RASSEGNA STAMPA MAILING LIST HISTRIA N° 823 – 29 APRILE 2012

Posted on April 29, 2012

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N. 823 –  29 Aprile 2012

 

Sommario

 

268 – La Voce del Popolo 25/04/12 La memoria e la riconciliazione, un importante percorso comune per esuli e rimasti (Maurizio Tremul)

269 – La Gazzetta del Mezzogiorno 20/04/12 Bari:  L’Adriatico del futuro nasce dalla memoria civile degli italiani di Trieste e della Dalmazia

270 – L’Arena di Pola 27/04/12 Ritornare a Pola: come e perché (Silvio Mazzaroli)

271 – La Voce del Popolo 28/04/12 Isola:  Bilinguismo, troppi inadempienti, numeri impietosi nel resoconto dell’ispettorato approdato sui banchi dei consiglieri comunali (gk)

272 – Corriere Adriatico 24/04/12 Camerano (AN) I racconti degli scampati per non dimenticare

273 –  Agenzia Italiana Stampa Estera – Aise 23/04/12  –  25 APRILE / Ziberna (Anvgd): La liberazione che mancò ala Venezia Giulia (Aise)

274 – La Voce del Popolo 23/04/12 Si è svolto a Montegrotto il cinquantesimo raduno dei fiumani, la voglia di stare insieme (Rosanna Turcinovich Giuricin)

275 – CDM Arcipelago Adriatico 23/04/12  Appello alle scuole italiane dell’Istria e di Fiume: partecipate al Concorso del Touring Club

276 – Il Piccolo 24/04/12 L’Intervento di Giuseppe Ieraci: Gli italiani nel Carso sloveno ingiuste le accuse di Pahor (Giuseppe Ieraci)

277 – Il Piccolo 28/04/12 L’Intervento – Trieste: Il ricordo di don Marzari al Masso della Resistenza (Stelio Spadaro)

278 – La Voce del Popolo 28/04/11 Veglia: Una Comunità piccola, ma ultimamente molto attiva e particolarmente impegnata (Patrizia Brnčić)

279 – Il Piccolo 25/04/12 Istria, Quarnero e Dalmazia: Italiani a caccia di una vacanza sul faro (Andrea Marsanich)

280 – La Voce del Popolo 24/04/11  Mercato immobiliare: l’incognita UE, aumenta l’interesse dei cittadini stranieri per le case in Croazia (Krsto Babić)

281 – La Voce del Popolo 25/04/12 Croazia promossa, con riserva, l’UE ha pubblicato il Rapporto sul monitoraggio, attenzione ai conflitti d’interesse (Christiana Babić)

282 – La Voce del Popolo 27/04/12 Buie – La storia del legno di San Marco dai boschi dell’Istria a Venezia (Daniele Kovačić)

283 – Panorama Edit 15/04/12 Arte – Quarnero: Dominante l’influenza italiana (Patrizia Venucci Merdzo)

284 – Il Gazzettino 24/04/12 Lettere – La vergogna degli esuli istriani che non sono riconosciuti dalla burocrazia italiana (Filippo Sinagra)

 

 

 

A cura di Stefano Bombardieri

Rassegna Stampa della ML Histria anche in internet ai seguenti siti  :

http://www.arcipelagoadriatico.it/

https://10febbraiodetroit.wordpress.com/

http://www.arenadipola.it/

 

 

268 – La Voce del Popolo 25/04/12 La memoria e la riconciliazione, un importante percorso comune per esuli e rimasti 

INIZIATIVE Il 12 maggio un importante percorso comune per esuli e rimasti

 

La memoria e la riconciliazione

 

 

FIUME È ancora ben vivo il ricordo dello storico 13 luglio 2010, quando i Presidenti della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano, della Repubblica di Slovenia, Danilo Türk e della Repubblica di Croazia, Ivo Josipović, hanno compiuto, con gesti simbolici di alto valore morale, un percorso della memoria e della pace sui luoghi delle sofferenze, dei torti fatti e di quelli subiti dai nostri popoli nel corso del ‘900. Un percorso che è poi proseguito il 3 settembre 2011, alla Comunità degli Italiani e successivamente all’Arena di Pola, quando i Presidenti croato Josipović e italiano Napolitano hanno letto la dichiarazione congiunta relativa ai due popoli, ai rapporti passati e a quelli comuni futuri.

TRIESTE E POLA Le parole pronunciate in quell’occasione dai due Capi di Stato hanno illuminato una realtà spesso poco considerata: quella del grande apporto che abbiamo dato soprattutto in questi ultimi vent’anni a partire dal rinnovamento profondo della CNI, iniziando dall’UI e dalle sue CI e Istituzioni, per la crescita culturale e democratica di queste terre e di questi Paesi. Dalla Costituente in poi, rifondando e democratizzando l’Unione Italiana, abbiamo contribuito a ridare dignità agli Italiani dell’Istria, del Quarnero e della Dalmazia e siamo grati ai due Capi di Stato per averlo voluto sottolineare. Senza questo pluriennale impegno, lo storico appuntamento di Pola non si sarebbe realizzato. Così oggi la presenza della Comunità Italiana in Slovenia e Croazia rappresenta indubbiamente un qualificante fattore di coesione e integrazione e queste terre sarebbero certamente più povere senza il contributo dato dagli Italiani alla costruzione di una secolare civiltà.

IL FUTURO COMUNE Sulla scia di questi impulsi rientra il percorso della memoria e della riconciliazione, con gli occhi rivolti al comune futuro di cittadini europei, che l’Unione Italiana e il Libero Comune di Pola in esilio effettueranno il prossimo 12 maggio 2012. Un percorso che intende rendere omaggio alle vittime degli opposti totalitarismi, scontratisi in modo cruento in queste terre nella prima metà del Secolo scorso. Ricordare quei tragici eventi vogliamo divenga occasione di meditazione sulle offese e sulle ingiustizie che abbiamo subito e su quelle che abbiamo inflitto, di pietas per le sofferenze nostre e di quelle altrui, di perdono e riconciliazione, di monito, affinché mai più abbiano a ripetersi.

QUATTRO MOMENTI Siamo convinti che per farlo dobbiamo in primis iniziare un cammino di riconciliazione tra gli Italiani rimasti e quelli esodati che si snoderà in quattro momenti. Una rappresentanza di esuli e di appartenenti alla Comunità Italiana deporrà, con silenzioso raccoglimento, una corona di fiori e, senza discorsi ufficiali o proclami, pronuncerà unicamente una preghiera di pace. Il primo riguarderà il monumento eretto pochi anni fa nel cimitero di Capodistria dalle Autorità slovene in ricordo delle vittime del regime comunista jugoslavo. Il secondo sarà al monumento di Strugnano in ricordo delle giovanissime vittime innocenti del 19 marzo 1921 per mano di alcuni fascisti. Il terzo sarà alla Foiba di Terli dove il 5 ottobre 1943 trovarono la morte molti civili innocenti, tra cui alcuni antifascisti. L’ultimo sarà al Monumento di Montegrande, eretto in ricordo degli antifascisti uccisi dai nazi-fascisti il 2 ottobre 1944. Siamo convinti che questo percorso, equilibrato e ragionato, rappresenti la giusta via per ricucire le ferite del passato e proseguire nella costruzione di un futuro migliore, invocato dalla popolazione di queste terre.

«NOI-NOI» Partecipiamo numerosi a questo importante percorso. Ritroviamoci assieme, riunite finalmente le famiglie, in raccoglimento spirituale sui luoghi degli orrori per suggellare il definitivo passaggio al “Noi Noi” quando si parlerà in futuro degli Italiani di questi territori, sia essi vivano in Italia o nel mondo, sia essi vivano radicati sul territorio d’insediamento autoctono.

 

Maurizio Tremul

 

 

 

 

269 – La Gazzetta del Mezzogiorno 20/04/12 Bari:  L’Adriatico del futuro nasce dalla memoria civile degli italiani di Trieste e della Dalmazia

ECONOMIA E STORIA UN CONVEGNO ALLA FACOLTÀ DI SCIENZE POLITICHE

L’Adriatico del futuro nasce dalla memoria civile degli italiani di Trieste
e della Dalmazia

. L’obiettivo è la costruzione di una regione intereuropea che metta in relazioni le popolazioni dell’Adriatico. Il punto di partenza è una rifles­sione, a largo raggio, sugli eventi più drammatici
della storia del Novecento, dalla caduta dei regimi dell’Est e procedendo a ritroso nel tempo. Ne hanno discusso ieri testimoni oculari, storici ed accademici in un convegno svoltosi ieri nella facoltà di Scienze politiche, nel corso del quale sono state ripercorse le vicende di Trieste e delle
comunità italiane della Dalmazia, dell’Istria e di Fiume prendendo spunto da un libro di nuova pubblicazione intitolato Gli italianidell’Adriatico orientale, edito da Libreria editrice goriziana a cura di Lorenzo Nuovo e Stelio Spadaro.
Ri­flettendo su alcune caratteristiche della cultura civile e politica degli italiani in quelle terre, va­riamente influenzati dalle differenti esperienze ideologiche, gli autori del volume ne sottolineano, tuttavia, la comune avversione ai nazionalismi, rossi o neri che siano stati.
Al convegno hanno partecipato Franco Botta, docente di Economia e politica del lavoro, che ha presieduto i lavori. Marina Cornei (Storia eco­nomica del processo di integrazione europea), Italo Gaizia (Storia delle relazioni internazio­nali) e Anna Millo (Storia contemporanea), il consigliere
comunale di Trieste e storico Patrick Karlsen, il vicedirettore della rivista «Lo stra­niero» Alessandro Leogrande, il caporedattore dei programmi informativi di Radio Capodistria Stefano Lusa, il presi dente della Società Dalmata di Storia Patria di Venezia Franco Luxardo e il presidente della giunta esecutiva dell’Unione Ita­liana di Croazia e Slovenia, Maurizio
Tremul.
L’incontro, dal titolo Trieste e gli italiani dell’Adriatico orientale nella storia d’Italia nel Novecento è stato organizzato dalla facoltà di Scienze politiche in collaborazione con il Cento studi e formazione nelle relazioni interadriatiche, Europe Direct Puglia e la fondazione Gram­sci.

Tra gli interventi più applaudili quello di Luxardo, dalmata italiano, erede dell’omonima azienda produttrice del famoso liquore Maraschino, testimone e vittima dell’esodo forzato dalla terra di origine. «È l’occasione per un nuovo confronto – ha spiegato il professor Botta – che riparte dall’Adriatico all’interno dell’Europa, ma per affermare un’identità più definita soprattutto rispetto alle esigenze di un dialogo che all’Europa non riesce particolarmente bene».
Tremul, in rappresentanza dei 35mila italiani rimasti in Croazia e Slovenia,
ha parlato delle difficoltà dei ” figli e nipoti delle famiglie che dovettero fare «la scelta dolorosa di
restare», ma che tra mille difficoltà hanno saputo conservare l’identità di
un popolo,.

