L’insegna in italiano fa scandalo a Corgnale (Lokev)

Posted on June 26, 2012


«La pubblicità è l’anima del commercio», recita un noto adagio. Ma mal gliene incolse ai proprietari del noto prosciuttificio di Corgnale (Lokev) a pochi chilometri da Lipizza. Il suo cartellone che vuole reclamizzare il punto vendita al minuto è diventato un caso transnazionale. L’insegna infatti reca la scritta (piccola) in inglese “shop” seguita dall’italiano (grande) “negozio” e quindi in sloveno (stessi carattere che per l’italiano) “trgovina”. Apriti cielo. Abitanti, amministratori pubblici, storici, poeti e intellettuali si stracciano le vesti.

 

Motivo? La scritta in italiano viene prima di quella in sloveno ed è incisa con le stesse dimensioni. «Nel rinnovare le nostre insegne – spiegano alle Celjske mesnine proprietaria del prosciuttificio di Corgnale – abbiamo pensato di creare una nuova grafica con la scritta in inglese più piccola, poi quella in italiano e quindi quella slovena la quale essendo in fondo spicca su tutte». Ragionamento da imprenditori. Ma a Lokev e dintorni gridano all’affronto socio-culturale sostenendo ad alta voce che il Carso non è area di bilinguismo. Ma a dirlo sono proprio quelli che vorrebbero invece la scritta bilingue sui cartelli toponomastici di Trieste (Trst). Dunque scatta la ribellione. «Gli acquirenti italiani erano già molto numerosi dieci anni fa quando c’era solo la scritta in sloveno», sostengono a Lokev. «I paesani – spiega Dušan Ban, presidente della Comunità locale – sono arrabbiati e temo che si possa trascendere in azioni inopportune. Spero che la proprietà del prosciuttificio capisca che le nostre esigenze e sensibilità sono diverse dalle regole commerciali».

 

È stato scomodato anche l’Ispettorato per la cultura e i media della Slovenia che però non ha rilevato irregolarità alcuna visto che la legge sull’uso dello sloveno prevede che le scritte in questa lingua non devono essere meno evidenti di quelle in eventuali lingue straniere. Eppure storici e intellettuali gridano allo scandalo e lanciano i loro anatemi. «Noi sloveni del Litorale – sostiene lo storico Jože Pirjevec – abbiamo molto sofferto per l’imperialismo italiano e la sua cupidigia nei confronti della nostra terra. A soffrire è stata la generazione dei miei padri e la mia e le colpe, le vessazioni e le persecuzioni non sono così facili da dimenticare».

 

Ancora più intransigente il sindaco di Comeno, Danijel Božic il quale ricorda come «i fascisti costringevano gli sloveni del Litorale che si esprimevano nella loro lingua a bere l’olio di ricino». «Per il portafoglio pieno – afferma – ma con l’anima e il cuore vuoti, ancora oggi tra di noi si trovano i giudei». Contro la scritta di Lokev ma anche contro l’insegna di un ristorante di Sezana (“Cavallino”) si innalza il grido di protesta della poetessa Jolika Milic. «Siccome di simili esempi ce ne sono tanti – afferma – allora vuol dire che da noi vive ancora un complesso di inferiorità». Tutto questo nel nome della pacifica convivenza nella comune casa europea.

 

Mauro Manzin

“Il Piccolo” 16 giugno 2012

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