Rassegna Stampa Mailing List Histria N° 796 – 14 Ottobre 2011

Posted on October 15, 2011


Rassegna Stampa Mailing List Histria
Sommario N° 796 – 14 Ottobre 2011

649 – CDM Arcipelago Adriatico 13/10/2011 A San Marino il 15 e 16 ottobre Raduno dei Dalmati (rtg)
650 – Secolo d’Italia 14/10/11 La memoria degli esuli, Inizia oggi a San Marino il 58° Raduno delle genti di Dalmazia (Matteo Signori)
651 – La Voce del Popolo 12/10/11 L’ambasciatore d’Italia a Zagabria, Alessandro Pignatti Morano di Custoza: «Il dialogo italo-croato è eccellente» (Christiana Babić)
652 – Coordinamento Adriatico 14/10/11 Censimento ISTAT 2011: una nuova beffa per i profughi giuliano-dalmati? (Liliana Martissa)
653 – La Voce del Popolo 07/10/11 Beni cimiteriali, un patrimonio da tutelare giorno per giorno (Rosanna Turcinovich Giuricin)
654 – Il Cittadino Monza e Brianza 13/10/2011 Monza: Esuli istriani, concorso snobbato (Barbara Apicella)
655 – La Voce del Popolo 13/10/11 Fiume avrà una moderna e funzionale scuola materna in lingua italiana (Krsto Babić)
656 – La Voce del Popolo 11/10/11 CI di Veglia e Cattaro: comune impegno a tutela della lingua e della cultura italiane (Krsto Babić)
657 – La Voce del Popolo 12/10/11 Fasana – Intervista a Claudia Novak: «Abbiamo rivisto le vecchie attività e riportato in sede i giovanissimi» (Marko Mrđenović)
658 – Il Piccolo 12/10/11 A Parenzo si ricorda la “Dieta del nessuno” e il no all’Imperatore (Silvio Maranzana)
659 – La Voce del Popolo 12/10/11 Palatucci e Fiume, un legame inscindibile nel racconto di Fulvio Mohoratz (Rosanna Turcinovich Giuricin)
660 – Il Piccolo 09/10/11 Inchiesta: le grandi proprietà confiscate agli italiani – Andretti: «Riacquisterò la mia casa di Montona» (Silvio Maranzana)
661 – La Voce in più Dalmazia 07/10/11 Zara : Con la conservazione dei sepolcri italiani salvata una fondamentale testimonianza storica (1) (Caterina Fradelli Varisco)
662 – Il Piccolo 13/10/11 Marisa Madieri, un sorriso tutto da sfogliare (Renzo Sanson)

A cura di Stefano Bombardieri
Rassegna Stampa della ML Histria anche in internet ai seguenti siti :
https://10febbraiodetroit.wordpress.com/
http://www.arenadipola.it/

649 – CDM Arcipelago Adriatico 13/10/2011 A San Marino il 15 e 16 ottobre Raduno dei Dalmati
A San Marino il 15 e 16 ottobre Raduno dei Dalmati
Sarà San Marino ad ospitare nei prossimi giorni il 58° Raduno Nazionale dei Dalmati. Si daranno convegno, numerosi come sempre, il 15 e 16 ottobre con l’elezione r l’insediamento dei neoeletti consiglieri del Libero Comune di Zara in Esilio – Dalmati italiani nel Mondo. La nuova Assemblea prenderà in esame gli eventi che hanno caratterizzato quest’anno di attività, sia all’interno dell’associazione ma anche gli input dall’esterno che riguardano un nuovo clima dei rapporti tra gli Stati che s’affacciano sull’Adriatico e che ne hanno condiviso storia e storie. Seguirà la Relazione del “Madrinato Dalmatico per la conservazione del cimitero degli italiani di Zara”.

La fase elettorale sarà preceduta da una tavola rotonda sul contributo dato dai Dalmati all’Unità d’Italia alla quale parteciperanno tre docenti universitari: Presiede ed introduce i lavori il Prof. Davide Rossi dell’Università di Trieste. Relatori: Prof. Avv. Claudio Carcereri De’ Prati dell’Università degli Studi di Padova su “L’orgoglio dalmata. Alle origini della dissidenza politica e religiosa”; Dott.ssa Laura Barbara Gagliardi dell’Università degli Studi di Milano su “La rivoluzione e l’ordinamento napoleonico. Prodromi risorgimentali in Dalmazia”; On. Dott. Lucio Toth – Presidente dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia e VicePresidente FederEsuli – “Il compimento dell’unità. La partecipazione dei dalmati al Risorgimento”; Dott. Giorgio Federico Siboni della Società Storica Lombarda – “Fermenti patriottici in Alto Adriatico. Prospettive storiografiche ed interpretative”.

Un concerto della Fanfara dei Bersaglieri in congedo precederà il 17° Incontro con la Cultura dalmata, dedicato alle pubblicazioni edite nell’arco di tempo intercorso dall’ultimo Raduno ad oggi, tra le quali 57 libri sulla Dalmazia, 4 Dvd a larga diffusione e numerose riviste di carattere culturale, politico ed informativo.

Alla fine delle manifestazioni sarà consegnato il 15° Premio Niccolò Tommaseo, che quest’anno sarà dedicato ad Ottavio Missoni. (rtg)

650 – Secolo d’Italia 14/10/11 La memoria degli esuli, Inizia oggi a San Marino il 58° Raduno delle genti di Dalmazia
La memoria degli esuli

Inizia oggi a San Marino il 58° Raduno delle genti di Dalmazia

Matteo Signori

Gli esuli italiani di Dalmazia hanno la memoria lunga e una fede incrollabile nell’Italia. Sono ancor’oggi suddivisi in tre gruppi che fanno riferimento a tre esodi avvenuti in tre periodi storici assai diversi. Gli eredi degli esuli che furono costretti ad abbandonare la Dalmazia, allora prevalentemente italiana, dal 1845 al 1918 costituiscono il I esodo, determinato dalle angherie austro-ungariche. Gli esuli dal 1920 al 1940 fanno parte del II esodo, incentivato dal Regno di Jugoslavia e, infine, quelli che hanno lasciato le loro terre dopo il 1944 rappresentano il III esodo determinato dal terrore scatenato dal comunismo di Tito attraverso foibe, uccisioni, incarcerazioni, torture.

Anche i primi due esodi, pur lontani nel tempo, sono ben ricordati dalle famiglie Tommaseo, eredi di Niccolò il grande scrittore dalmata, Colautti, Tivaroni, Carrara, Krekich-Crechici, Seismit-Doda (I esodo), le famiglie Salvi, Missoni, Tripcovich, Cace, de’Vidovich, Galvani, Lubin, Lallich, de’Fanfogna, Nutrizio (II esodo) e molti altri che fecero tappa a Zara e Lussino rimaste italiane per ulteriori vent’anni. I figli del primo e secondo esodo sono particolarmente scomodi per una sinistra che, al nostro confine orientale, assume ancor’oggi connotati chiaramente anti-italiani e si sentono spiazzati quando gli eredi del I e II esodo testimoniano con la loro presenza che è impossibile imputare la snazionalizzazione della Dalmazia alla guerra “fascista” del 1941, perché la snazionalizzazione iniziò molto tempo prima della guerra “fascista”.

Le contraddizioni della propaganda di Tito e dei comunisti italiani, che ancor oggi sopravvivono, sono stati ricordati dal presidente della Fondazione Rustia Traine, Renzo de’Vidovich, in una lettera inviata al Presidente della Repubblica Napolitano e di quella croata Josipovic, prima dell’incontro del 3 settembre a Pola con gli italiani ancora residenti in quelle terre. Inatteso in quell’occasione il discorso del presidente Josipovic che, sorprendendo tutti, ha dichiarato: «Io sono dalmata» (nelle biografie si era sorvolato sul fatto che insieme alla sua famiglia egli manteneva salde radici nel cuore della Dalmazia e che continuava a frequentare la casa degli avi). «Nel linguaggio di casa mia – ha proseguito Josipovic – vi sono molte parole italiane che io non ho mai percepito come straniere». Un’apertura ai tenaci esuli italiani di Dalmazia che sarà oggetto di grande attenzione e dibattito nel Raduno di San Marino, come è stato preannunciato dal periodico Il Dalmata, organo ufficiale dell’associazione che non ha mai abbandonato il nome originario di Libero comune di Zara in esilio, ma che usa prevalentemente quello di Dalmati italiani nel mondo.

In apertura del raduno è prevista la rivendicazione, suffragata da quattro illustri docenti universitari, del grande contributo di sacrifici e di sangue che i Dalmati hanno dato per l’Unità d’Italia e dopo, con la pubblicazione di un lungo elenco di combattenti per la libertà di Venezia (1848), di garibaldini dalmati presenti dalla Spedizione dei Mille alle ultime battaglie dell’Eroe dei due mondi, dei combattenti dalmati nell’esercito del Regno d’Italia, dalla campagna per la liberazione della Libia dai Turchi del 1911 alla Grande Guerra, dove gli irredenti di Dalmazia furono in numero assai consistente, dalla guerra d’Etiopia alla guerra di Spagna ed all’ultimo conflitto mondiale. Infine, non sarà taciuto l’apporto dato da questa terra ai reparti della Rsi impegnati nella difesa del confine orientale d’Italia dall’invasione di Tito. Vi sarà poi la tradizionale Giornata della Cultura dalmata nella quale verranno presentati tutti i libri che nell’ultimo anno sono stati pubblicati su argomenti dalmatici, in gran parte scritti in lingua italiana, ma anche lingua inglese, tedesca, croata e serba. Nello scorso anno i volumi presentati superarono i 60. Quest’anno il numero delle pubblicazioni presenti si preannuncia analogo a quello dell’anno precedente, oltre a numerosi riviste, dvd e cd. Verrà insediato, inoltre, il nuovo consiglio. Anche in questo caso il numero dei votanti è risultato analogo a quello di cinque anni fa e ciò significa che i molti vuoti lasciati dagli anziani scomparsi in questo quinquennio sono stati riempiti da figli e nipoti, nati ovviamente in Italia, ma che continuano, come quelli dell’Ottocento, a sentirsi legati alla terra d’origine.