 

 

 

 

 

 

270 – L’Arena di Pola 27/04/12 Ritornare a Pola: come e perché

Ritornare a Pola: come e perché

 

Il poter ritornare a Pola, che ancora intimamente sentiamo come la nostra Città, è sempre stato il sogno, perlopiù inconfessato, di noi esuli; un sogno vissuto per tanto tempo esclusivamente ad occhi chiusi, perché ritenuto irrealizzabile ed oggi, invece, da prendere in seria considerazione – quantomeno per un ritorno di breve durata – con la consapevolezza che, a volerlo, lo si può trasformare in realtà; un sogno, tuttavia, non così facile da realizzare come potrebbe apparire a quanti non hanno vissuto la tragedia dell’esodo.

Le ferite lasciate da quel dramma sono state profonde e per taluni sono tuttora aperte; ci sono molti di noi che hanno ancora difficoltà a compiere un passo che comporta, inevitabilmente, il tornare con il pensiero a ciò che abbiamo vissuto. Impossibile non capire la stretta al cuore che può provare chi, guardando un edificio, si ritrova a dire «quella era la mia casa, la mia bottega, lì sono nato, ho giocato, ho lavorato…»; o la nostalgia di chi, specchiandosi nel verde-azzurro del mare di Stoia, di Valcane… ripensa «qui ho imparato a nuotare» o della coppia che, transitando sotto l’Arco dei Sergi o davanti la “Rena” ricorda «qui ci siamo scambiati il primo bacio»; o il lancinante dolore di chi, transitando per la propria via, viene trafitto dal ricordo «qui ho visto portare via mio padre ed è stata l’ultima volta che l’ho veduto» o di chi, guardando in lontananza la spiaggia di Vergarolla, ripensa inevitabilmente «lì ho perduto un fratello, un congiunto, un amico». Gli “o” sarebbero, anzi sono, infiniti, perché da qualsiasi parte uno di noi volge lo sguardo, ad ogni passo che compie un ricordo, brutto o bello che sia, lo colpisce nel fondo dell’anima.

Sì, ritornare è difficile! Eppure, in parecchi l’abbiamo fatto e nel 2011 abbiamo dato ufficialità al nostro ritorno a Pola partecipando – con un’adesione superiore ad ogni più rosea aspettativa che ne ha decretato l’innegabile successo – al nostro 55° Raduno nazionale, svoltosi per la prima volta nella Città natale. Siamo stati accolti bene; ci siamo trovati bene. Nessuno di chi c’era ha rimpianto il passo compiuto ed è per questo che abbiamo deciso di ripetere l’esperienza anche nel 2012.

Una cosa deve essere, però, ben chiara a tutti: a chi torna e a chi ci vede tornare. Non torniamo da turisti; non lo possiamo proprio fare, perché siamo parte integrante, non solo della storia di Pola, ma anche della sua attualità dal momento che ciò che qui abbiamo lasciato, lingua, tradizioni, cultura… ancora vi si respira. Lo percepiamo noi; lo percepisce – magari con fastidio da parte di qualcuno – chi ci vive; lo percepiscono anche i numerosissimi turisti, quelli veri, che ignari la visitano annualmente. Per questo la nostra presenza in Città, e più in generale in Istria, oltre ad essere visibile, deve voler dire qualcosa ed aprire una prospettiva. È con questo obiettivo che abbiamo definito il programma del nostro, ormai imminente, Raduno cercando, ancor più che nella passata edizione, di coinvolgere anche i nostri connazionali che lì risiedono.

Vi abbiamo inserito – e non poteva essere diversamente per persone che non si vedono da tanto tempo o, quantomeno, non frequentemente – diversi momenti conviviali, per cercare di ristabilire un’antica familiarità che consenta a tutti di sentirsi di nuovo “comunità” ed a noi, in particolare, di risentirci, per quanto possibile, “a casa”. Tra questi, di particolare rilievo sarà l’incontro previsto nella serata di sabato 12 maggio in Comunità degli Italiani allorché, a seguito dello spettacolo “Bora”, consegneremo a Nelida Milani e ad Anna Maria Mori, co-autrici dell’omonimo libro, la nostra benemerenza “Istria, Terra amata”, quali antesignane di quel dialogo “esuli-rimasti” a cui vorremmo riuscire a dare sempre maggior vigore.

Non mancheranno, però, anche momenti di grande valore etico e morale nonché sociale e culturale, concordati con l’Unione Italiana e con la Comunità degli Italiani di Pola.

È appunto in quest’ottica, come già illustrato nella precedente “Arena”, che sempre sabato 12 maggio daremo vita ai significativi omaggi alle Vittime – in particolare, ma non solo, italiane – degli opposti totalitarismi che hanno caratterizzato, coinvolgendoci nostro malgrado, il di poco trascorso “secolo breve”. Trattasi di un’iniziativa che nulla ha di revanscistico e che è semmai volta a rendere compatibili, perché reciprocamente rispettate, memorie destinate a rimanere inevitabilmente disgiunte. In particolare, con l’omaggio al Monumento di Montegrande, sito alle porte di Pola, intendiamo altresì promuovere – e l’esplicitiamo a chiare lettere, poiché abbiamo l’impressione che il significato della nostra iniziativa non sia stato recepito in loco da chi di dovere – una maggiore e più diretta partecipazione dell’Amministrazione di Pola all’annuale celebrazione presso il Cippo in memoria delle vittime di Vergarolla. Entrambi i monumenti, infatti, fanno riferimento ad episodi particolarmente significativi della storia tuttora viva, perché sentita della Città e l’uno non può, non dovrebbe essere ricordato a discapito né, tanto meno, in contrapposizione dell’altro.

Ancora, lunedì 14 maggio, dedicheremo una mattinata al ricordo, nel 10° anniversario della scomparsa, del Prof. Mario Mirabella Roberti e della sua meritoria opera nonché all’illustrazione dell’attualità “archeologica” dell’Istria e di Pola; interverranno relatori italiani e croati. Con detta iniziativa intendiamo anche rilanciare il progetto, da lungo tempo perseguito ma non ancora potuto realizzare, della messa in sito di una targa in memoria dell’illustre studioso ed archeologo, nonché dei suoi collaboratori, ing. Fausto Franco ed arch. Gino Pavan, autori a Pola, nel biennio 1946-’47, dei restauri del Tempio d’Augusto, della navata del Duomo e del Chiostro di S. Francesco danneggiati dai bombardamenti alleati nel corso del II° Conflitto mondiale. A fine giornata, in Comunità, ascolteremo con piacere il programma musicale che il Coro “Lino Mariani” ha voluto offrirci per celebrare, anche con noi, il 65° anniversario della sua costituzione.

Come credo risulti comprensibile da quanto precede, lo spirito con cui ci accingiamo a vivere il nostro 56° Raduno nazionale a Pola non è assolutamente quello di svolgervi una semplice, per quanto interessante e piacevole, gita. Abbiamo voluto riempirlo di significati, con il cuore inevitabilmente rivolto al passato, la volontà di vivere al meglio un presente ancora contraddistinto da non poche difficoltà e la mente aperta al futuro. Con il conforto della condivisione e del sostegno di non pochi connazionali ivi residenti, l’abbiamo soprattutto concepito con la speranza che ogni passo compiuto oggi sia prodromo per un ulteriore passo da compiere domani per cercare di rendere la nostra presenza, ancorché saltuaria, a Pola un fatto pressoché “normale”.

Ciò che in definitiva vorremmo è potervi ritornare non da turisti e nemmeno da esuli bensì, senza patemi ed apprensioni, da semplici Polesani che le vicende della vita hanno portato a vivere altrove. Non sarà facile; non lo sarà sino a quando ci sarà qualcuno che, prigioniero di un passato di cui è incapace o non vuole liberarsi, continuerà pervicacemente a considerarci solo, quando non anche “colpevolmente”, ESULI. Sta, comunque, in primis a noi non lasciare cadere la speranza ed impegnarci perché questo possa prima o poi succedere.

 

Silvio Mazzaroli

 

 

 

 

 

271 – La Voce del Popolo 28/04/12 Isola:  Bilinguismo, troppi inadempienti, numeri impietosi nel resoconto dell’ispettorato approdato sui banchi dei consiglieri comunali

Numeri impietosi nel resoconto dell’ispettorato approdato sui banchi dei consiglieri comunali

 

Bilinguismo, troppi inadempienti

 

ISOLA Lo stato del bilinguismo visivo a Isola è stato fotografato all’ultima riunione del Consiglio comunale. A fungere da base, un resoconto sulle ispezioni effettuate nei mesi precedenti nelle zone nazionalmente miste della municipalità. Dai controlli eseguiti emerge un quadro piuttosto negativo: su 513 verifiche sono risultati parzialmente in infrazione 172 locali, mentre 43 hanno esposto insegne e comunicazioni soltanto in sloveno. Come riferito dal responsabile degli ispettorati, Črtomir Kernel, sono stati emessi per il momento dei semplici avvertimenti. Gli inadempienti dovranno correggere le scritte entro la fine di aprile, in caso contrario vanno incontro a multe oscillanti tra i 41 e i 103 euro. Migliore appare la situazione negli enti pubblici e nelle aziende commerciali, dove le tabelle sono bilingui, così come i formulari per le parti e anche i dipendenti sono in grado di comunicare in italiano con i cittadini. La verifica del bilinguismo, dopo sette anni di pausa, è stata salutata dalla Comunità Nazionale Italiana. Il consigliere Silvano Sau ha rilevato che negli ultimi dieci – quindici anni la posizione della CNI è andata gradualmente peggiorando, come conseguenza della politica condotta dallo Stato sloveno, che trascura i necessari principi di tolleranza, solidarietà e sostegno alle minoranze. Manca una pianificazione delle risorse umane che nei territori bilingui consenta l’applicazione effettiva del bilinguismo. Per farlo servirebbero quadri professionali specializzati come medici, ingegneri, magistrati che conoscano a fondo la lingua italiana. Sau ha fatto appello alle strutture pubbliche affinché rispettino le norme sul bilinguismo e non costringano la Comunità italiana a richiamare di continuo l’attenzione sulle omissioni o gli errori in questo comparto. Ha chiesto anche che il peso finanziario per l’applicazione del bilinguismo non ricada sui bilanci dei Comuni, ai quali va dato atto per il sostegno garantito alla CNI e per aver mantenuto un clima di pacifica convivenza in regione. Infine, ha auspicato che la regionalizzazione in Slovenia tenga conto della presenza degli italiani sul territorio. Tra i pochi interventi dei consiglieri, da segnalare quello di Breda Pečan dei socialdemocratici, che in veste di sindaco sottoscrisse sette anni fa l’ultima verifica sull’uso della lingua italiana. Ha chiesto come mai non siano state evidenziate le costanti irregolarità nell’esposizione di manifesti pubblicitari. Le ha risposto il vicesindaco e presidente della Commissione per le nazionalità, Felice Žiža, assicurando che in futuro il settore sarà monitorato, richiamando l’azienda pubblica “Komunala” a maggiori controlli prima di affiggere i manifesti. Ha ringraziato ancora il sindaco, Igor Kolenc e il Consiglio comunale, per il sostegno garantito alla Comunità Nazionale Italiana. Nel corso della stessa seduta, i consiglieri hanno dato l’assenso alla conferma di Simona Angelini a preside della scuola elementare italiana “Dante Alighieri”. Nel discutere delle modifiche allo Statuto della “Komunala” è stato, infine, deciso di inserire tra le condizioni per la nomina del direttore la conoscenza della lingua italiana. (gk)

