Restituzioni ai cittadini italiani,invariato il ne croato

Posted on March 28, 2012


a cura dell’avvocato Vipsania Andreicich – pubblicato su ” Difesa Adriatica” aprile 2012

Sembrerebbe che si stia concludendo il cammino della Croazia verso l’Unione

Europea, il cui ingresso è previsto per il primo luglio 2013. L’ingresso della

Croazia nell’Unione Europea potrebbe aumentare le nostre speranze di poter

tornare in possesso dei beni che siamo stati costretti ad abbandonare nella

ex Jugoslavia e che sino ad oggi, ancora non abbiamo avuto in restituzione?

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 L ‘  attuale legge croata sulla denazionalizzazione (L. 5 luglio 2002 n. 81), aveva indicato come unico modo per riottenere la restituzione dei propri beni, la presentazione di una domanda di denazionalizzazione entro il 5 gennaio del 2003 e la necessità di essere in possesso della cittadinanza croata. La citata legge croata aveva, in verità, integrato e modificato la precedente normativa che prevedeva la restituzione dei beni nazionalizzati solamente ai cittadini croati, ma tale legge aveva solo in parte disposto la restituzione anche a cittadini non in possesso della cittadinanza croata, in quanto l’articolo specifico che aveva esteso il diritto alla restituzione ai cittadini non croati precisamente così dispone: «I diritti prescritti da questa legge (ovvero il diritto alla restituzionerisarcimento) possono essere acquisiti anche dalle persone fisiche e giuridiche straniere se ciò viene stabilito con accordi interstatali [il corsivo è nostro]». La necessità di un accordo interstatale ha in questi ultimi anni, impedito la totale equiparazione degli esuli italiani agli attuali cittadini croati e pertanto attualmente solo chi è in possesso della cittadinanza croata può con certezza ottenere la denazionalizzazione dei beni a suo tempo espropriati. Lo scorso luglio, proprio durante i lavori preparatori dell’ingresso della Croazia nell’Unione Europea, si era appreso dalla stampa di una proposta di legge, che avrebbe riaperto i termini per la presentazione delle domande di denazionalizzazione ed avrebbe allargato il diritto di restituzione anche a coloro che non sono in possesso della cittadinanza croata. Tale proposta, ad oggi, non si è ancora trasformata in legge ed è pertanto rimasto solo un buon proposito. Al contrario, nei giorni scorsi sono apparse sui giornali notizie relative ad una proposta di modifica della legge croata sulla denazionalizzazione in senso più restrittivo, ovvero ispirate all’intento di eliminare la possibilità di restituzioni ai cittadini degli Stati che abbiano stipulato degli accordi bilaterali su tale questione con la Croazia. La proposta dell’attuale governo di Zagabria è stata subito bocciata dal Presidente della Repubblica, Ivo Josipovic, il quale ha anche affermato che una modifica della legge nel senso sopra indicato andrebbe contro i principi europei [   ne scriviamo in altra pagina di questo numero ]. L’avvicinarsi della data di ingresso della Repubblica croata all’Unione Europea, sta sicuramente sensibilizzando tale Stato sulle problematiche delle restituzioni dei beni nazionalizzati dalle autorità jugoslave dopo la conclusione della seconda guerra mondiale, ma solo una modifica dell’attuale legge sulle denazionalizzazioni, che non ponga più alcun limite alle restituzioni del beni a coloro che non sono in possesso della cittadinanza croata, potrebbe riaprire le speranze per gli italiani di ottenere la restituzione dei propri beni. Sulla questione della restituzione dei beni oggi nel territorio croato agli ex proprietari aventi la cittadinanza italiana, vi sono stati negli ultimi anni molti incontri tra i vertici del Governo italiano ed i vertici del Governo croato, ma quest’ultima si è sempre rifiutata di concedere le restituzioni ai cittadini italiani, giustificando il proprio operato sul fatto che l’Italia, con il Trattato di Osimo, aveva definito tutta la questione relativa ai beni situati sul territorio della ex Jugoslavia ed appartenuti a coloro che dopo la seconda guerra mondiale avevano optato per la cittadinanza italiana.

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