651 – La Voce del Popolo 12/10/11 L’ambasciatore d’Italia a Zagabria, Alessandro Pignatti Morano di Custoza: «Il dialogo italo-croato è eccellente»
L’AMBASCIATORE D’ITALIA IN CROAZIA, ALESSANDRO PIGNATTI MORANO DI CUSTOZA
«Il dialogo italo-croato è eccellente»
«La visita dei Presidenti Josipović e Napolitano a Pola è un evento di carattere storico»
FIUME – L’ambasciatore d’Italia a Zagabria, Alessandro Pignatti Morano di Custoza, quattro anni fa, nell’assumere l’incarico annunciava un mandato all’insegna delle sinergie e con un’attenzione particolare per l’Europa, ovvero per il percorso di avvicinamento della Croazia all’integrazione continentale, nell’ambito del quale la Comunità Nazionale Italiana assume un ruolo di traino. Nella sua prima intervista rilasciata al nostro giornale nel dicembre del 2007 l’ambasciatore Pignatti disse tra l’altro: “Dobbiamo puntare sulle sinergie, sui progetti, su questo periodo straordinario che segnerà da qui a qualche tempo l’ingresso della Croazia in Europa e sulle persone, sul dialogo. Dobbiamo avere in testa l’idea che stiamo per diventare tutti cittadini europei. È un obiettivo ambizioso che dobbiamo costruire con progetti e programmi concreti”
Oggi, a pochi giorni dal passaggio di consegne con l’ambasciatore Emanuela D’Alessandro, che gli succederà a capo della rappresentanza diplomatica, possiamo dire che l’obiettivo fissato è stato raggiunto. Quindi, come prima domanda, Le chiederei un bilancio dei suoi quattro anni come ambasciatore a Zagabria.
“Direi che il bilancio è estremamente positivo perché in questi quattro anni la Croazia è cambiata in maniera sostanziale e le nostre relazioni bilaterali sono migliorate in maniera eccezionale. Quattro anni fa la Croazia non era membro della NATO e aveva non pochi problemi per quanto riguarda i negoziati di adesione all’Unione europea. Oggi la Croazia è un Paese membro della NATO, ha concluso con successo i negoziati a Bruxelles, sta per firmare il Trattato di adesione e diventerà Paese membro a pieno titolo dell’Unione europea il 1.mo luglio del 2013. Quindi, lo scenario è cambiato radicalmente, sono stati fatti passi avanti sostanziali e in questo percorso l’Italia si è affermata come un Paese amico, un partner leale e autorevole della Croazia. I rapporti fra Italia e Croazia sono oggi a un livello di eccellenza, oserei dire che non sono mai stati così buoni”.
Quali sono state le tappe più importanti di questi quattro anni?
“Le tappe più importanti sono fortemente legate alle visite che abbiamo avuto in questo periodo. Visite che, va detto, abbiamo rilanciato con un obiettivo ben preciso: raggiungere traguardi molto concreti. Si è iniziato, nel febbraio 2009, con la visita del ministro degli Esteri Frattini a Zagabria e a Pola. In quell’occasione è stato firmato il Memorandum bilaterale che ha segnato la nascita del Comitato dei ministri, riunitosi la prima volta nell’estate del 2009 e poi nel settembre 2010. Per quanto riguarda, invece, la collaborazione nel campo economico, nell’ottobre del 2009 si è riunito il Foro economico, che ha proseguito poi i lavori con le due riunioni svoltesi nel 2010 e nel 2011.
Non vanno dimenticate le visite dell’allora Presidente croato Mesić a Roma nel novembre 2009 e della premier Kosor a Milano nel febbraio 2010, né quella del presidente della Camera Fini, nel settembre del 2010, a Zagabria e a Pola, o ancora quella del ministro Maroni che a Zagabria nel luglio 2011 ha sottoscritto l’Accordo bilaterale che ha sancito la collaborazione delle Polizie italiana e croata.
Ma soprattutto è in questi due ultimi anni che abbiamo vissuto momenti che possiamo tranquillamente definire storici: l’incontro dei tre Presidenti – italiano, croato e sloveno – a Trieste nel luglio del 2010 e la visita del Presidente Napolitano in Croazia, a Zagabria il 14 luglio e a Pola lo scorso 3 settembre. Queste visite hanno rappresentato momenti storici per la loro valenza in termini di impegno per chiudere con i retaggi del passato e indicare chiaramente nell’Europa la cornice per l’ulteriore arricchimento dei rapporti bilaterali. Sono stati momenti che molti aspettavano da 65 anni, e che si sono realizzati ora. Dobbiamo per questo ringraziare la lungimiranza e la visione, per quanto concerne Italia e Crozia, dei Presidenti Napolitano e Josipović”.
I rapporti fra Italia e Croazia sono dunque cambiati sostanzialmente in questi quattro anni. Quale crede sia stato l’elemento più importante in questo cambiamento?
“Il dato di fondo è la fiducia reciproca. Quattro anni fa notavo ancora spesso una mancanza di fiducia. Era come se ci fossero tante belle parole, ma non c’era certezza circa il fatto che a quelle parole sarebbero seguiti anche i fatti. Oggi non è più così. Oggi l’Italia è un Paese credibile e importante agli occhi della Croazia. È importante in termini di rapporti politici, economici e culturali. Credo poi che la serata di Pola, il concerto tenutosi all’Arena, abbia esemplificato al meglio il cambiamento dei rapporti tra i due Paesi, rapporti che, ripeto, oggi sono di grandissima amicizia e di collaborazione, non solo a parole, ma sui fatti concreti. Esiste fra noi una reciproca fiducia, e questa è una base fondamentale per guardare al futuro”.
Quale è stata la chiave di volta nel salto di qualità nei rapporti bilaterali?
“La chiave di volta è stata indubbiamente l’Europa. Molto semplicemente ci siamo detti: ‘L’ingresso della Croazia in Europa è un interesse strategico della Croazia, ma è anche un interesse strategico dell’Italia e di tutta l’Europa’. È muovendo da questo ragionamento che abbiamo incanalato i rapporti bilaterali nel contesto dello sforzo fatto da Zagabria per aderire all’UE. Se vi sono stati problemi, penso alla questione ZERP ad esempio, li abbiamo risolti nel contesto dei negoziati di adesione, nello spirito europeo. Ma soprattutto abbiamo sviluppato straordinari progetti di collaborazione comune, non da ultimo nel contesto dei progetti di gemellaggio per sostenere il processo di adesione della Croazia all’Unione europea nei diversi settori. Quando sono arrivato, esisteva un solo progetto di gemellaggio. Quattro anni dopo, ne abbiamo realizzati oltre quindici, tutti di grande successo. Sono rapporti fra Amministrazioni destinati a proseguire negli anni”.
Come vede il futuro dei rapporti fra Italia e Croazia?
“Lo vedo in Europa. È lo sbocco naturale, basti pensare alla regione e all’importanza del contributo che l’Italia e la Croazia possono dare in termini di stabilizzazione dell’area, di accelerazione del percorso europeo di tutti i Paesi che ancora guardano all’UE come a un traguardo da raggiungere. E poi c’è anche un altro strumento di avvicinamento della regione all’UE alla cui costituzione l’Italia e la Croazia possono contribuire in modo significativo: la Macroregione Adriatico-Ionica. Non vi è dubbio che i nostri due Paesi debbono avere un ruolo di traino nel favorire lo sviluppo sostenibile in questa parte di Europa e per questa via sostenere il processo di avvicinamento degli altri Paesi della regione all’Unione europea”.
Quale è in questo contesto il ruolo della Comunità Nazionale Italiana, soprattutto dopo la visita del Presidente della Repubblica Italiana a Zagabria e l’incontro con i Presidenti Napolitano e Josipović a Pola?
“La Comunità Nazionale Italiana ha sempre svolto un ruolo essenziale e di ponte tra i due Paesi. La visita del Presidente Napolitano a Zagabria e a Pola ha costituito un salto di qualità che definirei davvero storico. A Pola è stato riconosciuto nettamente che la minoranza non è soltanto una minoranza, ma una componente fondamentale del tessuto politico, economico, culturale e storico in Istria, a Fiume, in Dalmazia e in tutti i luoghi della Croazia dove i suoi appartenenti risiedono. L’Istria, Fiume, la Croazia non sarebbero quello che sono oggi senza il contributo degli italiani e di coloro che nella lingua e cultura italiana si riconoscono. Tutto questo è stato detto in maniera molto chiara, ad esempio sia da parte del Presidente Josipović sia da parte del Presidente della Regione Istriana Jakovčić. Si tratta di un riconoscimento importante che dà un ruolo e una responsabilità nuovi alla Comunità Nazionale Italiana e alle istituzioni che la rappresentano, e quindi in primo luogo all’Unione Italiana e alle Comunità degli Italiani”.
Essere una parte fondamentale del territorio in tutte le sue componenti, da quella politica a quella culturale, comporta anche un atteggiamento nuovo?
“Comporta un’ottica e una responsabilità diverse, l’adozione di strategie nuove. Gli sforzi, le iniziative i progetti tesi a promuovere la lingua e la cultura italiane intese come espressione di un’identità vanno veicolate su scala più ampia esprimendo anche la loro dimensione di vettore di una ricchezza che riguarda tutto il territorio. Un bell’esempio in questo senso lo abbiamo vissuto nei giorni scorsi all’Università di Fiume, dove presso la Facoltà di Filosofia è stato inaugurato un Corso di laurea triennale in lingua e letteratura italiana del quale, è stato ricordato nel corso della cerimonia organizzata per l’occasione, si sentiva la mancanza a Fiume, una città che per tanti aspetti è simbolo dell’intreccio di culture e di lingue”.
Torniamo all’incontro di Pola, l’occasione ha rappresentato la cornice anche per il primo incontro congiunto dei Presidenti italiano e croato con i rappresentanti degli esuli.
“A Pola per la prima volta i rappresentanti delle Associazioni degli esuli sono stati ricevuti congiuntamente dai due Presidenti. Anche nei loro confronti il messaggio è stato chiaro: condanna di tutti i crimini del passato, senza distinzioni e senza giustificazioni per qualsiasi ideologia, e pieno rispetto per le vittime. C’è stata anche la chiara indicazione di guardare al lavoro futuro in seno all’Unione europea. Gli esuli oggi si possono sentire accolti con rispetto in Istria e negli altri luoghi che hanno lasciato”.
A livello bilaterale ci sono ancora dei problemi aperti?
“Come ho già detto abbiamo raggiunto il punto di svolta. Dopo la visita del Presidente della Repubblica Napolitano, le cose non potranno essere come prima. Tutto ciò, ovviamente, non significa che non ci siano più problemi. C’è, però, uno spirito nuovo con il quale affrontare quelli ancora aperti, quindi, la strada è stata indicata. Per citare solo alcuni esempi: entro la fine del mese ci sarà la riunione della Commissione bilaterale sulle sepolture di guerra che non si riuniva da sei anni e che ora riprenderà i lavori.
Anche sul tema delle restituzioni la strada da percorrere è nettamente tracciata. In questo contesto i principi da seguire sono da una parte il rispetto dei Trattati, dall’altra quello della non discriminazione ovvero della parità di trattamento dei cittadini italiani e di quelli croati. Quindi, ci sono ancora dei problemi aperti, ma è anche stata chiaramente delineata la strada da percorrere per risolverli”.
Un commento finale…
“Tornerei a quella straordinaria serata del 3 settembre a Pola, al concerto ‘Italia e Croazia insieme in Europa’ all’Arena. Molte persone attendevano da 65 anni questa occasione. Dobbiamo coltivare lo spirito di Pola e di Trieste. A seguire il concerto all’Arena, non vi erano solo gli ottomila presenti, i membri delle Comunità degli Italiani, gli esuli, i cittadini di Pola e dell’Istria, ma anche moltissimi cittadini di tutta la Croazia che hanno potuto seguire l’avvenimento in diretta sulla televisione croata. La gente si è emozionata, ho visto italiani e croati cantare insieme, molti dei nostri avevano le lacrime agli occhi. Vorrei cogliere ancora una volta l’occasione per ringraziare le 8.000 persone che con la loro presenza nell’anfiteatro l’hanno resa una serata davvero unica e a tutti coloro che ci hanno espresso il loro apprezzamento per l’iniziativa. I ringraziamenti vanno, naturalmente, tutti coloro che hanno contribuito a realizzare quell’evento fantastico, in particolare all’Unione Italiana e ai suoi rappresentanti, all’Università Popolare di Trieste, alla Regione Istriana, alla Città di Pola e ai rappresentanti del Pula Film Festival che con tanto entusiasmo ci hanno sostenuto in questo impegno. E sopra a tutti ai due Presidenti di Italia e Croazia che ci hanno regalato questo momento storico e indimenticabile”.
Christiana Babić

652 – Coordinamento Adriatico 14/10/11 Censimento ISTAT 2011: una nuova beffa per i profughi giuliano-dalmati?
Censimento ISTAT 2011: una nuova beffa per i profughi giuliano-dalmati?

Scritto da Liliana Martissa

Alcune domande del formulario del censimento ISTAT 2011 rischiano di risolversi in una nuova beffa per gli esuli giuliano-dalmati, almeno per quelli i cui genitori siano nati in Istria e a Zara prima del 12 novembre 1920 (Trattato di Rapallo) e a Fiume prima del 27 gennaio 1924 (Trattato di Roma), cioè antecedentemente all’annessione di tali territori al Regno d’Italia.

Poiché fino ad allora l’Istria, Fiume e Zara, come pure Trento e Trieste, facevano parte dell’Impero Austro-ungarico, per coloro che vi nacquero (“nati all’estero”), il questionario del censimento ISTAT prevede che venga indicato “l’attuale denominazione dello stato estero considerando i confini al 9 ottobre 2011”. La risposta esatta è quindi Croazia o Slovenia.

Si pone a questo punto un serio problema per gli esuli, che sono i discendenti degli irredentisti giuliano- dalmati che dal 1848 alla prima guerra mondiale lottarono per affermare la loro italianità (si pensi agli istriani Nazario Sauro e Fabio Filzi, quest’ultimo impiccato a Trento insieme a Cesare Battisti, o al dalmata Francesco Rismondo, tutti condannati a morte come disertori dell’esercito austro-ungarico perché catturati mentre combattevano nell’esercito o nella marina italiana). Proprio loro che esodarono in massa dalle loro terre, cedute nel 1947 dall’Italia alla Jugoslavia di Tito, per non diventare jugoslavi, dovrebbero dichiarare di essere discendenti di immigrati da Slovenia e Croazia, (stati sorti recentemente dalla dissoluzione della federazione balcanica) quando invece i loro genitori sono stati, a tutti gli effetti, sudditi del Regno d’Italia e in seguito cittadini della Repubblica italiana.

E’ evidente che ciò non è accettabile per gli esuli, specie se si considera che lo scopo del censimento è anche quello di ”rilevare le migrazioni interne ed esterne”, e la richiesta di informazioni sul luogo di nascita del padre e della madre viene ritenuta necessaria “al fine di ricostruire l’origine di ciascun individuo, in particolare degli immigrati e dei loro discendenti”.

Come risponderanno allora gli esuli al quesito sul luogo di nascita dei loro genitori?

Da una breve indagine condotta, risulterebbe che alcuni opteranno per la dichiarazione “nati in Italia” (formalmente inesatta) mentre altri, seguendo le indicazioni dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, per quella “nati In Austria-Ungheria” (altrettanto inesatta, perché tale entità statale è oggi inesistente).

Al di là di questo dilemma, sostanzialmente formale e di poco conto per i più, andrebbe sottolineato, in ogni caso, la scarsa attenzione dimostrata dalI’ISTAT sia nei confronti di quei cittadini italiani che con l’esodo vollero dichiarare la propria appartenenza nazionale, sia di quella pagina di storia riguardante il nostro confine orientale che, nonostante l’istituzione del Giorno del Ricordo, continua ad essere ignorata, per lo meno dalla burocrazia del nostro paese.

