Anfore romane nel mare di Pola

Posted on September 27, 2012


Centinaia di anfore vinarie del tipo Lamboglia 2, mai giunte a destinazione causa il naufragio della nave che le trasportava circa 2.000 anni fa. Peccato che nessuna sia rimasta intatta altrimenti si sarebbe potuto gustare un vino con una stagionatura eccezionalmente lunga. Il luogo del naufragio è l’entrata nella Baia di Ulieva a Lisignano e purtroppo sono state ritrovate poche tracce e testimonianze di quanto accaduto nel primo secolo. Quanto basta comunque per la ricostruzione storica da parte di Luka Bekic, direttore del Centro internazionale di archeologia sottomarina con sede a Zara. Nelle vicinanze, più meno nella stessa epoca, è colata a picco un’altra nave romana più grande, che trasportava anfore contenenti liquidi vari e vasellame da cucina destinato alla vendita.

 

«Putroppo – spiega Bekic – i due siti risultano pressoché interamente devastati in primo luogo causa il movimento del mare scosso dalla bora visto che la profondità non è tanto grande. In secondo luogo c’è di mezzo lo zampino dei vandali e dei ladri che si sono portati via quasi tutto». Va detto, a questo punto, che sul posto già da due settimane sono in atto ricerche archeologiche inerenti navi naufragate in epoca antica. Le operazioni sono coordinate dal Centro internazionale di archeologia marina di Zagabria, sotto il patrocinio del Comune di Lisignano e dell’Unesco.

 

Nell’ambito delle ricerche si svolge la scuola internazionale di archeologia sottomarina frequentata da studenti di alcuni paesi inviati dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per la cultura e la scienza. I siti individuati destano interesse tale che le ricerche abbinate alle lezioni della scuola andranno avanti per almeno cinque anni e a beneficiarne più di tutti dall’ottica della promozione turistica e culturale sarà il Comune di Lisignano. Però è ricca di storia non solo la costa di Lisignano ma quella croata in genere spiega Luka Bekic, dove ci sono almeno 400 relitti di navi e imbarcazioni di ogni tipo, affondate in varie epoche. Anche la costa istriana è molto ricca da questo aspetto aggiunge lo studioso, che auspica esplorazioni fatte nel rispetto dell’archeologia e l’adeguata valorizzazione dei ritrovamenti. Per il momento il suo è destinato a rimanere un pio desiderio visto che scarseggiano i fondi per operazioni di questo tipo.

 

Un illustre esempio di ritrovamento arecheologico che ha costituito anche un grande richiamo turistico è l’oramai famosissimo Bronzo di Lussino. Dopo le dispute su dove dovrà essere conservato ed esposto la sua fama ha costituito comunque un grosso richiamo turistico per la meravigliosa isola della Dalmazia. Condivisibile, quindi, l’appello dell’archeologo croato. Oggi i finanziamenti scarseggiano ma, forse, un impegno in questa direzione potrebbe costituire un importante investimento per lo sviluppo turistico del futuro in grado di coniugare alle splendide coste istriane e dalmate anche percorsi culturali di grande interesse.

 

(fonte “Il Piccolo” 26 settembre 2012)