 

 

 

 

272 – Corriere Adriatico 24/04/12 Camerano (AN) I racconti degli scampati per non dimenticare

Stasera un incontro a Camerano

I racconti degli scampati per non dimenticare

Camerano

 Per non dimenticare. Questo il tema dell’incontro previsto per questa sera a Camerano, alle ore 21.15, presso la sala lettura del centro polivalente “Baden Powell” in piazza Sant’Appollinare. All’incontro, intitolato “Storia dell’esodo degli Italiani dall’Istria, Fiume e Dalmazia. Memorie degli scampati nella Provincia di Ancona”, parteciperanno il sindaco di Camerano Massimo Piergiacomi, l’assessore alla cultura Jacopo Facchi, il Capitano Franco Rismondo, Presidente dell’Anvgd (Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia), Marcello Mastrosanti, scrittore e ricercatore storico, che esporrà la propria relazione sul tema delle foibe, ed infine Noemi Montenovi (82enne di Moschiena a Mare) e Arianna Damiani (di Fiume) entrambe in qualità di testimoni oculari dei tragici fatti accaduti durante la Seconda Guerra Mondiale e immediatamente successivi. Per il XXV Aprile, anniversario della Liberazione, a Camerano si rinnova inoltre l’appuntamento con la Giornata Comunale per la Pace. Alle ore 11.15, presso il piazzale antistante la chiesa di San Germano, si terrà la cerimonia di deposizione della corona di alloro ai caduti, mentre alle 11.30, presso la piazza Giardino dell’Infanzia, verrà radunato un corteo e sarà depositata la corona di alloro al Monumento ai Caduti ed alla lapide alle vittime di ogni terrorismo.

Tutta la cerimonia sarà accompagnata dal Complesso Bandistico “Città di Sirolo”. Ma il XXV Aprile a Camerano sarà anche all’insegna della solidarietà. Presso la zona attrezzata di Colle Lauro, il gruppo giovanile parrocchiale in collaborazione con l’ACG (Associazione Cattolica Giovani) e gli Scout del gruppo Camerano 1 organizzano una giornata di divertimento per tutte le età con musica dal vivo, animazione per bambini, tornei di calcetto e pallacanestro per adulti e ragazzi, a partire dalle ore 11. Saranno inoltre allestiti stand gastronomici per il pranzo. I proventi serviranno a sostenere il fondo parrocchiale.

Memoria e beneficenza, valori che s’intrecciano in questi giorni di riscoperta delle radici della democrazia.

 

 

 

273 –  Agenzia Italiana Stampa Estera – Aise 23/04/12  –  25 APRILE / Ziberna (Anvgd): La liberazione che mancò ala Venezia Giulia

 

25 APRILE/ ZIBERNA (ANVGD): LA LIBERAZIONE CHE MANCÒ ALLA VENEZIA GIULIA

 

GORIZIA\ aise\ – “L’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, che rappresenta su tutto il territorio nazionale gli Esuli italiani dall’Istria, da Fiume e da Zara cedute alla Jugoslavia di Tito nel 1947, condivide lo spirito con il quale la Nazione si appresta a celebrare il 25 Aprile, data che segnò la fine dell’infausto conflitto e il ripristino della libertà e della democrazia nel nostro Paese”.

 

È quanto scrive oggi Rodolfo Ziberna, presidente dell’Anvgd, che, a pochi giorni dal 25 aprile, ricorda il contributo giuliano – dalmata alla Resistenza.

 

“Consapevoli del valore dell’unità nazionale, che da sempre anima e guida questa Associazione e ripetutamente richiamato ai nostri giorni dal Presidente della Repubblica, – prosegue Ziberna – gli Esuli istriani, fiumani e dalmati commemorano quanti, anche nelle loro fila, hanno combattuto nella Resistenza e nel Corpo Italiano di Liberazione, sostenuti dalla speranza che il loro sacrificio salvasse alla Madrepatria la loro terra natale.

 

Ma non possono esimersi dal ricordare come quei tragici giorni del 1945 furono, per la Venezia Giulia e Zara, forieri di una Liberazione mancata e di un’occupazione feroce.

 

Dopo la pesante parentesi tedesca, si abbatté infatti sull’Istria, su Fiume e su tutta la Venezia Giulia – territori di antica presenza e civiltà italiane ed assegnate al nostro Paese da trattati internazionali seguiti alla Prima guerra mondiale – l’ondata sanguinaria delle bande di Tito, non certo liberatrici, mosse invece dal preciso disegno annessionistico di quei territori, perseguito mediante un regime di terrore e la pulizia etnica dell’elemento italiano protrattisi ben oltre la fine del conflitto”.

 

“Di fatto separata dal resto d’Italia già dai primi giorni del maggio 1945, – ricorda il Presidente Anvgd – la Venezia Giulia fu precipitata in una dimensione di inaudita violenza, occupata militarmente dall’armata popolare jugoslava non a caso giunta prima dei reparti angloamericani.

 

Gli eccidi a danno della popolazione giuliana vennero pianificati in modo capillare e tristemente famosi divennero i campi di concentramento dove furono internati i militari ed i civili deportati in quei giorni del maggio-giugno 1945.

 

Dopo decenni di colpevoli silenzi e di omissioni, la storiografia contemporanea ha finalmente acceso i riflettori su quegli eventi che, con deportazioni ed eliminazioni, toccarono anche le città di Trieste e di Gorizia: le quali dovevano costituire le teste di ponte verso l’annessione del territorio giuliano sino al Tagliamento, verso la cosiddetta “Slavia veneta” concepita dall’immaginazione etnocentrica del nazionalcomunismo jugoslavo.

 

La sola città di Gorizia pagò la sua aspirazione al ricongiungimento con l’Italia con la deportazione e la sparizione di 650 cittadini, tra i quali due noti esponenti della Resistenza non comunista, il socialista Licurgo Olivi e l’azionista Augusto Sverzutti”.

 

 “Alla città di Trieste – ricorda ancora Ziberna – i famigerati 40 giorni di occupazione jugoslava, dal 1° maggio al 12 giugno del ’45, valsero la Medaglia d’Oro al Valor militare; a Fiume vennero trucidati gli esponenti più in vista del movimento autonomistico, strenui antifascisti ma contrari all’annessione della città alla Jugoslavia.

 

L’Istria intera e Zara con i suoi dintorni divennero teatro di infoibamenti e di spoliazioni di massa, a tale punto da indurre all’esilio in Italia la popolazione autoctona.

 

A poche settimane dalla prima visita di un Capo dello Stato alle malghe di Porzus, dove si consumò l’orrendo eccidio di un reparto di partigiani della brigata Osoppo per mano di affiliati alla Garibaldi-Natisone di stretta obbedienza comunista e jugoslava, l’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia ricorda la Resistenza cattolica, liberale, repubblicana, militare e monarchica che dette determinante contributo alla guerra di Liberazione ed ebbe i suoi morti per mano jugoslava.

 

E rammenta alla Nazione – conclude Ziberna – il laborioso contributo delle comunità giuliane e dalmate alla rinascita dell’Italia liberata, pur nel doloroso ricordo degli eventi e dei luoghi natali”. (aise)

 

 

 

 

 

 

 

274 – La Voce del Popolo 23/04/12 Si è svolto a Montegrotto il cinquantesimo raduno dei fiumani, la voglia di stare insieme

Si è svolto a Montegrotto Terme il Cinquantesimo raduno dei fiumani
La voglia di stare insieme

MONTEGROTTO TERME – Il Cinquantesimo Raduno dei Fiumani, svoltosi nello scorso fine settimana a Montegrotto Terme, chiude una pagina ma ne apre una nuova. E come sempre, quando si affronta un cambiamento le incognite sono tante, la sfida è forte. Un Cinquantesimo che forse meritava maggiore coralità ed entusiasmo, ma i Fiumani non smentiscono il loro pragmatismo, alle sfide si affidano con pacatezza e ponderazione.
Quello di Montegrotto si è rivelato un incontro di sintesi, grazie all’intervento illuminato del prof. Gianni Stelli e di prospettiva con ampia condivisione di esuli e rimasti, evidenziati in tutti gli interventi, su temi quali la necessità di continuare a evolvere la collaborazione tra esuli e rimasti, il ruolo della scuola sia a Fiume che in Italia, la funzione imprescindibile del giornale “La Voce di Fiume”.
L’appuntamento si è svolto in due luoghi: l’hotel Terme delle Nazioni – quasi una seconda casa madre – dove i convenuti hanno intrecciato i riti della tradizione tra “ciacole” e ricordi e il Centro Congressi della città, gentilmente concesso da Comune di Montegrotto, nel cui teatro si è svolta la cerimonia del Cinquantesimo con discorsi, il concerto e il conferimento di medaglie ai segretari (Stalze e Cattalini) e ai direttori del giornale (Cattalini, Dassovich, Stelli e Turcinovich).

CAPIRE LA STORIA Un palcoscenico addobbato con piante e fiori alla ricerca di una primavera reale e virtuale nella volontà di una rinascita, su antiche basi ma nuove prospettive. Al microfono si sono alternati ospiti e autorità a ribadire l’importanza dell’incontro e della conoscenza, perché le nozioni, di per sé, non significano conoscenza. Tutti sono in grado di citare fatti, date che appartengono alla storia, la maggior parte delle volte, senza capirla realmente. Perché? Soprattutto in realtà composite, come quella fiumana, è fondamentale la capacità di sintesi per indicare i percorsi che hanno segnato l’evoluzione politica e sociale.

SUPERARE LE DIVISIONI DEL PASSATO Ecco perché era fondamentale – visto la ricorrenza – focalizzare alcuni punti che aprano nuovi scenari per il futuro. Uno in particolare, il superamento delle divisioni del passato, determinate dai luoghi comuni della politica, per addivenire a una necessaria sintesi di iniziative che spalanchino a nuove opportunità e creino rete e sinergie. Processo difficile da proporre senza intervenire sull’esistente.