653 – La Voce del Popolo 07/10/11 Beni cimiteriali, un patrimonio da tutelare giorno per giorno
PIERO DELBELLO, DIRETTORE DELL’ISTITUTO PER LA CULTURA ISTRIANO-FIUMANO-DALMATA
Beni cimiteriali, un patrimonio da tutelare giorno per giorno
TRIESTE – Capita spesso che un turista accorto visiti il cimitero per leggere la storia di un territorio. Che cosa vi trova in Istria, Fiume e Dalmazia? Un incrocio di idiomi, cognomi di medesima derivazione che attingono a diversi alfabeti. “È affascinante – dichiarano –, meglio di un romanzo, più veloce comunque di un libro di storia alla cui lettura, in effetti, ti stimolano e ti invitano. Salvare queste realtà è importante”. A Zara lo sta facendo il Madrinato Dalmata, a Fiume per lunghi anni Anita Antoniazzo Bocchina ed ora il Libero Comune con sede a Padova. In Istria, dal 1996, l’intervento a tappeto dell’I.R.C.I. che si avvale della consulenza del prof. Antonio Pauletich in qualità di collaboratore scientifico e conduttore del Progetto per l’evidenziatura e la tutela delle sepolture italiane nei 203 cimiteri istriani di giurisdizione croata, Isole di Cherso e Lussino comprese. Insieme, negli anni, hanno cercato di disegnare la mappa delle sepolture, salvando per tutti una pagina di storia.
La domanda, che rivolgiamo al direttore dell’I.R.C.I. di Trieste, Piero Delbello, è doverosa: questo basta?
”Non basta e non basterà mai – risponde con l’energia che lo contraddistingue –, anche perché il problema della salvaguardia del patrimonio monumentale delle sepolture della memoria italiana nei cimiteri dell’Istria è di fondamentale importanza e va affrontato giorno per giorno con estrema serietà e onestà per intervenire prima che il piccone, la mazza o l’incuria, distruggano o cancellino queste sacre memorie. Noi abbiamo iniziato nel 1996 e già in quell’anno furono evidenziate, fotografate e catalogate oltre 25.000 sepolture esistenti. Nello stesso anno, copia dei verbali di ricognizione fu spedita a tutte le Amministrazioni cittadine e comunali e alle direzioni delle aziende che gestiscono i cimiteri, con preghiera di volgere attenzione alla tutela di dette sepolture e di comunicare all’I.R.C.I. lo status giuridico dei diritti di concessione perpetua e di eventuali pendenze nella corresponsione dei canoni cimiteriali, per poter risolvere i problemi contingenti”.
Il presidente della CI di Rovigno, Gianclaudio Pellizzer, ha presentato una mozione all’Assemblea dell’UI per la salvaguardia dei sepolcri italiani, nella quale lamenta la mancanza di un’istituzione che faccia da tramite con i servizi comunali locali e di rendiconti precisi sulle spese da voi sostenute. Cosa ne pensa?
”Abbiamo chiesto al presidente Pellizzer il testo integrale della sua mozione di cui abbiamo letto sui giornali, ad oggi non pervenuto, per cui posso rispondere solo riferendomi a quanto riportato da quest’ultimi. All’infuori di certe imprecisioni che potevano essere evitate se si fosse informato meglio, ci fa piacere che la mozione del Pellizzer sia stata accettata dall’Assemblea dell’UI, con il voto favorevole dei rappresentanti delle CI, certamente perchè, con l’invio degli elenchi delle sepolture italiane nei cimiteri del loro territorio, le CI sono state da noi informate su questo scottante problema”.
E per quanto concerne i rendiconti?
“Il problema maggiore, per quanto concerne i mezzi, è la lentezza con cui vengono erogati. Mi spiego: i mezzi finanziari devoluti dall’UI che impegnano l’I. R. C. I. su questa materia, sono regolarmente rendicontati, ma si tratta di mezzi del tutto insufficienti allo scopo ed erogati con estremo ritardo. Dovrebbero coprire le spese vive di ricognizione sul territorio, ma il più delle volte non permettono la realizzazione del piano di lavoro, per non dire delle emergenze e degli imprevisti che spesso si verificano. Ecco che siamo costretti ad intervenire attingendo ad altri fondi. Se i mezzi fossero regolarmente anticipati all’I. R. C. I. potremmo applicare il modello già collaudato con il Centro di Ricerche Storiche di Rovigno. Essendo regolari, la rendicontazione avviene entro una data fissa, il che permette di attivare i finanziamenti per l’anno o il trimestre successivo. Perfetto, per noi sarebbe eccezionale”.
Che cosa ne pensa della collaborazione con le Comunità degli Italiani?
”Per l’I. R. C. I. è di fondamentale importanza, anche perchè grazie ai suoi interventi di protezione e conservazione, oltre che le sepolture ed i monumenti o lapidi delle famiglie di esuli ormai estinte, nei lapidari ha riunito anche le memorie dei rimasti, intervenendo laddove ci sono persone anziane rimaste sole dopo l’esodo dei parenti e che non hanno eredi, casi, di anno in anno sempre più frequenti sia per gli esuli che per i rimasti. Alle CI locali, oltretutto, attivando i loro rappresentanti nei Consigli municipali e comunali, spetta il compito di avviare la procedura per la nomina delle Commissioni per la tutela del patrimonio monumentale cimiteriale del loro territorio, che si attende da anni. Per inciso,dopo le ricognizioni nei cimiteri istriani di giurisdizione croata, lo stesso lavoro è stato fatto per i 52 cimiteri dell’Istria di giurisdizione slovena: uno a Pirano, due a Isola e 49 a Capodistria con le sue Comunità locali”.
Per cui già esiste un rapporto con la CI di Rovigno?
“Con la CI di Rovigno, per la tutela del patrimonio monumentale del cimitero rovignese, esiste una notevole mole di corrispondenza, sia per la tutela in loco dei monumenti di inviolabile proprietà comunale ora usurpati dai nuovi concessionari i quali hanno cancellato o coperto le epigrafi originali. Idem per l’aggiornamento dei dati mancanti sulle tombe dei caduti italiani-rovignesi della Resistenza. Con la mozione presentata dalla CI di Rovigno e approvata dall’Assemblea dell’UI, il presidente Gianclaudio Pellizzer ha in mano un mezzo efficace per la soluzione dei problemi che da anni ci assillano. Si faccia valere! È ciò che pure noi auspichiamo”.
Ma entriamo nello specifico, nel 1998 con una legge il Sabor della Croazia ha inteso porre nuove regole alla gestione dei cimiteri, per voi cosa è cambiato?
”Abbiamo continuato a seguire da vicino l’evolversi della realtà delle cose. Dal 1996 ad oggi, oltre alla raccolta delle leggi croata e slovena sui cimiteri e delle Delibere comunali riguardanti l’ordine cimiteriale, per l’emeroteca specifica dell’I. R. C. I. sul tema cimiteri, annualmente sono stati raccolti in media 130-150 articoli e notizie varie riguardanti i cimiteri istriani; lavori in corso di sistemazione, di ampliamento, per la costruzione delle nuove cappelle mortuarie secondo la legge del 1998 ecc. ecc. Per gli anni 2010 e 2011, il numero delle notizie è alquanto scemato, visto che la maggior parte dei Comuni si è messa in regola con le norme di legge”.
Concretamente, quali i risultati – a vaste linee – del lavoro condotto fino ad ora?
”Certo, a vaste linee, perché cose da dire ce ne sarebbero tantissime. Mi limiterò ad elencarne alcune: dal 1999 ai giorni nostri oltre all’inventariazione dei reperti dei lapidari preesistenti nei cimiteri di Chiusi di Lussino, San Giovanni di Cherso, di San Pietro in Selve e di Villa di Rovigno, sono stati progettati e realizzati i lapidari cimiteriali che elencherò nell’ordine di realizzazione: Lindaro, Pinguente, Rozzo, Castelvenere, San Lorenzo di Daila, Draguccio, Canfanaro, Docastelli, Barbana, Porgnana, Rovigno, Visinada, Visignano, Collalto, Chersano, Buie, Umago, Petrovia, Grisignana, Cherso, Lussinpiccolo, Lussingrande, San Giacomo, Ossero e l’ultimo del mese di settembre 2011 a Orsera, nei quali sono stati ricoverati oltre 1.200 tra monumenti e lapidi.
Oltre ai lapidari, in loco, sono state restaurate 32 tombe di famiglia al Cimitero comunale di Pirano, la cupola del mausoleo della tomba Degrassi al cimitero di Isola, la rimessa in loco con restauro del cippo monolitico rovesciato della tomba del canonico Pietro Stancovich al cimitero di Barbana e i monumenti del 1924 dedicati al Milite Ignoto dai Comuni di Visinada e di Lussingrande, ancor oggi esistenti in quei cimiteri. Al Cimitero memoriale della Marina di Pola, scolpite su lapidi in pietra, sono state riprodotte 59 epigrafi di sepolture italiane che sostituiscono altrettante croci di legno cadenti. Al Cimitero comunale di Rovigno, in collaborazione e con il contributo della Famia Ruvignisa, sempre presente con i contributi per l’aggiornamento del lapidario rovignese, è stata realizzata la lapide commemorativa dedicata alla memoria di 24 sacerdoti e religiosi/e rovignesi morti nella diaspora dal 1945 ad oggi, si stanno raccogliendo i dati per altre tre suore da includere nella lapide a queste dedicata, nonché le lapidi commemorative dedicate a Luigi de Manincor, Medaglia d’Oro Vela e al Cap. Silvano Abbà, Medaglia di Bronzo per il Pentathlon moderno alle Olimpiadi di Berlino nel 1936.
In collaborazione con la Famiglia Montonese, è stata sistemata la fossa comune dei Montonesi infoibati a Cava Cise presso Villa Treviso di Pisino, e per la Famiglia Parentina, la realizzazione della lapide commemorativa delle 95 vittime delle foibe di Parenzo, Torre e Abrega esposta nel cimitero di Parenzo. Per la realizzazione dei lapidari cimiteriali, grande aiuto si è avuto dalle Città di Rovigno e Buie, nonché dai Comuni di Chersano e di Orsera e dalle loro imprese comunali, che si sono prese l’incarico e la spesa di sistemazione dei siti con la costruzione delle basi-fondamenta per la collocazione dei monumenti e delle lapidi”.
E la fase non è conclusa…
“Infatti, sono in attesa di approvazione i progetti per la realizzazione dei lapidari cimiteriali di Montona – S. Margherita e di S.Bortolo –, Matterada, San Giorgio di Grisignana e di Fontane e per gli altri cimiteri finanze permettendo. Ciò sarà fatto secondo il piano di lavoro per gli anni 2011-2012. Allo stesso modo, sono pronti i progetti di restauro del monumento ai caduti del CT Cesare Rossarol presso Lisignano, giunto a buon punto grazie alla collaborazione con la CI di Sissano, e del carabiniere Giorgi Loreto presso Canfanaro e per la sistemazione della fossa comune dei resti di 129 infoibati al cimitero comunale di Pinguente, esumati da quattro foibe del Pinguentino nel 2004 e qui sepolti per disposizione della Magistratura regionale nel 2007. Così ancora per le due fosse comuni degli infoibati nel 1943 ai lati del viale d’ingresso al cimitero di Pisino. Per conto della Famiglia Umaghese di Trieste, è stato eseguito il progetto per il restauro in loco di 40 tombe e sepolture italiane del cimitero comunale di Umago”.
Altre iniziative sono state portate avanti nel 2011. Le notizie sull’attività svolta sono spesso diluite nel corso dell’anno in modo da non essere sufficientemente incisive. Mezzi permettendo si potrebbe pensare ad una mostra che documenti i risultati ottenuti. Ma anche ad una maggiore interazione tra i vari soggetti coinvolti. È comunque un’emozione scoprire che i lapidari – al di là di quanto previsto inizialmente dai progetti –, stanno diventando per le famiglie degli esuli anche un luogo di ricomposizione. Stele nuovissime hanno fatto la loro comparsa, con nomi e cognomi di gente che riposa in lontani luoghi di sepoltura e che si ritrovano, per volontà loro o delle famiglie, nelle località di provenienza con un senso di profonda pietas per una storia che è fatta anche di vicende minime, di gente che così si sottrae ai numeri per diventare riferimento concreto anche ora che non ci sono più. È profondamente umano!
Rosanna Turcinovich Giuricin

654 – Il Cittadino Monza e Brianza 13/10/2011 Monza: Esuli istriani, concorso snobbato
ESULI ISTRIANI, CONCORSO SNOBBATO

L’Associazione Venezia Giulia e Dalmazia lamenta la scarsa collaborazione di Comune e Provincia per promuovere l’iniziativa di ricordo nelle scuole

Questa volta partono in anticipo per evitare i disguidi degli anni precedenti, che avevano toppato il loro concorso ai tocchi di partenza. Così, dopo ver preso i contatti con gli assessorati di competenza in Comune e Provincia sì muovono in autonomia affinchè anche gli studenti di Monza e Brianza possano aderire all’iniziativa. Questa la strategia comunicativa della delegazione di Monza Brianza dell’Associazione nazionale Venezia Giulia Dalmazia che, per due anni, si è vista laciata nel dimenticatoio da Comune e Provincia che non hanno trasmesso alle scuole il concorso indetto dalla Regione Lombardia sugli esuli di Istria, Fiume e Dalmazia.

Infatti, al momento delle prefazioni, la delegazione si accorgeva che, non solo non erano presenti rappresentanti delle scuole del territorio, ma non erano neppure giunti elaborati da Monza e Brianza. Partiva quindi una serie di telefonate; i presidi affermavano di non aver ricevuto comunicazione in merito e gli assessorati scaricavano il barile, alcuni affermando che si erano dimenticati di trasferire la comunicazione.

