Quella medaglia che vorrebbe uscire dal cassetto

Posted on March 12, 2012


Quella medaglia che vorrebbe uscire dal cassetto
STORIA –
L’amara vicenda del riconoscimento al gonfalone dell’ultima amministrazione italiana di Zara fatica ad avere un epilogo

Più o meno un mese fa, riprendendo un’ipotesi filtrataì da Roma, il collega Silvio Maranzana scriveva, sul “Piccolo” di Trieste, che nell’imminenza del Giorno del Ricordo 2012 era ripartito l’iter per il conferimento di una medaglia d’oro al valor civile “al merito delle popolazioni di Fiume, Pola e Zara”. La scritta incisa su un lato della nuova fantasiosa medaglia sarà “L’Italia ricorda”. Una soluzione di compromesso, che agli esuli dalmati non va giù. “Abbiamo avuto effettivamente notizia che si stanno facendo passi avanti importanti in questa direzione – gli aveva detto a proposito Renzo Codarin, presidente della Federazione degli esuli – ma se si tratta di un contentino per sostituire la medaglia d’oro al valor militare già decretata a favore di Zara e mai consegnata a causa delle proteste del governo croato non ci stiamo”. “Due cose diverse – aveva precisato Renzo de’ Vidovich, presidente dei Dalmati del capoluogo giuliano –, le due medaglie non solo possono, ma devono coesistere”. Si aprono, dunque, degli spiragli alla luce degli importanti eventi con i concerti e i discorsi di riconciliazione in piazza dell’Unità d’Italia a Trieste e all’Arena di Pola con la presenza congiunta dei Capi di Stato di Italia e Croazia, Giorgio Napolitano e Ivo Josipović? “Si consegni finalmente quella medaglia d’oro al valor militare già conferita – afferma Codarin –, perché ormai i rapporti con la Croazia sono ottimi e Zagabria nulla può dire su ciò che Roma fa a favore dei cittadini italiani”. Gli esuli, e in primis i dalmati; le loro posizioni sono ben chiare a Roma, al Quirinale come alla Farnesina. “Di certo non molliamo e continuiamo ad affermare il nostro dovere-diritto a celebrare i nostri morti, tutti, quelli fucilati dai tedeschi, caduti sotto i bombardamenti angloamericani e degli uccisi dai partigiani dopo il 1.mo novembre 1944, oltre alla morte di una città che che non esiste più e vive solo del cuore degli esuli”, come ci dice Giorgio Varisco, noto esule di Zara, esponente dell’Associazione dei Dalmati Italiani nel Mondo.

 

Il duplice martirio

Quella della medaglia al valor militare al gonfalone dell’ultima amministrazione italiana di Zara già conferita, con decreto dell’allora presidente della Repubblica italiana, Carlo Azeglio Ciampi, il 21 settembre 2001, è la vicenda di un’onori

 

ficenza mai assegnata dall’Italia per non creare conflitti inutili con Zagabria. Ricordiamo che era già stata fi ssata la data per la solenne cerimonia, che avrebbe dovuto svolgersi al Quirinale il 13 novembre dello stesso anno, in presenza di Ottavio Missoni, sindaco della libera municipalità di Zara in esilio, se non fosse stato di per quella nota di protesta, inviata il 25 ottobre di anni fa dal governo croato. Il conferimento non è così mai avvenuto, anche se nel frattempo vi sono stati gli importanti eventi con i concerti e i discorsi di riconciliazione. Una vicenda complessa, che risale però a diversi anni addietro. Nel corso degli anni Quaranta, Zara, quando era ancora italiana, fu il capoluogo di provincia più colpito dalla guerra: l’85 per cento delle abitazioni fu distrutto o seriamente danneggiato e un decimo della popolazione fu ucciso nei massicci bombardamenti angloamericani, in esecuzioni sommarie, con l’annegamento o nei campi di concentramento a seguito di una duplice occupazione, quella nazista, tra il settembre del 1943 e la fi ne di ottobre del 1944, e, dopo il novembre del ‘44 dei partigiani comunisti jugoslavi. Negli anni Settanta, il parlamentare triestino Paolo Barbi reputò che tale supplizio zaratino meritasse un riconoscimento da parte dello Stato italiano e si rivolse in tal senso all’allora ministro della Difesa, Attilio Ruffini. Quest’ultimo, però, gli rispose allargando le braccia per l’”incresciosa impossibilità” di far fronte a quella richiesta dal momento che si sarebbe corso il rischio di turbare i rapporti con la Jugoslavia, alla quale Zara apparteneva dal 1947. Della questione non si sarebbe più parlato fino all’intervento, nel febbraio del 1993, dell’allora presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro. Già sottosegretario alla presidenza del Consiglio ai tempi del governo Scelba (10 febbraio 1954 – 22 giugno 1955), quando la questione del confi