ESEMPIO DI COESIONE Come? Con disponibilità e coralità. Così come emerso negli interventi del sindaco Guido Brazzoduro e della presidente della CI di Fiume, Agnese Superina, ma sottolineato anche negli indirizzi d’augurio di Lorenzo Rovis a nome di FederEsuli, dai Dalmati Italiani nel Mondo rappresentati da Elio Ricciardi che hanno inviato una loro testimonianza, dall’ANVGD con la nota inviata da Lucio Toth e da quella della Lega Nazionale firmata da Paolo Sardos Albertini. Un sentito augurio è giunto anche dalla Società di Studi Fiumani che contribuirà a organizzare l’incontro che si svolgerà a fine settembre a Roma. Ma anche nelle parole d’affetto di Orietta Marot, del Consiglio per le minoranze della Regione litoraneo-montana e in quelle del sindaco di Montegrotto, Massimo Bordin, che si è soffermato sull’esempio di coesione dei Fiumani come insegnamento per tutti.

IL PESO DEI NAZIONALISMI La ricomposizione passa, però, necessariamente attraverso una giusta ricollocazione dei fenomeni storici che hanno portato all’esodo, ampiamente trattati nell’attesa Lectio Magistralis del prof. Gianni Stelli che ricostruisce l’identità fiumana dettata dalla sua posizione geopolitica, la composizione etnica, il peso schiacciante dei nazionalismi e la volontà di ricostruire mossa da uno spirito sempre attento a ribadire l’unicità di un mondo dissolto ma non dimenticato. Un mondo che ancor oggi può indicare la strada di una possibile, e auspicabile, crescita comune. Su tutto spicca prepotente quel desiderio di autonomia – che diventa movimento, partito, scommessa con le grandi potenze, sconfitta – che esprimeva al meglio la Fiume moderna. Tutto concluso?

RICOMPOSIZIONE DEI DUE TRONCONI L’ultima parte del suo intervento – che verrà pubblicato integralmente prossimamente su “La Voce di Fiume” – è dedicato al tema stesso del Raduno di Montegrotto: esuli e rimasti, costruire insieme il futuro. A giudicare dai canti che hanno compattato i partecipanti all’incontro fino al momento degli addii, un percorso possibile. Del lungo e particolareggiato intervento di Stelli, vogliamo citare un passo significativo che condensa il pensiero: “Per far rivivere – ha detto il professore di filosofia – nelle nuove condizioni dell’attuale Croazia democratica, l’identità culturale di Fiume o, meglio, quello che di questa identità è rimasto o è recuperabile, è indispensabile portare fino in fondo la ricomposizione dei due tronconi della comunità fiumana, una ricomposizione che è culturale e politica in senso lato e nobile e anche umana, perché nutrita di affetti, ricordi, legami comuni che si perdono nel passato. Ricomposizione deve significare collaborazione organica delle due componenti della comunità fiumana, gli esuli e i rimasti. Era ed è infatti evidente, da un lato, che l’identità culturale di carattere italiano di Fiume, nei luoghi storici in cui essa si è formata nel corso dei secoli e dove continua a esistere una comunità italiana autoctona. Questa comunità, nel suo rapporto con la città e la sua antica anima, a cominciare dal dialetto, costituisce di per sé il testardo documento della permanenza di tale identità sul territorio”.

NECESSITÀ STORICA Per concludere che, per parlare di identità culturale di carattere italiano di Fiume non è possibile senza i rimasti che l’hanno salvaguardata in loco e senza gli esuli che per difendere, in quel momento, l’identità italiana scelsero l’esodo. Ecco perché oggi la collaborazione tra esuli e rimasti è “una vera e propria necessità storica”. Una strada che si persegue da anni ma alla quale va data una chiara visibilità e un suo ruolo nell’attività stessa del Libero Comune e della Comunità degli Italiani.

L’ESEMPIO DAL MONDO DELLA SCUOLA “Un esempio viene dal mondo della scuola”, come ribadito nell’intervento di Brazzoduro, il quale ha avuto modo di incontrare a Montegrotto anche i ragazzi liguri premiati con un viaggio in Istria e a Fiume per i loro testi su esodo e foibe inviati a un Concorso ANVGD e Regione Liguria, “ma anche attraverso altre iniziative consolidate nel tempo, alle quali va data un’ufficialità anche attraverso il prossimo incontro a Fiume per San Vito, durante il quale si dovrebbero gettare le basi per un futuro Raduno nella nostra città”, hanno ribadito Brazzoduro e Superina.

IL CONCERTO DEI FEDELI FIUMANI A suggellare questa promessa anche il concerto dei Fedeli Fiumani, che si è voluto offrire al Raduno di Montegrotto, per sottolineare scelte culturali dei fiumani sempre elevate, nello spirito della tradizione della città ma anche attraverso la lettura di poesie in vernacolo che riportano a un mondo dialettale, succoso e pittoresco, che non vuole essere un mero ricordo.
Un’ora di concerto all’insegna della musica sacra, diretto da Lucia Scrobogna Malner, all’organo il M° Draško Baumgarten, solisti il soprano Teodora Festini, al flauto il giovane Ivan Bujić che frequenta il corso di musica della CI di Fiume, tenore l’inossidabile Antonio Mozina, il quale ha fatto sentire la sua voce, fuori dell’ufficialità, cantando per tutti i convenuti alla cena di sabato sera e al pranzo della domenica. Momenti di convivialità apprezzati da tutti, non senza una certa commozione.

I RACCONTI DI VITA “Ci sono momenti in cui qualcosa succede”, come sottolineato dal Parroco don Roberto della Cattedrale San Pietro di Montegrotto, durante l’omelia ispirata proprio dalla presenza dei Fiumani, esuli e rimasti, e dalla partecipazione del coro Fedeli Fiumani. “Dopo sessant’anni, la vostra voglia di stare insieme è d’esempio per tutti – ha detto – il Signore sa perché siete qui riuniti, è in voi e vi guida. Ci sono cose che si fanno perché reputate giuste, non crediate sia il caso a determinarle, abbracciatele perché vi rendono ricchi”. Commossa anche la preghiera in fiuman di Fulvio Mohoratz, un appello a ricordare anche chi non è potuto esserci a Montegrotto.
Fuori dall’ufficialità anche tanti racconti raccolti dai partecipanti, sulle loro esperienze di vita, sugli intrecci familiari. A sessant’anni dall’esodo capita ancora che parenti si ritrovino casualmente, come è successo a Montegrotto, allo stesso tavolo dopo aver cercato per tanto tempo di conoscere i destini l’uno dell’altro. Anche questo è frutto di questa ricomposizione necessaria alla quale Stelli, Brazzoduro, Superina si richiamano con la speranza che i Fiumani tutti rispondano con maggiore entusiasmo a queste iniziative destinate a lasciare il segno.

Rosanna Turcinovich Giuricin

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

275 – CDM Arcipelago Adriatico 23/04/12  Appello alle scuole italiane dell’Istria e di Fiume: partecipate al Concorso del Touring Club

Appello alle scuole italiane dell’Istria e di Fiume: partecipate al Concorso del Touring Club

Un concorso dedicato alle scuole per far conoscere le nostre terre. Con questo spirito il Touring Club, grazie ad un’iniziativa scaturita al tavolo fra Associazioni degli esuli – Ministero dell’Istruzione università ricerca, organizza il Festival del turismo scolastico che si svolgerà ad ottobre a Grado.

Le scuole italiane dell’Istria e di Fiume che sono state invitare a partecipare per la prima volta, hanno ancora qualche giorno di tempo per partecipare con i testi dei ragazzi. Lo fanno sapere gli organizzatori che fino hanno registrato una sola adesione, quella delle scuole di Fiume.

Lanciano quindi un appello alla partecipazione, visto che si tratta di un’iniziativa di ampio respiro che porterà in Istria, a Fiume e Dalmazia centinaia di ragazzi a “conoscere le nostre terre” e le nostre genti.  

Ricordiamo che per il Touring Club Italiano, si tratta della sesta edizione del Concorso nazionale “CLASSE TURISTICA. Festival del turismo scolastico” che si svolgerà a Grado dal 17 al 20 ottobre 2012.

Il Festival nasce dalla consapevolezza del valore formativo del viaggio d’istruzione, quale momento di arricchimento conoscitivo, culturale, umano e professionale, e del contributo fondamentale che esso può dare allo sviluppo di un’adeguata cultura del viaggio, rispettosa delle identità locali e protesa alla conoscenza, valorizzazione e tutela del patrimonio culturale e ambientale.

L’edizione 2011-2012 del Concorso è indirizzata, non solo a tutte le scuole superiori d’ Italia come nelle edizioni precedenti, ma anche alle scuole appartenenti alla minoranza italiana di Istria, Fiume e Dalmazia.

Si tratta infatti di un’edizione speciale emersa dall’attività del Tavolo di lavoro fra Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e Associazioni degli esuli istriani-fiumani-dalmati che si avvale del contributo dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia e che è dedicata alla storia del confine orientale italiano.

Per maggiori informazioni sui temi, modalità e tempistica, rimandiamo all’indirizzo internet 
www.classeturistica.it/module2.asp?section=regolamento&menuId=8

 

 

 

 

 

 

276 – Il Piccolo 24/04/12 L’Intervento di Giuseppe Ieraci: Gli italiani nel Carso sloveno ingiuste le accuse di Pahor

Gli italiani nel Carso sloveno Ingiuste le accuse di Pahor

 

L’INTERVENTO DI GIUSEPPE IERACI *

 

Concordo con Boris Pahor che gli eventi storici vadano contestualizzati, ma l’argomento implicito che Pahor ne fa discendere (“il male ebbe inizio un quarto di secolo prima”), e cioè che le vittime italiane delle foibe siano il risultato, quasi naturale verrebbe da dire, dei crimini fascisti, cioè che quelle vittime siano una giusta vendetta, comunque comprensibile e scusabile, è inaccettabile sul piano storico-politico e sul piano etico. Dal punto di vista storico e politico, l’argomento di Pahor presenta la difficoltà nota della regressio ad infinitum, cioè quando arrestiamo la ricerca a ritroso di una causa a monte rispetto al fenomeno che vogliamo spiegare? Si tratta di un modo di ragionare difettoso e inconcludente, c’è sempre qualcosa “capitato prima” che agisce su cosa sta capitando adesso, o almeno così ci può sembrare. Sul piano etico, il ragionare di Pahor è un po’

primitivo. La sua sembrerebbe quasi una “giustificazione” etica degli eccidi delle foibe come reazione ai crimini fascisti, ma questa è la “legge dell’occhio per l’occhio”, della vendetta che va consumata. Certo, in un procedimento giudiziale la valutazione di un crimine deve tener conto delle circostanze attenuanti, ma resta la sua unicità e la responsabilità diretta di chi lo ha commesso. Non si può però tacere su di un’altra contraddizione del pensiero di Pahor. Una “memoria condivisa” la si potrebbe acquisire qualora le comunità italiana e slovena s’integrassero in una nuova “comunità di destino”, finissero perciò a far parte di una comunità integrata più larga con simboli e rappresentazioni comunitarie nuove. Ci si potrebbe attendere, da questo punto di vista, una maggiore apertura da parte di Pahor e altri intellettuali della minoranza rispetto alla tendenza di alcune famiglie italiane (la mia, per inciso) di trasferirsi nella vicina Slovenia, effetto dell’integrazione di questa ultima nell’Ue. Questi sono esempi concreti – e non lirici – del tentativo di costruire qualcosa insieme noi e gli sloveni, una nuova “comunità di destino” banale, ma importante: quella della “vicinanza”, del condividere esperienze e problemi quotidiani comuni.