Questa volta, però, la delegazione locale di Anvdg non ci sta. «Ci siamo già messi in contatto con gli assessorati – ha spiegato la professoressa Graziella Ventura, consigliera delegata con rapporti con gli assessorati alla Cultura e all’Istruzione – Non è ammissibile che alla cerimonia di premiazione che si svolge al Pirellone il 10 febbraio non ci sia neppure una scuola del territorio. Noi non facciamo politica, ma didattica. Ormai siamo arrivati alla terza generazione di esuli ed è importante far conoscere ai ragazzi questo momento della storia. Non dimenticando il contributo che abbiamo dato alla costituzione dell’unità d’Italia. In questo momento storico vanno mantenuti alti i valori di unità e di solidarietà». Ed è per questa che la delegazione sostiene il concorso “L’esodo degli italiani dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia – Ieri un dramma dimenticato, oggi una pagina di storia”. Un concorso riservato agli studenti delle scuole secondarie di primo e di secondo grado, aperto ai singoli alunni e alle classi e che prevede la realizzazione di un progetto originale e pertinente al tema realizzato nelle più svariate modalità. E come premio un viaggio nelle terre della Venezia Giulia, Istria e Dalmazia. «Se qualche scuola vuole partecipare noi siamo disponibili a fornire informazioni e materiale», ha assicurato la Ventura. Per informazioni contattare lo 039.749559 (Comitato Anvdg di Monza e Brianza) o il sito http://www.anvgd.it.

Barbara Apicella

655 – La Voce del Popolo 13/10/11 Fiume avrà una moderna e funzionale scuola materna in lingua italiana
FIRMATA DAI RAPPRESENTANTI DELLA CITTÀ, DELL’UI E DELLA CI LA LETTERA D’INTENTI PER LA REALIZZAZIONE DEL FUTURO ASILO CNI
Fiume avrà una moderna e funzionale scuola materna in lingua italiana
FIUME – Il 12 ottobre 2011 è una data che sarà ricordata a caratteri cubitali nel “Libro d’oro” della Comunità Nazionale Italiana. Il sindaco della Città di Fiume, Vojko Obersnel, il presidente dell’Unione Italiana, Furio Radin, il presidente della Giunta esecutiva dell’UI, Maurizio Tremul, e la presidentessa della Comunità degli Italiani di Fiume, Agnese Superina, hanno infatti firmato la Lettera d’intenti per la costruzione di un nuovo edificio destinato a soddisfare le necessità delle sezioni di asilo nido e asilo d’infanzia in lingua italiana nel capoluogo quarnerino. Alla cerimonia, svoltasi ieri nel Palazzo del municipio di Fiume, erano presenti pure il console generale della Repubblica Italiana a Fiume, Renato Cianfarani, l’ambasciatore Massimo Spinetti, revisore dei conti del ministero degli Affari esteri italiano presso l’UI, Sanda Sušanj, responsabile della Direzione municipale per l’educazione e l’istruzione, Norma Zani, titolare del Settore educazione e istruzione della Giunta esecutiva dell’UI, e Roberto Palisca, presidente della Giunta esecutiva della CI di Fiume. Con la Lettera d’intenti vengono definiti gli obblighi della Città di Fiume e dell’Unione Italiana inerenti alla costruzione di un edificio nel rione di Krnjevo, destinato ad ospitare le sezioni italiane dell’Ente prescolare fondato dalla Città di Fiume (Dječji vrtić “Rijeka”).
L’UI un partner affidabile
Il sindaco di Fiume, Vojko Obersnel, ha lodato l’affidabilità dell’UI che fino ad ora ha sempre tenuto fede alla parola data, ribadendo l’ottimo grado di collaborazione instaurato tra Palazzo municipale e Palazzo Modello. “Sarebbe bello poter firmare lettere d’intenti di questo tipo ogni giorno. I progetti ai quali abbiamo collaborato in passato sono stati realizzati e hanno portato beneficio a tutti”, ha dichiarato il primo cittadino del capoluogo quarnerino. Obersnel ha espresso, inoltre, soddisfazione per l’investimento a Fiume di risorse finanziarie erogate a favore dell’UI dalle istituzioni italiane. Riferendosi al progetto dell’asilo di Krnjevo, il sindaco ha spiegato che le spese relative ai lavori edili saranno sostenute dall’UI, mentre la Città di Fiume, oltre ad assicurare il terreno, si farà carico dei costi di allacciamento dell’immobile alle infrastrutture comunali e delle spese gestionali dell’istituto. Il preventivo di spesa per la realizzazione dell’opera si aggira attorno ai 2,8 milioni di euro (PDV incluso).
Il presidente dell’UI e deputato della CNI al Sabor, Furio Radin, ha ringraziato il sindaco di Fiume per le parole lusinghiere espresse nei confronti dell’UI. “Potete stare certi che le intenzioni dell’UI sono sempre serissime”, ha affermato Radin, notando che anche la Città di Fiume si è sempre rivelata un interlocutore attento e sensibile alle necessità della CNI. “Fiume, che ospita il nostro sodalizio più numeroso, quattro scuole elementari e un liceo in lingua italiana, merita di avere pure un asilo infantile moderno e funzionale”, ha detto il presidente dell’UI, ricordando che le scuole trovano il proprio senso se prima di loro c’è un asilo. “Siamo orgogliosi di poter contribuire alla realizzazione di un progetto destinato a valorizzare il nostro più grande tesoro, i bambini, ossia il nostro futuro”, ha affermato Radin, ringraziando i membri della Giunta esecutiva dell’UI, i rappresentanti della Città di Fiume e quelli delle istituzioni italiane per gli sforzi profusi a sostegno del progetto.
“Finalmente – ha proseguito il presidente dell’UI –, potremo disporre a Fiume di un nostro asilo. Un’infrastruttura che garantirà condizioni ideali per l’accoglienza dei bambini. La firma di oggi (ieri per chi legge, nda), rappresenta un piccolo, ma significativo passo avanti verso il conseguimento di questo importante traguardo e vi garantisco che le nostre intenzioni sono serie”. “Ogni volta che si apre un asilo per me è un giorno di festa, perché si tratta di infrastrutture dedicate ai bambini. Sono convinto che saranno numerose le famiglie fiumane che vorranno iscrivere i propri figli in questo asilo quando sarà pronto”, ha concluso Radin.
Un progetto nato un lustro fa
Agnese Superina ha ricordato che il progetto dell’asilo è stato inserito tra le priorità della CI cinque anni fa, quando le redini del sodalizio di via delle Pile sono state assunte da lei e da Roberto Palisca. “Ne avevamo parlato con il sindaco Obersnel anche in occasione del nostro primo incontro ufficiale. Purtroppo all’epoca non esistevano le condizioni necessarie affinché il progetto potesse essere realizzato. Siamo però riusciti a ottenere la creazione di una sezione di asilo nido nella scuola materna ‘Mirta’ a Cantrida”, ha spiegato Agnese Superina, ricordando che l’inaugurazione del futuro asilo italiano porterà beneficio pure alla Scuola elementare italiana “Gelsi”, che vedrà liberarsi gli spazi attualmente occupati dall’asilo “Topolino”.
Il console generale soddisfatto
Compiacimento per la firma della Lettera d’intenti tra la Città di Fiume e l’UI è stata espressa pure da Renato Cianfarani, console generale d’Italia a Fiume. “Questa è l’ennesima prova che i rapporti bilaterali tra i nostri due Paesi hanno raggiunto un ottimo livello e che continuano a intensificarsi”, ha osservato Cianfarani, ricordando che proprio la cultura e l’istruzione sono due campi ai quali l’Italia presta grande attenzione. Il console generale Cianfarani ha aggiunto di apprezzare anche la scelta della zona nella quale sorgerà l’asilo, considerandola un potenziale polo d’attrazione per le famiglie che non vivono in centrocittà. Roberto Palisca, presidente della Giunta esecutiva della Comunità degli Italiani di Fiume, ha annunciato inoltre che nel futuro asilo avrà sede pure l’ufficio del coordinatore delle sezioni in lingua italiana dell’Ente prescolare fondato dalla Città di Fiume.
Per quanto concerne i tempi di realizzazione dell’opera, il sindaco Obersnel ha espresso l’opinione che sarà necessario attendere almeno un anno prima di avere pronti i progetti, mentre Maurizio Tremul ha detto di ritenere plausibile attendersi la posa della prima pietra dell’asilo nel biennio 2013/14.
Un edificio per 100 bambini
Il futuro asilo italiano sorgerà su un lotto edificabile di 3.300 metri quadrati situato tra le vie Vladimir Becić 8 e Berta Jardas 22 nel rione di Krnjevo. L’edificio avrà una superficie di circa 1.000 metri quadrati e potrà ospitare un centinaio di bambini suddivisi in due sezioni di asilo nido e tre di asilo d’infanzia. Le tre sezioni della scuola materna sono quelle attualmente ospitate negli asili “Zvonimir Cviić”, “Topolino” e “Gardelin”, mentre le due sezioni di asilo nido saranno create ex novo.
Nell’anno pedagogico 2011/2012 sono complessivamente 149 i bambini iscritti alle sezioni italiane di scuola materna esistenti a Fiume. I corsi in italiano sono disponibili attualmente negli asili “Zvonimir Cviić”, “Topolino”, “Gardelin”, “Belveder”, “Gabbiano” e “Mirta”. In seguito all’inaugurazione dell’impianto di Krnjevo, i programmi prescolari destinati ai bambini appartenenti alla minoranza nazionale italiana saranno mantenuti pure negli asili “Belveder”, “Gabbiano” e “Mirta”. Con la realizzazione dell’asilo di Krnjevo saranno create le condizioni per l’assunzione di otto addetti, di cui sei educatori e un coordinatore. Ulteriori sei educatori, che dovranno prendersi cura complessivamente di 70 bambini, saranno assunti negli asili “Z.Cviić”, “Topolino” e “Gardelin”.
Krsto Babić

656 – La Voce del Popolo 11/10/11 CI di Veglia e Cattaro: comune impegno a tutela della lingua e della cultura italiane
CORDIALE INCONTRO TRA LE DIRIGENTI DEI DUE SODALIZI,
SILVANA PAVAČIĆ E MARIA GREGO RADULOVIĆ
CI di Veglia e Cattaro: comune impegno a tutela della lingua e della cultura italiane
VEGLIA – A margine delle celebrazioni in ricordo della vittoria della flotta cristiana nella battaglia di Lepanto, a Veglia si è svolto l’incontro tra gli esponenti di due Comunità degli Italiani, geograficamente molto lontane tra loro, ma vicine da un’ottica culturale ed emotiva. Stiamo parlando delle Comunità di Veglia e Cattaro.
Come riportato già ampiamente dal nostro quotidiano, anche quest’anno Veglia ha celebrato la storica vittoria a Lepanto delle forze cristiane sulla flotta dell’Impero ottomano, che nel 1571 segnò la fine dell’avanzata turca nel Mediterraneo e in Europa. Il comandante dell’unita vegliota era Ludovico Cicuta, le cui spoglie riposano in un sepolcro a pochi passi dall’altare della Cattedrale di Veglia. Nella ricorrenza del 440.esimo anniversario della storica battaglia lepantina il sepolcro di Cicuta è stato esposto al pubblico.

UNA VISITA COSTRUTTIVA Nell’ambito delle celebrazioni sono stati ospiti a Veglia i rappresentanti del Museo marittimo del Montenegro con sede a Cattaro. Alla galleria Decumanus di Veglia hanno inaugurato la mostra “La marina delle Bocche di Cattaro durante l’amministrazione della Serenissima, 1420-1797”.
Tra i rappresentanti di Cattaro c’era pure la vicepresidente della Comunità italiana del Montenegro, Maria Grego Radulović. L’incontro con la presidente della Comunità degli Italiani di Veglia, Silvana Pavačić, è stato molto caloroso, piacevole e costruttivo. In altre parole qualche ora di “ciacole” in italiano scambiando opinioni e parlando di progetti presenti e futuri, con il desiderio di incontrarsi un giorno a Cattaro.

INVITO A ORGANIZZARE UNA MOSTRA Maria Grego Radulović ha visitato il sodalizio di Veglia ed è rimasta piacevolmente sorpresa, perché la sede, benché piccola, come ha rilevato, emana calore e positività. La vicepresidente della Comunità degli Italiani di Cattaro ha fatto visita pure al laboratorio CI vegliota, dove operano le volonterose socie del sodalizio, le ceramiste e le attiviste del gruppo di batic. Tale è stato il suo entusiasmo quando ha visto i lavori, che ha invitato le socie della CI vegliota a recarsi a Cattaro per organizzare una mostra.

FIDUCIA NEL FUTURO Però la cosa più importante ribadita all’incontro è che entrambe le dirigenti sono consapevoli dell’impegno profuso dal governo italiano, che crede fermamente nel futuro delle comunità italiane dell’Adriatico orientale. Entrambe le dirigenti sono inoltre fermamente convinte dell’importanza del ruolo svolto dai due sodalizi, perché compete loro il compito di mantenere viva la cultura e la lingua italiane in queste terre. E infine le due rappresentanti si sono salutate con un forte abbraccio e un arrivederci, ben consapevoli che queste due Comunità anche se tanto lontane hanno lo stesso obbiettivo primario, ossia la diffusione della lingua e della cultura italiane, come pure la tutela delle tradizioni.

