25 APRILE/ ZIBERNA (ANVGD): LA LIBERAZIONE CHE MANCÒ ALLA VENEZIA GIULIA

Posted on April 24, 2012


GORIZIA\ aise\ – “L’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, che rappresenta su tutto il territorio nazionale gli Esuli italiani dall’Istria, da Fiume e da Zara cedute alla Jugoslavia di Tito nel 1947, condivide lo spirito con il quale la Nazione si appresta a celebrare il 25 Aprile, data che segnò la fine dell’infausto conflitto e il ripristino della libertà e della democrazia nel nostro Paese”.

 È quanto scrive oggi Rodolfo Ziberna, presidente dell’Anvgd, che, a pochi giorni dal 25 aprile, ricorda il contributo giuliano – dalmata alla Resistenza.

“Consapevoli del valore dell’unità nazionale, che da sempre anima e guida questa Associazione e ripetutamente richiamato ai nostri giorni dal Presidente della Repubblica, – prosegue Ziberna – gli Esuli istriani, fiumani e dalmati commemorano quanti, anche nelle loro fila, hanno combattuto nella Resistenza e nel Corpo Italiano di Liberazione, sostenuti dalla speranza che il loro sacrificio salvasse alla Madrepatria la loro terra natale. Ma non possono esimersi dal ricordare come quei tragici giorni del 1945 furono, per la Venezia Giulia e Zara, forieri di una Liberazione mancata e di un’occupazione feroce. Dopo la pesante parentesi tedesca, si abbatté infatti sull’Istria, su Fiume e su tutta la Venezia Giulia – territori di antica presenza e civiltà italiane ed assegnate al nostro Paese da trattati internazionali seguiti alla Prima guerra mondiale – l’ondata sanguinaria delle bande di Tito, non certo liberatrici, mosse invece dal preciso disegno annessionistico di quei territori, perseguito mediante un regime di terrore e la pulizia etnica dell’elemento italiano protrattisi ben oltre la fine del conflitto”.

“Di fatto separata dal resto d’Italia già dai primi giorni del maggio 1945, – ricorda il Presidente Anvgd – la Venezia Giulia fu precipitata in una dimensione di inaudita violenza, occupata militarmente dall’armata popolare jugoslava non a caso giunta prima dei reparti angloamericani. Gli eccidi a danno della popolazione giuliana vennero pianificati in modo capillare e tristemente famosi divennero i campi di concentramento dove furono internati i militari ed i civili deportati in quei giorni del maggio-giugno 1945. Dopo decenni di colpevoli silenzi e di omissioni, la storiografia contemporanea ha finalmente acceso i riflettori su quegli eventi che, con deportazioni ed eliminazioni, toccarono anche le città di Trieste e di Gorizia: le quali dovevano costituire le teste di ponte verso l’annessione del territorio giuliano sino al Tagliamento, verso la cosiddetta “Slavia veneta” concepita dall’immaginazione etnocentrica del nazionalcomunismo jugoslavo. La sola città di Gorizia pagò la sua aspirazione al ricongiungimento con l’Italia con la deportazione e la sparizione di 650 cittadini, tra i quali due noti esponenti della Resistenza non comunista, il socialista Licurgo Olivi e l’azionista Augusto Sverzutti”.

“Alla città di Trieste – ricorda ancora Ziberna – i famigerati 40 giorni di occupazione jugoslava, dal 1° maggio al 12 giugno del ’45, valsero la Medaglia d’Oro al Valor militare; a Fiume vennero trucidati gli esponenti più in vista del movimento autonomistico, strenui antifascisti ma contrari all’annessione della città alla Jugoslavia. L’Istria intera e Zara con i suoi dintorni divennero teatro di infoibamenti e di spoliazioni di massa, a tale punto da indurre all’esilio in Italia la popolazione autoctona. A poche settimane dalla prima visita di un Capo dello Stato alle malghe di Porzus, dove si consumò l’orrendo eccidio di un reparto di partigiani della brigata Osoppo per mano di affiliati alla Garibaldi-Natisone di stretta obbedienza comunista e jugoslava, l’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia ricorda la Resistenza cattolica, liberale, repubblicana, militare e monarchica che dette determinante contributo alla guerra di Liberazione ed ebbe i suoi morti per mano jugoslava. E rammenta alla Nazione – conclude Ziberna – il laborioso contributo delle comunità giuliane e dalmate alla rinascita dell’Italia liberata, pur nel doloroso ricordo degli eventi e dei luoghi natali”. (aise)

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