Invece, no. Pahor ha recentemente attaccato polemicamente gli italiani che si stabiliscono in Slovenia, acquistando immobili, e parlato a tal riguardo di un “colonialismo economico”. Ci ha accusato, inoltre, di essere responsabili dell’aumento dei prezzi delle case nella vicina Slovenia. Sotto il profilo economico, la domanda è se i prezzi degli immobili nel Carso sloveno siano lievitati a causa degli acquisti “italiani”, ma solo un’analisi superficiale e francamente risibile dei fenomeni economici può condurre ad una risposta positiva. La crescita dei prezzi è un andamento tipico delle economie in espansione, dei mercati allargati e dell’ampliamento dei flussi finanziari. La bolla immobiliare a Capodistria e nel litorale è stata soprattutto provocata dall’azione di capitali interni, oltre che croati, russi e di altra provenienza. In conseguenza di ciò, nella regione Primorska i comuni carsici stanno subendo un flusso migratorio interno, di sloveni del litorale, prevalentemente provenienti dalle aree di Capodistria, Isola e Pirano, che cercano ed acquistano casa nel Carso come reazione alla crescita dei prezzi nelle loro zone di origine. Inoltre, la lamentela di Pahor nasconde la crescita dei flussi monetari e della ricchezza collegabile all’apertura dei mercati. Una famiglia media italiana, poniamo, che acquisti una casa in Slovenia e vi stabilisca la sua residenza:

a) ha diretto i suoi risparmi verso la Slovenia per l’acquisto; b) paga i servizi sloveni (elettricità, gas, acqua, canone televisivo, raccolta

rifiuti) e si accolla la relativa tassazione; c) spende quota del suo restante reddito negli esercizi sloveni per gli acquisti di prima necessità.

Ciò significa spostare la propria “ricchezza” in quel luogo e condividerla con chi già vi risiede. Mi riferisco, ovviamente alla ricchezza “monetaria”, che risulta almeno meno opinabile e più facilmente identificabile di quella “culturale”. Il “Carso sloveno” non esiste, come non esiste il “Carso italiano”. Sono gli esseri umani che forgiano delle immagini o delle rappresentazioni delle realtà, attribuendo identità fittizie a questa o quella cosa per celare a sé e agli altri i propri interessi. Questo morbo si chiama “nazionalismo” e stupisce che avendo in passato sofferto le azioni del nazionalismo fascista, oggi Boris Pahor proponga contro gli italiani nel “Carso sloveno” soluzioni a quelle analoghe.

 

* Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali Università di Trieste

 

 

 

 

 

277 – Il Piccolo 28/04/12 L’Intervento – Trieste: Il ricordo di don Marzari al Masso della Resistenza

Il ricordo di don Marzari al Masso della Resistenza

L’INTERVENTO DI STELIO SPADARO

Nell’aprile del 1945 le città del nord dell’Italia occupata dai nazisti e dagli uomini della Repubblica sociale italiana insorsero e si liberarono. È doveroso ricordarlo per il significato attuale che tali avvenimenti conservano. Lo abbiamo fatto, qui a Trieste con la cerimonia alla Risiera di San Sabba, lo ricorderemo nella mattinata del 30 sul Colle di San Giusto al Masso della Resistenza per sottolineare il valore politico e civile dell’insurrezione cittadina ordinata dal CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) di don Edoardo Marzari (nella foto) e attuata dal Corpo Volontari della Libertà del colonnello Antonio Fonda Savio: con quella cerimonia, simbolicamente ricorderemo, i tanti uomini e donne della Resistenza istriana e fiumana e dalmata che lottarono e si sacrificarono per dare il loro contributo personale all’Italia libera che stava risorgendo. Durò poche ore a Trieste e in Istria quella primavera di libertà, ma si trattava di una presenza che veniva da antiche e consolidate tradizioni giuliane e fiumane, a cui quegli antifascisti esplicitamente si richiamavano. Fu subito stroncata dalla cupa volontà annessionistica jugoslava: già alla mattina del primo maggio un commissario politico della IV armata jugoslava appena insediatasi a Trieste, rivolto a Fabio Forti, giovane volontario del CVL che portava come gli altri patrioti sul braccio sinistro una fascia amaranto con un tricolore e la sigla CLN, ingiunse: «Via quella fascia, quei colori non esistono più!» Così fu fatto in tante le parti dell’Istria e il CLN definito “fascismo mascherato”. Oggi dobbiamo ricordare gli uomini e le donne della Resistenza soppressi dal nazismo morente e feroce, ma anche gli antifascisti italiani che vennero perseguitati o fatti sparire al momento dell’occupazione jugoslava, e dopo, a Fiume, a Gorizia, a Trieste e in Istria. Doveva passare molto tempo prima che fossero restituiti alla memoria e alla storia d’Italia i nomi e le vicende di quell’antifascismo giuliano contrario all’annessione di questi territori alla Jugoslavia. Per quel silenzio, gravi responsabilità si assunsero le forze politiche nazionali, nate dalla Resistenza – a iniziare dal CLN Alta Italia – e in primo luogo il partito comunista italiano, a non avere colto il significato profondo di tale movimento antifascista giuliano: doveva venire un uomo come Carlo Azeglio Ciampi a ricordare lo spessore e il valore di persone come don Edoardo Marzari, e come Antonio Fonda Savio, con la concessione di una doverosa medaglia d’oro, a segnare la gratitudine dell’Italia; doveva essere la tenacia, civile e umana, di Fabio Forti, con i pochi altri superstiti, a tener viva e tramandare la memoria, attestandone il grande significato per l’oggi di quelle idee e di quell’impegno politico e civile. È una pagina che gli italiani devono conoscere e onorare.

 

 

 

 

278 – La Voce del Popolo 28/04/11 Veglia: Una Comunità piccola, ma ultimamente molto attiva e particolarmente impegnata

I CONNAZIONALI DI VEGLIA HANNO APPENA RIELETTO A PRESIDENTE SILVANA PAVAČIĆ

 

Una Comunità piccola, ma ultimamente molto attiva e particolarmente impegnata

 

Pochi giorni orsono Silvana Pavačić è stata riconfermata alla carica di presidente della Comunità degli Italiani di Veglia. I soci del sodalizio le hanno riespresso fiducia all’Assemblea elettorale tenutasi il 20 aprile scorso, riconoscendole il merito dei risultati conseguiti durante il trascorso mandato e l’impegno profuso nel quadriennio 2008-2012. La bella notizia, pubblicata qualche giorno fa sulle pagine di cronaca del nostro quotidiano, ci ha indotti a contattarla per chiederle a caldo le sue impressioni e allo stesso tempo conoscere meglio la realtà dei connazionali che vivono sull’isola di Veglia.

“Sono stata eletta praticamente all’unanimità e non posso fare altro che ringraziare tutti i soci per la fiducia che hanno dimostrato nei miei confronti del mio lavoro esordisce la presidente del sodalizio . In questi quattro anni, pur essendo alle prime armi nel mio ruolo di presidente, mi sono effettivamente impegnata al massimo per adempiere ai miei compiti con serietà, e direi proprio di aver raggiunto un livello che non mi sarei mai aspettata e che allo stesso tempo mi soddisfa molto. Sono fatta così; modestamente sono entusiasta del mio lavoro, responsabile e soprattutto orgogliosa della mia identità nazionale. Inoltre, quando ti senti spronata dagli altri soci e dagli amici, che ti ripetono quotidianamente ‘Silvana, no lassar, va avanti così!’, ingrani subito una marcia in più”.

La Comunità degli Italiani di Veglia è uno tra i sodalizi più giovani della nostra etnia. Fondata nel 2003 da Maria Allievi, assieme a Silvano Fiorentin, Silvio Cossier e Dario Rimbaldo, un gruppo di connazionali che ha cercato di riunire in un sodalizio gli italiani dell’isola, inizialmente ha dovuto affrontare non pochi problemi.

“L’ottimo rapporto che coltiviamo con l’Unione Italiana e l’Università popolare di Trieste è stato tuttavia decisivo ci spiega l’attuale presidente , poiché, sin dai primi giorni dalla costituzione del nostro sodalizio, ci hanno sempre sostenuto, consigliandoci e aiutandoci nel nostro operato”.

 

POCO SPAZIO, MA È GRATUITO Oggi la CI di Veglia conta 129 soci, 93 dei quali effettivi, e ha sede in una palazzina a ridosso del centro storico di Veglia città, in un piccolo locale a due piani che ha in tutto appena 16 metri quadrati e che è stato arredato con il contributo dell’Unione Italiana. Lo spazio è molto limitato e non consente la realizzazione di numerose iniziative e attività di grande portata. Ciò nonostante, questa situazione ha pure un suo lato positivo, in quanto, grazie alla sinergia instaurata con la municipalità vegliota, che viene incontro volentieri, quando e quanto può, alle esigenze dei connazionali, la Comunità non paga l’affitto per il vano che ha a propria disposizione.

“Abbiamo dunque almeno la fortuna di non dover pensare alle spese in questo senso spiega Silvana Pavačić ; ma ci sdebitiamo organizzando vari eventi e attività. Tra queste metterei in risalto i corsi di lingua italiana, che riscuotono sempre grande interesse e coinvolgono anche trenta persone per gruppo. Fino a poco tempo fa l’attività della CI di Veglia era ai più praticamente sconosciuta. Oggi, invece, il nostro lavoro e contributo nella vita quotidiana di Veglia è noto un po’ a tutti; è un modo per dire che noi italiani siamo qui, che esistiamo e che abbiamo un grande desiderio di crescere assieme alla comunità locale”.