657 – La Voce del Popolo 07/10/11 Lussinpiccolo, la cittadinanza soddisfatta per l’attuazione del progetto di Villa Perla
IL PRESIDENTE DELLA GIUNTA UI, MAURIZIO TREMUL,
HA VISITATO LA NUOVA SEDE DELLA CI E DELL’ASILO ITALIANO DI LUSSINPICCOLO
Lussinpiccolo, la cittadinanza soddisfatta per l’attuazione del progetto di Villa Perla
LUSSINPICCOLO – “Il progetto di Villa Perla a Lussinpiccolo è stato un investimento considerevole, ma indispensabile che sta già dando eccellenti risultati”. Lo ha detto il presidente della Giunta esecutiva dell’Unione Italiana, Maurizio Tremul, che ieri ha visitato la nuova sede della Comunità degli Italiani e dell’asilo italiano di Lussinpiccolo. Maurizio Tremul è stato accolto a Lussinpiccolo dalla presidente del sodalizio di Villa Perla, Anna Maria Saganić. Nel corso della visita Tremul ha avuto modo di incontrare alcuni attivisti della CI, il vicesindaco di Lussinpiccolo, Ana Kučić, l’assessore Ružica Paumgarten, e la direttrice dell’Ente asili della località isolana, Radmila Piščan. Nel corso della riunione si è parlato degli ultimi accorgimenti necessari al fine di mettere i “puntini sulle i” al progetto di Villa Perla.
PARCO GIOCHI È stato così stabilito di dare la priorità all’allestimento di un parco giochi nel cortile della CI, indispensabile alle attività pedagogiche dell’asilo. La presidente della CI, Anna Maria Saganić, ha annunciato inoltre che a Perugia è già pronta una donazione di giochi didattici della Clementoni destinate all’asilo italiano. Ha anche rilevato che dal capoluogo umbro è pervenuta la disponibilità a stringere una sorta di gemellaggio con la sezione italiana della scuola materna di Lussinpiccolo.
MULTICULTURALISMO Il vicesindaco Ana Kučić ai margini dell’incontro ha fatto presente la soddisfazione dei suoi concittadini per la realizzazione del progetto di Villa Perla e in particolare per la creazione di una nuova sezione dell’asilo. Ha fatto presente che Lussinpiccolo presta grande attenzione allo sviluppo del multiculturalismo e che la Comunità degli Italiani gode di grande stima, considerando il fatto che la sua storia è anche la storia dell’isola.
DIFFUSIONE DELLA LINGUA La sede della Comunità degli Italiani di Lussinpiccolo a Villa Perla (525 soci) inaugurata il 18 giugno scorso dispone di circa 470 metri quadrati contro i 37 della vecchia sede ospitata nella Casa di cultura. La sezione italiana dell’asilo di Lussinpiccolo situata a Villa Perla, che è stata inaugurata il primo settembre scorso, dispone invece di circa 230 metri quadrati. I bambini iscritti sono 12 e sono seguiti dalle educatrici Adriana Kučić e Tonka Hunda. Provvisoriamente a Villa Perla è ospitata pure una sezione croata dell’asilo nido di Lussinpiccolo, frequentata da sette bambini. Oltre all’asilo in lingua italiana a Villa Perla, nell’ambito della attività protese alla salvaguardia e alla diffusione della lingua italiana, è attivo un corso di lingua italiana frequentato da 130 bambini e ragazzi di età compresa dai 4 ai 18 anni. Il corso in questione è curato da Mirta Širola e Petra Herceg.
Krsto Babić

657 – La Voce del Popolo 12/10/11 Fasana – Intervista a Claudia Novak: «Abbiamo rivisto le vecchie attività e riportato in sede i giovanissimi»
INTERVISTA A CLAUDIA VALENTE NOVAK, PRESIDENTE DELLA COMUNITÀ DEGLI ITALIANI DI FASANA
«Abbiamo rivisto le vecchie attività e riportato in sede i giovanissimi»
“È stato un anno difficile, impegnativo e faticoso, ma i frutti del nostro lavoro sono oggi ben visibili e riconoscibili” ha affermato la presidente della Comunità degli Italiani di Fasana, Claudia Valente Novak, con la quale abbiamo discusso delle attività, dei programmi e delle novità riguardanti la Comunità fasanese. La prima riguarda la Giunta esecutiva, la cui presidenza è stata affidata di recente a Ingrid Toffetti, subentrata a Laura Černac che, per motivi personali, ha deciso di rassegnare le dimissioni. Poiché la neo presidente ricopriva sino a ora il ruolo di responsabile del Settore educazione, istruzione e attività sociali, è stato necessario procedere alla nomina di un sostituto, trovato dagli addetti ai lavori della Comunità degli Italiani di Fasana in Fabiola Simonelli Rajko.
Una seconda novità riguarda il Settore cultura, arte e spettacolo, oggi guidato da Kristina Mikelić, che ha sostituito nell’incarico la dimissionaria Valmer Vidos.
Gli altri due settori, Economia, finanze e bilancio e Attività sportive, sono guidati rispettivamente da Silvana Scabozzi e Fabrizio Valente.
CORO MISTO RICOSTITUITO Per quanto riguarda le attività della Comunità degli Italiani di Fasana, Claudia Valente Novak ha ricordato che il primo compito della Giunta esecutiva è stata la ricostituzione del coro misto, scioltosi con il cambio di guardia alla guida del sodalizio dopo le elezioni per il rinnovo del Consiglio comunitario del giugno del 2010. Oggi il coro, diretto da Mondina Gavočanov e attivo più che mai, conta ben 35 membri. Accanto alle serate offerte ai soci e alle tradizionali uscite e presentazioni al pubblico di altre Comunità istriane e non, tra i progetti della corale di Fasana figura l’incisione di due CD, uno dei quali in collaborazione con il redattore responsabile della programmazione in lingua italiana dell’emittente radiofonica Radio Pola, Valmer Cusma.
MINICANTANTI A «VOCI NOSTRE» Ricordato che, rispetto al passato, le due sale del sodalizio sono occupate praticamente tutti i giorni, Claudia Valente Novak ha sottolineato che la Comunità ha un gruppo di minicantanti guidato da Silvana Scabozzi (che il prossimo novembre parteciperà al Festival per l’infanzia dell’UI “Voci Nostre” al Teatro Popolare Istriano di Pola), due gruppi di ballo (uno per bambini dai 6 ai 10 anni e uno per i bambini dell’asilo), che si riuniscono due volte alla settimana sotto la guida della ballerina professionista Elda Kosanović-Radovik, e un gruppo di disegno diretto dall’artista Korana Šuran. Il gruppo conta al momento una decina di bambini. Da poco sono stati costituiti anche un baby gruppo di ballo con cinque bambini dai 3 ai 4 anni e il gruppo della filodrammatica che, in pochissimo tempo, ha riscosso un grande successo tra il pubblico.
Seppur introdotto dalla precedente presidenza, il corso di italiano è stato mantenuto e adattato alle esigenze dei bambini. Il corso è stato infatti sdoppiato e adeguato in base all’età degli oltre venti iscritti. Inoltre, al momento sono aperte le iscrizioni al corso di italiano per adulti che, una volta composto il gruppo, si terrà ogni martedì dalle 19 alle 21. Gli interessati sono pregati di contattare la responsabile al numero di telefono 098/663064.
La presidentessa ha tenuto a precisare che l’organizzazione delle singole attività è stata possibile grazie ai mezzi forniti dall’Unione Italiana. Fondi che, però, sembrano non bastare mai. Di conseguenza, molto di quanto realizzato in quest’ultimo anno è stato finanziato direttamente dalla Comunità degli Italiani di Fasana, le cui entrate derivano dall’affitto della sala polivante ad associazioni esterne e del bar.
TRA FESTE E CONFERENZE Claudia Valente Novak ha poi parlato dei progetti futuri e dei desideri di questa presidenza. Il programma di ottobre-novembre prevede l’organizzazione, in collaborazione con l’Università Popolare di Trieste, di due conferenze tematiche dedicate ai fondali dell’Adriatico e alle piante officinali, di due feste, una del vino (con degustazione dei prodotti enologici di Fasana) e una di Halloween. Entro la fine dell’anno è prevista l’organizzazione di uno spettacolo artistico-culturale in collaborazione con gli esuli di Grado, assieme ai quali gli italiani di Fasana hanno gettato le basi per una proficua collaborazione. Inoltre, la Comunità sta sondando il terreno per un possibile gemellaggio con la Comunità degli Italiani di Laktaši (Bosnia ed Erzegovina).
PRESTO UNA BIBLIOTECA Entro breve dovrebbe poi essere inaugurata la biblioteca comunitaria che, per problemi di spazio, tempo e finanze, non è stato possibile aprire sino ad ora. I libri sono stati donati dagli esuli di Grado e da numerosi cittadini. Le novità non si esauriscono qui. A Natale sarà presentato ai soci il primo numero del giornalino della Comunità “El faro de Fasana” che, accanto a una lunga intervista alla presidente, conterrà il resoconto di un anno di lavoro. Sempre a Natale sarà presentato e distribuito al pubblico il calendario 2012 della CI di Fasana.
La Comunità degli Italiani non vuole assolutamente rinunciare all’asilo italiano. A tale scopo è in corso una trattativa con il Consolato generale d’Italia e Fiume, l’Unione Italiana e l’amministrazione locale.
Infine, tra i desideri dei responsabili del sodalizio figura la volontà di acquistare uno scuola bus per i ragazzi di Fasana che frequentano la Scuola elementare italiana di Dignano, che al momento sono una quindicina.
”Abbiamo rivisto le vecchie e introdotto nuove attività riportando in Comunità i bambini e i giovani” ha commentato Claudia Valente Novak, che ha colto l’occasione per inviare un ringraziamento particolare a Rosanna Berné, della Giunta esecutiva dell’UI, senza il cui aiuto e supporto costante quanto realizzato in quest’ultimo anno non sarebbe stato possibile.
Marko Mrđenović

658 – Il Piccolo 12/10/11 A Parenzo si ricorda la “Dieta del nessuno” e il no all’Imperatore
A Parenzo si ricorda la “Dieta del nessuno” e il no all’Imperatore

IL RIFIUTO All’Austria Nel 1861 l’Istria non volle inviare rappresentanti a Vienna

di Silvio Maranzana

TRIESTE Il 2011 coincide non solo con i 150 anni dell’unità d’Italia, ma anche con il centocinquantesimo anniversario dell’evento con cui nella maniera più clamorosa, anche se non in quella più cruenta, l’Istria manifestò la propria italianità: quello passato alla storia come la Dieta del nessuno, poiché i rappresentanti della penisola rifiutarono di mandare propri delegati a Vienna, per non esprimere dedizione all’Impero austro-ungarico. Quella decisione e il particolare contesto storico, politico e sociale in cui fu presa, saranno gli argomenti al centro del convegno scientifico internazionale, curato dalla Società storica istriana, che si apre domani pomeriggio alle 16 proprio nella Sala della Dieta provinciale istriana a Parenzo e che proseguirà fino a sabato alternando sul palco decine di relatori e tavole rotonde. Il 6 aprile 1861, meno di un mese dopo la proclamazione del Regno d’Italia, si riunì la Dieta provinciale istriana, organismo di rappresentanza concesso dall’Austria-Ungheria, pur nell’ambito di una politica di dura repressione delle nazionalità, in particolare di quella italiana. Dei trenta rappresentanti che la componevano, ben 21 facevano riferimento al Partito liberale italiano. Preso atto della sollecitazione d’inviare due rappresentanti a Vienna, il Comitato centrale veneto aveva lanciato un proclama per incitare i suoi componenti all’obiezione al voto. Nella casa dei de Vergottini si riunirono i deputati italiani che avevano deciso di porre nell’urna la scheda con l’indicazione: “Nessuno”. Fatto lo spoglio i votanti che si erano espressi in questo modo risultarono essere appunto 21 su 30. Ad essi si contrapponevano solamente sei deputati favorevoli al regime e i 3 vescovi che facevano parte d’ufficio della Dieta: Bartol Legat, sloveno vescovo di Trieste e Capodistria e i croati Juraj Dobrila e Ivan Josip Vitezic vescovi rispettivamente di Parenzo-Pola e di Veglia. Quella clamorosa decisione esplicitava una volontà secessionista tanto più pericolosa poiché proveniva dalla classe dirigente di cui i componenti della Dieta erano estrazione. Il governo austriaco raccolse la provocazione, sciolse la Dieta e impose l’elezione di propri funzionari anche se dovette ancora una volta ribadire la preminenza della lingua italiana negli atti pubblici. Domani a Parenzo sono previste le relazioni di Petar Strcic, Diego Redivo, Nevio Setic, William Klinger, Stipan Trogrlic, Roberto Spazzali, Ilija Jakovljevic e Salvator Zitko. Venerdì parleranno Carlo Ghisalberti, Giovanni Radossi, Antoni Cetnarowicz, Branko Marusic, Zeljko Bartulovic, Alida Perkov, Rino Cigui, Denis Visintin, Nadja Tercon, Marino Budicin, Elena Uljanic-Vekic, Giuseppe Parlato, Raul Marsetic, Filip Zoricic, Mihovil Dabo e Maja Polic. Sabato infine sarà la volta di Giuseppe de Vergottini, Pietro Zovatto, Gaetano Bencic, Ivan Matejcic, Kristjan Knez e Egidio Ivetic. Tra gli argomenti specifici che saranno trattati, le questioni storiche sull’Istria nel periodo di fondazione della Dieta, l’idea di nazione e di società nel dibattito politico dei socialisti e dei democratici mazziniani nell’Istria tra diciannovesimo e ventesimo secolo, gli antagonismi politici e nazionali all’interno della Dieta e il suo successivo trasferimento a Capodistria, le rappresentanza consolari del Regno d’Italia nell’Adriatico orientale, il ruolo della marineria in Istria nella seconda metà del diciannovesimo secolo.

