Il Dalmata n° 67 – Febbraio 2011 Paolo Mieli: Comunisti jugoslavi peggiori dei nazisti in Dalmazia

Posted on March 29, 2011


IL GRANDE STORICO E GIORNALISTA IL PREMIO TOMMASEO A ORVIETO

 

PAOLO MIELI: COMUNISTI JUGOSLAVI PEGGIORI DEI NAZISTI IN DALMAZIA

 

La Medaglia d’Oro a Zara è sparita e nella motivazione si sono fatti i salti mortali perché non si capisse la verità, per addebitare tutto ai nazisti che io, da ebreo, odio veramente

“Il conto dei morti è a lugubre vantaggio del mondo comunista e slavo e, purtroppo, per nascondere questa verità, Zara è stata dimenticata” 

 

Riportiamo integralmente l’intervento del prof. Paolo Mieli al Raduno di Orvieto in occasione della consegna del Premio Tommaseo. Il grande storico e giornalista ha com­mosso la platea con un inter­vento franco e per lui non cer­to facile da pronunciare.

Un amico di vecchia data mi ha telefonato per annunciarmi l’intenzione di conferirmi questo premio. Ho provato un’emozione e poi quando mi ha riparlato un altro amico di vecchissima data, Ottavio Missoni – amico con cui abbi­amo condiviso tanti amicizie, ne cito una sola, quella di En­zo Biagi amico di un vita, questa commozione è andata crescendo per un motivo molto semplice: non ho niente in co­mune con Zara, a differenza di tutti coloro che mi hanno preceduto, non sono nato a Zara, non ho origine zaratine, anzi per una lunga stagione della mia vita d’infanzia e del­la giovinezza sapevo a mala pena cosa fosse Zara. Mi sono avvicinato progressivamente ai temi storiografici inerenti la vostra Patria – perché è più di una città che si porta nel cuore – e, mentre parlavo con Ottavio Missoni, mi sono reso conto di cosa provocava in me questa emozione: non era un debito di sangue, non era un debito di alcun tipo. Mi ero, però, occupato recensendo e studiando libri di altri, uno in particolare quello di Paolo Simoncelli che è un grande storico e che, per estrema dis­crezione, era seduto in inco­gnito qui davanti a me fino a poca fa e mi ha detto ” non voglio rubarti la scena”. Sta qui fuori (Applausi, dal pub­blico qualcuno grida “Grazie Simoncelli”). Mi sono accorto di Zara, quasi più centrale adesso che in questi ultimi an­ni. Zara è il punto in cui la storia del ‘900 tocca l’aspetto più delicato di un rapporto storico. Zara è la città della verità! Quale è la verità del ‘900? Faccio una breve pre­messa: sono di origine ebraica e metà della mia famiglia è stata sterminata dai nazisti. I nazisti li odio quindi davvero, ma la verità del ‘900 e che si sono scontrati due sistemi to­talitari; quello nazista e quel­lo comunista-staliniano. Questi due sistemi hanno causato all’Europa ed al mon­do dei lutti difficilmente dimenticabili. Per una circostan­za storica curiosa il mondo co­munista, dopo essere stato al­leato dei nazisti all’inizio del­la guerra nel ’41, a causa del­la sconsiderata invasione nazista della Russia da parte di Hitler, si è trovato ad essere dalla parte dei vincitori. Di questi due sistemi, che ave­vano oppresso l’Europa causando infiniti lutti in tutto il vecchio continente, debbo dire che a Zara fu fatto più male dai comunisti. Io penso tutto il male possibile del nazismo, maaZarafufattopiùmaledai comunisti che dai nazisti. Il conto dei morti, per essere sbrigativi, è a lugubre vantag­gio del mondo comunista, del mondo slavo e, purtroppo, per nascondere questa verità, Zara è stata dimenticata. I protago­nisti dell’esodo sono stati nella migliore delle ipotesi dimenti­cati per lunghi anni e oltrag­giati.