 

CERAMICA E BATIK Dopo un periodo di stasi, subito dopo la prima nomina di Silvana Pavačić a presidente del sodalizio, nel 2008 le cose a Veglia iniziarono a cambiare. La Comunità degli Italiani ottenne una sede in cui poter lavorare e venne istituita la Società artistico culturale “Milo Seršić”, che opera in due gruppi: otto attivisti si dedicano al batik, mentre altri dieci membri alla ceramica. A seguire gli artisti della Comunità è la professoressa Luciana Hlupar Trinajstić, un’insegnante apprezzata ed esperta e una quotata artista, che in appena un paio d’anni è riuscita a tirare fuori da ciascuno dei suoi allievi il meglio di sè. Iniziando praticamente da zero, sperimentando tra forme e smalti, i connazionali che si dedicano a quest’attività hanno imparato, infatti, in breve tempo tutti gli elementi essenziali delle tecniche usate, iniziando man mano a crescere. In quattro anni la SAC “Milo Seršić” ha avuto così l’opportunità di allestire numerose esposizioni dei suoi lavori. Secondo la presidente Silvana Pavačić, la più importante delle mostre allestite ultimamente è stata comunque quella che ha avuto luogo lo scorso mese di dicembre nell’accogliente Sala mostre della Comunità degli Italiani di Fiume. Grazie alla collaborazione instaurata con il sodalizio di Palazzo Modello, e in particolare con la Sezione ceramisti “Romolo Venucci” della SAC “Fratellanza”, guidata dalla prof.ssa Erna Toncinich, i connazionali di Veglia hanno avuto modo anche di apprendere i segreti della tecnica raku.

 

MOSTRE DI SUCCESSO “Le nostre mostre sono tra l’altro una conferma che i fondi che riceviamo dall’UI sono bene impiegati rileva la presidente Pavačić . Quella dei due gruppi artistici della nostra Comunità è un’attività che ci dà molte soddisfazioni e che ha tante prospettive. Abbiamo già preso accordi con il Centro per la cultura di Veglia, per allestire a fine dicembre un’esposizione delle nostre opere presso la “Decumanus”, che è la più grande galleria d’arte dell’isola, mentre a luglio esporremo a Kornić, località di Veglia, in occasione dei festeggiamenti della ricorrenza patronale di questa località. Coglierei quest’opportunità per ringraziare le connazionali che con tanta passione si dedicano alle attività artistiche promosse dal nostro sodalizio, perché in tutto questo tempo hanno dimostrato davvero tanto entusiasmo e tanto spirito d’iniziativa. Siamo un gruppo piccolo ma molto compatto, che ha tanta voglia di fare e di dare, cosa che traspare benissimo pure dai risultati conseguiti”.

 

SCAMBI E COLLABORAZIONI A causa dello spazio limitato, alla CI di Veglia non ci sono possibilità per dare vita a nuove sezioni di attività, presenti invece in tanti altri sodalizi della minoranza italiana. Per il momento in sede vengono ospitate di tanto in tanto delle conferenze su temi di interesse per i soci e si organizzano gite e scambi di visite con gli altri sodalizi della nostra etnia, per conoscere le realtà dei connazionali delle altre CI. Si mantengono eccellenti rapporti con quelle del comprensorio quarnerino, come Lussinpiccolo, Laurana e in particolar modo Abbazia. Questo scambio reciproco di visite è molto apprezzato dai soci, in quanto rappresenta pure un’occasione di ritrovo e di scambio di idee e di esperienze. Di tanto in tanto si hanno anche visite, e un’ospite molto gradita è stata sicuramente la vicepresidente della Comunità italiana del Montenegro, Maria Grego Radulović, che qualche tempo fa ha fatto visita all’isola di Veglia assieme ai rappresentanti del Museo marittimo del Montenegro, con sede a Cattaro, per l’inaugurazione di una mostra allestita alla galleria “Decumanus”.

”Pur essendo una Comunità piccola, mi preme sottolineare la passione e l’entusiasmo dei nostri soci nel dare il loro contributo quotidiano al mantenimento dell’italianità a Veglia, un segno tangibile della nostra presenza, insomma ci dice orgogliosa Silvana Pavačić . Il nostro problema più grande è che a Veglia non ci sono scuole materne e scuole elementari con lingua d’insegnamento italiana, ma nonostante ciò, l’età dei nostri soci è molto varia. Tante sono le persone già in età avanzata, ma altrettante sono quelle di mezza età, in prevalenza quarantenni, che di conseguenza iscrivono in Comunità pure i propri figli. Abbiamo bambini anche nella SAC ‘Milo Seršić’, e tra questi mio nipote, che ha appena 7 anni, è il più giovane“.

 

CORSI DI ITALIANO PER L’INFANZIA “Il nostro obiettivo primario è la diffusione e il mantenimento della cultura e della lingua italiana, con uno spirito di multiculturalismo e di sana convivenza con la gente del luogo, nel reciproco rispetto delle diversità, che sono per tutti noi un bagaglio di immensa ricchezza“ rileva la presidente Silvana Pavačić.

Tra i progetti e desideri futuri della presidente della CI di Veglia,ad avere la precedenza è senz’altro quello di trovare uno spazio più consono per la sede del sodalizio. Vista la mancanza di un asilo e di una scuola italiani, inoltre, si vorrebbero organizzare dei corsi di italiano per i bambini delle elementari, specialmente per gli alunni delle prime classi. L’idea sarebbe di iniziare con le lezioni il prossimo anno scolastico, ma il problema più grande della realtà isolana è la mancanza di un’insegnante di lingua italiana, e farlo venire da altrove comporterebbe delle spese non indifferenti.

 

Patrizia Brnčić

 

 

 

 

 

279 – Il Piccolo 25/04/12 Istria, Quarnero e Dalmazia: Italiani a caccia di una vacanza sul faro

Italiani a caccia di una vacanza sul faro

 

Sparsi tra Istria, Quarnero e Dalmazia sono a disposizione dei turisti. Una settimana da 700 euro, ma senza vettovaglie

 

di Andrea Marsanich

 

FIUME Da dodici anni a questa parte, da quando è cominciato il loro utilizzo a scopi turistici, i fari delle acque dalmate dell’Adriatico costituiscono forse il più suggestivo segmento dell’industria delle vacanze istro – quarnerino – dalmata. Dei 48 fari lasciati in eredità dall’Impero austroungarico, 11 vengono dati in affitto a chi ama il mare, i suoi profumi e rumori, da gustare in perfetta solitudine. Sono gli impianti di San Giovanni in Pelago, Punta del Dente, Salvore, Porer, Punte Bianche, Struga, San Pietro, Pelagosa, Prisnjak, Sant’ Andrea e Cazza. In base a quanto dichiarato ai giornalisti da Hrvoje Mandekic, direttore della spalatina Plovput (concessionaria dei fari), l’interesse per le vacanze alla Robinson Crusoé è sempre marcato e anche quest’anno si dovrebbero registrare risultati più che discreti. «I fari più suggestivi – ha precisato Mandekic – sono prenotati in media per circa 6 mesi all’ anno. La stagione promette bene ma posso dire che ci sono ancora posti liberi e per saperne di più va consultato il nostro sito web www.plovput.hr. Voglio ricordare ancora una volta che la Plovput garantisce ai vacanzieri soltanto il soggiorno nei fari, con strutture di categoria 3 stelle. Il trasporto comporta una spesa a parte, mentre per il resto i turisti debbono arrangiarsi e provvedere a portare con se cibi, bevande e quant’altro serva. A dire il vero, per alcuni fari esiste la possibilità di approvvigionamento». Gli appartamenti in queste strutture utilissime, fondamentali per la navigazione, offrono in genere quattro posti letto, per un costo settimanale che va da un minimo di 700 ad un massimo di 1200 euro e ci riferiamo all’alta stagione. La maggior parte degli ospiti proviene dall’Italia, a conferma che questo tipo di turismo piace tantissimo agli abitanti della Penisola. Seguono austriaci, tedeschi, svizzeri, ungheresi, cechi, slovacchi e anche giapponesi e australiani. «Oltre agli 11 fari in affitto – prosegue Mandekic – ne abbiamo altri 6 dati in locazione a lungo termine ma nei quali non soggiornano villeggianti. Il faro più vecchio in Adriatico è quello di Salvore, in Istria, edificato quasi due secoli fa, nel 1818. Nei suoi confronti esiste uno spiccato interesse da parte dei vacanzieri italiani e di altri Paesi».

Tutti i fari restaurati finora sono stati sottoposti a interventi che hanno rispettato le disposizioni dei conservatori. Non è stato modificato l’

aspetto esterno trattandosi di monumenti culturali, con qualche ritocco negli ambienti interni per venire incontro alle esigenze degli ospiti. In 17 dei 48 fari adriatici sono ancora presenti i guardiani, gli altri sono completamente automatizzati.

 

 

 

 

 

280 – La Voce del Popolo 24/04/11  Mercato immobiliare: l’incognita UE, aumenta l’interesse dei cittadini stranieri per le case in Croazia

Aumenta l’interesse dei cittadini stranieri per le case in Croazia. In offerta sempre più uffici

 

Mercato immobiliare: l’incognita UE

 

Il sindaco di Spalato, Željko Kerum, vende beni di sua proprietà stimati a oltre 400 milioni di euro

 

ZAGABRIA/SPALATO Come influirà l’adesione della Croazia all’Unione europea sul mercato immobiliare? Sono in molti a chiederselo. Da quando è stata fissata la data dell’adesione di Zagabria all’UE, l’interesse dei cittadini stranieri per gli immobili in Croazia risulterebbe in aumento. Gli investitori stranieri sono però interessati principalmente agli immobili per i quali gli attuali proprietari possono esibire documenti in regola. E si sa che in parecchie zone i catasti e i libri tavolari sono ancora a… livelli ottocenteschi, mentre l’abusivismo impera soprattutto lungo la costa.

Il presunto interesse straniero per gli immobili croati, quindi, non significa ancora che i prezzi dei medesimi debbano per forza di cose lievitare.