659 – La Voce del Popolo 12/10/11 Palatucci e Fiume, un legame inscindibile nel racconto di Fulvio Mohoratz
FULVIO MOHORATZ RACCONTA LA MOSTRA INAUGURATA A DACHAU
Palatucci e Fiume, un legame inscindibile
TRIESTE – Il legame di Giovanni Palatucci con Fiume non si spezza, anche a distanza di anni continua a resistere testimoniando la dimensione di una città che gli ha reso possibile salvare tanta gente dalla persecuzione nazista. Perché Fiume? A spiegarlo è Fulvio Mohoratz che a Dachau ha partecipato nel settembre del 2011 all’inaugurazione della mostra dedicata al Questore Palatucci.
“Ci sono tre ragioni fondamentali a suffragarlo. Prima: c’è una stretta interconnessione tra Palatucci-Ebrei-Fiume. Reputo – anzi, meglio, sono sicuro –, che in nessun’altra città egli avrebbe potuto tanto e così efficacemente agire in favore degli Ebrei. Seconda considerazione: tutti gli esuli della mia città hanno sempre ritenuto Palatucci non soltanto un uomo molto coraggioso, ma, soprattutto, un autentico eroe; terza considerazione, Palatucci era un uomo pio, che, nella sua fede cattolica, ha trovato la forza per affrontare il martirio”.
A Dachau lei è intervenuto a nome del Libero Comune di Fiume, di cui è assessore, sia in lingua italiana sia in lingua tedesca testimoniando personalmente un’identità fiumana che spiega la vicenda Palatucci…
“Era una città moderna, caratterizzata da un europeismo ante litteram, dovuto alla presenza di lingue e culture diverse che convivevano con grande naturalezza. Il tedesco l’ho imparato da ragazzino, com’era naturale nel nostro ambiente. L’ho detto anche a Dachau, mia madre si chiamava Jolanda Lust, mia nonna (madre di mio padre) Giovanna Buchberger. Le nostre famiglie erano un incredibile intreccio di genti dell’Impero confluite nella città dell’industria e del commercio, porto franco, polo culturale, civile ed aperta. Così la conobbe Palatucci e entrò nel suo spirito”.
Perché la mostra su Palatucci a Dachau?
“È facile capirlo, basta ripercorrere la sua storia. Erano soprattutto gli Ebrei a bussare alla sua porta d’ufficio. Fiume, attualmente Rijeka, che una volta apparteneva al Regno d’Italia, era diventata per molti, a cagione della sua posizione geografica in Europa, al tempo del nazionalsocialismo, un punto di riferimento e un luogo di transito per sfuggire alla ingiustapersecuzione, alla ricerca di una nuova patria e di un diverso avvenire.Il capo di polizia Giovanni Palatucci facilitò l’espatrio di migliaia di persone procurando loro i documenti e offrendo così una via di scampo. Arrestato dai Nazisti fu deportato nel campo di Dachau, qui finì la sua vita nella Baracca 25 all’età di 36 anni.La mostra oggi documenta la vita e le opere di Giovanni Palatucci. Questo è uno dei percorsi, l’altro riguarda la sua vicenda familiare. Nato ad Avellino, seguì l’attività svolta dallo zio Vescovo in località Campagna dove nascose tante famiglie ebree sottraendole alla deportazione. Michele Ajello, presidente del Comitato Palatucci di Campagna, che opera da una decina d’anni in Provincia di Salerno, è stato uno dei promotori dell’iniziativa”.
Campagna oggi è un simbolo…
“La città è stata insignita della Medaglia d’oro del Capo dello Stato. All’inaugurazione hanno partecipato sia il presidente Ajello che l’on. Carlo Giovanardi in rappresentanza del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e altre autorità consolari, militari, del sindacato di polizia e della polizia stessa. Presenti anche i vertici dell’ANA: in quel campo di internamento morirono, infatti, tanti militari italiani e in particolare alpini”.
Lei era già stato a Dachau?
“Sì, ma ero giunto in prossimità dell’ingresso, questa è stata la prima volta che l’ho varcato. Ho camminato lungo i viali e visitato le baracche ricostruite secondo le testimonianze ed i filmati storici. I rifacimenti hanno tolto ogni riferimento emotivo forte, rimane il ricordo. Le baracche, le scritte, e così via. È ciò che abbiamo letto, visto nei filmati o sentito raccontare che danno un senso di forte impatto alla visita. Immaginare uomini svuotati di ogni dignità, tra loro Palatucci che non aveva mai smesso di preoccuparsi dei fiumani…e muore di tifo petecchiale il 10 febbraio 1945 a pochi giorni dall’arrivo degli alleati che l’avrebbero reso un uomo libero”.
Di che cosa si compone la mostra?
“Pannelli con foto e didascalie, filmati, in particolare uno, realizzato a Campagna dai coniugi Jòrgensen e proiettato alla presentazione della mostra stessa. Ripercorre la vicenda speculare a quella fiumana, attraverso le interviste alla gente della località del Salernitano, veramente incisiva. Anche l’on. Giovanardi ha avuto parole di elogio per l’iniziativa. Si è soffermato in particolare sull’efficienza organizzativa degli Enti storici e culturali della Città di Dachau, tutti protesi alla riuscita delle manifestazioni e la perfetta intesa collaborativa tra detti Enti, il Municipio e le Associazioni Italiane interessate alle tragiche vicende dei prigionieri politici italiani, deportati nei territori del III Reich e, non ultimo per importanza, per ilcomportamento cristiano in aiuto del suo prossimo, del Questore Palatucci”.
Israele considera Palatucci un Giusto, ci sono però ancora detrattori del suo gesto che vogliono sminuire il suo ruolo. Cosa ne pensa?
“La mia famiglia conosceva bene il braccio destro di Palatucci, Maresciallo Franco Majone, che ci avvisò del pericolo che correva mia madre – di padre ebreo – nel 1945, non fece che confermare la linea che già aveva seguito con il Questore. Ma altre testimonianze, sempre dalla stessa fonte, attestano quanto si stesse facendo in quei momenti a favore della comunità ebraica. Il fatto poi, che Israele, molto attenta a conferire dei titoli di merito, gli abbia attestato questa onorificenza post mortem depone a suo favore. Uno degli articoli apparsi in occasione della mostra su un quotidiano di Dachau, titola Palatucci come lo Schindler italiano. La mostra ha anche questo ruolo, di sgombrare il campo da ogni dubbio, da ogni parere scettico sul suo operato”
Per lei la mostra quale significato assume?
“Vorrei soprattutto che diventasse itinerante, tradotta nelle varie lingue, per far conoscere meglio e di più la figura del Questore, in collaborazione con associazioni ed istituti storici e la città di Dachau”.
Rosanna Turcinovich Giuricin

660 – Il Piccolo 09/10/11 Inchiesta: le grandi proprietà confiscate agli italiani – Andretti: «Riacquisterò la mia casa di Montona»
INCHIESTA: LE GRANDI PROPRIETA’ CONFISCATE AGLI ITALIANI

Andretti: «Riacquisterò la mia casa di Montona»

L’ex campione mondiale di Formula 1 fu costretto ad abbandonare l’Istria: «Due miei cugini furono uccisi dai titini. Della fuga ricordo i mobili sull’autocarro»

IL CAMPIONE
Vinse il titolo con la Lotus nel ’78 Mario Andretti si è laureato campione del mondo di Formula 1 nel 1978 alla guida della Lotus modello 79. Quell’anno vinse sei Gran Premi e ottenne otto pole position: un binomio macchina-pilota imbattibile. Complessivamente Andretti ha disputato 131 Gran premi, ne ha vinti 12, è salito 19 volte sul podio, ha conquistato 18 pole position e ha totalizzato per 10 volte il giro pù veloce. Nel 1984 ha vinto il titolo nella formula Usac gareggiando per la scuderia dell’attore Paul Newman. Dal 2005 è stato inserito nella Automotive hall of fame che raggruppa le più importante personalità al mondo distintesi in campo automobilistico.

di Silvio Maranzana

TRIESTE «Se torno presto? Per forza, sono il sindaco». Dopo 47 anni, al telefono da Nazareth, Pennsylvania, è ancora perfetto l’italiano di Mario Andretti, campione mondiale 1978 di Formula 1, uno tra i piloti automobilistici più popolari di tutti i tempi, ma soprattutto il sindaco del Libero comune di Montona in esilio. Una storia alla rovescia perché la cacciata dalla propria terra della sua famiglia ha sortito anni dopo per lui gloria e ricchezza, ma non per questo una storia con meno crudeltà e ingiustizie alla base. Nel 1948 l’anno dell’addio a Montona dove la vita per gli italiani era diventata impossibile, Andretti aveva otto anni e del giorno di quella fuga obbligata ricorda soprattutto i mobili di casa accatastati sull’autocarro sotto la pioggia battente. «Tre miei cugini più grandi – racconta Andretti – erano spariti. Due, scoprimmo atrocemente, erano stati ammazzati dai titini, il terzo riapparve nel 1958. Si era arruolato nella Legione straniera senza avvisare nessuno. Quando dopo anni mia zia lo seppe, svenne». Il papà di Andretti era Alvise, ma tutti lo conoscevano per Gigi, Gigi Ghersa come si chiamava originariamente. «Avevamo sette tenute agricole per complessivi 800 ettari – racconta Mario – e mio padre oltre che il proprietario ne era l’amministratore. Mia nonna si chiamava Benvegnù e aveva una trattoria già allora conosciuta in mezza Istria». Un quaderno di ricette è stato ereditato dalla figlia di Andretti, Barbara, che in Pennsylvania prepara per i suoi, gnocchi con il sugo di carne, seppie nere, pan di Spagna e fritole. Lo zio, Quirino Ghersa, era il parroco di Montona. «È stato soprattutto mio zio, quand’era ancora vivo, a occuparsi, purtroppo invano, della possibilità di recupero dei nostri beni. Io ho buttato via 10-15 mila dollari con avvocati. Allora ero pronto a ricomprarmi la mia casa sulla rupe. Sono tornato a Montona per la prima volta nel 1988 e ho portato com me mio padre che nella piazza del paese si è messo a piangere, mia mamma e mia sorella. Ci siamo accostati alla nostra casa, dentro c’era una signorina. Non ho voluto fare questioni. Allora ci siamo messi a studiare le carte: vi sono cinque persone diverse che vantano diritti di proprietà su quell’area. Mi sono fermato qui. La casa dei miei nonni invece, che era alla base della rupe, non esiste più». Il 1948 non aveva significato affatto la fine delle traversie per la famiglia, dapprima rifugiatasi a Udine e poi spedita in un campo profughi di Lucca prima di imbarcarsi per l’America. Oggi Mario Andretti è sempre innamorato delle macchine. Ha rammentato la prima che gli abbia fatto battere il cuore: «Un’estate secca, piena di polvere a Montona, e lei era lì, una splendida Ford, credo». Del resto a Montona era nato il suo sogno: con i carretti giù per la discesa. La storia continua: «Mio figlio Michael gestisce una scuderia con quattro piloti e io gli vado dietro. Se giro tutti gli Stati Uniti? Non esattamente: per queste e altre corse continuo a girare tutto il mondo». La battaglia per l’Istria però forse non è finita. «Sarò a Montona prima di Natale – annuncia Andretti – poi vedremo». (5 – segue)

661 – La Voce in più Dalmazia 07/10/11 Zara : Con la conservazione dei sepolcri italiani salvata una fondamentale testimonianza storica (1)
STORIA Grazie all’opera meritoria del «Madrinato Dalmatico» dal cimitero di Zara non sono scomparse tante lapidi che ricordano il passato della città (1 e continua)

Con la conservazione dei sepolcri italiani salvata una fondamentale testimonianza storica

I cimiteri sono pagine di storia a cielo aperto. Custodiscono la memoria di una terra, di una città. Se i beni cimiteriali, le lapidi, vengono tramandate ai posteri è molto più difficile cancellare o occultare l’identità di un luogo. E anche la Zara di una volta, la città del ricordo, vive assieme al suo cimitero. E di quel ricordo si è preso cura amorevolmente il “Madrinato Dalmatico”, un’istituzione di straordinario valore che rende merito agli zaratini. Ragion per cui il libro sul cimitero zaratino, sul quale ci soffermeremo, non può non imperniarsi proprio sull’opera meritoria del Madrinato, di cui ha scritto Caterina Fradelli Varisco.

Va rilevato, innanzitutto, che gli autori del libro dedicato al cimitero di Zara sono esuli nati e cresciuti in una terra di confine fra genti “use” da sempre a vivere insieme, battendosi per affermare la propria etnia, la lingua, la cultura e la civiltà che rappresentano. Beni di difficile comprensione per chi sia nato a Venezia, Milano, Roma o Torino e da generazioni consideri la lingua che parla e la città in cui è nato qualche cosa che non ha bisogno di essere difeso se non in circostanze eccezionali. Uno dei motivi che ha portato alla nascita di questo libro è stato il desiderio di contribuire a riprendere un rapporto interrotto da eventi bellici più grandi di noi e nello stesso tempo riaffermare, se ce ne fosse bisogno, la nostra presenza, anche se oggi siamo fisicamente lontani, di italiani di Dalmazia. Desidera essere un atto di amore alla città da parte dei suoi cittadini esuli in Italia e nel mondo.