 

ne orientale era incandescente, nel ‘93, dopo una visita a Trieste e un incontro con il senatore Lucio Toth, scrisse una lettera al presidente del Consiglio, Giuliano Amato, esortandolo a far “luce sulle circostanze che portarono all’eliminazione di alcune migliaia di cittadini italiani originari di quelle zone da parte delle formazioni partigiane jugoslave”. Poi nel febbraio del ‘98, il presidente del gruppo medaglie d’oro al valor militare, Furio Lauri, in viò ai colleghi delle 34 associazioni nazionali combattentistiche e d’arma, comprese ovviamente quelle partigiane, la richiesta di adesione alla proposta di conferire la decorazione a Zara, i cui militari – a riprova dell’ eroismo della città negli anni della Seconda guerra mondiale – avevano già meritato 7 medaglie d’oro e 22 d’ argento. Il 3 giugno del 1998 venne consegnato a Scalfaro un dossier con la proposta per la concessione di una medaglia d’oro al valor militare al gonfalone della città di Zara, dossier che il presidente accolse con grande soddisfazione. Ma era il momento della guerra del Kosovo e lo stesso Scalfaro, agli sgoccioli del suo settennato, propose una pausa di rifl

 

essione.

 

 

Il coraggio di Ciampi

 

La questione viene ripresa con il suo successore, Carlo Azeglio Ciampi, eletto presidente il 13 maggio del 1999, che prende a cuore la “causa zaratina”. Il 21 settembre 2001, Ciampi, con un gesto ardimentoso taglia il nodo e conferisce motu proprio la tanto sospirata medaglia d’oro al valor militare all’ ultimo gonfalone italiano della città di Zara. Ma la decisione, quel giorno e quelli immediatamente successivi, deve rimanere segreta per non turbare la visita che il presidente compirà in Croazia il 9 e 10 ottobre. Si dovrà pazientare per poco meno di due mesi (sarà lo stesso ufficio di Ciampi ad annunciare che il 13 novembre la medaglia avrebbe dovuto essere appuntata al gonfalone zaratino in una pubblica cerimonia appositamente convocata al Quirinale in presenza di Ottavio Missoni).

 

Ostaggi delle diplomazie?

 

La notizia arriverà a Zagabria e il 25 ottobre il governo croato presenterà una nota di protesta. Per di più, gli stessi politici italiani si divideranno e in questo clima il 27 ottobre gli uffici del Quirinale faranno sapere che la cerimonia del 13 novembre verrà rinviata “per impegni istituzionali del presidente della Repubblica”. Qualche tempo dopo la lettera firmata da Ciampi di conferimento della medaglia d’ oro a Zara (il libro ne riproduce copia) scomparirà dal sito del Quirinale. E l’iter per il conferimento, anzi per la registrazione pubblica dell’avvenuto conferimento della medaglia, si inabisserà nuovamente. Nel 2006 al Quirinale ci sarà un nuovo cambio di inquilino: Giorgio Napolitano. Il 10 febbraio 2007, Giorgio Napolitano, al suo primo Giorno del Ricordo da presidente della Repubblica, riceverà al Quirinale Franco Luxardo e Paolo Barbi in rappresentanza delle associazioni di esuli istriani, fiumani e dalmati.

 

Esecrabile congiura del silenzio

 

Nell’occasione il Capo dello Stato pronuncerà parole di grande coraggio rievocando quelle “miriadi di tragedie e di orrori” dirette a sradicare la presenza italiana “da quella che era e cessò di essere la Venezia Giulia” per “un disegno annessionistico slavo che prevalse innanzitutto nel trattato di pace del 1947 e che assunse i sinistri contorni di una pulizia etnica”. Napolitano condannerà la “congiura del silenzio” su foibe ed esodo, a fronte della quale richiamerà all’assunzione di “responsabilità dell’aver negato, o teso ad ignorare, la verità per pregiudiziali ideologiche e cecità politica, e dell’averla rimossa per calcoli diplomatici e convenienze internazionali”. Però sul gonfalone di Zara continuerà a non essere appuntata quella medaglia d’oro conferita nel 2001.

 

La soluzione di compromesso

 

Risale al 10 febbraio del 2010 la soluzione di compromesso – il problema di un’onorificenza uffi ciale si aggira istituendo una medaglia da assegnare al valore di una persona singola e o di intere popolazioni –, di cui si fa cenno in apertura, discussa in quella data dalla IV Commissione (Difesa): l’istituzione di una nuova medaglia intitolata “al merito delle popolazioni di Fiume, Pola e Zara” per il “contributo da esse reso nella storia a benefi

 

cio dell’Italia”, inteso non solo “per le vicende legate alla Seconda guerra mondiale”, ma per epoche anteriori, “si pensi ad esempio alla Grande guerra, e che testimonia l’esistenza di un profondo legame di quelle popolazioni con la comunità italiana”. Si attende l’epilogo di una storia molto italiana. Già vista in precedenza, con il francobollo commemorativo di Fiume.

( La Voce del Popolo – inserto Dalmazia 10 marzo 2012)

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