ZAGABRIA ZEPPA DI UFFICI Infatti, nel Paese si nota un’abbondanza di centri commerciali e uffici e nella sola capitale altri quattro grattacieli zeppi di locali commerciali sono in fase di completamento. Si stima che la superficie complessiva dei vani d’affari ammonti a circa 600mila metri quadrati. Un’area che è destinata ad aumentare ulteriormente se sarà realizzato il progetto relativo al trasferimento degli uffici governativi in riva alla Sava, ovvero la costruzione della “nuovissima Zagabria”. Se così fosse, nel centro della capitale si libererebbero migliaia di metri quadrati di uffici. Il partenariato pubblico-privato, voluto dall’attuale governo per avviare una serie di opere pubbliche, rischia di rinfocolare la corsa al mattone, creando un’inflazione di immobili a uso commerciale. E quelli storici, situati nei centri urbani, potrebbero ritrovarsi desolatamente vuoti…

ALBERGHI IN VENDITA D’altra parte si rileva una carenza di strutture alberghiere, anche se va detto che sono molti gli hotel in vendita lungo la costa che faticano a trovare acquirenti. A proposito di infrastrutture turistiche e mercato immobiliare, il sindaco di Spalato, Željko Kerum, ha ufficializzato nei giorni scorsi davanti alle telecamere della Televisione pubblica croata di volersi disfare di gran parte del proprio patrimonio immobiliare, ma non dei suoi supermercati. Tra le strutture messe in vendita dal facoltoso imprenditore e sindaco del capoluogo dalmata risulta pure il lussuoso albergo Marijan di Spalato (il cui valore sarebbe superiore ai 100 milioni di euro). A detta dello stesso Kerum, il valore complessivo dei beni in vendita è stimato ad oltre 400 milioni di euro. Ma Kerum non è l’unico cittadino croato al quale finora garbava investire in immobili. Circa l’86 p.c. degli appartamenti censiti in Croazia risultano appartenere a privati. Nella maggioranza dei Paesi europei questa percentuale è notevolmente più bassa.

 

Krsto Babić

 

 

 

 

 

281 – La Voce del Popolo 25/04/12 Croazia promossa, con riserva, l’UE ha pubblicato il Rapporto sul monitoraggio, attenzione ai conflitti d’interesse

L’UE ha pubblicato il Rapporto sul monitoraggio, attenzione ai conflitti d’interesse

 

Croazia promossa, con riserva

 

Milanović: «Il governo non rinuncerà alle nomine politiche nei comitati di sorveglianza»

 

 

BRUXELLES/ZAGABRIA Corruzione, crimini di guerra, sistema giudiziario, privatizzazione dei cantieri navali, ma soprattutto conflitto di interessi e commistione tra politica e imprenditoria, ovvero mancanza di rispetto per le regole base dell’economia di mercato: sono questi i punti sui quali si è concentrato il Rapporto stilato dall’UE sul monitoraggio dell’adempimento degli obblighi assunti da Zagabria in vista dell’ingresso nell’Europa comunitaria. La valutazione di Bruxelles è, proprio come annunciato nei giorni scorsi, positiva e fa ben sperare circa il traguardo del 1.mo luglio 2013, ma i distinguo non mancano e proprio su questi si concentrano le attenzioni di tutti: protagonisti della politica, opinione pubblica e comunità internazionale.

 

PASSI AVANTI E QUALCHE DUBBIO Riassumendo: “Nel complesso le attività preparatorie per l’adesione a pieno titolo all’UE seguono lo scadenzario previsto, l’adeguamento della legislazione nazionale con l’acquis communitaire è a buon punto. Dall’autunno scorso, ovvero dal precedente Rapporto, sono stati compiuti importanti passi avanti”, si legge nel Rapporto. Il documento prosegue, però, sottolineando che “il monitoraggio ha messo in luce alcuni problemi” inerenti alla competitività, al sistema giustizia e ai diritti fondamentali. Ed ecco il suggerimento dell’UE alla Croazia: “Risolveteli”. O più concretamente: vanno individuate le soluzioni ai problemi della cantieristica, va condotta una lotta senza quartiere per debellare la corruzione a tutti i livelli, le gare pubbliche e le nomine dei giudici devono rispettare lo standard della trasparenza e i crimini di guerra vanno processati. Ultimo, ma non da ultimo: le nomine nei comitati di sorveglianza, la scelta di politici piuttosto che di esperti, lascia perplessa l’UE, che vigilerà.

 

NOMINE POLITICHE, SI VA AVANTI Non si è fatta attendere la risposta del premier Zoran Milanović. “Per nessuna ragione al mondo il mio governo cambierà opinione in merito, né rinuncerà a questo suo diritto. È nostro obbligo nei confronti dei cittadini procedere, in circostanze particolari, con nomine politiche”. Inoltre, a detta del premier, l’osservazione della Commissione UE sarebbe “un po’ strana” in quanto la questione non ha alcuna attinenza con l’acquis communitaire e tale prassi sarebbe adottata anche da altri Paesi membri dell’UE. Ma ecco pronta anche la risposta alla perplessità: si tratterebbe di un retaggio del passato: la regola sull’inammissibilità delle nomine politiche sarebbe stata imposta dall’ex governo di Jadranka Kosor sulle cui spalle pesava un retaggio di atteggiamenti in odore di corruzione.

 

PRIVATIZZAZIONI Poche le altre perplessità suscitate dal documento, almeno stando a quanto affermato da Milanović. “Non mi è ben chiaro cosa si intenda per necessità di proseguire con la privatizzazione dell’INA e della Telecom, ma indubbiamente la privatizzazione dei cantieri va avanti”, ha detto il premier, che si è mostrato tutto sommato soddisfatto della valutazione di Bruxelles: “Fino in autunno c’è ancora tempo, per il momento va molto bene così”.

 

AMPIA LA SODDISFAZIONE Sulla stessa lunghezza d’onda il Capo dello Stato. Per Josipović il rapporto è positivo e propositivo. “Agli amici dell’UE va però spiegato ha detto perché siano state fatte determinate scelte in fatto di nomine nei comitati di sorveglianza. Bisogna convincerli che si tratta di una scelta giustificata, dettata dalla necessità di tutelare gli interessi nazionali”. Soddisfatto anche il ministro degli Esteri, Vesna Pusić. “Tutti gli obiettivi indicati da Bruxelles coincidono con quelli che ci siamo dati da soli ha detto , e che intendiamo realizzare. Per alcuni temi che nel Rapporto vengono indicati come ‘problemi’ abbiamo già individuato o persino applicato le soluzioni. È nostra intenzione presentare il tutto per iscritto entro giugno, quando discuteremo punto per punto”.

Di tutt’altro tono, invece, il commento di Jadranka Kosor. “Abbiamo avvertito più volte il governo sul fatto che stava adottando decisioni che minano le fondamenta dell’Accordo di adesione. Ora abbiamo la conferma che eravamo nel giusto. E purtroppo gli annunci del governo inerenti alle nomine di politici nei comitati di sorveglianza sono un campanello d’allarme che non dovrebbe essere ignorato”.

 

Christiana Babić

 

 

 

 

282 – La Voce del Popolo 27/04/12 Buie – La storia del legno di San Marco dai boschi dell’Istria a Venezia

BUIE Interessante serata promossa dalla Comunità degli Italiani e dal Circolo Istria

 

La storia del legno di San Marco dai boschi dell’Istria a Venezia

 

BUIE Immaginiamo per un attimo di essere nel ‘500, di sorvolare l’Istria, di vedere curare i boschi della Valle di Montona, osservare il taglio degli alberi migliori, i cui tronchi venivano trasportati lungo il fiume Quieto, fino ad arrivare al “carigador”; infine rotta verso Venezia. Nella città lagunare il legno istriano veniva lavorato per costruire imbarcazioni, palafitte per lo stesso tessuto urbano, attrezzi e quant’altro. Questo tragitto che il legname percorreva è stato illustrato nella pubblicazione “Il legno di San Marco” di Pio Baissero, edito da “Luglio editore”. Il volume è stato presentato mercoledì sera, in un’affollata sala conferenze della Comunità degli Italiani di Buie, alla presenza dell’autore, membro del Circolo Istria di Trieste, che ha organizzato la serata, per cui erano presenti pure Renzo Nicolini e il vicepresidente, Fabio Scropetta.

 

FIGLIO DI UN SINDACO DI BUIE Di madre montonese e padre buiese (fu sindaco della città nel 1935), Pio Baissero, che insegna materie giuridiche ed è direttore dell’Accademia Europeista del Friuli Venezia Giulia, nutre un profondo amore per l’Istria, e in particolare per i luoghi natali dei suoi genitori. E proprio ai piedi di Montona, come si saprà, vi è oggi un “relitto” del bosco che all’epoca della Repubblica di Venezia era una delle fonti più ricche di legno di qualità. Un legno molto più resistente di quello che la Serenissima era solita sfruttare dai boschi trevigiani che utilizzava in precedenza. Quei “roveri” istriani, infatti, crescevano esposti all’aria salmastra e, trasformati in imbarcazioni o palafitte, sopportavano molto meglio il contatto con l’acqua di mare. A testimonianza parziale di questa maggiore resistenza, durante la serata, è stato sottolineato come i legni provenienti dai boschi di Montona siano ancora oggi presenti tra i milioni di tronchi che costituiscono le “palafitte” sulle quali poggia la grande Venezia.

Di quelle ricche e rigogliose selve che si estendevano un tempo ai piedi del colle di Montona, oggi, a causa della poca cura che gli venne dedicata a partire dalla dominazione dell’Impero Austro-Ungarico, rimane meno della metà. Nel volume personaggi come il “soprastante alla bastia della legna in Istria”, che doveva controllare l’uscita del legname dal Porto della Madonna di Bastia, o altri, dediti a reclutare gli operai, vengono descritti molto bene.

“È un libro che si legge velocemente e dal quale si impara tanto” ha detto il prof. Gaetano Benčić, docente di storia alla Scuola media superiore italiana “Leonardo Da Vinci” di Buie. Alla presentazione hanno contribuito anche Walter Macovaz, che ha illustrato i modelli di imbarcazione costruiti con il legno istriano, e Fabio Leščak, che ha fornito una serie di immagini dei luoghi e delle imbarcazioni citati nel libro.

L’opera di Baissero ci insegna anche la gestione del patrimonio boschivo istriano attraverso un modello dal quale abbiamo molto da imparare, a maggior ragione oggi che acquista sempre maggiore importanza quella “green economy”, cioè uno sviluppo rispettoso dell’ambiente, che cerca un equilibrio tra l’attività umana e le risorse naturali.

 

IN ARRIVO UN SECONDO VOLUME A margine della conferenza, l’autore ci ha svelato che la sua opera è il risultato di un lungo e intensivo lavoro di ricerca fatto negli ultimi cinque anni tra l’Archivio di Stato di Venezia e quello di Graz.

“Sono almeno dieci gli anni che mi occupo della materia e a queste ricerche mi sto dedicando ancora ha aggiunto Baissero , e posso dirvi fin d’ora che nel prossimo libro che ho intenzione di scrivere parlerò di come i veneziani reclutavano in Istria i ‘remadori’ e i ‘marineri’ che poi venivano addestrati a Villa Decani”.

A conclusione dell’incontro, Marianna Jelicich Buić, vicesindaco della Città di Buie, ha portato ai graditi ospiti i saluti delle autorità cittadine, e ha consegnato loro una lettera dell’Assessore della Regione Veneto, Roberto Ciambetti che, complimentandosi per la bella iniziativa, ricorda che “chiunque rammenti e faccia rivivere la nostra storia antica, anche in aspetti particolari come quelli indagati da Baissero, contribuisce a difendere e tramandare un patrimonio formidabile, che giungendo dal passato, domani darà i suoi frutti”.

