Presidente Giorgio Napolitano – 10 febbraio 2008

Posted on November 13, 2010


« Fu una barbarie basata su un disegno annessionistico slavo che assunse i sinistri connotati di una pulizia etnica »

«Fu pulizia etnica, sulle foibe reazioni inconsulte»

Napolitano un anno dopo rivendica il discorso che scatenò le proteste della Croazia Nel Giorno del Ricordo, l’ invito a far vincere «il dialogo sul pregiudizio» e «le ragioni dell’ unità su quelle della discordia»

 

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ROMA – Il discorso di ieri era stato concepito per far prevalere «le ragioni dell’ unità su quelle della discordia», per far vincere «il dialogo sul pregiudizio». Insomma, il solenne risarcimento morale ai morti e ai superstiti delle foibe di Tito e ai reduci del drammatico esodo da Istria e Dalmazia era stato bilanciato da un appello rivolto a entrambe le sponde dell’ Adriatico, affinché si dimostri di «aver appreso la lezione della storia». Girando tutti insieme una dolorosissima pagina, pur rifiutando «giustamente» di vederla cancellata. Solo che, quando si è trovato davanti al microfono, durante la cerimonia per il Giorno del Ricordo, Giorgio Napolitano non ha resistito alla tentazione di pronunciare un paio di frasi a braccio e di prendersi una mezza rivincita rispetto a una polemica dello scorso anno. Quando subì un bruciante schiaffo del capo dello Stato croato, Stipe Mesic. Il quale gli contestava, in particolare, di aver parlato di un «disegno annessionistico slavo che prevalse nel trattato di pace del 1947 e che assunse i sinistri connotati di una pulizia etnica». Le recriminazioni di Zagabria furono durissime. Con il nostro presidente trattato alla stregua di un estremista di destra, accusato d’ aver intenzionalmente archiviato «i crimini fascisti» e di aver agitato «elementi di aperto razzismo, revisionismo storico e revanscismo politico». Ne nacque una complessa controversia diplomatica che riattizzò vecchi risentimenti. Controversia sedata soltanto dopo la convocazione da parte del ministro degli Esteri D’ Alema dell’ ambasciatore croato e dopo un pronunciamento dell’ Unione Europea, che considerò «inappropriata» la sortita di Mesic, costretto a una pubblica resa. Caso chiuso, dunque? Così sembrava. Ma così evidentemente non era per Napolitano. Il quale si è concesso ieri un mezzo replay del 2007 e ha parlato di «qualche reazione inconsulta fuori d’ Italia» al suo precedente discorso. Reazione che, ha puntualizzato, confermando se stesso fino alle virgole, «non ha scalfito la mia convinzione che fosse giusto esprimermi, a nome della Repubblica, con quelle parole e con quell’ impegno». Con ciò, pertanto, ha ribadito il giudizio sull’ impronta comunista e anti-italiana delle foibe e delle persecuzioni contro i nostri connazionali al di là del mare. Vittime di una e vera e propria «pulizia etnica» in una strage coperta poi da una «congiura del silenzio». A offrirgli lo spunto per la divagazione fuori programma era stato il vicepremier, Francesco Rutelli, che lo aveva preceduto nell’ omaggio ai reduci saliti al Quirinale. E che, in assoluta sintonia con il capo dello Stato, aveva anch’ egli utilizzato l’ incriminata definizione di «pulizia etnica». Contento di vedere mutuata la sua analisi storica da una autorità di governo, come pure dal senatore Lucio Toth (in rappresentanza dei profughi e delle famiglie e degli infoibati, ndr), il capo dello Stato si è sforzato di inquadrare la cerimonia in un contesto storico più vasto. Ha evocato «le ingiustizie subìte, il dolore vissuto dai superstiti e dai loro discendenti a da chi fu costretto all’ esodo». E ha spiegato che, per considerare con un’ ottica «serena e non unilaterale» quel «tormentato e tragico periodo» del Novecento, bisogna tornare allo scenario di allora, «segnato dagli opposti totalitarismi». Cioè, indicati con pari grado di responsabilità, dal fascismo e dal comunismo. Oggi, secondo lui, è l’ Europa che può e deve liberarci da un passato del quale siamo stati troppo a lungo prigionieri. Dentro quella cornice dobbiamo muoverci. Purché ci resti sempre «di monito», dice il presidente, la coscienza che la tragedia degli italiani d’ Istria e Dalmazia fermentò appunto dalla «piaga dei nazionalismi, della gretta visione particolare, del disprezzo dell’ altro, della acritica transazione della propria identità etnica o storica». * * * L’ incidente diplomatico con la Croazia Nel 2007 Napolitano sulle foibe: «Fu una barbarie basata su un disegno annessionistico slavo che assunse i sinistri connotati di una pulizia etnica» *** Lo scontro Il presidente croato Mesic reagì duramente: «Dichiarazioni di aperto razzismo». Poi però fu costretto a ritrattare dopo il rimprovero della Ue * * * Il ricordo Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ieri al Quirinale con i familiari delle vittime delle foibe nel Giorno del Ricordo

Breda Marzio

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(11 febbraio 2008) – Corriere della Sera http://archiviostorico.corriere.it/2008/febbraio/11/pulizia_etnica_sulle_foibe_reazioni_co_9_080211147.shtml