UNA ROVINA La guerra finì e Zara era una rovina. Le devastazioni di 54 bombardamenti l’avevano resa quasi irriconoscibile. Case sventrate, strade e piazze impraticabili e dovunque cumuli di macerie. Anche lo spirito dei cittadini aveva dovuto superare prove durissime. Restavano ritti solo gli orgogliosi campanili ad affermare una fede mai perduta e la caparbia volontà di continuare a vivere. Un luogo era rimasto quasi inviolato: il cimitero.

I MORTI… AIUTARONO I VIVI Anzi si può dire che i morti aiutarono i vivi quando, sotto la furia dei bombardamenti, il cimitero vide molti cittadini trovare rifugio tra le mura del suo recinto dove ebbero anche sede alcuni uffici comunali della città ferita.Era allora come oggi un luogo di pace e di preghiera dove si ritrova la patria perduta. Venne l’esodo e gli anni che seguirono furono per gli italiani di Zara pieni di incertezze, ma tesi a ricostruire una vita e riconquistare la dimensione umana e civile che avevano perduto perdendo Zara. Il cuore in quegli anni era spesso là. Immaginavo di passeggiare per le vie e le calli riconoscendo cose e luoghi, ricordando i nomi e i volti degli amici più cari e rivivendo con nostalgia gli anni della giovinezza pieni di gioia e di allegria.Il ricordo della città perduta ed una preghiera dedicata ai nostri santi protettori divennero un rifugio in quei giorni, specie nei momenti più tristi e difficili. Un altro pensiero era ricorrente, il ricordo dei defunti che avevamo lasciato a Zara, di coloro che portiamo nel cuore e non ci sono più. Fu per essi che nacque il rapporto con la città.

LE TASSE Un piccolo foglio di carta scritto in un’altra lingua, un nome, un timbro e una firma; era la ricevuta dell’avvenuto pagamento delle tasse per la tomba di famiglia. Tutto e nulla di Zara per noi in quegli anni. Era consegnata ai proprietari dall’allo-ra custode del cimitero Antonio Gherdovic, un uomo che per l’incarico che ricopriva era per noi un’autorità ed un punto di riferimento. Desidero dedicare un doveroso omaggio alla memoria di quest’uomo che fino all’ultimo si dimostrò amico offrendo cura cristiana alle nostre tombe.

IL RITORNO Iniziarono i ritorni. Le visite alla città divennero sempre più frequenti e numerose e, per me, ogni volta quel viaggio significava soprattutto portare un fiore su una tomba e recitare una preghiera accanto ad una lapide. Confidare finalmente da vicino le speranze, i dolori e i desideri ai soli che potessero ascoltare e capire. I ritorni, il sacro culto dei defunti e il sentimento religioso mi fecero immaginare il giorno in cui tutti gli italiani di Zara potessero ritornare per l’ultima volta e per sempre a riposare in quel cimitero sotto gli alberi, vicino al mare. Follia? Sublimazione dell’amore per la città. Non so. Certo era un bel sogno. Sembrava in quegli anni che culture diverse e una guerra dolorosissima e per noi tanto tragica avrebbero impedito qualsiasi possibilità di colloquio con le autorità locali. Non fu così.

INTERESSE Gli anni settanta videro nascere nella nostra comunità un nuovo, diverso interesse per il cimitero trovando civile comprensione presso le persone e l’ente “Nasadi” che gestisce il camposanto. La reciproca disponibilità al colloquio contribuì a far nascere molte iniziative. Di alcune ebbi notizie indirette, in altre fui coinvolta personalmente. Fra tutte, forse la più importante per i fatti che seguirono, fu quella iniziata da Giuseppe Marussich. Suoi furono i primi informali rapporti con l’ente di gestione “Na-sadi” del cimitero e il merito di aver iniziato un rapporto che era sembrato fino allora impossibile, fornendo un dettagliato preventivo datato 10 gennaio 1973 delle spese per il restauro di 119 tombe in cattivo stato di conservazione, preventivo che fu tradotto dal sig. Tommaso Ivanov.

DIRITTO Questo atto confermò ciò che già conoscevamo, e rivelò che il nostro diritto di proprietà ci era formalmente riconosciuto. In quegli anni tuttavia erano in molti a parlare del cimitero, ma nessuno sapeva come prendere l’iniziativa e trovare risposta ai numerosi problemi che si prospettavano. Fu allora che al raduno annuale degli zaratini a Vicenza nel 1972, affermai che le donne di Zara si sarebbero occupate del cimitero, ma l’idea generò solo critiche e perplessità. Sembrava a tutti strano che le donne sarebbero riuscite in un così difficile compito.

DISPERSIONE Ma, secondo il principio che la maggioranza non conta, continuai ad elaborare il mio progetto. Mi aiutò una lettera del dott. Guido Calbiani, datata 22 dicembre 1972, che così scriveva: “Per ciò che si riferisce al Madrinato le confesso che la cosa mi sembra di non facile realizzazione, non fosse altro che per la dispersione fisica delle persone; comunque le sarei grato se ella volesse precisarmi i compiti da assegnare a tale Madrinato e il suo modo di funzionare”. Fu una provvidenziale “provocazione”.

COMITATO PROMOTORE Organizzai subito un comitato promotore con le amiche residenti a Padova, Daria Machiedo Politeo, Carmen Matzenik Cronia, Elisa Perlotti, alle quali in un secondo tempo si unirono le sorelle Maria e Lidia Hunger, Gina Zauner, Nora Millich Marsan, Nora Raccamarich Fekeza, Franca (Didi) Salghetti Drioli Caldana. Il Madrinato iniziò la sua attività nel marzo 1973. I problemi da risolvere erano tanti e complessi. Superato il primo punto col riconoscimento da parte jugoslava dell’esistenza di tombe italiane in cimitero, bisognava risolverne un altro altrettanto importante: a quali condizioni e con quali modalità avremmo potuto conservare il contratto d’uso delle nostre tombe per mantenerle in proprietà. Inoltre non era facile avere una situazione completa ed aggiornata del cimitero per intraprendere un rapporto con i proprietari od eredi della gran parte dei quali ignoravamo l’indirizzo.

ENTUSIASMO Ma davanti a queste difficoltà non ci lasciammo scoraggiare, anzi trovammo nuovo e maggior entusiasmo per l’opera alla quale ci eravamo impegnate. Il compito era difficile, ma non impossibile. Per prima cosa pensammo che bisognava basare la nostra iniziativa su qualche cosa di positivo, su una legge, una
convenzione che ci doveva essere tra l’Italia e la Jugoslavia a seguito del trattato di pace e che si doveva trovare nelle Gazzette Ufficiali della Repubblica italiana. Con pazienza trovammo la legge che faceva al nostro caso, (19-20 settembre 1962 n. 236-237) dove è scritto: Convenzione fra l’Italia e la Jugoslavia per la reciproca assistenza giudiziaria in materia civile e amministrativa – Roma 3 dicembre 1960… e più avanti nel cap.XX: Legalizzazione dei documenti: Gli atti sia pubblici che privati hanno pieno valore di autenticità nel territorio dell’altro, senza necessità di legalizzazione da parte delle autorità diplomatiche o consolari.

INIZIATIVA Arrivate a questo punto con le informazioni acquisite decidemmo – Daria Politeo ed io – di andare a Zara nel luglio dello stesso anno 1973 per verificare ciò che si poteva fare per le nostre tombe e soprattutto per vedere come la nostra iniziativa sarebbe stata accolta da chi aveva il compito di rispondere alle nostre domande. Il primo incontro col nuovo custode del cimitero (l’amico Gherdovic era in pensione) fu quasi uno scontro e non poteva che essere così: ci si accusava di ricordare le nostre tombe appena dopo 30 anni, mentre noi affermavamo con energia che, malgrado le tasse pagate, il cimitero si trovava nel più completo abbandono. Una cinquantina di tombe erano in regola con le tasse pagate per lo più da care amiche rimaste a Zara, Maria Erzeg, Fanny Jacovcev, Tonka Dimitrovic che avevano anticipato il pagamento e da altre buone donne che erano nelle nostre case come collaboratrici domestiche (come si dice oggi). Ma le altre centinaia di tombe che restavano, di chi erano? Dove si trovavano i proprietari? La mattina del 5 luglio 1973, dopo la brutta accoglienza avuta in cimitero, con tanta apprensione ci recammo alla direzione per parlare col direttore. La direzione dell’ente “Na-sadi” si trova in parco dove una volta abitavano i Colonna e i Bittner dove c’era il parco macchine del Comune. Fummo ricevute con cortesia dall’allora direttore Sig. Mariti e, parlando in croato, ci presentammo come inviate dagli zaratini che si trovavano in Italia, proprietari di tombe nel cimitero, per sapere in base alla convenzione tra Italia e Jugoslavia del 1960 cosa dovevano fare per mantenere la proprietà delle tombe italiane di Zara.

CHIEDEMMO DI PARLARE IN ITALIANO A questo punto ci interrompemmo e, data l’importanza della nostra richiesta che poteva decidere le sorti del Madrinato, chiedemmo di parlare in italiano per intenderci meglio nel timore che col nostro croato non tanto perfetto non fossimo capaci di spiegare a dovere le nostre richieste e nello stesso tempo, cosa ancora più importante, non capire esattamente le risposte del direttore in merito alla conservazione delle nostre tombe. Gentilmente il direttore acconsentì e chiamò a fare da interprete il sig. Denaro, zaratino che parla bene l’italiano. Così interpellato il direttore ci rispose: bisogna che i proprietari o eredi ci facciano avere un atto notorio o notarile (tradotto in croato) che provi il diritto al mantenimento della proprietà e che paghino le tasse annuali come tutti i cittadini jugoslavi. Il primo passo, e penso il più importante, era fatto; risolto con nostra soddisfazione non avendo il direttore accennato al rinnovo del contratto d’uso delle tombe, ma solamente al pagamento delle tasse cimiteriali annuali.

COMPRENSIONE RECIPROCA Gli altri incontri con la direzione del cimitero furono sempre più facili e per me, che ne ero la prima testimone, risultò una gara di comprensione reciproca. Ci occupammo in particolare delle tombe della sezione A la più numerosa, quella delimitata da un muro di cinta che ha sulla porta la scritta: IN LUCEM AETERNAM. Essa comprende 830 tombe, molte di pregevole fattura e per lo più in pietra d’Istria o in quella dalmata dell’isola di Brazza; la stessa usata per la costruzione del palazzo di Diocleziano che gli slavi chiamavano “veselje”. Questa sezione racchiude il primo nucleo di tombe con al centro una grande croce di pietra. Le norme che regolano la vita del cimitero sono leggi comunali che non fanno alcuna distinzione di nazionalità per quanto riguarda il pagamento delle tasse, la manutenzione delle tombe e i relativi restauri. Su nostra richiesta fu ottenuto un decreto che riconoscesse la nostra proprietà, usufrutto perpetuo nella legislazione socialista jugoslava, rilasciato dietro presentazione di un atto notorio o notarile in cui veniva affermato il diritto e corredato dalla traduzione in lingua croata secondo gli accordi – già citati – italo-jugoslavi del 1960. In un primo tempo tale atto non era difforme da quello rilasciato ai cittadini jugoslavi che acquisivano il diritto all’acquisto di una tomba. Chiedemmo, e ci fu concesso, che sul decreto fosse scritto che non si trattava di acquisto, ma del riconoscimento del diritto di mantenere la proprietà della tomba.

SUCCESSIONE Ai cittadini italiani, come peraltro a tutti gli stranieri, non è consentito di acquistare una nuova tomba, è concesso soltanto il mantenimento della proprietà o riceverla per successione. Tutte le tombe che non risultino in regola con la presentazione dei documenti richiesti o in mora con il pagamento delle tasse sono passibili di esproprio senza alcun indennizzo. Lamentiamo 187 nazionalizzazioni comprese circa 50 tombe austriache di vecchia data. Salvo rare eccezioni le tombe finora espropriate sono senza eredi, appartenendo a famiglie italiane ormai estinte. Risolti i problemi principali per la conservazione delle nostre tombe, al Madrinato mancava l’elenco di tutte le 830 tombe che si trovano nella sezione A del Sacro recinto. Con tanta buona volontà iniziammo a leggere e registrare i nomi scritti sulle lastre tombali. La cosa presentava molte difficoltà. Molti nomi non c’erano più, altri non erano completi, le lettere in metallo erano cadute e i nomi incisi coperti da uno strato di terra duro come il cemento che né con le mani, né grattando con la suola delle scarpe veniva via. Chiedemmo l’aiuto del custode per decifrare tutti i nomi delle tombe che lui aveva elencato in un quaderno. Così un poco alla volta fu risolto anche questo problema.

ELENCHI Con gli elenchi aggiornati fu completa la ricerca dei proprietari delle tombe; oltre ai residenti in Italia trovammo una famiglia, Matacich Ugo in Sudafrica a Johannesburg. Oggi il Madrinato ha concluso questo compito di ricerca perché il 31 dicembre 1979 sono stati chiusi i termini per la presentazione delle domande di riconoscimento della proprietà. Ora si tratta di mantenere un buon rapporto con l’ente di gestione del cimitero “Nasadi”, pagare le tasse cimiteriali per non perdere il diritto alla proprietà, sorvegliare che le tombe riconosciute in proprietà non vadano in rovina, continuare i rapporti sempre improntati alla massima collaborazione con le autorità consolari di Spalato.