 

Daniele Kovačić

 

 

 

 

 

 

 

283 – Panorama Edit 15/04/12 Arte – Quarnero: Dominante l’influenza italiana

Arte

Nelle chiese, cappelle e conventi del Quarnerino un’eredità in via di rivalutazione

 

Dominante l’influenza italiana

 

di Patrizia Venucci Merdzo

 

Nelle chiese, cappelle, conven­ti di Fiume, Buccari, Portorè, Castua, Apriano, Laurana, Moschiena, Fianona, Bersezio e al­trove, riposa nel silenzio un’eredità artistica ormai in via di rivalutazione, che attesta di un percorso storico re­gionale particolare, frutto di influenze culturali e politiche “incrociate”. Tale patrimonio pittorico della regione, capoluogo compreso, è stato scienti­ficamente ed esaurientemente trattato dalla storica dell’arte Nina Kudis nel suo libro “Ars sacra”, un documen­to prezioso che gode ormai di conso­lidata considerazione da parte degli studiosi, come pure degli estimatori di questo genere artistico.

Un ruolo fondamentale, in cam­po artistico, culturale, architettoni­co, spirituale ed anche politico, at­traverso i secoli, lo ebbero i vari or­dini religiosi presenti a Fiume. Gli Agostiniani, i Cappuccini, i Dome­nicani, i Gesuiti furono veicolo, tra l’altro, di artisti ed architetti vene­ti ed italiani di vaglia. Pensiamo ai vari Michelazzi, Capovilla, Tasca, Olivieri, Martinuzzi, Pacassi, Laz-zarini, ed altri.

Alla luce dei suoi profondi si­gnificati teologici e contenuti uma­ni, particolare sorgente di ispirazio-

ne e rappresentazione pittorica fu il periodo liturgico pasquale, che per­tanto può offrire all’interesse dello specialista – o del semplice fedele -non pochi e non indifferenti esem­pi di partecipazione artistica alla vi­cenda terrena del Cristo.

In queste righe tenteremo di fo­calizzare l’attenzione dei lettori su alcuni esempi d’arte legati alla Pa­squa, che fanno parte di un reperto­rio pittorico locale notevolmente più articolato e vasto.

 

Dal Rinascimento toscano…

Già parte della collezione della famiglia veneziana Barbadicusa – ora proprietà del Museo fiumano di sto­ria e marineria di Fiume (PPMHP) -è la Preghiera nell’Orto degli ulivi (foto n. 1) segnata da evidenti carat­teristiche barocche, la cui patina del tempo ha tolto splendore al vivace colorito originale dell’opera. Nella parte superiore del dipinto domina il rapporto diagonale tra l’angelo illu­minato che offre il calice del fiele, della Passione, e il Cristo angosciato che, in drappeggi rosa e turchini, si rimette alla volontà del Padre. Nel­la parte inferiore dell’opera, in sen­so orizzontale, ci sono gli apostoli dormienti, “avvolti” in un inquieto e

manieristico contrappunto di vesti e membra teatralmente piegate.

Singolare si rivela Il compianto sul Cristo (foto n. 2) con la Madon­na che sorregge il capo dio Gesù, S. Giovanni e la Maddalena, per l’evi­dente influenza del primo rinasci­mento toscano (in particolare di Pie­ro della Francesca e del Mantegna, nda) che viene rievocato nella lapi-darietà del disegno e nella pregnanza del colore, dalla chiarezza costrutti­va e dagli elementi architettonici e prospettici; non ultimo il paesaggio collinare e il modo convenzionale di rappresentare gli alberi. Il lavoro in olio su legno (47×35), in buono sta­to di conservazione, appartiene alla collezione di antichi dipinti sacri del Museo di Storia e Marineria di Fiume. Ricorderemo che nella detta collezione sono confluiti dipinti che principalmente appartenevano alle illustri famiglie dell’Ottocento fiu­mano quali Nugent, Adamich, Scar­pa, Meynier, Catti, Vio e altre.

 

…al manierismo veneto

Appartiene al tardo rinascimento-manierismo il dipinto Gesù in Croce (foto n. 3) di anonimo autore veneto, opera molto singolare e di alto valo­re artistico che si trova nella chiesa parrocchiale di Buccari. Particolare infatti si presenta la composizione della SS. Trinità con la colomba non sopra il capo, ma ai piedi del Cristo, sovrastato dalla figura del Padre. Ai lati, due angeli in mantelli e tuni­che sottilmente increspate. Il pathos che traspare dai gesti e dagli sguardi dei protagonisti sono quasi seicente­schi, mentre i volumi e la tridimen­sionalità dei personaggi, unitamen­te alla sobria linearità ed essenzialità del costrutto e alla tavolozza tinto-rettiana, rimandano al rinascimento-manierismo veneziano.

 

A Portorè un Luca Giordano?

Vengono attribuiti nientemeno che a Luca Giordano Il compianto sul Cristo e Il fazzoletto della Veronica (foto n. 4), opere di mirabile fattura che impreziosiscono la Chie­sa parrocchiale di Portorè. Un’ipotesi più realistica indica l’autore dell’ope­ra in un discepolo veneziano di scuo­la giordanesca. Indiscutibile appare l’appartenenza dei due lavori, specie “Il fazzoletto della Veronica” (Ve­ronica, da vera-icona), al tardo barocco italiano, nella turbo lenza del disegno e nei fitti giochi di chiaroscuri. La composizione si declina sulla linea di due dia­gonali parallele. La prima parte dall’an­golo superiore di sinistra e divide la superficie in due, mentre la diago­nale inferiore se­gue la sagoma della Madonna svenuta. Tutta la scena è animata

da una profonda emozione che confe­risce al dipinto un impatto di notevole drammaticità.

 

Dipinti tersatticensi

Un ruolo importante nell’ambi­to della pittura del Convento france­scano di Tersatto e in regione, ebbe lo svizzero (Menzingen) fra Serafi­no Schon, il quale giunse nel San­tuario mariano dopo l’incendio del 1629, probabilmente con il compi­to di completare l’opera di restauro. Già pittore esperto – si presume ab­bia appreso il mestiere a Milano – re-

alizzò i giganteschi dipinti del refetto­rio, le tre pale d’altare (S. Nicola e san­ti, S. Caterina e martiri e S. Michele) e gli affreschi del claustro conventuale – trenta lunette sotto le volte del por-

Cristo nel tradizionale motivo della discesa nel limbo. Secondo un’in­terpretazione leggendaria, il Cristo dopo la Risurrezione sarebbe disce­so nel limbo e quindi avrebbe annun­ciato alla Vergine, tramite l’arcange­lo Gabriele, appunto, la sua Risur­rezione. Particolare si presenta nel dipinto, la contrazione di due motivi. Il primo, a sinistra, con la fine­stra della casa della Madonna attraver­so la quale appa­re in lontanan-

ticato – che rappresentano i momenti salienti della vita terrena della Vergine e del Cristo: dalla nascita all’Assun­zione della Madonna, dal Natale alla Risurrezione di Gesù. Sono legate al periodo quaresimale e pasquale La Via Crucis/ Cristo incontra la madre, Crocefissione, Deposizione/Pianto sul Cristo, Deposizione nel sepolcro e Ap­parizione del Cristo risorto alla Ma­donna (foto n. 5), nella sua casa.

Quest’ultimo affresco si presen­ta interessante per una serie di mo­tivi, primo tra i quali l’iconografia di Gesù che è identica a quella del

za il Risorto che aleggia sul se­polcro, e quin­di l’apparizio­ne del Cristo alla Vergine. Questa dop­pia presen­za di Gesù risorto nello stesso dipinto, rimanda alla conven­zione iconografica medievale, men­tre il Cristo che lievita sulla tomba richiama il Tintoretto.

Il ciclo di affreschi di fra Serafino Schon dedicato alla Vergine e al Cri­sto, costituisce un insieme narrativo chiaro e coerente che parla in manie­ra eloquente delle modalità e icono­grafia rappresentative della pittura del Seicento, ed in particolare della pittura murale di un ambiente speci­fico quale il chiostro di quello speci­fico luogo di devozione popolare che è il Santuario mariano di Tersatto.»

 

 

 

284 – Il Gazzettino 24/04/12 Lettere – La vergogna degli esuli istriani che non sono riconosciuti dalla burocrazia italiana

La vergogna degli esuli istriani che non sono riconosciuti dalla burocrazia italiana

 

Caro direttore, sono nato a Fiume e il mio codice fiscale riporta la data 25/4/37 e come luogo di nascita Fiume, provincia FU. Dovendo cambiare il gestore telefonico mi dice che detti dati non vengono accettati. Mi risulta, purtroppo di non essere l’unico caso.

Tutti gli uffici da me contattati ammettono di non sapere cosa rispondermi, né a chi possa rivolgermi. Il nuovo gestore mi consiglia di intestare l’utenza a mia moglie. La prego di dirmi a chi devo rivolgermi.

 

Filippo Sinagra

Mestre

 

 

Caro lettore,

purtroppo non sappiamo dirle a chi rivolgersi. Speriamo solo che pubblicando la sua lettera qualcuno possa aiutarla e consenta a lei e a tutti coloro che sono nelle sue stesse condizioni di essere considerato cittadino italiano a tutti gli effetti e in ogni situazione. Non solo quando si tratta di pagare la bolletta telefonica o le tasse.

 

Per lungo tempo la storia degli esuli istriani, fiumani e dalmati, ossia di quei 350mila italiani che dopo il 1947 fuggirono dal comunismo di Tito, dalla pulizia etnica e dalle foibe, è stata negata e misconosciuta. Ragioni di politica internazionale e interna hanno impedito che si facesse piena luce ai drammi e alle sofferenze di quelle pagina di storia.

 

Ma che in 65 anni la burocrazia italiana non sia stata in grado di garantire a quelle persone i normali diritti di cittadinanza, come disporre di un codice fiscale valido ed efficiente, è veramente incredibile. E anche un po’ vergognoso.

 

 

 

La Mailing List Histria ha il piacere di inviarVi periodicamente una minirassegna stampa sugli avvenimenti più importanti che interessano gli Esuli e le  C.I. dell’ Istria, Fiume e Dalmazia, nonché le relazioni dell’Italia con la Croazia e Slovenia.

Si ringrazia per la collaborazione l’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia di Gorizia e l’Università Popolare di Trieste

Vi invitiamo conoscere maggiori dettagli della storia, cultura, tradizioni e immagini delle nostre terre, visitando i siti :

http://www.mlhistria.it
http://www.adriaticounisce.it/

http://www.arupinum.it

 

 

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