jugoslavia erano stati rivenduti alla Grecia; più fattibile, invece, il possibile acquisto dell’Air Tractor AT-802 PIRE BOSS, già in servizio con Croazia e Montenegro, e utilizzabileanche come ricognitore. Sicuramente meno ambiziosa la componente navale. Come abbiamo visto, la piccola forza navale di Lubiana è inquadrata in un reparto alle dirette dipendenze del vertice operativo interforze della Difesa, la 430a Divisione Navale, di base presso il piccolo sorgitore di Ancarano, il porto militare di Capodistria. Qui si trovano due piccoli e modernissimi pattugliatori costieri. Nel 1996, con la riattivazione dell’Unità di Difesa Costiera (che l’anno prima era stata fusa nel servizio navale della Polizia), è stata acquistata una vedetta veloce tipo SUPER DVORA II realizzata dalla IAI israeliana. Ribattezzata ANKARAN, l’unità, lunga 25 metri, ha un dislocamento a p.c. di 52 tonnellate e raggiunge – grazie a due potenti motori diesel – la velocità massima di 42 nodi, con un’autonomia di 800 miglia a 25 nodi. L’ANKARAN (che ha un equipaggio di 13 uomini) imbarca due mitragliere Oerlikon da 20/70 mm. due mitragliatrici M-84 da 7,62 mm e un radar di scoperta e navigazione Raytheon ARPA. Lubiana aveva intenzione di acquisire altre unità di questo tipo, ma poi nel 2008 è arrivato l’annuncio – un po’ a sorpresa – relativo all’acquisto di un più prestante pattugliatore costiero di costruzione russa (venduto da Mosca a copertura di un debito con la Slovenia). Si tratta del TRIGLAV, tipo SVETLYAK, nella versione export Project 10.412 da 375 tonnellate, quasi 50 metri di lunghezza, e velocità massima di 30 nodi, con un’autonomia di 2.200 miglia a 13 nodi. L’unità, che nel luglio 2010 ha effettuato le prove in mare dopo essere stata consegnata alla Slovenia, dispone di una discreta panoplia di armi e sensori, con margini di crescita e modifica. La versione slovena imbarca solo un impianto AK-306 da 30 mm (tipo Gatling, derivata dal sistema CIWS AK-630 russo), quello prodiero, poiché a poppa si è preferito imbarcare due gommoni tipo Zodiac FC.470, acquistati nel 2004 e una camera di decompressione. L’armamento è completato da due mitragliatrici da 14,5 mm e da una doppia dotazione di lanciamissili portatili: 16 sistemi MANPADStipo IGLA antiaerei, e SHTURM, una versione speciale del missile controcarro AT-9 SPIRAL 2 da impiegare in funzione antinave. Da notare che l’unità a prora è predisposta per imbarcare anche un cannone da 76 mm tipo AK-176M o similare. Il servizio navale della Polizia dispone poi di piccole imbarcazioni per la sorveglianza foranea o delle acque interne, compresi diversi motoscafi ex civili, come il P-111 (da 441. e 40 nodi, armato con una mitragliatrice da 7,62 mm), acquistato in Italia nel 1995 (6). Mezzi con i quali contribuisce a controllare 43 chilometri di coste e 300 kmq di acque costiere. Con quasi 9.000 effettivi (molti provenienti dai reparti di difesa territoriale degli anni ’90), la Polizia Slovena rappresenta infatti anche un utile complemento per il minuscolo apparato militare nazionale: partecipa a missioni internazionali e dispone sin dal 1967 di un propno reparto aereo. Quest’ultimo è oggi incentrato su tre aerostazioni – Lubiana. Marita e Portorose – e una mezza dozzina di elicotteri per lo  più costruiti da Agusta (A-109, AB-206. -212 e -412) e un moderno Eurocopter EC-135 arrivato nell’ambito del programma Shenghen di controllo delle frontiere.

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Come si può vedere la Slovenia ha fatto molta strada in questi 20 anni per ammodernare il proprio apparato militare. E il più è stato fatto. Dei programmi in corso o allo studio abbiamo detto. Al momento gli sforzi sono concentrati sul completamento dell’acquisizione dei nuovi fucili d’assalto e dei blindati Patria AMV (con eventuali aggiustamenti per quanto riguarda i “numeri” finali e le versioni), e sul potenziamento della componente aerea, che nel decennio 2010-2020 dovrebbe fare un salto di qualità, acquistando caccia multimelo e velivoli da trasporto tattico (due programmi che possono interessare l’industria italiana, con il già valutato SPARTAN e la versione “combat” del MASTER). Lubiana, fortemente impegnata sul fronte delle missioni internazionali (anche in zone molle calde) avrà però sicuramente bisogne di altro materiale, soprattutto per il suo piccolo, ma bene addestrato e professionalizzato Esercito. Ad esempio, nuovi veicoli leggeri tattici per affiancare/sostituire gli HUMVEE: i LINCE di Iveco potrebbero essere il candidato ideale , visto anche che è già stato acquistato da nazioni i cui contingenti spesso operano congiuntamente a quelli sloveni. Per l’artiglieria, l’acquisizione degli obici della SOLTAM viene considerata solo un gap filler, in attesa di dotarsi di moderno materiale mobile  come gli autocannoni tipo CAESAR per Manderei, che ben si integrerebbero con i repari medio/leggeri su blindo. D’altra parte, i generali sloveni devono appunto decidere che fare della componente pesante terrestre: se il destino dei VCC M-80 sembra segnato, per quanto riguarda i carri ancora si discute se mantenere quelli più recenti, aggiornandoli radicalmente, o se passare anche qui ad un’autoblindo pesante da combattimento. Quello che sembra certo, tuttavia, è che la Slovenia saprà ancora una volta fare la scelta giusta.

 

( articolo in corso di completamento)

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