408 TOMBE Le tombe italiane riconosciute dalle autorità jugoslave nel cimitero sono 408 (agosto 1985) comprese nelle sezioni A-B-C-GRECO ORTODOSSA. Così distribuite: 379 nella sezione A 16 nella sezione B 9 nella sezione C 4 nel reparto greco-ortodosso Totale: 408 Per 71 di queste le tasse sono pagate direttamente dai proprietari o parenti o amici residenti a Zara. Le rimanenti 337 sono pagate dal Madrinato per incarico dei proprietari od eredi. Le tasse sono di tre categorie I-II-III che vengono definite secondo lo spazio occupato. Il pagamento viene effettuato tramite la Banca Commerciale Italiana alla Privredna Banka di Zagabria sul conto della direzione del cimitero che ci rilascia la ricevuta del pagamento effettuato che ci facciamo premura di spedire all’interessato. L’importo dovuto annualmente dai proprietari o eredi per la tomba è fissato secondo il cambio ufficiale del dinaro.

OLTRE Alle 408 tombe italiane con regolare decreto bisogna aggiungere le 32 tombe italiane nel cimitero privato di Oltre (Preko, nel canale di Zara) curato dai Frati Francescani Conventuali e i 90 loculi dell’ossario dei caduti della guerra 1915-1918. Sono in totale le 530 tombe dei nostri morti rimasti a Zara che dobbiamo curare. Dal 1974 al 1984 abbiamo provveduto al restauro di parecchie tombe che l’usura del tempo e gli agenti atmosferici avevano rovinate. Dopo il rifacimento totale del tetto delle arcate di destra fatto nel 1974, seguirono altri restauri di cui 41 a spese dei proprietari o eredi e 7 a carico del Madrinato che ha anche provveduto alla costruzione di canalette divisorie tra tomba e tomba per rinforzare gli zoccoli sui quali poggia la lastra tombale, nella speranza di impedire la crescita disordinata delle erbacce.

NOMINATIVI Il Madrinato ha fatto anche ripristinare nominativi cancellati o corrosi dal tempo. Bisogna pensare che molte delle nostre tombe sono state costruite negli ultimi anni del 1800. È stato completamente rifatto il portale in ferro battuto della Cappella Manzin costruita nel lontano 1896 a spese del sig. Giuseppe Marussich. Il Madrinato ha provveduto soltanto alla spesa della messa in opera e sistemazione dei vetri sul portale. Il lavoro di restauro continua sempre con interesse anche se è un lavoro difficile da realizzare. Nel 1978, su segnalazione del Madrinato che ha provveduto a concordarne il preventivo di spesa, è stato restaurato l’ossario dei caduti della guerra 1915-1918. Restauro realizzato, con l’interessamento del viceconsole di Spalato dott. Romolo di Stazio, dal ministero della Difesa – Commissariato onoranze ai caduti. Sono stati rifatti tutti i nominativi dei 90 loculi, sistemato completamente il famedio compresa la pavimentazione del sacro recinto. Ora il famedio è curato dalla direzione del cimitero che riceve un compenso annuale dallo Stato Italiano. Il comitato organizzatore costituito nel 1973 durò in carica per ben sei anni prima di costituirsi con atto pubblico il 26 settembre 1979 in “Associazione Madrinato Dalmatico per la conservazione delle tombe italiane a Zara”, Associazione dei proprietari od eredi delle tombe che per statuto è condotta e diretta dalle donne zaratine. E per donne zaratine desidero si considerino anche tutte le mogli non zaratine e le loro figlie. Sei anni durante i quali perdemmo alcune delle prime fondatrici del Madrinato: l’amica carissima Daria Machiedo Politeo che profuse nel nostro lavoro fino all’ultimo tutta la sua intelligenza e sensibilità, le care Elisa Perlotti e Maria Hunger che ci hanno lasciato un grande vuoto. A tutte il mio omaggio affettuoso nel commosso ricordo della strada percorsa insieme. Furono anni che non dimenticherò e che non possono essere riassunti in queste poche righe. Lascio alla fantasia del lettore immaginare quanto sia facile dedurre da un cognome inciso su una lapide la parentela che ti consenta di reperire il proprietario o l’erede della tomba.

SOSTENITORI A questo punto è doveroso ricordare i sostenitori del Madrinato per ringraziarli dell’appoggio che ci hanno dato nella realizzazione del nostro impegno. Primo fra tutti, mai abbastanza compianto, il dott. Guido Calbiani che ha aiutato tanto il Madrinato nel difficile compito di avviare la prima fase del lavoro per riuscire ad ottenere il risultato che abbiamo conseguito. Peccato che sia mancato, ancora oggi dopo dieci anni dalla sua morte sentiamo la sua mancanza. Il dott. Nerino Rismondo che, dopo la morte del compianto Calbiani ci è stato sempre vicino, prodigo di aiuti e di consigli di cui sempre abbiamo tenuto conto. Abbiamo avuto anche altri collaboratori che meritano una particolare menzione: il dott. Francesco Luxardo che è il garante del Madrinato presso la Banca Commerciale Italiana. Il c/c è intestato Madrinato Dalmatico (non ad personam) anche se, come sapete, la nostra Associazione non è retta ad ente morale. È un’Associazione nostalgica di pietà degli zaratini vivi per gli zaratini morti che sono rimasti a Zara, nelle loro tombe. Tommaso
Ivanov ci ha aiutato per le traduzioni dal croato e come interprete presso le autorità jugoslave. Ernesto Sabalich ha provveduto a fare tutte le traduzioni in croato dei documenti in lingua italiana. Fino al gennaio 1975 la cassiera fu Daria Machiedo Politeo. Alla sua dolorosa dipartita pregai l’amico Guido Bakos di prendere il suo posto. Alla mia richiesta se voleva aiutare il Madrinato mi rispose: “Son zaratin, anche se son nato a Risano nelle Bocche di Cattaro, farò tutto volentieri”. Così dal giugno 1975 all’agosto 1983 ha assolto l’incarico di far quadrare e controllare i conti del Madrinato. Ora è ospite di una casa di riposo, la sua salute non gli permette di mantenere l’impegno e abbiamo dovuto provvedere alla sua sostituzione.

RINGRAZIAMENTO A tutti i collaboratori va il nostro ringraziamento più sentito per l’aiuto che hanno dato disinteressatamente in appoggio al lavoro delle donne zaratine e al dott. Francesco Luxardo, oltre al ringraziamento, la preghiera di continuare la sua assistenza presso la Banca Commerciale Italiana. La sede del Madrinato è a Padova in Via Castelfidardo 18 bis dove ognuno, volendo, può consultare l’archivio e l’interessante documentazione che il Madrinato ha raccolto in questi anni. Prima di chiudere la storia del Madrinato desidero ricordare a tutti gli Zaratini la sensibilità culturale e l’onestà morale della dott. Xenia Radulic che, in funzione direttiva di un ente simile alla nostra Sovraintendenza alle Bellearti, contribuì a far riconoscere il cimitero di Zara come monumento meritevole di tutela per il patrimonio storico ed artistico che rappresenta, affermando inoltre l’obbligo del mantenimento delle lapidi originali delle tombe. Disposizioni che dopo la sua morte non sono state rispettate. I rapporti del Madrinato con la Direzione del Cimitero “Nasadi” sono corretti e improntati alla collaborazione reciproca. Abbiamo trovato comprensione nel 1973 dall’allora diirettore sig. Marin, e possiamo ancora contare sull’appoggio dell’attuale direttore sig. Savkovic. Alla disponibilità del direttore dobbiamo aggiungere quella dell’addetto all’ufficio del cimitero sig. Mate Matak. Ecco la piccola, grande storia del Madrinato, piccola se paragonata alle nostre vite, ma grande per la volontà e l’amore con cui è stata vissuta. Le donne zaratine hanno già ricevuto il loro premio e ringraziamento realizzando tutti gli obiettivi che si erano prefisse. Desiderano che sia riconosciuto il merito che loro compete, quello d’aver fatto mantenere il rispetto delle nostre tombe che testimoniano più di un secolo della vita della nostra Zara.

Caterina Fradelli Varisco

662 – Il Piccolo 13/10/11 Marisa Madieri, un sorriso tutto da sfogliare
Marisa Madieri, un sorriso tutto da sfogliare

A quindici anni dalla scomparsa la vita, l’impegno, le opere e i ricordi della scrittrice in un libro edito da Ibiskos

di Renzo Sanson

TRIESTE «Quando suonano alla porta apri, e poi vai incontro alla persona, sorridente, e invitala ad accomodarsi, falle capire con il tuo atteggiamento che è l’ospite più importante, ascoltala con amore e senza giudicare, così che capisca che in te potrà trovare veramente un’amica, un’alleata, una persona che sarà in grado di aiutarla». In questa frase così semplice, con cui nel 1990 accolse Nicoletta Neri Zanerni, aspirante volontaria al Centro Aiuto alla Vita, c’è tutta la grazia, discreta e solare, di Marisa Madieri. E il sorriso con cui affrontava la vita e che, a 15 anni dalla sua prematura scomparsa, illumina anche le pagine del libro “Marisa Madieri. La vita, l’impegno, le opere” (pagg. 169, euro 12,00), pubblicato da Ibiskos, a cura di Cristina Benussi e Graziella Semacchi Gliubich, che sarà presentato domani, alle 18, al Circolo della Stampa di Trieste in Corso Italia 13 da Cristina Benussi, Graziella Semacchi Gliubich e Antonietta Risolo per Ibiskos Editrice, con letture di Elsa Fonda.

Un libro a più voci per ricordare l’autrice di “Verde acqua” e “La radura”, certo, ma anche la bambina che visse un’infanzia felice a Fiume, dove era nata l’8 maggio del 1938, primogenita di Luigi Madieri e Jole Quarantotto, e nel ’49 fu costretta a lasciare la casa di via Angheben (oggi via Zagabria 9, dove una targa la ricorda) quando l’esodo la portò a Trieste, e l’adolescente ospite dello zio Alberto a Venezia (mentre la sorellina Lucina andò a Como dallo zio Vittorio), che frequentò la scuola media all’istituto Campostrini di Mestre, retto dalle suore, tornando in famiglia per brevi vacanze triestine (al Silos). Poi il classico al “Dante”, l’incontro con Claudio, che diventerà suo marito. E ancora la studentessa universitaria, contemporameamente impiegata alle Assicurazioni Generali, lavoro che lascerà dopo essersi sposata nel 1960 per dedicarsi alla famiglia, ai figli Francesco nato nel 1966 e Paolo del ’68. Moglie e madre, ma anche donna impegnata nel volontariato, che nel 1978 fonda il Centro Aiuto alla Vita, oggi a lei dedicato. Sempre ascoltando il richiamo del mare, che si traduce nelle indimenticabili vacanze «nelle isole abitate dagli dèi, Cherso, Unie, Canidole, Oriule, la Levrera». E le gite a Grado a far visita a Biagio Marin, che ha per il suo Claudio (diventato professor Magris) una stima sconfinata e un affetto paterno.

Trent’anni fa la Madieri comincia a scrivere “Verde acqua”, che Einaudi pubblica per la prima volta nel 1987, cui seguirà la favola “La radura” (1992). Il suo amore per la vita non s’incrina neppure quando, nell’83, scopre il tumore al seno. Guarisce. Ma il male si ripresenta nel ’91. Marisa lo affronta con il coraggio che sa infondere a chi le è vicino e la accomuna a tante altre donne. Marisa continua a vivere il “presente”, a occuparsi degli altri, delle vite nascenti. E a scrivere, fino all’ultimo. Si addormenta per sempre il 9 agosto del 1996. Postumi escono “La conchiglia e altri racconti” (Scheiwiller, 1998) e il romanzo imcompiuto “Maria” (Archinto, 2007). Nella prima parte il volumetto della Ibiskos offre un ritratto biografico della Madieri attraverso le appassionate testimonianze di alcune amiche, da Graziella Semacchi Gliubich a Carla Carloni Mocavero, Mariuccia Longo Berti, Nicoletta Micoli Pasino, Angela Salvi Borruso, alle quali si unisce l’attrrice Elsa Fonda, che pur non avendola conosciuta personalmente, ha dato più volte voce alle pagine della Madieri.

La seconda parte ospita l’ampio saggio di Cristina Benussi intitolato “La scrittura letteraria: dalla memoria all’ignoto”, che analizza i temi e lo stile, il sottotesto che permea le opere di Marisa Madieri e che la distingue, per esempio, nel filone dalla letteratura dell’esodo: «Il merito di Marisa Madieri – nota Benussi – è anche quello di aver riaperto un discorso che pareva essersi bloccato in un bipolarismo sterile, e di aver recuperato una prospettiva capace di porre in termini nuovi la questione dei rapporti tra vincitori e vinti». Lo fa con uno stile narrativo che non è mai mera testimonianza, va “oltre” la Storia, dipingendo un delicato, musicale acquerello narrativo, in cui anche le nuove generazioni di lettori possono riconoscersi e “risuonare”. “Verde acqua” è stata tradotto in croato, spagnolo, francese, tedesco, polacco, sloveno, ceco, inglese, ungherese, lituano, catalano… «Marisa – ha scritto Claudio Magris nella prefazione a “Saper ascoltare, saper comunicare” (2005) – è riuscita sino all’ultimo a mantenere, per se stessa e per gli altri che vivevano con lei, un’atmosfera di normalità». A loro e a noi ha lasciato un’aiuola di ricordi che continua a fiorire. Come il suo sorriso.

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