Quelle musiche che ci hanno accompagnato sono conside­rate fasciste e non patriottiche ed è quindi questo che mi commuove: c’è una comunità talmente forte che è sopravis­suta alle angherie dei nazisti, alle angherie dei comunisti, alle angherie di chi non ha vo­luto ricordare per 50-60 anni. Voi siete una testimonianza importantissima di come la verità la spunta, la verità viene fuori, basta che ci sia gente come voi. Gente che sta lì, che ogni anno, ogni giorno, appena può, quando parla di Zara gli vengono le lacrime agli occhi. Ho parlato prima che cominciasse questa cele­brazione con persone forti che, come diceva Toni Concina non sono degli irredentisti o dei terroristi, ma persone che vogliono ristabilire la verità contro la violenza, che non sono piegabili, che non si fan­no intimidire, che non ac­cettano che la loro storia venga dimenticata e, quindi, può capitare alla fine che, una per­sona come me, che appunto non è cresciuta nel culto di Zara, arrivi a Zara come ad una delle poche Patrie possibili. Per me le vostre ragioni sono le mie. Per me questo premio è più importante di tanti altri ri­conoscimenti alla mia attività di giornalista, di storico e alla mia attività intellettuale. Consideratemi come uno dei vostri, io mi sento impegnato per questa causa che non riguarda solo una piccola co­munità, riguarda un punto nodale del ‘900. Finchè la sto­ria non vi darà ragione, finchè in tutte le scuole non sarà noto il nome di Zara, finché ogni studente non saprà raccontare per filo e per segno la storia di Zara degli ultimi 200 anni, finché la storia di quella città verrà tenuta nascosta, le per­sone come me, anche se non hanno sangue zaratino, non si daranno pace.

Vi dirò di più, ho ascoltato con vivo interesse quello che avete detto anche per le celebrazioni dei 150 an­ni dell’Unità d’Italia. Stateci attenti, E’ facile parlare degli eroi, non costa nulla, è un punto d’approdo e voi siete il punto di approdo della storia italiana dei 150 anni, voi siete la storia di come, per com­pletare la storia dell’Unità d’Italia, ad un certo punto si è arrivati in un vicolo molto pieno di spine ed in questo vi­colo molto pieno di spine an­cora oggi, per ipocrisia, non si fa luce. L’ho detto anche in uno dei miei articoli, quello per il quale credo di essere stato premiato, che ho dedicato al libro di Simoncelli sulla Medaglia d’Oro al Gonfalone di Zara. Di questa Medaglia d’Oro mi ha colpito – non la faccio lunga, ho concluso – mi ha colpito che tre presidenti della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, Carlo Azeglio Ciampi e Giorgio Napolitano si siano impegnati per la con­segna della Medaglia che è sparita. Perché questa Medaglia d’Oro è sparita! Ma un dettaglio che mi ha colpito risiede nella motivazione: per dare la Medaglia d’Oro, che poi è comunque sparita, si sono fatti tali salti mortali per­ché non si capisse la verità. E, infatti, non si capisce niente! Quasi meglio che sia sparita una Medaglia d’Oro cosi moti­vata! Quasi meglio che sia sparita una Medaglia d’Oro unica, perché il testo della motivazione non si capisce, non si capisce l’italiano in cui è scritta. Perché per addebitare tutto ai nazisti, diciamoci la verità, tutto quello che è avvenuto dopo, il peggio, è stato camuffato in una maniera che non si capisse bene per chi era stato fatto tutta questa messa in scena. Capite il sen­so del mio discorso? Ma non è tutto.

Il resto non è una picco­la questione è una questione centrale della Storia dell’ 900 Finchè noi non avremo ri­conosciuto, attraverso le ra­gioni di Zara, ciò che è vera­mente accaduto nel ‘900, tutto quello che diremo suonerà falso e posticcio. Quindi chi vuol bene alla storia dell’Unità d’Italia, chi vuol bene ad un racconto onesto di quello che è accaduto, deve far diventare protagonista la storia di Zara, deve far diventare protagonista la vostra storia, la storia dei vostri genitori perché quella at­tuata finora non è solo un’omissione, è un pò come dimenticare la battaglia di Men­tana. Ma dimenticare la storia di Zara sarebbe un’omissione colpevole. Quindi state attenti, sorvegliatelo questo anno di celebrazioni per i 150 anni del­l’Unità d’Italia. Al punto a cui siamo arrivati, sono chiare le cose, i fatti sono conosciuti anche da chi non parla della vostra storia anche, per un minuto anche per 30 secondi

Vi ringrazio ancora per questo premio. (Una standing ovation ha salutato la fine del discorso)

 

 

 

 

 

 

 

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